Canto sexto.
mIser chi maloprando si confida
ch ognor star debbia il maleficio occulto
che quando ognaltro taccia: intorno grida
l aria: & la terra istessa inch e sepulto
e Dio fa spesso: chel peccato guida
il peccator: poi che alcun di gli ha indulto
che se medesmo: senza altrui richiesta
inavedutamente manifesta
Havea creduto il miser Polinesso
totalmente il delitto suo coprire
Dalinda consapevole dappresso
levandosi: che sola il potea dire
& giungendo il secondo al primo eccesso
affretto il mal: che potea differire
e potea differire: e schivar forse
ma se stesso spronando a morir corse
E perde amici aun tempo & vita e stato
lhonor: che fu molto piu grave danno
dissi disopra: che fu assai pregato
il cavallier ch anchor chi sia non sanno
al fin trasse lelmo: e il viso amato
scoperse: che piu volte veduto hanno
& dimostro come era Ariodante
per tutta Scotia lachrymato inante
Ariodante: che Ginevra pianto
havea per morto: e l fratel pianto havea
il Re: la corte: il popul tutto quanto
di tal bonta: di tal valor splendea
adunque il peregrin mentir di quanto
dianzi di lui narro: quivi apparea
e fu pur ver che dal scoglio marino
gittarsi in mar lo vide a capo chino
Ma come aviene: a un disperato spesso
che da lontan brama & disia la morte
& lodia poi: che se la vede appresso
tanto gli par il passo acerbo & forte
Ariodante poi che in mar fu messo
si penti di morire: & come forte
e come destro: & piu dognaltro ardito
si messe a nuoto & ritornosi al lito
E dispregiando e nominando folle
il desir chebbe di lasciar la vita:
si messe a caminar bagnato & molle
& capito a lhostel dun Eremita
quivi secretamente indugiar volle
tanto che la novella havesse udita:
se del caso Ginevra sallegrasse:
o pur mesta e pietosa ne restasse
Intese prima: che per gran dolore:
ella era stata a rischio di morire
la fama ando di questo in modo fuore
che ne fu in tutta lisola che dire
contrario effetto a quel che per errore
credea haver visto con suo gran martire
intese poi come Lurcanio havea
fatta Ginevra appresso il padre rea
Contra il fratel d ira minor non arse
che per Ginevra gia d amor ardesse
che troppo empio & crudel atto gli parse
anchora che per lui fatto lhavesse
sentendo poi: che per lei non comparse
cavallier che difender la volesse:
che Lurcanio si forte era: & gagliardo
che ognun d andargli contra havea riguardo
Et chi n havea noticia il riputava
tanto discreto: & si saggio: & accorto
che se non fusse ver quel che narrava
non si porrebe a risco d esser morto
per questo la piu parte dubitava
di non pigliar questa difesa a torto
Ariodante dopo gran discorsi
penso all accusa del fratello opporsi
Ah lasso io non potrei (seco dicea)
sentir per mia cagion perir costei
troppo mia morte fora acerba e rea
se inanzi a me morir vedessi lei
ella e pur la mia donna: & la mia dea
questae la luce pur de gliocchi miei
convien ch a dritto o torto per suo scampo
pigli limpresa: & resti morto in campo
So ch io mappiglio al torto: e al torto sia
& ne morro: ne questo mi sconforta
se non che io so che per la morte mia
si bella donna ha da restar poi morta
un sol conforto nel morir mi fia
che sel suo Polinesso amor le porta
chiaramente veder havra possuto:
che non si e mosso anchor per darle aiuto
Et me: che tanto expressamente ha offeso
vedra per lei salvar: a morir giunto
di mio fatello insieme: ilquale acceso
tanto fuoco ha: vendicarommi a un punto
ch io lo faro doler: poi che compreso
il fine havra del suo crudele assunto
creduto vendicar havra il germano
& gli havra dato morte di sua mano
Concluso chebbe questo nel pensiero
nuove arme ritrovo: nuovo cavallo
le sopraveste nere: e il scudo nero:
porto fregiato a color verdegiallo
per aventura si trovo un scudiero
ignoto in quel paese: e menato hallo
e sconnosciuto (come ho gia narrato)
sappresento contra il fratello armato
Narrato v ho come il fatto successe
come fu connosciuto Ariodante
non minor gaudio n hebbe il Re chavesse
de la figliuola liberata inante
seco penso: che mai non si potesse
trovar un piu fedele: & vero amante
che dopo tanta ingiuria la difesa
di lei contra il fratel proprio havea presa
Et per sua inclination (che assai lamava)
& per li preghi di tutta la corte
& di Rinaldo che piu d altri instava:
de la bella figliuola il fa consorte
la duchea d Albania: che al Re tornava:
dopo che Polinesso hebbe la morte:
in meglior tempo discader non puote:
poi che la dona alla sua figlia in dote
Rinaldo per Dalinda impetro gratia
che se nando di tanto errore exente
laqual per voto: & perche molto satia
era del mondo: a dio volse la mente
monacha s ando a render fin in Datia
& si levo di Scotia in mantinente
ma tempo e homai di ritrovar Ruggiero
che scorre il ciel su lanimal leggiero
Benche Ruggier sia d animo constante
ne cangiato habbia il solito colore
io non gli voglio creder: che tremante
non habbia dentro: piu che foglia il core
lasciato havea di gran spatio distante
tutta lEuropa: & era uscito fuore
per molto spatio il segno che prescritto
havea gia a naviganti Hercole invitto
Quello Hippogrypho grande & strano augello
lo porta via: con tal prestezza d ale
che di lungo interval lascieria quello
celer ministro del fulmineo strale
non va per laria altro animal si snello:
che di velocita gli fusse uguale
credo ch apena il tuono: e la saetta
venga in terra dal ciel con maggior fretta
Poi che l augel trascorso hebbe gran spatio
per linea dritta: et senza mai piegarsi
con larghe ruote: homai del aria satio:
comincio sopra una isola a calarsi
pare a quella ove dopo lungo stratio
far del suo amante: e lungo a lui celarsi
la vergine Arethusa passo in vano
di sotto il mar per camin cieco e strano
Non vide ne piu bel ne piu giocondo
da tutta laria: ove le penne stese
ne se tutto cercato havesse il mondo
vedria di questo il piu gentil paese
ove dopo un girarsi di gran tondo
con Ruggier seco: il grande augel discese
culte pianure: et delicati colli
chiare acque: ombrose ripe: et prati molli
Vaghi boschetti di suavi allori:
di Palme: & d amenissime Mortelle:
Cedri: & Aranci: chavean frutti : & fiori
contesti in varie forme e tutte belle
facean riparo a fervidi calori
di giorni estivi: con lor spesse ombrelle
e tra li rami con sicuri voli:
cantando se ne gian li Rosignuoli
Tra le purpuree rose: e bianchi gigli
che tepida aura freschi ogn hora serba
sicuri si vedean Lepri: & Conigli:
& Cervi: con la fronte alta & superba
senza temer che alcun gliuccida: o pigli
pascano: o stiansi rominando lherba
saltano i Danni: & Capri isnelli & destri
che sono in copia: in quei luochi campestri
Come si presso e lHppogrypho a terra
che esser ne puo men periglioso il salto
Ruggier con fretta de larcion si sferra:
& si ritruova in su lherboso smalto
tuttavia in man le redine si serra
che non vuol chel destrier piu vada in alto
poi lo lega nel margine marino:
a un verde Mirto: in mezo un lauro: e un pino
Et quivi appresso ove surgea un fonte
cinta di Cedri: & di feconde Palme:
di braccio il scudo: & lelmo da la fronte
si trasse: & disarmosi ambe le palme
& hora alla marina: & hora al monte
volgea la faccia allaure fresche & alme
che lalte cime: con mormorii lieti
fan tremolar dei Faggi & de li Abeti
Et talhor bagna in la chiara onda frescha
lasciutte labra: & con le man diguazza
accio che de le vene il calor esca
che gli ha acceso il portar de la corazza
ne maraviglia e gia ch ella glincresca
che non e stato un far vedersi in piazza
ma senza mai posar darme guarnito
tre mila miglia ognhor correndo era ito
Quivi stando: il destrier chavea lasciato
tra le piu dense frasche: alla fresca ombra
per fuggir si rivolta spaventato:
di non so che: che dentro il bosco adombra
e fa crollar si il Mirto ove e legato:
che de le frondi intorno il pie gli ingombra
crollar fa il Mirto: e fa cader la foglia
ne succede perho che se ne sciolgia
Come ceppo talhor che le medolle
rare & vuote habbia: & posto al fuoco sia
poi che per gran calor: quell aria molle
resta consunta: ch in mezo lempia
dentro risuona: & con strepito bolle
tanto ch e quel furor truovi la via
cosi mormora: & stride: & si coruccia
quel Mitro offeso: e al fine apre la buccia
Onde con mesta & flebil voce uscio
expedita: & chiarissima favella
e disse: se tu sei cortese & pio:
come dimosrti alla presenza bella
lieva questo animal da larbor mio
basti chel mio mal proprio mi flagella
senza altra pena: senza altro dolore
ch a tormentarmi anchor venga di fuore
Al primo suon di quella voce: torse
Ruggiero il viso: & subito rizzosse
& poi che uscir da larbore s accorse
stupefatto resto piu che mai fosse
a levarne il destrier subito corse
e con le guancie di vergogna rosse
qual che tu sia perdonami (dicea)
o spirto humano: o boscarecca Dea
Il non pensar: che in gliarbori s asconda
sotto ruvida scorza: affabil spirto
m ha lasciato turbar la bella fronda
& far ingiuria al tuo vivace Mirto
ma non restar perho che non risponda
chi tu ti sia: che in corpo horrido & hirto
con voce: e rational anima: vivi
se da grandine il ciel sempre ti schivi
Et s hora o mai potro questo dispetto
con alcun beneficio compensarte
per quella bella donna ti prometto
quella che di me tien la miglior parte
ch io faro con parole: e con effetto
chavrai giusta cagion di me lodarte
come Ruggier al suo parlar fin diede
tremo quel Mirto da la cima al piede
Poi si vide sudar su per la scorza
come legno dal bosco allhora tratto
che del fuoco venir sente la forza
poscia ch in vano ogni ripar gliha fatto
& comincio: tua cortesia mi sforza
a discoprirti in un medesmo tratto:
ch io fussi prima: & chi converso m haggia
in questo Mirto: in su lamena spiaggia
Il nome mio fu Astolfo: & paladino
ero di Francia: assai temuto in guerra
d Orlando: & di Rinaldo ero cugino
la cui fama alcun termine non serra
e si spettava a me tutto il domino
dopo il mio padre Othon: de lInghilterra
liggiadro & bel fui si che di me accesi
piu d una donna: e al fin me solo offesi
Ritornando io: da quelle isole extreme
che da Levante: il mar Indico lava
dove Rinaldo: & alcunaltri insieme
meco fur chiusi in parte oscura & cava
& onde liberate: le supreme
forze ne havean: del cavallier di Brava
ver ponente io venia: lungo la sabbia
che del Settentrion sente la rabbia
Et come la via nostra: e il duro & fello
distin ne trasse: uscimmo una matina
sopra la bella spiaggia: ove un castello
siede sul mar de la possente Alcina
trovammo lei che uscita era di quello:
e stava sola in ripa alla marina
& senza rete: & senza hamo trahea
tutti li pesci al lito: che volea
Corron veloci i scrignuti Delphini
a bocca aperta segue il grosso Tonno
li Capidogli: e li Vecchi marini
vengon turbati dal lor pigro sonno
Muli: Salpe: Salmoni: e Coracini
nuotano a schiere in piu fretta che ponno
Pistrici: Phisiteri: Orche: & Balene:
escon del mar con mostruose schiene
Vedemo una Balena la maggiore
che mai per tutto il mar veduta fosse:
undece passa e piu dimostra fuore
de londe salse le spallaccie grosse
caschiamo tutti insieme in uno errore
per ch era ferma: e che mai non si scosse
ch ella sia una isoletta si credemo
cosi distante ha lun da laltro extremo
Alcina i pesci uscir facea de lacque:
con simplici parole: & puri incanti
con la fata Morgana Alcina nacque
io non so dir sa un parto: o dopo: o inanti
guardommi Alcina: & subito le piacque
laspetto mio: come mostro a sembianti
& penso con astutia: & con ingegno
tormi a compagni & riusci il disegno
Ne venne incontra con allegra faccia
con modi gratiosi: & riverenti
& disse cavallier: quando vi piaccia
far hoggi meco i vostri alloggiamenti
io vi faro veder ne la mia caccia
di tutti i pesci sorti differenti
chi scaglioso: chi molle: & chi col pelo:
& saran piu: che non ha stelle il cielo
E volendo vedere una Sirena
che col suo dolce canto acheta il mare
passian di qui: fin su quell altra arena
dove a quest hora suol sempre tornare
& ne mostro quella maggior Balena
che come io dissi: una isoletta pare
io che sempre fui troppo (& men incresce)
volonteroso: andai sopra quel pesce
Rinaldo mi cennava: & similmente
Dudon: ch io non ve andassi: & poco valse
la fata Alcina con faccia ridente
lasciando laltri dua: drieto mi salse
la Balena alluffucio diligente
nuotando se nando per londe salse
di mia sciochezza fui presto pentito
ma troppo mi trovai lungi dal lito
Rinaldo si caccio ne lacqua a nuoto
per aiutarmi: e quasi si sumerse
perche levossi un furioso Noto:
che d ombra il cielo: e il pelago coperse
quel che di lui segui poi: non me noto
Alcina a confortarmi si converse
& quel di tutto & la notte che venne
sopra quel Mostro: in mezo il mar mi tenne
Fin che venimmo a questa isola bella
di cui gran parte: Alcina ne possiede
& lha usurpata ad una sua sorella
chel padre gia lascio del tutto herede
perche sola legitima havea quella
e come alcun notitia me ne diede:
che pienamente instrutto era di questo:
sono quest altre due nate di incesto
E come sono inique: e scelerate
& piene d ogni vitio: infame & brutto
cosi quella vivendo in castitate
ha posto in le virtuti il suo cor tutto
contra lei queste due son congiurate:
& gia piu d uno exercito hanno instrutto
per cacciarla de lisola: e in piu volte
piu di cento castella lhanno tolte
Ne gia vi teneria spanna di terra
colei che Logistilla e nominata
se non che quinci un golfo il passo serra
& quindi una montagna inhabitata
si come tien la Scotia: & lInghilterra
il monte & la rivera separata
ne perho Alcina ne Morgana resta
che non le voglia tor cio che le resta
Perche di vitii e questa coppia rea:
odia colei: perche e pudica & santa
ma per tornare a quel: ch io ti dicea
& seguir poi com io divenni pianta
Alcina in gran delitie mi tenea
& del mio amor ardeva tutta quanta
ne minor fiamma nel mio cor accese
il veder lei si bella: & si cortese
Io mi godea le delicate membra
pareami haver qui tutto il ben raccolto
che fra mortali in piu parti si smembra
a chi piu: & a chi meno: e a nessun molto
ne di Francia: ne di altro mi rimembra
stavami sempre a contemplar quel volto
ogni pensiero: ogni mio bel disegno
venia fin quivi e non passava il segno
Io da lei altretanto: o piu amato ero
Alcina piu non se curava d altri
havea lasciato ogni amator primiero
che nanzi a me ben ce ne fur de glialtri
me suo compagno: & me suo consigliero
& me fe quel: che commandava a gialtri
a me credeva: a me si riportava:
ne notte: o di con altri mai parlava
Deh perche vuo le mie piaghe toccando
senza speranza poi di medicina?
perche lhavuto ben vo rimembrando
quando io patisco extrema disciplina?
quando credetti esser felice: e quando
sperai: che amar piu me dovesse Alcina:
el cor: che m havea dato: si ritolse:
e ad altro nuovo amor tutta si volse
Connobi tardi il suo mobil ingegno:
usato amar: & disamar a un punto
non ero stato oltra duo mesi in regno
che nuovo amante al loco mio fu assunto
da se cacciommi la fata con sdegno
& da la gratia sua m hebbe disgiunto
& seppi poi: che tratti a simil porto
havea mill alri amanti: & tutti a torto
Et perche essi non vadano pel mondo
di lei narrando la vita lasciva
chi qua: chi la: per lo terren fecondo
li muta: altri in Abete altri in Oliva
altri in Palma: altri in Cedro: altri (secondo
che vedi me) su questa verde riva:
alri in liquido fonte: alcuni in fera:
come piu aggrada a quella fata altiera
Hor tu che sei per non usata via
Signor venuto al Isola fatale
accio che alcuno amante: per te sia
converso in petra: o in onda: o fatto tale
havrai d Alcina scettro: & signoria
& serai lieto sopra ogni mortale
ma pensa & certo sii: giungere al passo
d entrar in fera: o in fonte: o in legno: o in sasso
Io te ne ho dato volentieri aviso
non ch io mi creda: che debbia giovarte
pur meglio fia: che non vadi improviso
& de costumi suoi tu sappia parte
che forse come e differente il viso
e differente anchor lingegno: & larte
tu saprai forse riparar al danno
quel che saputo mill altri non hanno
Ruggier che connosciuto havea per fama
ch Astolfo alla sua donna cugino era
si dolve assai che in steril pianta e grama
mutato havesse la sembianza vera
e per amor di questa che tanto ama
(pur che saputo havesse in che maniera)
glihavria fatto servitio: ma aiutarlo
in altro non potea: che in confortarlo
Lo fe al meglio che seppe: & dimandolli
poi: se viaci era: che al regno guidassi
di Logistilla: o per piano: o per colli
si che: per quel d Alcina: non andassi
che ben ve nera unaltra ritornolli
larbore a dir: ma piena d aspri sassi
s andando un poco inanzi alla man destra
salisse il poggio: in ver la cima alpestra
Ma che non pensi gia: che seguir possa
il suo camin: per quella strada troppo
incontro havra di gente ardita: grossa
& fiera compagnia: con duro intoppo
Alcina ve li tien: per muro & fossa
a chi volesse uscir fuor del suo groppo
Ruggier quel Mirto rigratio del tutto
poi da lui si parti dotto & instrutto
Venne al cavallo & lo disciolse: & prese
per le redine: & drieto se lo trasse
ne come fece prima piu lascese
perche mal grado suo non lo portasse
seco pensava: come nel paese
di Logistilla a salvamento andasse
era disposto: & fermo: usar ogni opra
che non gli havesse imperio Alcina sopra
Penso di rimontar il suo cavallo
& per laria spronarlo a nuovo corso
ma dubito di far poi maggior fallo
che troppo mal: quel gli ubidiva al morso
io passero per forza: s io non fallo
(dicea tra se) ma vano era il discorso
non fu duo miglia lungi alla marina
che la bella citta vide d Alcina
Lontan si vide una muraglia lunga
che gira intorno: & gran paese serra
& par che la sua altezza al ciel saggiunga
e doro sia da lalta cima a terra
alcun dal mio parer qui si dilunga
& dice che glie alchimia: & forse ch erra
& ancho forse meglio di me intende
a me par oro poi che si risplende
Come fu presso alle si ricche mura
chel mondo altre non ha de la lor sorte
lascio la strada che per la pianura
ampla e diritta andava alle gran porte
& a man destra a quella piu sicura
ch al monte gia piegossi il guerrier forte
ma presto ritrovo liniqua frotta
dal cui furor gli fu turbata & rotta
Non fu veduta mai piu strana torma
piu mostruosi volti: & peggio fatti
alcun dal collo in giu d huomini han forma
col viso poi di can: di simie: o gatti
stampano alcun con pie caprigni lorma
alcuni son centauri agili & atti
son gioveni impudenti: & vecchi stolti
chi nudi: & chi di strane pelli involti
Chi senza freno s un caval galoppa
chi lento va: con lasino o col bue
altri salisce ad un centauro in groppa
molti hanno sotto aquile: struzzi: & grue
ponsi altri a bocca il corno: altri la coppa
chi femina: e chi maschio: e chi amendue
chi porta uncino: chi scala di corda
chi pal di ferro: & chi una lima sorda
Di questi il capitano si vedea
chavea gonfiato il ventre: e il viso grasso
& sopra una testugine sedea
che con gran tardita mutava il passo
havea di qua e di la chi lo reggea
perche egli era ebro: & tenea il ciglio basso
altri la fronte gli sciugava e il mento
altri i panni scuotea per fargli vento
Un chavea forma dhuomo i piedi e il ventre
e collo havea di cane orecchie e testa
contra Ruggier abaia accio ch egli entre
ne la bella citta che a dietro resta
rispose il cavallier nol faro mentre
havra forza la man di reger questa
(e li mostra la spada) di cui volta
havea laguzza punta alla sua volta
Quel monstro lui ferir vuol d una lancia
ma Ruggier presto se gli aventa adosso
una stoccata gli trasse alla pancia
& la fe un palmo riuscir pel dosso
il scudo imbraccia: & qua & la si lancia
ma troppo e il stuol de gliaversari grosso
lun quinci il punge: & laltro quindi afferra
e gli si arrosta: & fa lor aspra guerra
Lun fin a denti: & laltro fin al petto
partendo va: di quella iniqua razza
ch alla sua spada: non si oppone elmetto
ne scudo: ne panzera: ne corazza
ma da tutte le parti e cosi astretto
che bisogno seria per trovar piazza
& tener da se largo il popul reo
d haver piu braccia: & man: che Briareo
Se discoprir havesse havuto aviso
il scudo che gia fu del Negromante
io dico quel che abbarbagliavail viso:
quel che allarcione havea lasciato Athlante
subito havria quel brutto stuol conquiso
& fattosel cader cieco dinante
& forse ben che disprezzo quel modo
perche virtude usar volse: & non frodo
Sia quel che puo: piu presto vuol morire
che rendersi prigion a si vil gente
eccoti intanto dala porta uscire
del muro ch io dicea doro lucente
due giovane ch a gesti: & al vestire
non eran da stimar nate humilmente
ne da pastor nutrite con disagi
ma in le delitie di real palagi
Luna & laltra sedea s un Liocorno
candido piu: che candido Armelino
luna & laltra era bella: & di si adorno
habito: & modo tanto pellegrino
che lhuom guardando & contemplando intorno
bisognerebbe haver occhio divino
per far di lor giudicio: e tal saria
Belta s havesse corpo: & Liggiadria
Luna & laltra ne ando: dove nel prato
Ruggier oppresso era dal stuol villano
tutta la turba si levo da lato
& quelle al cavallier porser la mano
che tinto in viso di color rosato
le donne ringratio de latto humano
& fu contento (compiacendo loro)
di ritornarsi a quella porta doro
Ladornamento che s aggira sopra
la bella porta: & sporge un poco inante
parte non ha: che tutta non si copra
de le piu rare gemme di Levante
da quatro parti si riposa sopra
grosse colonne d integro Diamante
o vero o falso: ch allochio risponda:
non e cosa piu bella o piu gioconda
Su per la soglia: & fuor per le colonne
corron scherzando lascive donzelle
che se i rispetti debiti alle donne
servassen piu: serian forse piu belle
tutte vestite eran di verdi gonne
& coronate di frondi novelle:
queste con molte offerte: & con buon viso
Ruggier fecero intrar nel paradiso
Che si puo ben cosi nomar quel loco
ove micredo che nascesse Amore
non vi si sta se non in danza: e in giuoco
e tutte in festa vi si spendon lhore
pensier canuto ne molto ne poco
si puo quivi albergare in alcun core
non entra quivi disagio: ne inopia
ma vi sta ognhor col corno pien la Copia
Qui: dove con serena & lieta fronte
par ch ogn hor rida il gratioso Aprile:
gioveni et donne son: qual presso a fonte
canta con dolce e dilettevol stile
qual d un arbor all ombra: e qual d un monte
o giuoca: o danza: o fa cosa non vile
& qual lungi da glialtri: a un suo fedele:
discopre lamorose sue querele
Per le cime de pini e de li allori
de glialti faggi e de gli hirsuti abeti
volan scherzando i pargoletti amori
de lor vittorie altri godendo lieti
altri pigliando a saettare i cori
la mira quindi: altri tendendo reti
chi tempra i strali ad un ruscel piu basso
e chi li agguzza ad un volubil sasso
Quivi a Ruggier un gran corsier fu dato
forte: gagliardo: tutto di pel sauro
chavea il bel guarnimento ricamato
di pretiose gemme: & lucido auro
& fu lasciato in guardia: quel alato
quel che solea ubidire al vecchio Mauro:
a un giovene: che drieto lo menassi
al buon Ruggier: con men frettosi passi
Quelle due belle giovane amorose:
chavean Ruggier da lempio stuol difeso
da lempio stuol: che dianzi se gli oppose
su quel camin: chavea a man destra preso
gli dissero: signor le virtuose
opere vostre: che gia habbiamo inteso
ne fanno ardite: che laiuto vostro
vi chiederemo: a beneficio nostro
Noi troveren tra via presto una lama
che fa due parti: di questa pianura
una crudel che Eriphilla si chiama:
difende il ponte: & sforza: e inganna: & fura
chiunque andar ne laltra ripa brama
& ella e gigantessa di statura
li denti ha lunghi: & velenoso il morso
acute lugne: & graffia come un Orso
Oltre che sempre ne turbi il camino
che libero seria: se non fusse ella
spesso correndo per tutto il giardino
va disturbando: hor questa cosa hor quella
sappiate che del populo assassino
che vi assali nanzi alla porta bella:
molti suoi figli son: tutti seguaci
empii come ella: inhospiti & rapaci
Ruggier rispose: non ch una battaglia
ma per voi sero pronto a farne cento
di mia persona: in tutto quel che vaglia
fatene voi: secondo il vostro intento
che la cagion ch io vesto piastra: e maglia
non e per guadagnare terre: ne ariento
ma sol per farne beneficio altrui
tanto piu a belle donne come vui
Le gentil donne gratie riferiro:
degne d un cavallier: come quell era
et cosi ragionando ne veniro:
dove videro il ponte: & la rivera
& di Smeraldo ornata: & di Zafiro
su larme dor: vider la donna altiera
ma dirvi in laltro canto differisco
come Ruggier con lei si pose al risco