CANTO UNDECIMO.

By Ludovico Ariosto

Q Uantunque de/ bil freno a me zo il corso

Animoso destri er spesso rac / colga,

Raro e perho che di ragione il morso

Libidinosa fu / ria a dietro volga,

Quando il piacere ha in pronto, a guisa d'Orso

Che dal mel non si tosto si distolga:

Poi che gli ne venuto odore al naso

O qualche stilla ne gusto su'l vaso.

Qual raggion fia ch'l buon Ruggier raffrene

Si che non voglia hora pigliar diletto

D'Angelica gentil, che nuda tiene

Nel solitario e commodo boschetto?

Di Bradamante piu non gli soviene

Che tanto haver solea fissa nel petto,

E segli ne sovien, pur come prima

Pazzo e se questa anchor non prezza e stima.

Con laqual non saria stato quel crudo

Zenocrate di lui piu continente:

Gittato havea Ruggier l'hasta e lo scudo

E si trahea l'altre arme impatiente,

Quando abbassando pel bel corpo ignudo

La donna gliocchi vergognosamente:

Si vide in dito il pretioso annello

Che gia le tolse ad Albraca Brunello.

Questo e l'annel ch'ella porto gia in Francia

La prima volta che fe quel camino,

Col fratel suo, che v'arreco la lancia

Laqual fu poi d'Astolfo Paladino,

Con questo fe gl'incanti uscire in ciancia

Di Malagigi al petro di Merlino,

Con|questo Orlando, & altri una matina

Tolse di servitu di Dragontina.

Con questo usci invisibil de la torre

Dove l'havea richiusa un vecchio rio,

A che voglio io tutte sue prove accorre:

Se le sapete voi cosi come io?

Brunel sin nel giron le'l venne a torre,

Ch'Agramante d'haverlo hebbe disio:

Da indi in qua sempre Fortuna asdegno

Hebbe costei fin che le tolse il regno.

Hor che se'lvede: come ho detto in mano

Si di stupore, e d'allegrezza e piena

Che quasi dubbia di sognarsi in vano:

A gliocchi alla man sua da fede a pena,

Del dito se lo leva, e amano amano

Se'l chiude in bocca, e in men che non balena

Cosi da gliocchi di Ruggier si cela

Come fa il Sol quando la nube il vela.

Ruggier pur d'ognintorno riguardava

E s'aggirava a cerco, come un matto:

Ma poi che de l'annel si ricordava

Scornato vi rimase e stupefatto:

E la sua inadvertenza bestemiava

E la donna accusava di quello atto

Ingrato e discortese, che renduto

In ricompensa gliera del suo aiuto.

Ingrata damigella, e questo quello

Guiderdone (dicea) che tu mi rendi?

Che piu tosto involar vogli l'annello

C'haverlo in don,perche da me nol prendi?

Non pur quel, ma lo scudo e il destrier snello

E me ti dono, e come vuoi mi spendi,

Sol che'l bel viso tuo non mi nascondi,

Io so crudel che m'odi e non rispondi,

Cosi dicendo intorno alla fontana

Brancolando n'andava come cieco,

O quante volte abbraccio l'aria vana

Sperando la donzella abbracciar seco,

Quella che s'era gia fatta lontana

Mai non cesso d'andar che giunse a un speco

Che sotto un monte era capace e grande,

Dove al bisogno suo trovo vivande,

Quivi un vecchio pastor, che di cavalle

Un grande armento havea, facea soggiorno

Le iumente pascean giu per la valle,

Le tenere herbe, a i freschi rivi intorno.

Di qua di la da l'antro erano stalle:

Dove fuggiano il Sol del mezo giorno,

Angelica quel di: lunga dimora

La dentro fece, e non fu vista anchora.

E circa il vespro poi che rifrescossi:

E le fu aiuto esser posata assai:

In certi drappi rozi aviluppossi,

Dissimil troppo a i portamenti gai

Che verdi, gialli, persi, azurri, e rossi

Hebbe, e di quante foggie furon mai,

Non le puo tor perho tanto humil gonna:

Che bella non rassembri, e nobil Donna.

Taccia chi loda Phyllide o Neera

O Amarylli, o Galatea fugace,

Che d'esse alcuna si bella non era

Tityro e Melibeo con vostra pace,

La bella Donna tra fuor de la schiera

De le iumente, una che piu le piace:

Allhora allhora se le fece inante

Un pensier di tornarsene in Levante.

Ruggiero in tanto, poi c'hebbe gran pezzo

Indarno atteso s'ella si scopriva:

E che s'avide del suo error da sezzo:

Che non era vicina, e non l'udiva

Dove lasciato havea il cavallo avezzo

In cielo e in terra, a rimontar veniva ,

E ritrovo che s'havea tratto il morso:

E salia in aria a piu libero corso.

Fu grave e mala aggiunta all'altro danno

Vedersi ancho restar senza l'augello,

Questo non men che'l feminile inganno

Gli preme al cor, ma piu che questo e quello

Gli preme e fa sentir noioso affanno

L'haver perduto il pretioso annello,

Per le virtu non tanto ch'in lui sono

Quanto che fu de la sua Donna dono .

Oltre modo dolente si ripose:

Indosso l'arme, e lo scudo alle spalle

Dal mar slungossi e per le piagge herbose

Prese il camin verso una larga valle,

Dove per mezo all'alte selve ombrose

Vide il piu largo, e'l piu segnato calle:

Non molto va, ch'a destra ove piu folta

E quella selva, un gran strepito ascolta.

Strepito ascolta e spaventevol suono

D'arme percosse insieme, onde s'affretta

Tra pianta e pianta, e truova dui che sono

A gran battaglia, in poca piazza e stretta,

Non s'hanno alcun riguardo, ne perdono

Per far (non so di che) dura vendetta,

L'uno e gigante alla sembianza fiero,

Ardito l'altro e franco Cavalliero.

E questo con lo scudo e con la spada,

Di qua di la saltando si difende,

Perche la mazza sopra non gli cada,

Con che il Gigante a due man sempre offende,

Giace morto il cavallo in su la strada:

Ruggier si ferma e alla battaglia attende,

E tosto inchina l'animo, e disia

Che vincitore il cavallier ne sia.

Non che per questo gli dia alcuno aiuto,

Ma si tira da parte, e sta a vedere:

Ecco col baston grave il piu membruto

Sopra l'elmo a due man del minor fere,

De la percossa e il cavallier caduto:

L'altro che'l vide attonito giacere :

Per dargli morte l'elmo gli dislaccia,

E fa si che Ruggier lo vede in faccia.

Vede Ruggier de la sua dolce e bella

E carissima donna Bradamante

Scoperto il viso, e lei vede esser quella,

A cui dar morte vuol l'empio Gigante,

Si che a battaglia ssubito l'appella:

E con la spada nuda si fa inante:

Ma quel che nuova pugna non attende

La donna tramortita in braccio prende.

Et se l'arreca in spalla, e via la porta

Come Lupo tal'hor piccolo agnello:

O l'Aquila portar ne l'ugna torta

Suole o Colombo, o simile altro augello:

Vede Ruggier quanto il suo aiuto importa

E vien correndo a piu poter, ma quello

Con tanta fretta i lunghi passi mena

Che con gliocchi Ruggier lo segue apena.

Cosi correndo l'uno, e seguitando

L'altro, per un sentiero ombroso e fosco,

Che sempre si venia piu dilatando

In un gran prato uscir fuor di quel bosco

Non piu di questo ch'io ritorno a Orlando:

Che'l fulgur che porto gia il ReCimosco

Havea gittato in mar nel maggior fondo

Accio mai piu non si trovasse al mondo.

Ma poco ci giovo che'l nimico empio

De l'humana natura: ilqual del telo

Fu l'inventor, c'hebbe da quel l'esempio:

Ch'apre le nubi, e in terra vien dal Cielo:

Con quasi non minor di quello scempio

Che ci die, quando Eva inganno col melo:

Lo fece ritrovar da un Negromante

Al tempo de nostri Avi, o poco inante.

La machina infernal di piu di cento

Passi d'acqua, ove ste ascosa molt'anni

Al sommo tratta per incantamento,

Prima portata fu tra gli Alamanni

Liquali uno, & un altro esperimento

Facendone, e il Demonio a nostri danni

Assutigliando lor via piu la mente,

Ne ritrovaro l'uso finalmente.

Italia e Francia, e tutte l'altre bande

Del mondo, han poi la crudele arte appresa:

Alcuno il bronzo in cave forme spande

Che liquefatto ha la fornace accesa:

Bugia altri il ferro, e chi picciol chi grande

Il vaso forma: che piu e meno pesa

E qual bombarda, e qual nomina scoppio

Qual semplice cannon, qual cannon doppio.

Qual sagra, qual falcon,qual colubrina

Sento nomar, come al suo author piu agrada

Che'l ferro spezza, e i marmi apre e ruina

E ovunque passa si fa dar la strada:

Rendi miser soldato alla fucina

Pur tutte l'arme c'hai fin'alla spada:

E in spalla un scoppio, o un'arcobugio prendi,

Che senza io so, non toccherai stipendi.

Come trovasti o scelerata e brutta

Invention, mai loco inhuman core?

Per te la militar gloria e distrutta:

Per te il mestier de l'arme e senza honore

Per te e il valore e la virtu ridutta,

Che spesso par del buono il rio migliore:

Non piu la gagliardia non piu l'ardire:

Per te puo in campo al paragon venire.

Per te son giti & anderan sotterra

Tanti Signori e Cavallieri tanti

Prima che sia finita questa guerra

Che'l mondo ma piu Italia, ha messo in pianti

Che s'io v'ho detto, il detto mio non erra

Che ben fu il piu crudele, e il piu di quanti

Mai furo al mondo ingegni empii e maligni,

Ch'imagino si abominosi ordigni.

Et credero che Dio, perche vendetta

Ne sia in eterno, nel profondo chiuda

Del cieco Abisso, quella maladetta

Anima appresso al maladetto Giuda:

Ma seguitiamo il cavallier ch'infretta

Brama trovarsi all'Isola d'Hebuda:

Dove le belle Donne e delicate

Son per vivanda a un marin mostro date.

Ma quanto havea piu fretta il paladino

Tanto parea che men l'havesse il vento:

Spiri o dal lato destro, o dal mancino

O ne le poppe, sempre e cosi lento

Che si puo far con lui poco camino,

E rimanea tal volta in tutto spento.

Soffia talhor si averso, che gli e forza

O di tornare o d'ir girando all'orza

Fu volonta di Dio che non venisse

Prima che'l re d'Hibernia in quella parte:

Accio con piu facilita seguisse

Quel ch'udir vi faro fra poche carte,

Sopra l'Isola sorti Orlando disse

Al suo Nochiero, hor qui potrai fermarte

El battel darmi, che portar mi voglio

Senz'altra compagnia sopra lo scoglio.

E voglio la maggior Gomona meco

E l'Anchora maggior c'habbi sul legno

Io ti faro veder perche l'arreco,

Se con quel mostro ad affrontar mi vegno

Gittar fe in mare il Palischermo seco

Con tutto quel ch'era atto al suo disegno

Tutte l'arme lascio fuor che la spada,

E ver lo scoglio sol prese la strada.

Si tira i remi al petto, e tien le spalle

Volte alla parte, ove discender vuole:

A guisa che del mare, o de la valle

Uscendo al lito il falso Granchio suole

Era nel'hora che le chiome gialle

La bellaAurora havea spiegate al Sole

Mezo scoperto anchora e mezo ascoso,

Non senza sdegno di Tithon geloso.

Fattosi appresso al nudo scoglio quanto

Potria gagliarda man gittare un sasso,

Gli pare udire: e non udire un pianto

Si all'orecchie gli vien debole e lasso,

Tutto si volta sul sinistro canto

E posto gliocchi appresso all'onde al basso

Vede una Donna nuda come nacque

Legata a un tronco, e i pie le bagnan l'acque.

Perche glie anchor lontana, e perche china

La faccia tien: non ben chi sia discerne

Tira in fretta ambi i remi, e s'avicina

Con gran disio, di piu notitia haverne,

Ma muggiar sente in questo la marina

E rimbombar le selve e le caverne:

Gonfiansi l'onde, & ecco il mostro appare,

Che sotto il petto ha quasi ascoso il mare

Come d'oscura valle humida ascende

Nube di pioggia, e di tempesta pregna,

Che piu che cieca notte si distende

Per tutto'l mondo, e par che'l giorno spegna

Cosi nuota la fera, e del mar prende

Tanto, che si puo dir che tutto il tegna

Fremono l'onde, Orlando in se raccolto

La mira altier, ne cangia cor ne volto.

E come quel c'havea il pensier ben fermo

Di quanto volea far, si mosse ratto

E perche alla Donzella essere schermo

E la fera assalir potesse a un tratto:

Entro fra l'Orca e lei col palischermo

Nel fodero lasciando il brando piatto :

L'Ancora con la Gomona in man prese,

Poi con gran cor l'horribil mostro attese.

Tosto che l'Orca s'accosto e scoperse

Nel schifo Orlando con poco intervallo:

Per ingiottirlo tanta bocca aperse

Ch'entratoun'huomo vi saria a cavallo,

Si spinseOrlando inanzi: e se gl'immerse

Con quella Anchora in gola: e s'io non fallo

Col battello ancho, e l'Anchora attaccolle

E nel palato, e ne la lingua molle.

Si che ne piu si puon calar di sopra

Ne alzar di sotto le mascelle horrende,

Cosi chi ne le mine il ferro adopra

La terra ovunque si fa via suspende,

Che subita ruina non lo cuopra

Mentre mal cauto al suo lavoro intende

Daun'hamo all'altro l'Anchora e tanto alta

Che non v'arriva Orlando se non salta

Messo il puntello, e fattosi sicuro

Che'l mostro piu serrar non puo la bocca

Stringe la spada, e per quel antro oscuro

Di qua e di la con tagli e punte tocca :

Come si puo, poi che son dentro al muro

Giunti i nimici , ben difender rocca:

Cosi difender l'Orca si potea

Dal Paladin che ne la gola havea.

Dal dolor vinta hor sopra il mar si lancia

E mostra i fianchi e le scagliose schene

Hor dentro vi s'attufa, e con la pancia

Muove dal fondo, e fa salir l'arene:

Sentendo l'acqua il Cavallier di Francia

Che troppo abonda, a nuoto fuor neviene,

Lascia l'Anchora fitta, e in mano prende

La fune che da l'Anchora depende.

E con quella ne vien nuotando in fretta

Verso lo scoglio: ove fermato il piede

Tira l'Anchora a se, ch'in bocca stretta,

Con le due punte il brutto Mostro fiede,

L'Orca a seguire il canape e constretta

Da quella forza ch'ogni forza eccede,

Da quella forza che piu in una scossa

Tira, ch'in dieci un'Argano far possa.

Come Toro salvatico ch'al corno

Gittar si senta un'improviso laccio,

Salta di qua di la, s'aggira intorno,

Si colca e lieva, e non puo uscir d'impaccio

Cosi fuor del suo antico almosoggiorno

L'Orca tratta per forza di quel braccio,

Con mille guizzi, e mille strane ruote:

Segue la fune, e scior non se ne puote.

Di bocca il sangue in tanta copia fonde

Che questo hoggi il mar Rosso si puo dire,

Dove in tal guisa ella percuote l'onde

Ch'infimo al fondo le vedreste aprire,

Et hor ne bagna il cielo, e il lume asconde

Del chiaro Sol, tanto le fa salire,

Rimbombano al rumor ch'intorno s'ode

Le selve, i monti, e le lontane prode.

Fuor de la grotta il vecchio Proteo, quando

Ode tanto rumor sopra il mare esce:

E vistot entrare e uscir de l'Orca Orlando

E al lito trar si smisurato pesce:

Fugge per l'alto oceano,obliando

Lo sparso gregge, e si il tumulto cresce

Che fatto al carro i suoi Delphini porre

Quel di Nettunno in Etiopia corre.

Con Melicerta in collo Ino piangendo

E le Nereide co|i capelli sparsi,

Glauci e Tritoni e glialtri non sappiendo

Dove, chi qua chi la van per salvarsi,

Orlando al lito trasse il pesce horrendo,

Col qual non bisogno piu affaticarsi:

Che pel travaglio, e per l'havuta pena

Prima mori che fosse in su l'arena.

De l'Isola non pochi erano corsi

A riguardar quella battaglia strana:

I quai da vana religion rimorsi

Cosi sant'opra riputar profana:

E dicean che sarebbe un nuovo torsi

Proteo nimico, e attizar l'ira insana

Da farli porre il marin gregge in terra

E tutta rinovar l'antica guerra.

E che meglio sara di chieder pace

Prima all'offeso Dio che peggio accada:

E questo si fara quando l'audace

Gittato in mare a placar Proteo vada

Come da fuoco l'una a l'altra face

E tosto alluma tutta una contrada:

Cosi d'un cor ne l'altro si difonde,

L'ira ch'Orlando vuol gittar ne l'onde.

Chi d'una fromba, e chi d'un'arco armato,

Chi d'hasta chi di spada al lito scende:

E dinanzi e di dietro, e d'ogni lato

Lontano e appresso, a piu poter l'offende,

Di si bestiale insulto e troppo ingrato

Gran meraviglia il Paladin si prende,

Pel mostro ucciso ingiuria far si vede

Dove haver ne spero gloria e mercede.

Ma come l'Orso suol che per le fiere

Menato sia da Rusci o da Lituani:

Passando per la via poco temere

L'importuno abbaiar di picciol cani:

Che pur non se li degna di vedere

Cosi poco temea di quei Villani

Il Paladin, che con un soffio solo

Ne potra fracassar tutto lo stuolo.

E ben si fece far subito piazza

Che lor si volse e Durindana prese:

S'havea creduto quella gente pazza

Che le dovesse far poche contese,

Quando ne indosso gli vedea corazza,

Ne scudo in braccio, ne alcun'altro arnese

Ma non sapea che dal capo alle piante

Dura la pelle havea piu che Diamante.

Quel che d'Orlando a glialtri far non lece

Di far de glialtri a lui gia non e tolto:

Trenta n'uccise, e furo in tutto diece

Botte, o se piu non le passo di molto:

Tosto intorno sgombrar l'arena fece:

E per slegar la donna era gia volto

Quando nuovo tumulto e nuovo grido

Fe risuonar da un'altra parte il lido.

Mentre havea il Paladin da questa banda

Cosi tenuto i Barbari impediti

Eran senza contrasto quei d'Irlanda

Da piu parte ne l'Isola saliti:

E spenta ogni pieta strage nefanda

Di quel popul facean per tutti i liti:

Fosse Iustitia o fosse crudeltade

Ne sesso riguardavano ne etade.

Nessun ripar fan gl'Isolani o poco:

Parte ch'accolti son troppo improviso,

Parte che poca gente ha il picciol loco

E quella poca e di nessuno aviso:

L'haver fu messo a sacco: messo fuoco

Fu ne le case, il populo fu ucciso ,

Le mura fur tutte adeguate al suolo,

Non fu lasciato vivoun capo solo,

Orlando come gli appartenga nulla:

L'alto rumor, le stride, e la ruina

Viene a colei che su la pietra brulla

Havea da divorar l'Orca marina:

Guarda, e gli par conoscer la fanciulla:

E piu le pare, e piu che s'avicina:

Gli pare Olympia, & era Olympia certo

Che di sua fede hebbe si iniquo merto.

Misera Olympia a cui dopo lo scorno

Che gli fe Amore, ancho fortuna cruda

Mando i corsari, e fu il medesmo giorno:

Che la portaro all'Isola d'Hebuda:

Riconosce ella Orlando nel ritorno

Che fa allo scoglio, ma perch'ella e nuda

Tien basso il capo, e non che non gli parli,

Ma gliocchi non ardisce al viso alzarli.

Orlando domando ch'iniqua sorte

L'havesse fatta all'Isola venire:

Di la dove lasciata col consorte

Lieta l'havea quanto si puo piu dire:

Non so (disse ella) s'io v'ho: che la morte

Voi mi schivaste, gratie a riferire:

O da dolermi, che per voi non sia

Hoggi finita la miseria mia.

Io v'ho da ringratiar ch'una maniera

Di morir mi schivaste troppo enorme:

Che troppo saria enorme: se la fera

Nel brutto ventre havesse havuto a porme

Ma gia non vi ringratio ch'io non pera

Che morte sol puo di miseria torme:

Ben vi ringratiero se da voi darmi

Quellavedro che d'ogni duol puo trarmi

Poi con gran pianto seguito dicendo

Come lo sposo suo l'havea tradita,

Che la lascio su l'Isola dormendo

Donde ella poi fu da i corsar rapita:

E mentre ella parlava rivolgendo

S'andava in quella guisa che scolpita

O dipinta e Diana ne la fonte:

Che getta l'acqua ad Atheone in fronte.

Che quanto puo nasconde il petto e'l ventre

Piu liberal de i fianchi e de le rene

BramaOrlando ch'in porto il suol legno entre

Che lei che sciolta havea da le cathene

Vorria coprir d'alcuna veste: hor mentre

Ch'a questo e intento, Oberto sopra viene

Oberto il Re d'Hibernia c'havea inteso

Che'l marin Mostro era sul lito steso.

E che nuotando un cavallier era ito

A porgli in golaun'Anchora assai grave

E che l'havea cosi tirato al lito

Come si suol tirar contr'acqua nave:

Oberto per veder se riferito

Colui da chi l'ha inteso il vero gli have

Se ne vien quivi: e la sua gente intanto

Arde e distrugge Hebuda in ogni canto.

Il Re d'Hibernia anchor che fosse Orlando

Di sangue tinto e d'acqua molle e brutto

Brutto del sangue che si trasse, quando

Usci de l'Orca in ch'era entrato tutto,

Pel conte l'ando pur raffigurando:

Tanto piu che ne l'animo havea indutto

Tosto che del valor senti la nuova

Ch'altri ch'Orlando non faria tal pruova.

Lo conoscea perch'era stato Infante

D'honore in Francia, e se n'era partito

Per pigliar la corona l'anno inante

Del padre suo ch'era di vita uscito:

Tante volte veduto, e tante e tante

Glihavea parlato ch'era in infinito:

Lo corse ad abbraciare, e a fargli festa:

Trattasi la celata c'havea in testa.

Non meno Orlando di veder contento

Si mostro il Re, che'lRe di veder lui,

Poi che furo a itera l'abbracciamento

Una o due volte tornati amendui

Narro ad Oberto Orlando il tradimento

Che fu fatto alla giovane, e da cui

Fatto le fu dal perfido Bireno

Che via d'ognaltro lo dovea far meno.

Le pruove gli narro che tante volte

Ella d'amarlo dimostrato havea:

Come i parenti e le sustantie tolte

Le furo, e al fin per lui morir volea,

E ch'esso testimonio era di molte

E renderne buon conto ne potea,

Mentre parlava i begliocchi sereni

De la Donna di lagrime eran pieni.

Era il bel viso suo quale esser suole

Da prima vera alcunavolta il cielo:

Quando la pioggia cade: e a un tempo il Sole

Si sgombra intorno il nubiloso velo:

E come ilRosignuol dolci carole

Mena ne i rami alhor del verde stelo:

Cosi alle belle lagrime le piume

Si bagnaAmore e gode al chiaro lume.

E ne la face de begliocchi accende

L'aurato strale, e nel ruscello amorza

Che tra vermigli e bianchi fiori scende,

E temprato che l'ha tira di forza

Contra il garzon: che ne scudo difende

Ne maglia doppia ne ferigna scorza:

Che mentre sta a mirar gliocchi e le chiome

Si sente il cor ferito e non sa come.

Le bellezze d'Olympia eran di quelle,

Che son piu rare, e non la fronte sola

Gliocchi, e le guancie, e le chiome havea belle

La bocca, il naso, gli homeri, e la gola:

Ma discendendo giu da le mammelle

Le parti che solea coprir la stola:

Fur di tanta escellentia ch'anteporse

A quante n'havea il mondo potean forse.

Vinceano di candor le nievi intatte,

Et eran piu ch'avorio a toccar molli:

Le poppe ritondette parean latte

Che fuor de i giunchi allhora allhora tolli

Spatio fra lor tal discendea: qual fatte

Esser veggian fra piccolini colli

L'ombrosevalli: in sua stagione amene

Che'lverno habbia di nieve allhora piene

I rilevati fianchi e le belle anche

E netto piu che specchio il ventre piano

Pareano fatti: e quelle coscie bianche

Da Phidia atorno, o da piu dotta mano:

Di quelle parti debbovi dir anche

Che pur celare ella bramava in vano?

Diro in somma ch'in lei dal capo al piede

Quant'esser puo belta tutta si vede.

Se fosse stata ne le valli Idee

Vista dal pastor Phrigio: io non so quanto

Vener se ben vincea quelle tre Dee

Portato havesse di bellezza il vanto

Ne forse ito saria ne le Amyclee

Contrade esso a violar l'hospitio santo:

Ma detto havria con Menelao ti resta

Helena pur ch'altra io non vo che questa.

E se fosse costei stata a Crotone

Quando Zeusi l'imagine far volse

Che por dovea nel tempio di Iunone:

E tante belle nude insieme accolse:

E che per una farne in perfettione.

Da chi una parte, e da chi un'altra tolse

Non havea da torre altra che costei

Che tutte le bellezze erano in lei.

Io non credo che mai Bireno nudo

Vedesse quel bel corpo, ch'io son certo,

Che stato non saria mai cosi crudo

Che l'havesse lasciata in quel deserto

Ch'Oberto se n'accende io vi concludo

Tanto che'l fuoco non puo star coperto

Si studia consolarla e darle speme.

Ch'uscira in bene il mal c'hora la preme.

E le promette andar seco in Olanda:

Ne fin che ne lo stato la rimetta

E c'habbia fatto iusta e memoranda

Di quel periuro e traditor vendetta:

Non cessara con cio che possa Irlanda:

E lo fara quanto potra piu in fretta,

Cercare in tanto in quelle case e in queste,

Facea di gonne e di feminee veste.

Bisogno non sara per trovar gonne

Ch'acerca fuor de l'Isola si mande:

Ch'ogni di se n'havea da quelle donne

Che de l'avido Mostro era vivande :

Non fe molto cercar che ritrovonne

Di varie foggie Oberto copia grande:

E fe vestir Olympia: e ben gl'increbbe,

Non la poter vestir come vorrebbe.

Ma ne si bella seta o si fin'oro

Mai Fiorentini industri tesser fenno,

Ne chi ricama fece mai lavoro

Postovi tempo diligentia e senno,

Che potesse a costui parer decoro

Se lo fesse Minerva o il Dio di Lenno

E degno di coprir si belle membre

Che forza e adhor adhor sene rimembre.

Per piu rispetti il Paladino molto

Si dimostro di questo Amor contento:

Ch'oltre che'lRe non lasciarebbe asciolto

Bireno andar di tanto tradimento:

Sarebbe anch'esso per tal mezo tolto

Di grave e di noioso impedimento:

Quivi non per Olympia, ma venuto

Per dar se v'era alla sua Donna aiuto.

Ch'ella non v'era si chiari di corto

Ma gia non si chiari se v'era stata

Perche ogn'huomo nel'Isola era morto,

Ne un sol rimaso di si gran brigata:

Il di seguente si partir del porto

E tutti insieme andaro in una armata

Con loro ando in Irlanda il Paladino

Che fu per gire in Francia il suo camino.

A pena un giorno si fermo in Irlanda

Non valser preghi a far che piu vi stesse

Amor che dietro alla sua Donna il manda

Di fermarvisi piu non gli concesse:

Quindi si parte e prima raccomanda

Olympia alRe che servi le promesse:

Benche non bisognassi, che gli attenne

Molto piu che di far non si convenne.

Cosi fra pochi di gente raccolse:

E fatto lega col Re d'Inghilterra,

E con l'altro di Scotia: gli ritolse

Olanda: e in Frisa non gli lascio terra:

Et a ribellione ancho gli volse

La sua Selandia, e non fini la guerra

Che gli die morte, ne perho fu tale

La pena, ch'al delitto andasse eguale.

Olympia Oberto si piglio per moglie,

E di Contessa la fe gran Regina:

Ma ritorniamo al Paladin che scioglie

Nel mar le vele, e notte e di camina:

Poi nel medesmo porto le raccoglie

Donde pria le spiego ne la marina:

E su'l suo Brigliadoro armato salse

E lascio dietro i venti e l'onde salse.

Credo che'l resto di quel verno cose

Facesse degne di tenerne conto,

Ma fur sin'a quel tempo si nascose

Che non e colpa mia s'hor non le conto,

Perche Orlando a far l'opre virtuose

Piu che a narrarle poi: sempre era pronto:

Ne mai fu alcun de li suoi fatti espresso,

Se non quando hebbe i testimonii appresso.

Passo il resto del verno cosi cheto

Che di lui non si seppe e cosa vera:

Ma poi che'l Sol nel'animal discreto,

Che porto Phriso illumino la Sphera:

E Zephiro torno soave e lieto

A rimenar la dolce primavera:

D'Orlando usciron le mirabil pruove

Co i vaghi fiori, e con l'herbette nuove.

Di piano in monte e di campagna in lido

Pien di travaglio e di dolor ne gia:

Quando all'entrar d'un bosco un lungo grido

Un'alto duol l'orecchie gli feria:

Spinge il cavallo, e piglia il brando fido

E dondeviene il suon ratto s'invia

Ma diferisco un'altra volta a dire

Quel che segui se mi vorrete udire.