Canto ventiduesimo

By Ludovico Ariosto

cHi mette il piè su l amorosa pania

cerchi ritrarlo, e non v inveschi l ale

che non è in somma Amor se non insania

a giudicio de savi universale

e se ben come Orlando ognun non smania

suo furor mostra a qualche altro segnale

e quale è di pazzia segno piu expresso

che per cercar altrui perder se stesso?

Varii li effetti son, ma la pazzia

é tutt una perhò, che li fa uscire

e come una gran selva, ove la via

conviene a forza a chi vi và fallire

ch in su, ch in giu, chi qua, chi la travia

per concludere in summa io vuò ben dire

a chi in amor s invecchia oltra ogni pena

ch il ceppo si conviene, e la catena

Ben si mi potria dir, frate tu vai

l altrui mostrando, e non vedi il tuo fallo

io vi rispondo, che comprendo assai

hor che di mente ho lucido intervallo

et hò gran cura, e spero farlo hormai

di riposarmi, e lasciar li altri in ballo

ma come vorrei presto far nol posso

ch el male è penetrato in sino al osso

Signori in l altro canto io vi dicea

chel forsennato e furioso Orlando

trattese l arme e sparse al campo havea

squarciati i panni, e via gettato il brando

svelte le piante e risonar facea

li cavi sassi e l alte selve, quando

alcun pastori al suon trasse in quel lato

lor stella, o qualche lor grave peccato

Come videro il stolto e le gran prove

ch erano indicio di sua forza estrema

vorrebbeno esser capitati altrove

che del futuro male haveano tema

come vede egli lor contra si move

uno ne piglia, e de la testa il scema

con la facilità, che torria alcuno

fior dal suo stelo, o dal suo ramo il pruno

Per una gamba il grave tronco prese

e quello usò per mazza adosso al resto

un pare in terra addormentato stese

ch al novissimo dì forse fia desto

li altri sgombraro subito il paese

chebbeno il piede, e il buono aviso presto

non saria stato il pazzo a seguir lento

se non ch era giá volto al loro armento

Li agricultori accorti al altrui exempli

lascian ne campi aratri e marre e falci

chi monta su le case, chi su i templi

che sicuri non hanno Olmi ne Salci

chi su le torri, onde lontan contempli

l alto furor, ch a pugni e morsi e calci

cavalli e buoi con l altro armento strugge

e ben é corridor chi da lui fugge

Già potreste sentir come ribombe

l alto rumor ne le propinque ville

d urli de corni, e rusticane trombe

e piu che d altro il spesso suon di squille

e con spuntoni, et archi, e spiedi, e frombe

veder da monti sdrucciolarne mille

et altri tanti andar da basso ad alto

per fare al pazzo un villanesco assalto

Qual venir suol nel salso lito l onda

mossa dal austro ch a principio scherza

che maggio de la prima, è la seconda

e con piu forza poi segue la terza

et ogni volta piu l humore abonda

tanto che li arenosi argini sferza

tal contra Orlando l empia turba cresce

che giu da balze scende, e di valli esce

Fece morir diece persone e diece

che senza ordine alcun gli andaro in mano

e questo chiaro experimento fece

ch era assai piu sicur starne lontano

trar sangue da quel corpo a nessun lece

che lo fere e percuote il ferro in vano

al Conte il Re del ciel tal gratia diede

per porlo a guardia di sua santa fede

Era a periglio di morire Orlando

se fusse di morir stato capace

potea imparar ch era a lasciare il brando

e poi voler senzarme essere audace

la turba già s andava ritirando

vedendo ogni suo colpo uscir fallace

si trasse al fine Orlando sotto un tetto

ch apena il fiato haver potea dal petto

Dentro non vi trovò piccol ne grande

chel borgo ognun per tema havea lasciato

v erano in copia povere vivande

convenienti a un pastorale statto

senza scernere il pane da le giande

Orlando in quel che prima hebbe parato

o cotto o crudo furiosamente

tutto a un tempo cacciò le mani e il dente

Quindi vagando per tutto il paese

dava la caccia a gli huomini e alle fiere

e scorrendo pei boschi talhor prese

li capri snelli, e le damme leggiere

spesso con orsi e con cingial contese

e con man nude li pose a giacere

e d essi crudi con tutta la spoglia

se n empì l ventre fin che n hebbe voglia

Di qua di la di su di giu discorre

per tutta Francia, e un giorno a un porto arriva

sotto cui larga e piena d acqua, corre

una rivera, e in su la verde riva

vede ch edificata era una torre

che d ognintorno assai lontan scopriva

quel che fe quivi, havete altrove a udire

che di Zerbin mi convien prima dire

Zerbino poi ch Orlando fu partito

dimorò alquanto, e poi prese il sentiero

chel Paladino inanzi gli havea trito

e mosse a passo lento il suo destriero

non credo che duo miglia ancho fusse ito

che trar vide legato un cavalliero

sopra un ronzino, e in l uno e in l altro lato

la guardia haver d un cavallier armato

Zerbin questo prigion connobbe tosto

che gli fu appresso, e così fe Issabella,

era Odorico il biscaglin, che posto

fu come lupo a guardia de l agnella

a tutti li altri amici lui preposto

havea Zerbin, credendosi che quella

fede, ch in lui vide a gran prove inante

devesse ancho in amor esser constante

Come era apunto quella cosa stata

venia Issabella raccontando allhotta

come nel palaschermo fu salvata

prima chavesse il mar la nave rotta

la forza che l havea Odorico usata

e come tratta poi fusse alla grotta

ne giunto era ancho al fin questo sermone

che trarre il malfattor vider prigione

Li dui ch in mezo havean preso Odorico

d Issabella notitia hebbeno vera

e per lei si avisaron chel suo amico

Zerbin, fusse colui che appresso l era

ma piu perche nel scudo il segno antico

dipinto havea de la sua stirpe altiera

e trovar poi, che vider meglio il viso

che s era al vero apposto il loro aviso

Scesero de cavalli, e con le braccia

aperte, se n andar verso Zerbino

e l abbracciar dove il maggior s abbraccia

col capo nudo, e col ginocchio chino

Zerbin guardando l uno e l altro in faccia

vide esser l un Corebo il biscaglino

Almonio l altro, ch egli havea mandato

con Odorico in sul naviglio armato

Almonio disse, poi che piace a Dio

(la sua mercè) che sia Issabella teco

ben mi posso pensar che signor mio

nulla di nuovo alle tue orecchie arreco

si vuò dir la cagion che questo rio

ti fa veder così legato meco

che da costei che piu sentí l offesa

apunto havrai tutta l historia intesa

Come dal traditor io fui schernito

quando da se levommi, saper dei

e come poi Corebo fu ferito

per torse la difesa di costei

ma quanto al mio ritorno sia seguito

ne veduto ne inteso fu da lei

siche l habbia potuto referire

di questa parte dunque i ti vuó dire

Da la cittade al mar ratto io veniva

con cavalli ch infretta havea trovati

sempre con gli occhi intenti s io scopriva

venir costor cha drieto eran restati

io vengo inanzi, io vengo in su la riva

del mare, alluoco ove io li havea lasciati

io guardo, vedi di loro altro ritruovo

che ne l arena alcun vestigio nuovo

La pesta seguitai che mi condusse

nel bosco fier, ne molto adentro fui

ch el gemito l orecchie mi percusse

di Corebo ferito, io venni a lui

gli dimandai che de la donna fusse

che d Odorico, egli di man di cui

giacea ferito, e poi ch el tutto seppi

molto cercando andai per quelli greppi

Molto aggirando vommi, e per quel giorno

altro vestigio ritrovar non posso

dove giacea Corebo al fin ritorno

che fatto appresso havea l terren sì rosso

che poco piu che vi facea soggiorno

gli seria stato di bisogno un fosso

e li becchini, piu per sotterrarlo

che li medici e il letto per sanarlo

Al mè ch io seppi in la città portallo

e posi in casa d uno hostier mio amico

che fatto sano in poco termine hallo

per cura et arte d un chirurgo antico

poi d arme proveduti, e di cavallo

Corebo et io cercammo d Odorico

e in corte del Re Alfonso di Biscaglia

trovallo, e quivi fui seco a battaglia

La giustitia del Re, che mi diè franco

el luoco de la pugna, la ragione

ch era per me, la buona fortuna ancho

che spesso la vittoria, ove vuol pone

mi giovar sì, che di me puote manco

el traditore, onde fu mio prigione

il Re, udito il gran fallo, mi concesse

poterlo trarre ovunque mi piacesse

Non lhò voluto uccider, ne lasciarlo

ma come vedi trarloti in catena

perche vuò cha te stia di giudicarlo

se dè morir o dè tenersi in pena

l haver inteso ch eri appresso a Carlo

e il desir di trovarti, qui mi mena

ringratio Dio che mi fa in questa parte

prima ch io lo sperassi ritrovarte

Ringratiolo ancho che la tua Issabella

io veggio (e non so come) che teco hai

di cui (per opra del fellon) novella

pensai che non havessi ad udir mai

Zerbino ascolta Almonio, e non favella

fermando gli occhi in Odorico assai

non sì per odio come che glincresce

ch a sì mal fin tanta amicitia gli esce

Finito chebbe Almonio il suo sermone

Zerbin riman gran pezzo sbigottito

che chi d ognaltro men n havea cagione

sì expressamente il possa haver tradito

ma poi che d una lunga ammiratione

fu sospirando finalmente uscito

al prigion dimandò se fusse vero

quel, chavea di lui detto il cavalliero

El disleal con le ginocchia in terra

lasciò cadersi, e disse signor mio,

ognun che vive al mondo pecca et erra

ne differisce in altro il buono e il rio

che l uno è vinto ad ogni poca guerra

che gli vien mossa da un piccol disio

l altro ricorre all arme, e se difende

ma se l nemico è forte al fin si rende

Se tu m havessi posto alla difesa

d una tua rocca, e ch al primiero assalto

alzato havessi senza far contesa

de li nemici le bandiere in alto

di viltà o tradimento che piu pesa

mi si potrebbe por su gli occhi un smalto

ma s io cedessi a forza, son ben certo

che biasmo non havrei, ma gloria e merto

Quanto ha havuto inimico piu possente

tanto chi perde ha piu accettabil scusa

mia fe guardare devea non altrimente

ch una fortezza d ognintorno chiusa

così con quanta forza e quanta mente

è stata in me, con la piu guardia ch usa

buon castellan, guardalla fin che vinto

daintolerando assalto ne fui spinto

Così disse Odorico, e poi suggiunse

che fora lungo a ricontarvi il tutto

mostrando che gran stimolo lo punse

e non per lieve sferza s era indutto

se mai per prieghi ira di cor s emunse

s humiltà di parlar fece mai frutto

quivi far le devea, che ciò che muova

di cor durezza hora Odorico truova

Pigliar di tanta ingiuria alta vendetta

tra l sí Zerbino e il non, stassi confuso

el vedere il demerito, lo alletta

a far che sia il fellon di vita excluso

el ricordarsi l amicitia stretta

ch era stata tra lor per sì lungo uso

con l acqua di pietà l accesa rabbia

nel cor gli spegne e vuol che mercè ne habbia

Parte era in dubbio, e non sapea risciorse

di liberare, o di menar cattivo

o pur il disleal da gliocchi torse

per morte, o pur tenerlo in pena vivo

quivi rignando il palafreno corse

che Mandricardo havea di briglia privo

e vi portò la vecchia che vicino

dianzi condotto a morte havea Zerbino

El caval che sentito di lontano

havea questaltri era tra lor venuto

e la vecchia portatavi ch in vano

venia piangendo e dimandando aiuto

come Zerbin lei vide alzò la mano

al ciel, che sì benigno gli era suto

che datogli in arbitrio havea li dui

che soli odiati al mondo eran da lui

Zerbin fa ritener la mala vecchia

tanto che pensi quel che far ne deve

tagliar le pensa l una e l altra orecchia

col naso, e gli par poi la pena lieve

gli par meglio s un pasto n apparecchia

se li avoltori e i corvi ne riceve

punition diversa tra se volve

e così finalmente se rivolve

Si volse alli compagni, e disse, io sono

di lasciar vivo il disleal contento

che s intutto non merita perdono

non merita ancho si crudel tormento

che viva e che slegato sia gli dono

perhò che esser d Amor la colpa sento

e per scusa accettabile se admette

quando in Amor la colpa si reflette

Amor ha volto sottosopra spesso

senno piu saldo che non ha costui

et ha condotto a via maggiore excesso

di questo ch oltraggiato ha tutti nui

ad Odorico debbe esser rimesso

punito esser debbo io, che cieco fui

a dargli quella impresa, e non por mente

ch el fuoco arde la paglia facilmente

Poi mirando Odorico, io vuò che sia

(gli disse) del tuo error la penitenza

che la vecchia habbi un anno in compagnia

ne di lasciarla mai ti sia licenza

ma notte e giorno, o tu ne vada o stia

un hora mai non te ne trovi senza

e sin a morte sia da te difesa

contra ciascun che voglia farle offesa

Vuò, se da lei ti serà commandato,

che pigli contra ognun contesa e guerra

vuò in questo tempo che tu sia ubligato

tutta Francia cercar di terra in terra

così dicea Zerbin, che pel peccato

meritando Odorico andar sotterra

questo era inanzi ponerli una fossa

che sia gran sorte, che schivar la possa

Haveva e donne e cavallier traditi

la vecchia, e in mille modi offesi tanti

che chi serà con lei, non senza liti

potrà passar de cavallieri erranti

così di par seranno ambo puniti

ella de suoi commessi errori tanti

egli di torne la difesa a torto

non molto potrà andar che ne fia morto

Di dever servar questo Zerbin diede

ad Odorico un giuramento forte

con patto che se mai rompe la fede

e ch inanzi gli capiti per sorte

senza udir prieghi, e haverne piu mercede

lo debbia far morir di cruda morte

ad Almonio e Corebo poi rivolto

fece Zerbin, che fu Odorico sciolto

Corebo consentendo Almonio sciolse

il traditore al fin, ma non infretta

ch all uno e all altro esser turbato dolse

da sì desiderata sua vendetta

quindi partissi il disleale, e tolse

in compagnia la vecchia maledetta

non si legge in Turpin che n avenisse

ma vidi già uno author, che piu ne scrisse

Scrisse l authore, il cui nome mi taccio,

che non furo lontani una giornata

che per torse Odorico quello impaccio

contra li patti et ogni fede data

al collo di Gabrina gettò un laccio

e che ad un olmo la lasciò impiccata

e chindi a un anno (ma non dice il luoco)

Almonio a lui, fece il medesmo giuoco

Zerbin che drieto era venuto all orma

del Paladin, ne perder la vorrebbe,

manda a dar di se nuove alla sua torma

che non senza gran dubbio esser ne debbe

Almonio manda, e di piu cose informa

che lungo tutto il ricontar sarebbe

Almonio manda, e a lui Corebo appresso

ne tien, fuor che Issabella, altri con esso

Tanto era l amor grande che Zerbino

e non minor del suo quel che Issabella

portava al virtuoso Paladino

tanto il disir d intenderne novella

ch egli havesse trovato il Saracino

che da caval lo trasse con la sella

che non voleano uscir di quei contorni

se non dopo il successo di tre giorni

El termine che Orlando aspettar disse

el cavallier ch anchor non porta spada

non é alcun luoco dove il Conte gisse

che Zerbin pel medesimo non vada

giunse al fin tra quelli arbori che scrisse

l ingrata donna, perche de la strada

ch Orlando fatta havea non si partia

di giorno in giorno havendo di lui spia

Vede in l herba non sà che luminoso

e truova la corazza esser del Conte

e truova l elmo poi, non quel famoso

ch armò già il capo all Aphricano Aimonte

el caval ne la selva piu nascoso

sente annitrire, e leva al suon la fronte

e vede Brigliador pascer per l herba

che da l arcion pendente il freno serba

Durindana cercò per la foresta

e ritrovolla senza il fodro starse

trovò, ma in pezzi, anchor la sopravesta

ch in cento luochi il miser Conte sparse

Issabella e Zerbin con faccia mesta

stanno mirando e non san che pensarse

pensar potrian tutte le cose, excetto

che fusse Orlando fuor del intelletto

Se di sangue vedessino una goccia

creduto havrian, che fusse stato morto

intanto lungo alla corrente doccia

vider venire un pastorello smorto

costui pur dianzi havea di su la roccia

l alto furor de l infelice scorto

come l arme gettò squarciossi i panni

pastori uccise, e fe mill altri danni

Costui richiesto da Zerbin, gli diede

vera information di tutto questo

Zerbin si maraviglia, e apena il crede

e tuttavia n ha indicio manifesto

sia come vuole egli discende a piede

pien di pietade, e suspiroso e mesto

e ricogliendo da diversa parte

le reliquie ne và ch erano sparte

Del palafren discende ancho Issabella

e va quell arme riducendo insieme

ecco lor sopraviene una donzella

dolente in vista, e di cor spesso geme

se mi dimanda alcun chi sia, perche ella

cosí s afflige, e che dolor la preme

io gli risponderò, che è Fiordiligi

ch in van del suo amator cerca vestigi

Da Brandimarte senza farle motto

lasciata fu ne la città di Carlo

dov ella l aspettò sei mesi od otto

e quando al fin non vide ritornarlo

da un mar all altro si mise fin sotto

Pyrene e l alpe, e per tutto a cercarlo

l andò cercando in ogni parte, fuore

ch al palazzo d Atlante incantatore

Se fusse stata ancho al hostel d Atlante

veder l havria potuto andar errando

con Gradasso, Ruggier, e Bradamante

e con Ferraù prima e con Orlando

disfatta la magion del Negromante

tornato era a Parigi, disiando

trovare il Conte, che non s era udito

ch el miser fosse d intelletto uscito

Come io vi dico sopraggiunta a caso

alli duo amanti Fiordiligi bella

connobbe l arme, e Brigliador rimaso

senza il patrone, e col freno alla sella

vide con gliocchi il miserabil caso

e n hebbe per udita ancho novella

che per certezza il pastorel narrolle

che veduto havea Orlando correr folle

Quivi Zerbin tutte raguna l arme

e ne fa come un bel tropheo s un pino

e volendo vietar che non se n arme

cavallier del paese o peregrino

scrive nel verde ceppo in breve carme

armatura d Orlando paladino

come volesse dir, nessun la muova

che star non possa con Orlando a prova

Finito chebbe la lodevol opra

tornava a rimontar il suo destriero

et ecco Mandricardo arrivar sopra

che visto hà el pin di quelle spoglie altiero

lo priega che la cosa gli discopra

e quel gli narra come ha inteso il vero

allhora il Re pagan lieto non bada

che venne al pino, e se ne tol la spada

Dicendo alcun non me ne può riprendere

non è pur hoggi ch io l hò fatta mia

e lo possesso giustamente prendere

ne posso in ogni parte ovunque sia

Orlando per timor di la difendere

s ha finto pazzo, e la gettata via

ma quando sua viltà pur così excusi

non potrà far, che mie ragion non usi

Zerbino a lui gridava non la torre

o pensà non la haver senza questione

se togliesti così l arme di Hettorre

tu le hai di furto piu che di ragione

senza altro dir l un sopra l altro corre

d animo e di virtù gran paragone

di cento colpi già ribomba il suono

e a pena in la battaglia intrati sono

Di prestezza Zerbin pare una fiamma

a torsi ovunque Durindana cada

di qua e di la saltar come una damma

fa il suo destrier dove è miglior la strada

e ben convien che non ne perda dramma

ch un colpo sol che lui con quella spada

il Pagan giunge, il può mandar fra i spirti

ch empion la selva de li ombrosi myrti

Come il veloce can che il porco assalta

che fuor del gregge errar veggia ne campi

il va aggirando, e quinci, e quindi salta

e quello attende ch una volta inciampi

così Zerbino che se bassa o d alta

venga la spada, e per qual via ne scampi

come la vita, e l honor salvi a un tempo

tien sempre l occhio, e fere, e fugge a tempo

Da l altra parte ovunque il Saracino

la fera spada vibra, o piena, o vuota

sembra fra due montagne un vento alpino

ch una frondosa selva il marzo scuota

chora la caccia a terra, e a capo chino

hora i spezzati rami in aria ruota

ben che Zerbin piu colpi e fuggia e schivi

non può schivar al fin ch un non gli arrivi

Al fin schivar non puote un gran fendente

che tra la spada e il scudo intrò sul petto

grosso l usbergo, e grossa parimente

era la piastra e il panciron perfetto

pur non gli steron contra, et ugualmente

alla spada crudel dieron ricetto

quella tagliò calando ciò che prese

la corazza e l arcion fin su l arnese

E se non che fu scarso il colpo alquanto

pel mezo lo fendea come una canna

ma penetra nel vivo a pena tanto

che poco piu che la pelle gli danna

la non profunda piaga, è lunga quanto

non si misureria con una spanna

le lucide arme il caldo sangue irriga

per sino al piè di rubiconda riga

Così talhor d un bel purpureo nastro

hò veduto partir tela d argento

da quella bianca man piu ch alabastro

da cui partir il cor spesso mi sento

quivi poco a Zerbin val esser mastro

di guerra, haver gran forza e piu ardimento

che di finezza d arme, e di possanza

di troppo il Re de Tartari l avanza

Fu questo colpo del Pagan maggiore

in apparenza che fusse in effetto

tal che Issabella se ne sente il core

fender per mezo in l aggiacciato petto

Zerbin pien d ardimento e di valore

tutto se infiamma d ira e di dispetto

e quanto piu ferire a due man pote

in mezo l elmo el Tartaro percuote

Quasi sul collo del caval piegosse

per l aspra botta il Saracin superbo

e quando l elmo senza incanto fosse

partito il capo gli havria il colpo acerbo

con poco differir ben vendicosse

ne disse a unaltra volta io te la serbo

e la spada gli alzò verso l elmetto

sperandosi tagliato in sino al petto

Zerbin che tenea l occhio, ove la mente

presto il caval alla man destra volse

ma non puote fuggir così repente

che Mandricardo in sul scudo gli colse

dal summo ad imo lo partì ugualmente

e di sotto il braccial ruppe e disciolse

e lo ferì nel braccio, e poi l arnese

spezzolli, e ne la coscia gli discese

Zerbin di qua e di la cerca ogni via

ne mai di quel che vuol cosa gli aviene

che l armatura dove egli feria

un piccol segno pur non ne ritiene

da l altra parte il Re di Tartaria

sopra Zerbino a tal vantaggio viene

che l hà ferito in sette parti o in otto

toltogli lo scudo e mezo l elmo rotto

Quel tuttavia piu và perdendo il sangue

manca la forza, e anchor par che nol senta

el vigoroso cor che nulla langue

val sì, chel debil corpo ne sustenta

sua donna in tanto pallida et exangue

piangendo a Doralice s appresenta

e la priega, e le supplica per dio

che partir voglia il fero assalto e rio

Cortese come bella Doralice

ne ben sicura come il fatto segua

fa volentier quel che Issabella dice

e dispone il suo amante a pace e triegua

così a preghi de l altra l ira ultrice

di cor fugge a Zerbin, e si dilegua

et egli ove a lei par piglia la strada

senza finir l impresa de la spada

Fiordiligi che mal vede difesa

la buona spada del misero Conte

tacita duolse, e tanto le ne pesa

che d ira piange, e battesi la fronte

vorria haver Brandimarte a quella impresa

e se mai lo ritruova e gli lo conte

non crede poi che Mandricardo vada

luna stagion altier di quella spada

Fiordiligi cercando pure in vano

và Brandimarte suo matino e sera

e fa camin da lui molto lontano

da lui che già tornato a Parigi era

ella tanto vagò per monte e piano

che giunse, ove al passar d una rivera

vide e connobbe il stolto Paladino

ma diciam quel che avenne di Zerbino

Ch el lasciar Durindana sì gran fallo

gli par, che piu d ogni altro mal, glincresce

quantunque apena star possa a cavallo

pel molto sangue che gli è uscito, et esce

hor poi che dopo non troppo intervallo

cessa con l ira il caldo, il dolor cresce

cresce il dolore sì impetuosamente

che mancarsi la vita se ne sente

Per debolezza piu non potea gire

siche fermossi appresso una fontana

non sa che farsi, o che si debbia dire

per aiutarlo la donzella humana

sol di disagio lo vede morire

che quindi è troppo ogni città lontana

dove in tanto uopo al medico ricorra

che per pietade, o premio gli soccorra

Ella non sa se non in van dolersi

chiamar fortuna, e il ciel empio e crudele

perche ahi lassa (dicea) non mi summersi

quando levai nel ocean le vele

Zerbin che i languidi occhi ha in lei conversi

sente piu doglia ch essa si querele

che de la passion tenace e forte

che l ha condutto hor mai vicino a morte

Così cor mio vogliate le diceva,

dopo chio sarò morto amarmi anchora

come solo il lasciarvi è che m aggreva

qui senza guida, e non già perch io mora

che se in sicura parte m accadeva

finir de la mia vita l ultima hora

lieto e contento e fortunato a pieno

morto sarei, poi chio vi moro in seno

Ma poi chel mio destino iniquo e duro

vol ch io ve lascì, e non sò in man da cui

per questa bocca, e per questi occhi giuro

per queste chiome onde allacciato fui

che disperato in lo profondo oscuro

vò de lo inferno, ove il pensar di vui

che habbia così lasciata, assai piu ria

serò d ognaltra pena che vi sia

A questo la mestissima Issabella

declinando la faccia lachrymosa

e congiungendo la sua bocca a quella

di Zerbin languidetta come rosa

rosa non colta in sua stagion, si ch ella

impallidisca in la siepe spinosa

disse, non vi pensate già mia vita

far senza me quest ultima partita

Di ciò cor mio nessun timor vi tocchi

chio vuò seguirvi on cielo o ne lo inferno

convien ch un spirto, e l altro insieme scocchi

insieme vada, e insieme stia in eterno

non si presto vedrò chiudervi gliocchi

o che me ucciderà il dolor interno

o se quel non può tanto, io vi prometto

con questa spada hoggi passarmi il petto

De corpi nostri hò anchor non poca speme

che mè morti che vivi habbian ventura

quivi alcun forse venirà, ch in sieme

mosso a pietà li porrà in sepultura

così dicendo, le reliquie estreme

del vital spirto che morte le fura

ne và cogliendo con le labra meste

fin che una minima aura ve ne reste

Zerbin la debil voce riforzando

disse, io vi priego e supplico mia diva,

per quel amor che mi mostraste, quando

per me lasciaste la paterna riva

e se commandar posso, io vel commando

che fin che piacca a Dio restiate viva

ne mai per caso poniate in oblio

che quanto amar si può v habbia amato io

Dio vi provederà d aiuto forse

per liberarvi da ogni atto villano

come fe quando alla spelonca torse

per indi trarve, il Senator Romano

così (la sua mercè) già vi soccorse

nel mare, e contra il Biscaglin profano

e se pur averrà che poi si deggia

morir, allhora il minor mal si eleggia

Non credo che queste ultime parole

potesse exprimer sì, che fusse inteso

e finì come il debil lume suole

cui cera manchi, o d altro in chi sia acceso

chi potrá dir a pien come si duole

poi che si vede pallido e disteso

la giovanetta, e freddo come giaccio

il suo caro Zerbin restare in braccio

Sopra il sanguigno corpo s abbandona

e di copiose lachryme lo bagna

e stride sì, ch intorno ne risuona

a molte miglia il bosco e la campagna

ne alle guancie ne al petto si perdona

che luno e l altro non percuota e fragna

e straccia a torto l auree crespe chiome

chiamando sempre in van l amato nome

In tanta rabbia, in tal furor summersa

l havea la doglia sua, che facilmente

havria la spada in se stessa conversa

poco al suo amante in questo ubidiente

s uno Eremita ch alla fresca e tersa

fonte, havea usanza di tornar sovente

da la sua quindi non lontana cella

non s opponea (venendo) al voler d ella

Il venerabil huom ch alta bontade

havea congiunta a natural prudentia

et era tutto pien di charitade

di buoni exempi ornato, e d eloquentia

alla dolente giovane suade

con ragion efficaci patientia

e quivi pon di molte inanti il specchio

volvendo il nuovo testamento e il vecchio

Poi le fece veder come non fusse

alcun se non in Dio vero contento

e ch eran l altre transitorie, e flusse

speranze humane, e di poco momento

e tanto seppe dir, che la ridusse

da quel crudel, et ostinato intento

che sua vita sequente hebbe disio

tutta dicar al servigio di Dio

Non che lasciar del suo signor voglia unque

ne il grande amor, ne le reliquie morte

convien che l habbia ovunque stia, et ovunque

vada che seco e notte e dì le porte

quindi aiutando l Eremita adunque

ch era de la sua età valido e forte

sul mesto caval suo Zerbin tornaro

e molti dì per quelle selve andaro

Non volse il cauto vecchio ridur seco

sola con solo la giovane bella

la dove ascosa in un selvaggio speco

non lungi havea la solitaria cella

fra sè dicendo, con periglio arreco

in una man la paglia e la facella

ne sí fida in sua età, ne in sua prudentia

che di se faccia tanta experientia

Di condurla in Provenza hebbe pensiero

non lontano a Marsilia in un castello

dove di sante donne un monastiero

ricchissimo era, e d edificii bello

e per portarne il morto cavalliero

composto in una cassa haveano quello

che in un castel (ch era tra via) si fece

lunga e capace, e ben chiusa di pece

Piu e piu giorni gran spatio di terra

cercaro, e sempre per luochi piu inculti

che pieno essendo ogni cosa di guerra

voleano gir piu che poteano occulti

ma l fine un cavalier la via lor serra

che lor fe oltraggi, e dishonesti insulti

di cui dirò quando il suo luoco fia

adesso torno al Re di Tartaria

Havuto chebbe la battaglia fine

ch io vi narrai di sopra, si raccolse

alle fresche ombre, e a l onde crystalline

et al destrier la sella e il freno tolse

e lo lasciò per l herbe tenerine

del prato, andar pascendo ove egli volse

ma non stè guari che vide lontano

calar dal monte un cavallier al piano

Connobel come prima alzò la fronte

Doralice, e mostrollo a Mandricardo

dicendo ecco il superbo Rodomonte

se non m inganna di lontano il sguardo

per far teco battaglia cala il monte

hor ti farà mestier l esser gagliardo

perduta havermi a grande ingiuria tiene

ch ero sua sposa, e a vendicar si viene

Qual buon astor che l anitra o la aceggia

starna o colombo, o simil altro augello

venirsi incontro di lontano veggia

leva la testa, e si fa lieto e bello

tal Mandricardo come certo deggia

di Rodomonte far strage e macello

con letitia e baldanza il destrier piglia

le staffe a i piedi, e da alla man la briglia

Quando vicini fur, siche udir chiare

tralor poteansi le parole altiere

con le mane e col capo a minacciare

incominciò gridando il Re d Algere

ch a penitenza gli faria tornare

che per un temerario suo piacere

non havesse rispetto provocarsi

lui ch altamente era per vendicarsi

Rispose Mandricardo indarno tenta

chi mi vuol impaurir per minacciarmi

così fanciulli o femine spaventa

o altri che non sappia che sieno armi

me non, cui la battaglia piu talenta

d ogni riposo, e son per adoprarmi

a piè a cavallo, in squadra e nel steccato

così senza armatura, come armato

Ecco sono alli oltraggi, al grido, al ire

al trar de brandi, al crudel suon de ferri

come vento che prima agevol spire

poi cominci a crollar frassini e cerri

et indi oscura polve in cielo aggire

indi li arbori svella, e case atterri

summerga in mar, e porti ria tempesta

ch el sparso armento uccida alla foresta

De dui pagani sanza pare in terra

li audacissimi cori, e forze estreme

parturiscono colpi, et una guerra

conveniente a sì feroce seme

del grande e horribil suon trema la terra

quando le spade son percosse insieme

gettano l arme in sino al ciel scintille

anzi lampadi accese a mille a mille

Sanza mai riposarsi o pigliar fiato

dura fra li dui Regi aspra battaglia

tentando hora da questo, hor da quel lato

aprir le piastre, e penetrar la maglia

ne perde l un ne l altro tol del prato

ma come intorno sian fosse o muraglia

o troppo costi ogni oncia di quel luoco

non si parton d un cerchio angusto e poco

Fra mille colpi il Tartaro una volta

colse a duo mani in fronte al Re d Algere

che gli fece veder girar in volta

quante mai furon fiacole e lumiere

come ogni forza al Aphrican sia tolta

le groppe del destrier col capo fere

perde la staffa, et è presente quella

che cotanto ama a risco uscir di sella

Ma come ben composto e valido arco

di fino acciar in buona summa greve

quanto s inchina piu, quanto è piu carco

e piu lo sforzan martinelli e leve

con tanto piu furor, quanto è poi scarco

ritorna, e fa piu mal che non riceve

così quel Aphrican tosto risorge

e doppio il colpo allo inimico porge

Colse il nemico ove da lui fu colto

proprio a quel segno in fronte, et a due mane

la finezza de l elmo tenne il volto

difeso al successor del Re Agricane

ma sí stordito ne restò, che molto

non sapea s era vespero o dimane

l irato Rodomonte non s arresta

che mena l altro, e pur segna alla testa

El destriero del Tartaro che abborre

la spada che fischiando cala d alto

al suo signore con suo gran mal soccorre

perche se arretra per fuggir d un salto

e il brando in mezo il capo gli trascorre

ch al signor non a lui movea l assalto

el miser non havea l elmo di Troia

come il patron, onde è ragion che muoia

Quel cade, e Mandricardo in piedi guizza

non piu stordito, e Durindana aggira

vedere il caval morto entro gli attizza

e fuor divampa un grave incendio d ira

l Aphrican per urtarlo il caval drizza

ma non piu Mandricardo si ritira

che soglia far da l onde il scoglio, e avenne

ch el destrier cadde, et egli in piè si tenne

L Aphrican che mancarsi il caval sente

lascia le staffe, e su li arcion si ponta

e resta in piedi, e sciolto agevolmente

così l un l altro poi di pare affronta

la pugna piu che mai ribolle ardente

e l odio e l ira, e la superbia monta

et era per seguir, ma quivi giunse

in fretta un messaggier che li disgiunse

Vi giunse un messaggier del popul Moro

di molti che per Francia eran mandati

a richiamare alli stendardi loro

e capitani e cavallier privati

perche l Imperator dai gigli d oro

gli havea li alloggiamenti assediati

e non venendo chi l aiuti, e presto

connosceva il suo excidio manifesto

Riconnobbe il messaggio i cavallieri

e non pur all insegne e sopraveste

m al girare de le spade, e a colpi fieri

ch altre man non farebbeno che queste

tra lor perhò non osa intrar, che speri

che fra tanta ira, sicurtà gli preste

esser messo del re, ne si conforta

per dir ch ambasciator pena non porta

Ma viene a Doralice, et a lei narra

ch Agramante, Marsiglio, e Stordilano

con pochi dentro a malsicura sbarra

sono assediati dal popul christiano

narrato il caso con prieghi ne inarra

che farà il tutto ai dui guerrieri piano

accorderalli insieme, e per lo scampo

del exercito suo condurrà in campo

Tra i cavallier la donna di gran core

si messe, e disse lor, io vi commando

per quanto sò che me portate amore

che riserbiate a miglior uso il brando

e ne veniate subito in favore

del nostro campo saracino, quando

si truova hora assediato ne le tende

e presto, o aiuto, o gran ruina attende

Indi il messo soggiunse il gran periglio

de saracini, e narrò il fatto a pieno

e pose d Agramante, e di Marsiglio

lettere in mano al figlio d Ulieno

si piglia finalmente per consiglio

che i dui guerrier. deposto ogni veneno

facciano insieme tregua sin al giorno

che sia tolto l assedio a Mori intorno

E senza piu dimora, come pria

liberato d assedio habbian lor gente

non s intendano haver piu compagnia

ma crudel guerra, e inimicitia ardente

fin che con l arme difinito sia

che dè la donna haver meritamente

e quella in le cui man giurato fue

fece la sicurtà per amendue

A questo è la Discordia impatiente

inimica di pace, e d ogni tregua

e così la Superbia, e non consente

ne vuol patir che tale accordo segua

ma piu di lor può Amor quivi presente

di cui l alto valor nessun adegua

e fe ch in drieto a colpi di saette

e la Discordia, e la Superbia stette

Fu conclusa la tregua fra costoro

si come piacque a chi di lor potea

mancavali uno de cavalli loro

che morto quel del Tartaro giacea

perhò vi venne a tempo Brigliadoro

che le fresche herbe lungo el rio pascea

m al fin del canto io mi truovo esser giunto

si ch io farò con vostra gratia punto