CANTO VIII

By Vincenzo Monti

Ma già levato avea dell'armi il grido

de' Franchi il sommo correttor Guerriero,

e alla possente voce, Armi, ogni lido,

Armi freme ogni petto, ogni pensiero.

Come suol dall'arena arsa di Dido

soffiar l'umido vento, e alzarsi nero

di nubi un gruppo che del ciel la faccia

nasconde, e strage all'arator minaccia;

così da tutta la francesca terra,

terra di prodi ognor feconda, s'erse

subitamente nube atra di guerra,

che d'armati le Cozie Alpi coperse.

L'orror del varco indarno il cammin serra,

e la neve che piè mai non sofferse,

e i torrenti e gli abissi. Alla virtude

sprone è il periglio, e nulla via si chiude.

Fama è che sopra quell'orrende cime

l'ombra s'aggiri, avvolta di tempeste,

del feroce Annibàl, che delle prime

orme guerriere stampò l'ardue creste.

La vede il montanar fosca e sublime

passeggiar su le nubi, e dalle teste

dell'erte rupi rotar nembi al basso,

vietando ai fanti e cavalieri il passo.

D'asta armato e d'usbergo ergesi il crudo

fantasma a guardia del tremendo calle,

pari a dirupo smisurato e nudo,

cui batte eterno turbine alle spalle.

Spesso, se vero è il grido, alza lo scudo,

e forte il percotendo, empie la valle

d'alti rimbombi e di paure, e truce

fa del grand'elmo balenar la luce,

e dell'elmo il cimier, che tremolante

fra i rotti nembi trapassar si mira,

e trarsi dietro il turbo e la sonante

ala de' venti procellosi e l'ira.

All'immenso fracasso il viandante

d'orror sacro compreso il piè ritira