Canto .XII.
nEi molti assalti & nei spessi conflitti
chavuti havea con Francia Aphrica & Spagna
morti eramo infiniti: & derelitti
al Lupo al Corvo all Aquila griphagna
& benche i Franchi fussero piu afflitti
che tutta havean perduta la campagna
piu si doleano i saracin: per molti
Principi & gran Baron ch eran lor tolti
Hebbon vittorie cosi sanguinose
che lor poco avanzo di che allegrarse
& se alle antique le moderne cose
invitto Alphonso: denno assimigliarse
la gran vittoria: onde alle virtuose
opere vostre: puo la gloria darse
di che haver sempre lachryimose ciglia
Ravenna debbe: a questa si assimiglia
Quando cedendo Morini & picardi
lexercito Normando & lAquitano
voi nel mezo assaliste li stendardi
del quasi vincitor nimico Hispano
seguendo voi li gioveni gagliardi
che meritar con valorosa mano
quel di da voi per honorati doni
cinger le spade: & li dorati sproni
Con si animosi petti che vi foro
vicini: o poco lungi al gran periglio
crollaste si le ricche Giande doro
si rompeste il baston giallo & vermiglio
ch a voi si deve il triomphal alloro
che non fu guasto ne sfiorato il Giglio
dun altra fronde vorna ancho la chioma
lhaver servato il suo Fabricio a Roma
La gran Colonna del nome Romano
che voi prendeste & che servaste intera
vi da piu honor: che se di vostra mano
havesse uccisa la militia fiera
quanta ne ingrassa il campo Ravegnano
& quanta se ne ando senza bandiera
dAragon di Castiglia & di Navarra
veduto non giovar spiedi ne carra
Quella vitoria fu piu di conforto
che di allegrezza: perche troppo pesa
contra la gioia nostra: il veder morto
il capitan di Francia: & de la impresa
& seco haver una procella absorto
tanti principii illustri: che a difesa
de suoi confini: & suoi confederati
di qua da le fredde alpi eran passati
Nostra salute: nostra vita: in questa
vittoria: suscitata si connosce
che difende chel verno: & la tempesta
di Giove irato: sopra noi non crosce
ma ne goder potemo ne far resta
sentendo li ramarichi & langosce
ch in veste bruna & lachrymosa guancia
le vedovelle fan per tutta Francia
Bisogna che proveggia il Re Luigi
di nuovi capitani alle sue squadre
che per honor de laurea Fiordiligi
castighino le man rapaci & ladre
che sore: & frati: bianchi: neri: & bigi
violati hanno: & sposa: & figlia: & madre
Gittato in terra Christo in sacramento
per torgli il tabernaculo dariento
O misera Ravenna ti era meglio
che al vincitor non fessi resistenza
far che ti fusse inanzi Brescia speglio
che tu lo fussi a Arimino e a Faenza
manda Luigi il buon Traulcio veglio
ch insegni a questi tuoi piu continenza
et conti lor quanti per simil torti
stati ne sian per tutta Italia morti
Come de capitani bisogna hora
chel Re di Francia al campo suo proveggia
cosi Marsilio & Agramante allhora
per dar buon reggimento alla sua greggia
da i luochi dove il verno fe dimora
vuol ch in campagna all ordine si veggia
perche vedendo ove bisogno sia:
guida & governo ad ogni schiera dia
Marsilio prima: & poi fece Agramante
passar la gente sua schiera per schiera
li Cathalani a tutti gli altri inante
di Doriphebo van con la bandiera
dopo vien senza il suo Re Folvirante:
che per man di Rinaldo gia morto era:
la gente di Navarra: & il Re Hispano
halle dato Isolier per capitano
Balugante del popul di Leone
Grandonio cura de li Algarbi piglia
el fratel di Marsilio Falsirone
ha seco armata la minor castiglia
seguon di Madarasso il gonfalone
quei che lasciato han Malaga & Siviglia
dal mar di Gade a Cordova feconda
le verdi ripe ovunque il Bethy inonda
Stordilano & Tesira et Baricondo
lun dopo laltro mostra la sua gente
Granata al primo Ulispona al secondo
e Maiorica al terzo ubidiente
fe Portugal: tolto Larbin dal mondo:
suo Re Tesira: di Larbin parente
poi vien Gallitia: che sua guida in vece
di Maricoldo: Serpentino fece
Quei di tolledo & quei di Calatrava
di chebbe Sinagon gia la bandiera
con tutta quella gente che si lava
in Guadiana: & bee de la rivera
laudace Matalista governava
lui segue Bianzardino: e in una schiera
di Avila havea le genti et di Piagenza
di Salamanca & Zamora & Palenza
Di quei di Saragosa & de la corte
del Re Marsilio ha Ferrau il governo
tutta la gente e ben armata et forte
in questi e Malgarino & Balinverno
Marzarise & Morgante ch una sorte
havea fatto habitar paese externo
che poi che i regni lor: lor furon tolti
Marsilio in Spagna havea tutti raccolti
In questa e di Marsiglio il gran Bastardo
Follicon dAlmeria con Doriconte
Bavarte & Largalisa & Analardo
& Archidante il Sagontino conte
& Lamirante & Langhiran gagliardo
& Malagur chavea lastutie pronte
& altri & altri: di quai penso dove
tempo sera: di far veder le pruove
Poi che passo lo exercito di Spagna
con bella mostra inanzi il Re Agramante
con la sua squadra apparve alla campagna
il Re dOran che quasi era gigante
laltra che vien per Martasin si lagna
il qual morto le fu da Bradamante
& si duol ch una femina si vanti
d havere ucciso il Re de Garamanti
Segue la terza schiera di Marmonda
che Argosto morto abbandono in Guascogna
a questa un capo come alla seconda
& come ancho alla quarta dar bisona
quantunque il Re Agramante non abonda
di capitani: pur ne finge & sogna
dunque Buraldo: Ormida: Arganio elesse
& capo & guida ad ogni stuol ne messe
Diede ad arganio quei di Lybicana
che piangean morto il negro Dudrinasso
guida Brunello i suoi di Tingitana
con viso nubiloso & ciglio basso
che poi che ne la selva: non lontana
dal castel chebbe Athlante in cima al sasso:
gli fu tolto lannel da Bradamante:
caduto era indisgratia al Re Agramante
E sel fratel di Ferrau Isoliero
ch al arbore legato ritrovollo
non facea fede inanzi al Re del vero
havrebbe dato in su le forche un crollo
muto a prieghi di molti il Re pensiero
gia havendo fatto porgli il laccio al collo
gli lo fece levar: ma riserbarlo
pel primo error: che poi giuro impiccarlo
Si che havea causa di venir Brunello
col viso mesto & con la testa china
seguia poi Farurante: & drieto a quello
eran cavalli & fanti di Maurina
venia Libanio appresso il Re Novello
la gente era con lui di Constantina
perho che la condutta e il scettro doro
gli ha dato il Re che fu di Pinadoro
Con la gente dHesperia Soridano
et Dorilon vien con quei di Setta
ne vien coi Nasamoni Puliano
quelli d Amonia il Re Agricalte affretta
Malabuferso quelli di Fizano
da Finadurro e laltra squadra retta
che di Canaria viene & di Marocco
Balastro ha quei che fur del Re Tardocco
Due squadre una di Mulga una d Arzilla
seguono: & questa ha il suo signor antico
quella n e priva: & perho il Re Sortilla
et diella a Corineo suo fido amico
et cosi de la gente d Almansilla
chavea Tanfirione fe Re Caico
die quella di Getulia a Rimedonte
poi vien con quei di Cosca Balinfronte
Quella altra schiera e la gente di Bolga
suo Re e Clarindo: & gia fu Mirabaldo
vien Baliverzo: il qual vuo che tu tolga
di tutto il gregge pel maggior ribaldo
non credo in tutto il campo si disciolga
bandiera chabbia exercito piu saldo
de laltra con che segue il Re Sobrino
ne piu di lui prudente saracino
Quel di Bella marina: che Gualciotto
solea guidare: hor guida il Re d Algeri
Rodomonte & di Sarza: che condotto
di nuovo havea pedoni & cavallieri
che mentre il Sol fu nubiloso sotto
el gran Centauro: e i corni horridi & fieri
fu in Aphrica mandato da Agramante
onde venuto era tre giorni inante
Non havea il campo dAphrica piu forte
ne saracin piu audace di costui
& piu temean le Parigine porte:
& havean piu cagion di temer lui:
che Marsilio Agramante & la gran corte
chavea seguito in Francia questi dui
& piu dogni altro che facesse mostra
era nimico de la fede nostra
Vien Prusione il Re de lAlvaracchie
poi quel de la zumara Dardinello
non so s habbiano o nottole o cornacchie
o altro manco & importuno augello
che da li tetti o da li arbori gracchie
futuro mal: predetto a questo e a quello
che fissa in ciel nel di seguente e lhora
che luno et laltro in la battaglia mora
In campo non haveano altri a venire
che quei di Tremisenne & di Noritia
ne si vedea alla mostra comparire
il segno lor: ne dar di se notitia
stava Agramante & non sapea che dire
ne che pensar di questa lor pigritia
fin che del Re di Tremisen condutto
un scudier non gli fu: che narro il tutto
Et del Re Alzirdo & del Re Manilardo
che con molti de suoi giaceano al campo
Signor (dissegli) il cavallier gagliardo
ch ucciso ha i nostri: ucciso havria il tuo campo
se fusse stato a torsi via piu tardo
di me: che a pena anchor cosi ne scampo
fa quel de cavallieri & de pedoni
chel lupo fa di capre & di montoni
Era venuto pochi giorni inante
nel campo del Re dAphrica un Signore
ne in Ponente era: ne in tutto Levante
di piu forza di lui: ne di piu core
gli facea grande honor il Re Agramante
per esser costui figlio & successore
in Tartaria del Re Agrican gagliardo
suo nome era il feroce Mandricardo
Per molti chiari gesti era famoso
& di sua fama tutto il mondo empia
ma lo facea piu daltro glorioso
che al castel de la fata di Soria
lusbergo havea acquistato luminoso
ch Hettor Troian porto mille anni pria
per strana & formidabile aventura
chel ragionarne pur mette paura
Trovandosi costui dunque presente
a quel parlar: alzo lardita faccia
& se dispose andare immantinente
per trovar quel guerrier dietro alla traccia
ritenne occulto il suo pensier in mente
o sia perche dalcun stima non faccia
o perche tema sel pensier palesa
ch unaltro inanzi a lui pigli limpresa
A quel scudier fe dimandar come era
la sopravesta di quel cavalliero
colui rispose quella e tutta nera
et nero il scudo: & non ha alcun cimiero
& fu Signor la sua risposta vera
perche lasciato Orlando havea il quartiero
che come dentro lanimo era in doglia
cosi imbrunir di fuor volse la spoglia
Marsilio a Mandricardo havea donato
un destrier baio a scorza di castagna
con gambe & chiome nere: & era nato
di Frisa madre: & di caval di Spagna
sopra vi salta Mandricardo armato
& galoppando va per la campagna
& giura non tornare a quelle schiere
se non truova il campion da larme nere
Molti scontro de la paurosa gente
che da le man dOrlando era fuggita
chi del figliuol chi del fratel dolente
che nanzi a gliocchi suoi perde la vita
anchora la codarda et trista mente
ne la pallida faccia era sculpita
anchor per la paura che havuto hanno
pallidi muti: & insensati vanno
Sprezzando lor: giunse laltiero: dove
crudel spettacolo hebbe: & inhumano
ma testimonio alle mirabil pruove
che fur raconte inanzi al Re Aphricano
hor mira questi hor quelli morti: & muove
& vuol le piaghe misurar con mano
mosso da strana invidia chegli porta
al cavallier chavea la gente morta
Come lupo o mastin ch ultimo giugne
al bue lasciato morto da villani
che truova sol le corna lossa et lugne
del resto son sfamati augelli & cani
riguarda in vano il teschio che non ugne
cosi fa il crudel Barbaro in que piani
per duol biastemia: & mostra invidia immensa
che venne tardi a cosi ricca mensa
Quel giorno et mezo laltro segue incerto
il cavallier dal negro: & ne dimanda
ecco vede un pratel d ombre coperto
che si dun alto fiume si ghirlanda
che lascia a pena un breve spatio aperto
dove lacqua si torce ad altra banda
un simil luogo con girevole onda
sotto Ocricoli il Tevere circonda
Dove intrar si potea coll arme indosso
stavano molti cavallieri armati
chiede il pagan chi li havea in stuol si grosso
& a che effetto insieme ragunati
gli fe risposta il Capitano: mosso
dal signoril sembiante: et da fregiati
doro & di gemme arnesi di gran pregio:
che lo mostravan cavallier egregio
Dal nostro Re siam (disse) di Granata
chiamati in compagnia de la figliuola
laquale al Re di Sarza ha maritata
ben che di cio la fama anchor non vola
come appresso alla sera racchetata
la cicaletta sia: chor s ode sola
dinanzi al padre fra le Hispane torme
la condurremo: intanto ella si dorme
Colui che tutto il mondo vilipende
disegna di veder presto la pruova
se quella gente bene: o mal difende
la donna alla cui guardia si ritruova
disse: costei per quanto se ne intende
e bella: & di saperlo hora mi giova
allei mi mena: o falla qui venire
ch altrove mi convien subito gire
Esser per certo dei pazzo solenne
rispose il Granatin: ne piu gli disse
ma il Tartaro a ferir tosto lo venne
con lhasta bassa: e il petto gli traffisse
che la corazza il colpo non sostenne
& forza fu che morto in terra gisse
lhasta ricovra il figlio d Agricane
perche altro da ferir non gli rimane
Non porta spada ne baston: che quando
larme acquisto che fur dHettor Troiano
perche trovo che lor mancava il brando
gli convenne giurar (ne giuro in vano)
che sin che non togliea quella dOrlando
mai non porrebbe ad altra spada mano
Durindana che Almonte hebbe in gran stima
e Orlando hor porta: Hettor portava prima
Grande e lardir del Tartaro che vada
con disvantaggio tal contra coloro
gridando chi mi vuol vietar la strada?
& con la lancia si caccio tra loro
chi lhasta abbassa: & chi tra fuor la spada
chi tira larco: & dognintorno foro
egli ne fece morire una frotta
prima che la sua lancia fusse rotta
Rotta che la vide: il gran troncone
che resta intero: ad ambe mano afferra:
& fa morir con quel tante persone
che non fu vista mai piu crudel guerra
come tra Philistei lhebreo Sansone
con la mascella che levo di terra
scudi spezza: elmi schiaccia: e un colpo spesso
spegne i cavalli ai cavallieri appresso
Correno a morte que miseri a gara
ne perche cada lun: laltro andar cessa
che la maniera del morire: amara
lor par piu assai: che non e morte istessa
patir non ponno che la vita cara
tolta lor sia da un pezzo d hasta fessa
& siano sotto le picchiate strane
a morir giunti: come biscie o rane
Ma poi che: a spese lor: si furo accorti
che male in ogni guisa era morire
sendo gia presso alli duo terzi morti
tutto lo avanzo comincio a fuggire
come del proprio haver via se gli porti
il Saracin crudel non puo patire
che alcun di quella turba sbigottita
da lui partir si debbia colla vita
Come in palude asciutta dura poco
stridula canna: o in campo arrida stoppia
contra il soffio di Borea: & contra il fuoco
chel cauto agricultor insieme accoppia
quando la vagga fiamma occupa il loco
& scorre per li solchi: & stride: & scoppia
cosi costor: contra la furia accesa
di Mandricardo: fan poca difesa
Poscia ch egli restar vide lintrata
che mal guardata fu senza custode
per la via che dinuovo era segnata
na lherba: e al suon de li ramarchi ch ode
viene a veder la Donna di Granata
se di belezza e pare alle sue lode
passa tra i corpi de la gente morta
dove gli da: torcendo il fiume: porta
E Doralice in mezo il prato vede
(che cosi nome la donzella havea)
la qual suffolta da lantico piede
d un frassino silvestre: si dolea
il pianto come un rivo che succede
di viva vena: nel bel sen cadea
& nel bel viso si vedea ch insieme
de laltrui mal si duole: & del suo seme
Crebbe il timor come venir lo vide
di sangue brutto et con faccia empia e oscura
el grido sin al ciel laria divide
di se & de la sua gente per paura
che oltra i cavallier vi erano guide
che de la bella Infante haveano cura
maturi vecchi: e assai donne & donzelle
del regno di Granata: & le piu belle
Come il Tartaro vede quel bel viso
che non ha paragone in tutta Spagna
& cha nel pianto (hor ch esser de nel riso?
tesa d amor la inestricabil ragna
non sa se vive o in terra o in paradiso
ne de la sua vittoria altro guadagna
se non che in man de la sua prigioniera
si da prigion ne vede in che maniera
Allei perho non si concede tanto
che del travaglio suo le doni il frutto
benche piangendo ella dimostri: quanto
possa donna mostrar dolore & lutto
egli sperando volgerle quel pianto
in summo gaudio: era disposto al tutto
menarla seco: & sopra un bianco ubino
montar la fece: & torno al suo camino
Donne & donzelle & vecchi & altra gente
ch eran con lei venuti di Granata
tutti licentio benignamente
dicendo: assai di me fia accompagnata
io mastro: io balia: io le sero sergente
in tutti i suoi bisogni: a dio brigata
cosi non gli possendo far riparo
piangendo & suspirando se ne andaro
Tra lor dicendo: quanto doloroso
ne sera il patre come il caso intenda
quanta ira: quanto duol ne havra il suo sposo
o come ne fara vendetta horrenda
deh perche a tempo tanto bisognoso
non e qui presso: a far che costui renda
il sangue illustre del Re Stordilano
prima che se o porti piu lontano
De la gran preda il Tartaro contento
che fortuna & valor gli ha posta inanzi
di trovar quel dal negro vesimento
non par chabbia la fretta chavea dianzi
correva dianzi: hor vien adagio & lento
& pensa tutta via dove si stanzi
dove ritruovi alcun commodo loco
per exhalar tanto amoroso fuoco
Tuttavolta conforta Doralice
chavea di pianto & gliocchi e il viso molle
compone & finge molte cose: et dice
che per fama gran tempo ben le volle
et che la patria e il suo regno felice
chel nome di grandezza aglialtri tolle
lascio: non per veder Spagna ne Francia
ma sol per contemplar sua bella guancia
Se per amar lhuom debbe esser amato
merito il vostro amor: ch v ho amato io
se per stirpe: di me chi e meglio nato?
chel possente Agrican fu il padre mio
se per richezza: quale ha maggior stato?
che di dominio io cedo solo a Dio
se per valor: credo hoggi haver experto
ch essere amato per valore io merto
Queste parole et altre assai: che Amore
a Mandricardo di sua bocca ditta
van dolcemente a consolare il core
de la Donzella di paura afflitta
il timor cessa: et poi cessa il dolore
che le havea quasi lanima trafitta
ella commincia con piu patienza
a dar piu grata al suo amator udienza
Poi con risposte piu benigne molto
a mostrarsegli affabile et cortese
et non negargli di fermar nel volto
talhor le luci di pietade accese
onde lamante che dal stral fu colto
altre volte dAmor: certezza prese
non che speranza: che ladonna bella
non gli seria sempre al desir ribella
Con questa compagnia lieto et gioioso
che si gli satisfa si gli diletta
essendo presso all hora ch a riposo
la fredda notte ogni animal alletta
vedendo il Sol gia basso et mezo ascoso
commincio a cavalcar con maggior fretta
tanto che udi sonar zuffoli et canne
et vide poi fumar ville et capanne
Erano pastorali alloggiamenti
miglior stanza et piu commoda che bella
quivi el guardian cortese de li armenti
honoro il Cavalliero & la Donzella
tanto che si chiamar da lui contenti
che non pur le cittadi & le castella
ma li tugurii anchora & li fenili
han qualche volta gli huomini gentili
Che fusse fatto poi la notte al scuro
tra Doralice e il figlio dAgricane
a punto racontar non massicuro
si ch al giudicio di ciascun rimane
ben v era indicio che d accordo furo
che si levaro allegri la dimane
et Doralice ringratio il pastore
che nel suo albergo le havea fatto honore
Indi d uno in un altro luogo errando
si ritruovaro al fin sopra un bel fiume
che con silentio al mar va declinando
et se vada o si stia mal si presume
limpido & chiaro si: che in lui mirando
senza contesa al fondo porta il lume
in ripa quello a una fresca ombra et bella
trovar dui cavallieri e una donzella
Hor lalta fantasia: che un sentier solo
non vuol chi segua ognhor: quindi mi guida
et mi ritorrna ove il Moresco stuolo
assorda Francia di rumor & grida
d intorno il padiglione in che il figliuolo
del Re Troiano il santo Imperio sfida
& Rodomonte audace se gli vanta
arder Parigi: & spianar Roma santa
Venuto ad Agramante era all orecchio
che gia lInglesi havean passato il mare
perho Marsilio e il Re del Garbo vecchio
et gli altri capitan fece chiamare
consiglian tutti a far grande apparecchio
si che Parigi possino expugnare
ponno esser certi che piu non se expugna
se nol fan prima che lo aiuto giugna
Gia scale innumerabili per questo
da luoghi intorno havea fatto raccorre
trave & graticci & vimine contesto
che lo poteano a diversi usi porre
& navi & ponti: & piu facea chel resto
il primo et secondo ordine disporre
a dar lassalto: & egli vuol venire
tra quei che la citta denno assalire
L Imperatore il di chel di precesse
la battaglia: fe dentro a Parigi
per tutto celebrare uffici: & messe
a preti: a frati: bianchi: neri: & bigi
& le gente che dianzi eran consesse
& di man tolte all inimici stygi
tutti communicar non altrimente
chavessino a morire il di seguente
Et egli tra baroni & paladini
principi: & oratori: al maggior tempio
con gran religione alli divini
atti intervenne: & ne die a glialtri exempio
con le man giunte: e gliocchi al ciel supini
disse: Signor ben che io sia iniquo & empio
non voglia tua bonta per mio fallire
che tuo popul fedele habbia a patire
Et se gli e tuo voler chegli patisca
& chabbia il nostro error degni supplici
almen la punition si differisca
si che per man non sia de tuoi nemici
che quando lor di uccider noi sortisca
che nome havemo pur d esser tuo amici
li pagani diran che nulla puoi
che perir lasci i partigiani tuoi
Et per un che ti sia fatto ribelle
cento ti si faran per tutto il mondo
tal che la legge falsa di Babele
cacciera la tua fede & porra al fondo
difende queste genti che son quelle
che l tuo sepulchro hanno purgato & mondo
da brutti cani: & la tua santa Chiesa
con li vicarii tuoi spesso difesa
So che i meriti nostri atti non sono
a satisfare il debito d una oncia
ne devemo sperar da te perdono
se riguardamo a nostra vita sconcia
ma se vi giugni di tua gratia il dono
nostra ragion sia raguagliata & concia
ne il tuo soccorso disperar possiamo
qualhor di tua pieta ci ricordiamo
Cosi dicea lImperator devoto
con humiltade & contrition di core
giunse altri prieghi & convenevol voto
al gran bisogno o all alto suo splendore
non fu il caldo pregar d effetto voto
perho chel Genio suo lAngel migliore
tolse li prieghi & spiego al ciel le penne
& a narrarli al Salvator li venne
E furo altri infiniti in quello instante
da tali messaggier portati a Dio
che come li ascoltar lanime sante
dipinte di pietra nel viso pio
tutti miraro il sempiterno amante
& gli mostraro il commun lor disio
che la giusta oration fusse exaudita
del populo christian che chiedea aita
Et la bonta ineffabile: ch in vano
non fu pregata mai da cor fedele:
leva gli occhi pietosi: & fa con mano
cenno: che vegna a se lAngel Michele
va (gli disse) allexercito Christiano
che dianzi in Picardia calo le vele
& al mur di Parigi lo appresenta
ch el campo saracin non se ne senta
Truova prima il Silentio: & da mia parte
gli di: che teco a questa impresa vegna
ch egli ben vi sapra con ottima arte
proveder cio che proveder convegna
fornito questo: subito va in parte
dove il suo seggio la Discordia tegna
dille che lesca e il fucil seco prenda
& nel campo de Mori il fuoco accenda
Et tra quei che vi son detti piu forti
sparga tante zizanie & tante liti
che combattano insieme: & altri morti
altri ne sieno presi: altri feriti
& fuor del campo alcuni il sdegno porti
si che il suo Re poco di lor se aiti
non replica a tal detto altra parola
el benedetto Augel: ma dal ciel vola
Dovunque drizza Michel Angel lale
fuggon le nubi: & torna il ciel sereno
gli gira intorno un auro cerchio: quale
veggian di notte lampeggiar baleno
seco pensa tra via dove si cale
el celeste Corrier per fallir meno
a trovar quel nemico di parole
a cui la prima commission far vuole
Vien scorrendo ove egli habiti: ove egli usi
& se accordaro in fin tutti i pensieri
che de frati et de monachi rinchiusi
lo puo trovare in chiese et monasteri
dove sono i parlari in modo exclusi
chel Silentio: ove cantano i salteri
ove dormeno: ove hanno la piatanza
et finalmente e scritto in ogni stanza
Credendo quivi ritruovarlo: mosse
con maggior fretta le dorate penne
et di veder ch anchor Pace vi fosse
Quiete et Charita sicuro tenne
ma da la opinion sua ritrovosse
tosto ingannato: che nel chiostro venne
non e Silentio quivi: et gli fu ditto
che non vi habita piu: se non in scritto
Ne Pieta: ne Quiete: ne humiltade
ne quivi Amor: ne quivi Pace mira
ben vi fur gia: ma ne lantiqua etade
che le cacciar: Gola: Avaritia: et Ira
Superbia: Invidia: Inertia: et Crudelade
di tanta novita lAngel se ammira
nel volersi partir: guardo in la schiera
et vide ch ancho la Discordia vi era
Quella che gli havea detta il Patre eterno
dopo il Silentio: che trovar dovesse
pensato havea di far la via dAverno
che si credea che tra dannati stesse
et ritrovolla in questo nuovo inferno
(chil crederia?) tra santi ufficii et messe
non piace gia a Michel ch ella vi sia
se ben gli tol di cercar lei gran via
La connobbe al vestir di color cento
fatto a liste inequali et infinite
chor la coprono hor non: che i passi e il vento
le volgono qua et la: ch eran sdrucite
li crini havea chi doro et chi dariento
chi negro: e insieme haver pareano lite
et chi in treccia et ch in nastro havea raccolti
altri alle spalle: altri nel petto sciolti
Havea di citationi & di libelli
piene la mani: et di rescrirti: quali
dianzi con disfattion de poverelli
mandava un capo torto a tribunali
che credo se nasciuto fusse a quelli
tempi: come poi fece a nostri mali
stato seria tra li compagni brutti
de la Discordia: & il peggior di tutti
La chiama a se Michele: & le commanda
che tra i piu forti saracini scenda
truovi cagion: che lor con memoranda
strage & ruina: insieme a lite accenda
poi del Silentio nuova le dimanda
facilmente esser puo ch essa ne intenda
si come quella che accendendo fuochi
di qua & di la va per diversi lochi
Rispose la Discordia io non ho a mente
in alcun loco haverlo mai veduto
udito lho ben nominar sovente
et molto commendarlo per astuto
ma la Fraude una qui di nostra gente
che compagnia tal volta gli ha tenuto
penso che dir te ne sapra novella
et verso una alzo il dito: & disse e quella
Havea piacevol viso: habito honesto
un humil volger d occhi: un andar grave
un parlar si bengino & si modesto
che parea Gabriel che dicesse ave
era brutta & deforme in tutto il resto
mal nascondea queste fattezze prave
con lungo habito & largo: & sotto quello
attosicato havea sempre il coltello
Dimanda a costei lAngelo: che via
debba tener: si chel Silentio truove
disse la Fraude: gia costui solia
fra virtudi habitare & non altrove
con quei di Benedetto & quei dHelia
ne le badie quando erno anchor nuove
fece in le scole assai de le sua vita
al tempo di Pythagora & dArchyta
Mancati quei Philosophi & quei santi
che lo solean tener pel camin ritto
da li buoni costumi chavea inanti
fece alle sceleraggini traghitto
commincio andar la notte con li amanti
indi coi ladri: & fare ogni delitto
molto col Tradimento egli dimora
veduto lho con lHomicidio anchora
Con quei che falsan le monete ha usanza
di ripararsi in qualche buca scura
muta si spesso egli compagni et stanza
chel ritruovarlo ti seria ventura
ma pur ho d insegnartelo speranza
se di arrivare a meza notte hai cura
alla casa del Sonno: senza fallo
potrai (che quivi dorme) ritrovallo
Ben che soglia la Fraude esser bugiarda
pur e tanto il suo dir simile al vero
che lAngelo le crede: indi non tarda
a volarsene fuor del monastero
tempra il batter de lale: & studia et guarda
giungere in tempo al fin del suo sentiero
ch alla casa del Sonno (che ben dove
era sapea) questo Silentio truove
Giace in Arabia una valletta amena
lontana da cittadi et da villaggi
ch allombra di duo monti e tutta piena
dAntiqui Abeti: & di robusti Faggi
il Sole indarno il chiaro di vi mena
che non vi puo mai penetrar coi raggi
si gli e la via da spessi rami tronca
et quivi entra sotterra una spelonca
Sotto la negra selva una capace
et spatiosa grotta entra nel sasso
di cui la fronte lHedera seguace
tutta aggirando va con storto passo
in questo albergo il grave Sonno giace
lOcio da un canto corpulento & grasso
da laltro la Pigritia in terra siede
che non puo andare: & mal reggersi in piede
Et smemorato Oblio sta su la porta
non lascia intrar: ne riconnosce alcuno
non ascolta ambasciata ne riporta
et parimente tien cacciato ognuno
el Silentio va intorno: & fa la scorta:
ha le scarpe di feltro: e il mantel bruno
et a quanti ne incontra di lontano
che non debban venir cenna con mano
Se gli accosta all orecchio: et pianamente
lAngel gli dice: Dio vuol che tu guidi
a Parigi Rinaldo con la gente
che per dar mena al suo Signor sussidi
ma che lo facci tanto chetamente
ch alcun de saracin non oda i gridi
si che piu presto che ritruovi il calle
la fama d avisar: gli habbia alle spalle
Altrimente il Silentio non rispose
che del capo: accennando che faria
& drieto ubidiente se gli pose
& furo al primo volo in Picardia
Michel mosse le squadre coraggiose
& fe lor breve un gran tratto di via
si che in un di a Parigi le condusse
ne alcun se avide che miracol fusse
Discorreva il Silentio tutta volta
et dinanzi alle squadre & dognintorno
facea girare un alta nebbia in volta
et era bello in laltre parti il giorno
& non lasciava questa nebbia folta
che si udisse di fuor tromba ne corno
poi ne ando tra pagani & meno seco
un non so che: ch ognun fe sordo et cieco
Mentre Rinaldo in tal fretta venia
che ben parea da lAngelo condotto
& con silentio tal: che non se udia
nel campo saracin farsene motto
el Re Agramante havea la fanteria
messo ne borghi di Parigi: & sotto
le minacciate mura in su la fossa
per far quel di lestremo di sua possa
Chi puo contar lexercito che mosso
questo di contra Carlo ha il Re Agramante
contera anchora in su lombroso dosso
del silvoso Apennin tutte le piante
dira quante onde quando e il mar piu grosso
bagnano i piedi al mauritano Athlante
& per quant occhi il ciel le furtive opre
de gli amatori a meza notte scopre
Le campane si sentono a martello
di spessi colpi et spaventosi tocche
si vede molto in questo tempio e in quello
alzar di mano & dimenar di bocche
sel thesoro paresse a Dio si bello
come alle nostre openioni sciocche
questo era il di chel santo Consistoro
fatto havria in terra ogni sua statua doro
S odon ramaricare i vecchi giusti
che si erano serbati in quelli affanni
et nominar felici i sacri busti
composti in terra gia molti et molt anni
ma glianimosi gioveni robusti
che miran poco i lor propinqui danni
sprezzando le ragion de piu maturi
di qua di la vanno correndo a muri
Quivi erano Baroni et Paladini
Re: Duci: Cavallier: Marchesi: et Conti:
Soldati forestieri: et cittadini
per Christo e pel suo honor a morir pronti
che per uscir adosso ai Saracini
pregan lImperator ch abbassi i ponti
gode egli di veder lamino audace
ma di lasciarli uscir non gli compiace
Et gli dispone in opportuni lochi
per divietare a i barbari la via
la si contenta che ne vadan pochi
qua non basta una grossa compagnia
alcuni han cura maneggiar li fuochi
le machine altri: ove bisogno sia
Carlo di qua di la non sta mai fermo
va soccorrendo: et fa per tutto schermo
Siede Parigi in una gran pianura
di Francia in lombilico: anzi nel core
da mezo giorno un fiume entra le mura
et corre et esce a tramontana fuore
ma fa una isola prima et vi assicura
de la citta una parte: et la migliore
laltre due (ch in tre parti e la gran terra)
di fuor la fossa et dentro il fiume serra
Alla citta che molte miglia gira
da molte parti si puo dar battaglia
ma sol da un canto il Re Agramante mira
chel campo suo mal volentier sbarraglia
tutto di la dal fiume lo ritira
verso Ponente: e vuol che quindi assaglia
perho che ne cittade ne campagna
ha dietro (se non sua) fin alla Spagna
Dovunque intorno il gran muro circonda
gran munitioni havea gia Carlo fatte
fortificando d argine ogni sponda
con scannafossi dentro: et case matte
onde entra ne la terra: onde esce londa
grossissime catene haveva tratte
ma fece piu ch altrove provedere
la dove havea piu causa di temere
Con occhi dArgo il figlio di Pipino
previde ove assalir dovea Agramante
et non fece disegno il Saracino
a cui non fusse riparato inante
con Ferrau: Isoliero: et Serpentino
con Falsiron: Grandonio: et Balugante
et con cio che di Spagna havea menato
resto Marsiglio in la campagna armato
Sobrin gli era a man mancain ripa a Senna
con Pulian: con Dardinel dAlmonte
col Re dOran ch esser gigante accenna
lungo sei braccia dai piedi alla fronte
deh perche a mover men sono io la penna
che quelle genti a muover larme pronte
chel Re di Sarza pien d ira & di sdegno
grida & biastemia: & non puo star piu a segno
Come assalire: o vasi patorali
o le dolce reliquie de convivi
soglion con rauco suon di stridule ali
le impronte mosche a caldi giorni estivi
o come vanno a rosseggianti pali
di mature uve i Storni: cosi quivi
empiendo il ciel di grida & di rumori
se ne veniano a dar lassalto i Mori
L exercito Christian sopra le mura
con spade: & lancie: & scure: & petre: & fuoco
difende la citta senza paura
e il Barbarico orgoglio estima poco
& dove Morte uno & un altro fura
non e chi per vilta ricusi il luoco
tornano i saracin giu ne le fosse
a furia di ferite & di percosse
Non ferro solamente vi se adopra
ma grossi massi: & merli integri & saldi
& li muri spiccati con molt opra
tetti di torre: & gran pezzi di spaldi
lacque bollenti che vengon di sopra
portano a Mori insupportabil caldi
& male a questa pioggia si resiste
ch entra per glielmi & fa acciecar le viste
E questa piu nocea chel ferro quasi
hor che de far la nebbia de calcine?
hor che doveano far li ardenti vasi?
pieni di Zolfi: peci: & trementine
li cerchi in munition non son rimasi
che dognintorno hanno di fiamma il crine
questi scagliati per diverse bande
mettono a Saracini aspre ghirlande
In tanto il Re di Sarza havea cacciato
sotto le mura la schiera seconda
da Buraldo da Ormida accompagnato
quel Garamante: & questo di Marmonda
Clarindo & Soridan gli sono allato
ne par chel Re di Setta si nasconda
segue il Re di Marocco: & quel di Cosca
ciascun perche il valor suo si connosca
Ne la bandiera ch e tutta vermiglia
Rodomonte di Sarza il Leon spiega
che la feroce bocca ad una briglia
che gli pon la sua donna: aprir non niega
al Leon se medesimo assimiglia
& per la donna che lo frena & lega
la bella Doralice ha figurata
figlia di Stordilan Re di Granata
Quella che tolto havea (come io narrava)
Re Mandricardo (& dissi & dove e a cui)
era costei che Rodomonte amava
piu ch el suo regno: & piu che gliocchi sui
& cortesia et valor per lei mostrava
non gia sapendo ch era in forza altrui
se saputo lhavesse allhora allhora
fatto havria quel: che fe quel giorno anchora
Sono appoggiate a un tempo mille scale
che non han men di dua per ogni grado
singe il secondo quel ch inanzi sale
chel terzo lui montar fa suo mal grado
chi er virtu chi per paura vale
convien ch ognun per forza entri nel guado
che qualunche se adagia: il Re dAlgere
Rodomonte crudele uccide o fere
Ognun dunque si sforza di salire
tra il fuoco et le ruine in su le mura
ma tutti glialtri guardano se aprire
veggiano passo: ove sia poca cura
sol Rodomonte sprezza di venire
se non dove la via meno e sicura
dove nel caso disperato & rio
gli altri fan voti: egli biastemmia Idio
Armato era dun forte & duro usbergo
che fu di drago una scagliosa pelle
di questo gia si cinse il petto e il tergo
quello Avol suo che edifico Babele
et si penso cacciar de laureo albergo
& torre a Dio il governo de le stelle
la spada il scudo & fe lelmo perfetto
far tutto a un tempo: & solo a questo effetto
Rodomonte non gia men di Nembrotte
indomito superbo & furibondo
che d ire al ciel non tarderebbe a notte
quando la strada si trovasse al mondo
quivi non mira dove intere o rotte
sieno le mura: o s habbia lacqua fondo
passa la fossa: anzi la corre et vola
nel acqua et nel pantan sin alla gola
Di fango brutto et molle d acqua: vanne
tra il fuoco ei sassi et gli archi & le balestre
come andar suol tra le palustri canne
de la acquosa Mallea porco silvestre
che col petto col ceffo & con le zanne
fa dovunque si volge ample finestre
col scudo in capo il Saracin sicuro
ne vien sprezzando il ciel: non che qual muro
Non fu si presto al asciutto Rodomonte
che giunto si senti su le bertresche
che dentro alla muraglia facean ponte
capace & largo alle squadre Francesche
hor si vede spezzar piu d una fronte
far chieriche maggior de le fratesche
braccia et capi volare: & ne la fossa
cader da muri una fiumana rossa
Getta il Pagano il scudo: e a duo man prende
la crudel spada: et giunge il Duca Arnolfo
costui venia di la dove discende
lacqua del Rheno nel salato golfo
quel miser contra lui non se difende
meglio che faccia contra il fuoco zolfo
& cade in terra: et da ultimo crollo
dal capo fesso un palmo sotto il collo
Uccise di rovescio in una volta
Anselmo: Oldrado: Spineloccio: e Prando
il luogo stretto & la gran turba folta
fece girar si pienamente il brando
fu la prima metade a Fiandra tolta
laltra scemata al populo Normando
divise appresso da la fronte al petto
& indi al ventre: il Maganzese Orghetto
Getta da merli Andropono et Moschino
giu ne la fossa: il primo e sacerdote
non adora il secondo altro chel vino
& le bigonce a un sorso ha spesso vuote
come veneno & sangue viperino:
lacque fugia quanto fuggir si puote
more il la fossa: & quel che piu lannoia
e di veder ch in lacqua se ne muoia
Taglio in due parti il Provenzal Luigi
& passo il petto al Tolosano Arnaldo
di Torse Oberto: Claudio: Ugo: e Dionigi
mandaro il spirto fuor col sangue caldo
& presso a questi: quattro da Parigi
Gualtiero: Satallone: Odo: & Ambaldo
& altri molti: & io non saprei come
di tutti nominar la patria e il nome
La turba dietro a Rodomonte presta
le scale appoggia: & monta in piu dun loco
quivi non fanno i Parigin piu testa
che la prima difesa lor val poco
fan ben che agli nemici assai piu resta
dentro da fare: & non lhavran da giuoco
perche tra il muro & largine fecondo
discende il fosso horribile & profundo
Oltra che i nostri faccino difesa
dal basso all alto: et mostrino valore
nuova gente succede alla contesa
sopra lerta pendice interiore
che fa con lancie et con saette offesa
alla gran moltitudine di fuore
che credo ben che seria stata manco
se non la fusse il Re di Sarza al fianco
Egli questi conforta & quei riprende
e con voce: & con man nanzi li caccia
ad altri il petto: ad altri il capo fende
che per fuggir veggia voltar la faccia
molti ne spinge: et urta: alcuni prende
pei capelli: pel collo: & per le braccia
et sozopra la giu tanti ne getta
che quella fossa a capir tutti e stretta
Mentre il stuolo de Barbari se cala
anzi trabocca al periglioso fondo
& indi cerca per diversa scala
di salir sopra largine secondo
il Re di Sarza (come havesse una ala
per ciascun de suoi membri) levo il pondo
di si gran corpo: et con tante arme in dosso
et netto si lancio di la dal fosso
Poco era men di trenta piedi: o tanto
et egli il passo destro come un veltro
& fece nel cader strepito: quanto
sotto gli piedi havesse havuto il feltro
et a questo: & a quello affrappa il manto
come sien larme di tenero peltro
et non di ferro: anzi pur sien si scorza
tal la sua spada et tanta: e la sua forza
In questo tempo i nostri da chi tese
sono le insidie in la cava profonda
che v hanno secche vimini distese
intorno cui di molta pece abonda
ne perho alcuna si vede palese
ben chen e piena luna & laltra sponda
dal fondo cupo infino al orlo quasi
et senza fin vhanno appiattati vasi
Qual con salnitro: qual con oglio: quale
con zolfo: qual con altra simile esca
i nostri in questo tempo perche male
a Saracini il folle ardir riesca
ch eran nel fosso: & per diverse scale
credean montar su lultima bertresca
udito il segno da opportuni lochi
di qua e di la fenno avampare i fuochi
Torno la fiamma sparsa tutta in una
che tra una ripa & laltra ha il fosso pieno
& tanto ascande in alto: che alla Luna
puo da presso sciugar lhumido seno
sopra si volve oscura nebbia & bruna
chel Sole adombra: & spegne ogni sereno
sentesi un scoppio in un perpetuo suono
simile a un grande & spaventoso tuono
Aspro concerto horribile harmonia
d alte querele d ululi & di strida
de la misera gente che peria
nel fondo per cagion de la sua guida
istranamente concordar se udia
col fiero suon de la fiamma homicida
non piu Signor non piu di questo canto
ch io son gia rauco & vuo posarmi alquanto