CANTO .XIX.
nE fune intorto crederò che stringa
soma cosí, ne così legno chiodo
come la fe ch una bell alma cinga
del suo tenace indisolubil nodo
ne da li antiqui par che si dipinga
la santa Fe vestita in altro modo
che d un vel bianco che la copra tutta
ch un punto, un nevo, la potria far brutta
La fede unque non debbe esser corrotta
o data a un solo, o data insieme a mille,
e così in una selva, in una grotta,
lontano da cittá, castella, e ville,
come dinanzi a tribunali, in frotta
di testimoni, cedule, e postille,
senza giurare, o segno altro piu expresso
basti una volta che s habbi promesso
Quella servò come servar si debbe
in ogni impresa il cavallier Zerbino
e quivi dimostrò che conto n hebbe
quando si tolse dal proprio camino
per far compagnia a tal che piu glincrebbe
che saltro tanto o piu stato vicino
li fusse il basilisco, ma premea
quel che a Marphisa già promesso havea
Dissi di lui, che di vederla sotto
la scorta sua, tanto nel cor gli preme
che ne arrabbia di duol, ne le fa motto
e muti e taciturni andaro insieme
dissi che poi fu il lor silentio rotto
che volse al mezo dì le ruote estreme
il vago sol, da un cavallier errante
che in mezo del camin lor si fe inante
La vecchia che connobbe il cavalliero
ch era nomato Hermonide d Olanda
che per insegna havea nel scudo nero
attraversata una vermiglia banda
posto l orgoglio e quel sembiante altiero
humilmente a Zerbin si raccomanda
e gli racorda quel ch esso promise
quando Marphisa in man di lui la mise
Perche di lei nemico e di sua gente
era el guerrier che contra lor venia
ucciso ad essa havea il padre innocente
et un fratel che solo al mondo havia
e tutta volta far del rimanente
come de li altri il traditor disia
fin che alla guardia tua donna mi senti
(dicea Zerbin) non vuò che ti sgomenti
Come piu presso il cavallier si specchia
in quella faccia che si in odio gli era
o di combatter meco t apparecchia
gridò con voce minacciosa e fiera
o lascia la difesa de la vecchia
che di mia man secondo il merto pera
se combatti per lei rimarrai morto
che così aviene a chi s appiglia al torto
Zerbin cortesemente a lui risponde
che gli é desir di bassa e mala sorte
et a cavalleria non corrisponde
che cerchi dare ad una donna morte
se pur combatter vuol non si nasconde
ma che prima consideri, che importe
ch un cavallier come era egli gentile
voglia por mano in sangue feminile
Queste gli disse e piu parole in vano
e fu bisogno al fin venire a fatti
poi che preso a bastanza hebbon del piano
tornarsi incontra a tutta briglia ratti
non van si presto i razi fuor di mano
ch al tempo son de le allegrezze tratti
come andaron veloci i dui destrieri
ad incontrare insieme i cavallieri
Hermonide d Olanda segnò basso
che per passare il destro fianco attese
ma la sua debol lancia andò in fraccasso
ne la corazza di Zerbin si rese
non ferì il colpo di Zerbino in casso
ma ruppe il scudo e sì la spalla prese
che la forò da l uno all altro lato
e riversar fe Hermonide sul prato
Zerbin che si pensò d haverlo morto
n hebbe pietade e scese in terra presto
e l elmo gli levò del viso smorto
di che il spirto ne fu subito desto
poi che a seder fu il cavallier risorto
disse, signor el non mè già molesto
che da te vinto sia, che alli sembianti
mostri esser fior de cavallieri erranti
Dogliomi ben, che questo per cagione
d una femina perfida m aviene
a cui non sò come tu sia campione
che troppo al tuo valor si disconviene
e quando tu sapessi la cagione
che a vendicarmi di costei mi mene
havresti ognhor che rimembrassi affanno
d haver (per lei campar) fattomi danno
E se spirto a bastanza avrò nel petto
ch io possa dir (di che il contrario, temo)
io ti farò veder che in ogni effetto
scelerata è costei piu che in estremo
io hebbi già un fratel, che giovinetto
d Olanda si partì, donde noi semo
e si lece d Eradio cavalliero
che allhor tenea de Greci il summo impero
Quivi divenne intrinseco e fratello
d un cortese baron di quella corte
che nei confin di Servia havea un castello
di sito ameno e di muraglia forte
nomossi Argeo colui di ch io favello
di questa iniqua femina consorte
laquale egli amò sì, che passò il segno
che conveniasi a un huom come lui degno
Ma costei piu volubile che foglia
quando in l autonno e piu priva d humore
chel freddo vento li arbori ne spoglia
e le soffia dinanzi al suo furore
verso il marito cangiò presto voglia
che fisso qualche tempo hebbe nel core
e volse ogni pensiero ogni disio
d acquistar per amante il fratel mio
Ma ne sì saldo al impeto marino
l Acrocerauno d infamato nome
ne sta si duro contra Borea il pino
che rinovato ha piu di cento chiome
che quanto appar di fuor del scoglio alpino
tanto sotterra ha le radici come
il mio fratello a prieghi di costei
nido di tutti i vitii infandi e rei
Hor come aviene a un cavallier ardito
che cerca briga e la ritruova spesso
fu gravemente il mio fratel ferito
in una impresa, che gli accade appresso
a quel castel, dove senza altro invito
venia fusse o non fusse Argeo con esso
e dentro a quel per riposar fermosse
tanto che del suo mal libero fosse
Mentre che quivi si giacea, convenne
ch a certo suo bisogno andasse Argeo
presto questa sfacciata a tentar venne
el mio fratel, et a sua usanza feo
ma a quel fedel non oltra piu sostenne
haver ai fianchi un stimulo si reo
elesse per servar sua fede a pieno
di molti mal quel che gli parve meno
Trà molti mal gli parve elegger questo
lasciar d Argeo la intrinsichezza antiqua
lungi andar sì, che non sia manifesto
mai piu el suo nome alla femina iniqua
ben che duro gli fusse, era piu honesto
che satisfare a quella voglia obliqua,
o accusar la moglie al suo signore,
da cui fu amata a par del proprio core
Ne sano essendo anchor ne tutto infermo
l arme sue piglia e del castel si parte
e con animo và constante e fermo
mai piu di ritornare in quella parte
ma che gli val? che ogni difesa e schermo
gli fa debil fortuna, e la nuova arte
di questa falsa, ecco il marito intanto
vi sopraggiunge, e la ritruova in pianto
E scapigliata e con la faccia rossa
e le dimanda perche sia turbata
et ella al primo dir di nulla è mossa
e fa pregarsi piu d una fiata
pensando tuttavia come si possa
vendicar di colui che l hà lasciata
e ben convenne al suo mobile ingegno
senza mezo cangiar l amore in sdegno
Pur disse finalmente, a che nascondo
a te l error commesso in la tua absentia?
che quando anchora io il celi a tutto il mondo
celar nol posso alla mia conscientia
l alma che sente il suo peccato immondo
patisce dentro a se tal penitentia
ch avanza ogni altro corporal martire
che dar mi possa alcun del mio fallire
Quando fallir sia quel che si fa a forza
ma sia quel che si vuol, tu sappil ancho
poi con la spada da la immonda scorza
libera il spirto immaculato e bianco
e ne la eterna cecitade ammorza
le luci mie, che dopo il falso, almanco
tenerle basse ognhor non mi bisogni
e di ciascun ch io veggia io mi vergogni
El tuo compagno è quel che thà destrutto
l honor, che questo corpo ha violato
e perche teme ch io ti narri il tutto
hor si parte il villan senza commiato
in odio con quel dir gli hebbe ridutto
colui che piu d ognaltro gli fu grato
Argeo lo crede, et altro non aspetta
ma piglia l arme e và per far vendetta
E come quel chavea il paese noto
lo giunse che non fu troppo lontano
ch el mio fratello debile et egroto
senza suspetto alcun n andava piano
e brevemente in un luoco remoto
pose, per vendicarsene in lui mano
non truova il mio fratel scusa ch vaglia
ch in summa Argeo con lui vuol la battaglia
Era l un sano e pien di nuovo sdegno
infermo l altro, et all usanza amico
si chebbe il mio fratel poco ritegno
contra il compagno fattoli nemico
dunque Philandro di tal sorte indegno
(del sfortunato mio fratel ti dico)
ferito, e piu non sostenendo il peso
del armi, al fin fu dal compagno preso
Non piaccia a Dio, che me conduca a tale
il mio giusto furore el mio demerto
(gli disse Argeo) che mia sia homicidiale
di te ch amavo, e tu m amavi certo
ben che nel fin me lhai mostrato male
pur voglio a tutto il mondo far aperto
che come fui nel tempo del amore
così nel odio, son di te migliore
Per altro modo punirò il tuo fallo
che le mie man piu nel tuo sangue porre
così dicendo, fece sul cavallo
di verdi rami una bara comporre
e quasi morto in quella riportallo
dentro al castello in una chiusa torre
dove in perpetuo per punitione
condennò l innocente esser prigione
Non perhò ch altra cosa havesse manco
che la libertà prima del partire
perche nel resto come fusse franco
commandava e potea farsi ubedire
ma non essendo anchor l animo stanco
di questa fraudolente, ad exequire
la libidine sua, spesso veniva
alla prigion, che a suo piacere apriva
Movendo sempre al mio fratello assalti
e con maggior audacia che di prima
questa tua fedeltà (dicea) che valti
poi che perfidia per tutto se stima
o che triomphi gloriosi et alti
o che superbe spoglie, e preda opima
o che merito al fin te ne risulta
se come a traditore ognun t insulta
Quanto utilmente e con piu grande honore
m havresti dato quel che da te volli
di questo si ostinato tuo rigore
la gran mercè che tu guadagni, hor tolli
in prigion sei ne crederne uscir fuore
se la durezza tua prima non molli
ma quando mi compiaci io farò trama
di racquistarti e libertade e fama
Non non (dicea Philandro) haver mai spene
che non sia come suol mia vera fede
se ben contra ogni debito m aviene
ch io ne riporti si dura mercede
e di me creda il mondo o male o bene
basta che inanti a quel ch el tutto vede
e puommi ristorar di gratia eterna
chiara la mia innocentia se discerna
Se non basta ad Argeo tenermi preso
togliami anchor questa noiosa vita
forse che premio in ciel mi serà reso
de la buona opra qui poco gradita
forse egli, che da me se chiama offeso
quando serà questa anima partita
s avederà d havermi fatto torto
e piangerà il fedel compagno morto
Così piu volte la sfacciata donna
tenta Philandro e torna senza frutto
ma il cieco suo desir che non assonna
del scelerato amor traher construtto
cercando va piu dentro che la gonna
suoi vitii antiqui, e ne discorre il tutto
mille pensier fa d uno in altro modo
prima che fermi in alcun dessi il chiodo
Stette sei mesi che non messe piede
(si come facea prima) in la prigione
di che il miser Philandro e spera e crede
che costei piu non gli habbia affettione
ecco fortuna al mal propitia diede
a questa scelerata occasione
di poner fin con memorabil male
al suo cieco appetito irrationale
Antiqua nemicitia havea il marito
con un baron detto Morando el bello
ch en absentia d Argeo spesso era ardito
correrli solo in sin dentro il castello
ma s Argeo v era non tenea l invito
ne s accostava a diece miglia a quello
e per poterlo indur che vi venisse
d ire in Hierusalem per voto disse
Disse d andare, e se partì, che ognuno
lo vide, e fe di ciò sparger le grida
ne il suo pensier fuor che la moglie, alcuno
puotè saper, che sol di lei se fida
poi ritornò quando fu il ciel piu bruno
drento al castel, ne qui troppo s annida
ma con mutate insegne al nuovo albore
senza vederlo alcun, se n uscia fuore
Andava in questa e in quella parte errando
e volteggiando al suo castello intorno
pur per veder se credulo Morando
del suo partir volesse far ritorno
stava il dì tutto alla foresta, e quando
vedea nascoso in la marina el giorno
venia al castel, e per nascose porte
lo togliea dentro l infedel consorte
Crede ciascun, fuor che la iniqua moglie
che molte miglia Argeo lontan si trove,
dunque il tempo opportuno ella si coglie,
e al frate mio va con malitie nuove
e simulato sdegno, e dice, dove
(e con lachryme pronte alle sue voglie)
ohime dove potrò trovare aiuto
che in tutto lhonor mio non sia perduto
E col mio, quel del mio marito insieme
che se fusse egli qui non temerei
tu sai chi sia Morando, che non teme
(absente Argeo) ne li huomini ne i dei
esso sempre mi stimula e mi preme
con prieghi e doni, a quel che non farei
ne per esso giá mai ne per altrui
ben che per te d altro parer già fui
Hor chá inteso il partir del mio consorte
e sa che ritornar non dè si presto
hebbe hoggi audacia intrar ne la mia corte
senza altra scusa, e senza altro pretesto
come colui che se connosce forte
tra donne vili, e sò che di far questo
sendovi Argeo, non seria sol sicuro
ma non pur di lontan guardar il muro
E quel che già per messi ha ricercato
hoggi me l ha richiesto a fronte a fronte
con tanta audacia che gran dubbio è stato
de lo avenirmi dishonore et onte
e se non che parlar dolce gli hò usato
e finto le mie voglie alle sue pronte
seria a forza di quel stato rapace
che spera haver per mie parole in pace
Promesso gli hò, ma non per observarli
che fatto per timor nullo è il contratto
ma gli promessi sol, per divietarli
quel, che per forza havrebbe allhora fatto
il caso è qui, tu sol puoi remediarli
del mio honor altrimente serà tratto
e di quel del mio Argeo, che già mhai detto
havere o tanto o piu chel proprio a petto
E se questo mi nieghi, io ti dirò dunque
che n te non sia la fe di che ti vanti
ma che fu sol per crudeltà, qualunque
volta, hai sprezzati i miei supplici pianti
non per rispetto alcun d Argeo, quantunque
tal scudo mi opponesti ognhora inanti
saria stato tra noi la cosa occulta
ma quinci aperta infamia mi risulta
Non si convien (disse Philandro) tale
prologo a me per il mio Argeo disposto
dimmi pur che ho da far, che serò quale
fui sempre, ne cangiar voglio proposto
e ben che a torto io ne riporti male
a lui non hò questo peccato imposto
per lui son pronto andar sino alla morte
e siami contra il mondo e la mia sorte
Rispose l empia, io voglio che tu spenga
colui chel nostro dishonor procura
ne dubitar di peggio che n avenga
ch io te ne mostrerò la via sicura
debbe egli a me tornar, come rivenga
su lhora terza la notte piu scura
e farmi un cenno di ch io lhò previsto
et io drento il torrò che non fia visto
El non ti graverà prima aspettarme
ne la camera mia, dove non luca
tanto che dispogliar gli faccia l arme
e come nudo in man te lo conduca
così la moglie conducesse parme
il suo marito alla tremenda buca
se per dritto costei moglie s appella
piu che furia infernal crudele e fella
Poi che la notte scelerata venne
fuor trasse il mio fratel col arme in mano
e ne la oscura camera lo tenne
fin che tornasse il miser Castellano
come ordine era dato il tutto avenne
chel consiglio del mal và raro in vano
così l amico il fratel mio percosse
che si pensò ch Argeo Morando fosse
Partigli in un sol colpo il capo e il collo
ch elmo non v era e non vi fu riparo
pervenne Argeo senza pur dare un crollo
de la misera vita al fin amaro
e tal l uccise che mai non pensollo
ne mai lhavria creduto, o caso raro
che cercando giovar, fece al amico
quel, di che non si fa peggio al nemico
Poscia ch Argeo non connosciuto giacque
rese a Gabrina il mio fratel la spada
Gabrina è il nome di costei, che nacque
sol per tradire ognun, che in man le cada
ella chel ver sino a quellhora tacque
vuol che Philandro a riveder ne vada
col lume in mano il morto onde egli è reo
e gli dimostra il suo compagno Argeo
Et gli minaccia poi se non consente
al amoroso suo lungo desire
di palesare a tutta quella gente
quel ch egli ha fatto e nol può contradire
e lo farà vituperosamente
(si come suole un traditor) morire
e gli ricorda che sprezzar la fama
non dè, se ben la vita sì poco ama
Pien di paura e di dolor rimase
Philandro, poi che del suo error s accorse
e quasi ch el primo impeto suase
d uccider questa, e stette un pezzo in forse
e se non ch era in le nemiche case
che pur ne l ira la ragion soccorse
non si trovando havere altre arme in mano
co denti la stracciava a brano a brano
Come nel alto mar legno talhora
che da duo venti sia percosso e vinto
chora uno inanzi lhà mandato, et hora
un altro al primo termine respinto
e l han girato di poppa e da prora
dal piu possente al fin resta sospinto
così Philandro, tra molte contese
de dui pensieri, al manco rio s apprese
Ragion gli dimostrò l pericol grande
(oltra il morir) del fin infame e sozzo
se l homicidio nel castel si spande
e del pensare il termine gli è mozzo
voglia o non voglia, al fin convien che mande
l amarissimo calice nel gozzo
piu finalmente nel afflitto core
de l ostination puotè il timore
Il timor del supplicio infame e brutto
prometter fece con mille scongiuri
che faria di Gabrina il voler tutto
se di quel luoco se partian sicuri
così per forza colse l empia il frutto
del suo desir, e poi lasciar quei muri
così Philandro a noi fece ritorno
lasciando di se in Grecia infamia e scorno
E portò nel cor fisso il suo compagno
che così scioccamente ucciso havea
per far, con sua gran noia, empio guadagno
d una Progne crudel d una Medea
e se la fede e il giuramento magno
e duro freno non lo ritenea
come al sicuro fu, morta l havrebbe
ma quanto piu si poté, in odio l hebbe
Non fu da indi in qua rider mai visto
tutte le sue parole erano meste,
sempre suspir gli uscian del petto tristo
et era divenuto un nuovo Horeste
poi che la madre uccise e il sacro Egisto
e che l ultrici furie hebbe moleste
e senza mai cessar tanto l afflisse
questo dolor, che infermo al letto el fisse
Hor questa meretrice che si pensa
quanto a questaltro suo poco sia grata
muta la fiamma già d amore intensa
in odio, in ira ardente, et arrabbiata
ne meno è contra al mio fratello accensa
che fusse contra Argeo la scelerata
e dispone tra sè levar dal mondo
come el primo marito, ancho el secondo
Un medico trovò d inganni pieno
sufficiente et atto a simil uopo
che sapea meglio uccider di veneno
che risanar l infermi di siropo
et gli promesse inanzi piu che meno
di quel che dimandò, donarli, dopo
chavesse con mortifero liquore
levatole da gliocchi il suo signore
Già, me presente, e molte altre persone,
venia col tosco in mano il vecchio ingiusto
dicendone esser buona potione
da ritornare il mio fratel robusto
ma Gabrina con nuova intentione
pria che l infermo ne turbasse il gusto
per torse il consapevole a presso
o per non darli quel che havea promesso
La man gli prese quando apunto dava
la tazza dove il tosco era celato
dicendo, ingiustamente è, sel ti grava
ch io tema per costui chó tanto amato
voglio esser certo che bevanda prava
tu non gli dia, ne succo avenenato
e per questo mi par, chel beveraggio
non habbia a dar, se non ne fai tu il saggio
Come pensi signor, che rimanesse
il miser veglio conturbato allhora
la brevità del tempo si l oppresse
che non puotè pensar che meglio fora
pur per non dar maggior suspetto, elesse
il calice gustar senza dimora
e l infermo seguendo una tal fede
tutto il resto piglió che si gli diede
Come l astor che nel piede griphagno
tenga la starna, e sia per trarne pasto,
dal can, che si tenea fido compagno
ingordamente è sopraggiunto e guasto
così il medico intento al rio guadagno
donde sperò sussidio hebbe contrasto
odi di summa audacia exempio raro
e così avenga a ciascun altro avaro
Fornito questo, il vecchio erasi messo
per ritornarsi alla sua stanza, in via
et usar qualche medicina appresso
che lo servasse da la peste ria
ma da Gabrina non gli fu concesso
dicendo non voler ch andasse, pria
che quel liquor nel stomacho digesto
non facesse il valor suo manifesto
Nulla valse il pregarla o fare offerta
che mai gli concedesse il dipartire
il disperato, poi che vide certa
la morte sua, ne la poter fuggire,
a circonstanti fe la cosa aperta
ne la seppe costei troppo coprire
e cosí quel che fece a li altri spesso
il medico alla fin fece a se stesso
E seguitò coll alma, quella ch era
già del mio frate, caminata inanzi
noi circonstanti che la cosa vera
dal vecchio udimmo che fe pochi avanzi
pigliammo questa abominevol fera
dogn altra piu crudel chen selva stanzi
e la serrammo in tenebroso luoco
per condennarla al meritato fuoco
Questo Hermonide disse, e gli voleva
seguir come ella di pregion levossi
ma il dolor de la piaga si l aggreva
che pallido ne l herba riversossi
in tanto dui scudier che seco havea
dentro una bara che di rami grossi
tesser fatto s havea, si fece porre
ch indi altrimente non si potea torre
Zerbin con lui fece accettabil scusa
che gli ncrescea d haverli fatto offesa
ma come pur tra cavallieri s usa
colei che venia seco havea difesa
ch altrimente sua fe seria delusa
perche quando in sua guardia l havea presa
promisse a tutto suo poter salvarla
contra ognun che venisse a disturbarla
E s in altro potea gratificarli
prontissimo offeriase alla sua voglia
rispose il cavallier, che racordarli
sol vuol, che da Gabrina se discioglia
prima ch ella habbia cosa a machinarli
di che esso indarno poi si penta e doglia
Gabrina tenne sempre gliocchi bassi
perche risposta male al vero dassi
Con la vecchia Zerbin quindi partisse
al già promesso debito viaggio
e tra se tutto il dì la maledisse
che far gli fece a quel baron oltraggio
et hor che per il mal che gli ne disse
chi lo sapea, di lei fu instrutto e saggio
se prima l havea a noia e dispiacere
hor l odia sì, che non la può vedere
Ella che di Zerbin sa l odio apieno
ne in mala volonta vuole esser vinta
un oncia a lui non ne riporta meno
la tien di quarta e la rifà di quinta
nel cor era gonfiata di veneno
e nel viso altrimente era depinta
dunque ne la concordia ch io vi dico
tenean lor via per mezo il bosco antico
Ecco volgendo il sol verso la sera
udiron gridi e strepito e percosse
che facea segno di battaglia fiera
che quanto era il rumor, vicina fosse
Zerbin per veder la cosa che era
verso il rumore in gran fretta si mosse
non fu Gabrina lenta andarli drieto
ma questo canto è al fine et io m accheto