CANTO .XIX.

By Ludovico Ariosto

nE fune intorto crederò che stringa

soma cosí, ne così legno chiodo

come la fe ch una bell alma cinga

del suo tenace indisolubil nodo

ne da li antiqui par che si dipinga

la santa Fe vestita in altro modo

che d un vel bianco che la copra tutta

ch un punto, un nevo, la potria far brutta

La fede unque non debbe esser corrotta

o data a un solo, o data insieme a mille,

e così in una selva, in una grotta,

lontano da cittá, castella, e ville,

come dinanzi a tribunali, in frotta

di testimoni, cedule, e postille,

senza giurare, o segno altro piu expresso

basti una volta che s habbi promesso

Quella servò come servar si debbe

in ogni impresa il cavallier Zerbino

e quivi dimostrò che conto n hebbe

quando si tolse dal proprio camino

per far compagnia a tal che piu glincrebbe

che saltro tanto o piu stato vicino

li fusse il basilisco, ma premea

quel che a Marphisa già promesso havea

Dissi di lui, che di vederla sotto

la scorta sua, tanto nel cor gli preme

che ne arrabbia di duol, ne le fa motto

e muti e taciturni andaro insieme

dissi che poi fu il lor silentio rotto

che volse al mezo dì le ruote estreme

il vago sol, da un cavallier errante

che in mezo del camin lor si fe inante

La vecchia che connobbe il cavalliero

ch era nomato Hermonide d Olanda

che per insegna havea nel scudo nero

attraversata una vermiglia banda

posto l orgoglio e quel sembiante altiero

humilmente a Zerbin si raccomanda

e gli racorda quel ch esso promise

quando Marphisa in man di lui la mise

Perche di lei nemico e di sua gente

era el guerrier che contra lor venia

ucciso ad essa havea il padre innocente

et un fratel che solo al mondo havia

e tutta volta far del rimanente

come de li altri il traditor disia

fin che alla guardia tua donna mi senti

(dicea Zerbin) non vuò che ti sgomenti

Come piu presso il cavallier si specchia

in quella faccia che si in odio gli era

o di combatter meco t apparecchia

gridò con voce minacciosa e fiera

o lascia la difesa de la vecchia

che di mia man secondo il merto pera

se combatti per lei rimarrai morto

che così aviene a chi s appiglia al torto

Zerbin cortesemente a lui risponde

che gli é desir di bassa e mala sorte

et a cavalleria non corrisponde

che cerchi dare ad una donna morte

se pur combatter vuol non si nasconde

ma che prima consideri, che importe

ch un cavallier come era egli gentile

voglia por mano in sangue feminile

Queste gli disse e piu parole in vano

e fu bisogno al fin venire a fatti

poi che preso a bastanza hebbon del piano

tornarsi incontra a tutta briglia ratti

non van si presto i razi fuor di mano

ch al tempo son de le allegrezze tratti

come andaron veloci i dui destrieri

ad incontrare insieme i cavallieri

Hermonide d Olanda segnò basso

che per passare il destro fianco attese

ma la sua debol lancia andò in fraccasso

ne la corazza di Zerbin si rese

non ferì il colpo di Zerbino in casso

ma ruppe il scudo e sì la spalla prese

che la forò da l uno all altro lato

e riversar fe Hermonide sul prato

Zerbin che si pensò d haverlo morto

n hebbe pietade e scese in terra presto

e l elmo gli levò del viso smorto

di che il spirto ne fu subito desto

poi che a seder fu il cavallier risorto

disse, signor el non mè già molesto

che da te vinto sia, che alli sembianti

mostri esser fior de cavallieri erranti

Dogliomi ben, che questo per cagione

d una femina perfida m aviene

a cui non sò come tu sia campione

che troppo al tuo valor si disconviene

e quando tu sapessi la cagione

che a vendicarmi di costei mi mene

havresti ognhor che rimembrassi affanno

d haver (per lei campar) fattomi danno

E se spirto a bastanza avrò nel petto

ch io possa dir (di che il contrario, temo)

io ti farò veder che in ogni effetto

scelerata è costei piu che in estremo

io hebbi già un fratel, che giovinetto

d Olanda si partì, donde noi semo

e si lece d Eradio cavalliero

che allhor tenea de Greci il summo impero

Quivi divenne intrinseco e fratello

d un cortese baron di quella corte

che nei confin di Servia havea un castello

di sito ameno e di muraglia forte

nomossi Argeo colui di ch io favello

di questa iniqua femina consorte

laquale egli amò sì, che passò il segno

che conveniasi a un huom come lui degno

Ma costei piu volubile che foglia

quando in l autonno e piu priva d humore

chel freddo vento li arbori ne spoglia

e le soffia dinanzi al suo furore

verso il marito cangiò presto voglia

che fisso qualche tempo hebbe nel core

e volse ogni pensiero ogni disio

d acquistar per amante il fratel mio

Ma ne sì saldo al impeto marino

l Acrocerauno d infamato nome

ne sta si duro contra Borea il pino

che rinovato ha piu di cento chiome

che quanto appar di fuor del scoglio alpino

tanto sotterra ha le radici come

il mio fratello a prieghi di costei

nido di tutti i vitii infandi e rei

Hor come aviene a un cavallier ardito

che cerca briga e la ritruova spesso

fu gravemente il mio fratel ferito

in una impresa, che gli accade appresso

a quel castel, dove senza altro invito

venia fusse o non fusse Argeo con esso

e dentro a quel per riposar fermosse

tanto che del suo mal libero fosse

Mentre che quivi si giacea, convenne

ch a certo suo bisogno andasse Argeo

presto questa sfacciata a tentar venne

el mio fratel, et a sua usanza feo

ma a quel fedel non oltra piu sostenne

haver ai fianchi un stimulo si reo

elesse per servar sua fede a pieno

di molti mal quel che gli parve meno

Trà molti mal gli parve elegger questo

lasciar d Argeo la intrinsichezza antiqua

lungi andar sì, che non sia manifesto

mai piu el suo nome alla femina iniqua

ben che duro gli fusse, era piu honesto

che satisfare a quella voglia obliqua,

o accusar la moglie al suo signore,

da cui fu amata a par del proprio core

Ne sano essendo anchor ne tutto infermo

l arme sue piglia e del castel si parte

e con animo và constante e fermo

mai piu di ritornare in quella parte

ma che gli val? che ogni difesa e schermo

gli fa debil fortuna, e la nuova arte

di questa falsa, ecco il marito intanto

vi sopraggiunge, e la ritruova in pianto

E scapigliata e con la faccia rossa

e le dimanda perche sia turbata

et ella al primo dir di nulla è mossa

e fa pregarsi piu d una fiata

pensando tuttavia come si possa

vendicar di colui che l hà lasciata

e ben convenne al suo mobile ingegno

senza mezo cangiar l amore in sdegno

Pur disse finalmente, a che nascondo

a te l error commesso in la tua absentia?

che quando anchora io il celi a tutto il mondo

celar nol posso alla mia conscientia

l alma che sente il suo peccato immondo

patisce dentro a se tal penitentia

ch avanza ogni altro corporal martire

che dar mi possa alcun del mio fallire

Quando fallir sia quel che si fa a forza

ma sia quel che si vuol, tu sappil ancho

poi con la spada da la immonda scorza

libera il spirto immaculato e bianco

e ne la eterna cecitade ammorza

le luci mie, che dopo il falso, almanco

tenerle basse ognhor non mi bisogni

e di ciascun ch io veggia io mi vergogni

El tuo compagno è quel che thà destrutto

l honor, che questo corpo ha violato

e perche teme ch io ti narri il tutto

hor si parte il villan senza commiato

in odio con quel dir gli hebbe ridutto

colui che piu d ognaltro gli fu grato

Argeo lo crede, et altro non aspetta

ma piglia l arme e và per far vendetta

E come quel chavea il paese noto

lo giunse che non fu troppo lontano

ch el mio fratello debile et egroto

senza suspetto alcun n andava piano

e brevemente in un luoco remoto

pose, per vendicarsene in lui mano

non truova il mio fratel scusa ch vaglia

ch in summa Argeo con lui vuol la battaglia

Era l un sano e pien di nuovo sdegno

infermo l altro, et all usanza amico

si chebbe il mio fratel poco ritegno

contra il compagno fattoli nemico

dunque Philandro di tal sorte indegno

(del sfortunato mio fratel ti dico)

ferito, e piu non sostenendo il peso

del armi, al fin fu dal compagno preso

Non piaccia a Dio, che me conduca a tale

il mio giusto furore el mio demerto

(gli disse Argeo) che mia sia homicidiale

di te ch amavo, e tu m amavi certo

ben che nel fin me lhai mostrato male

pur voglio a tutto il mondo far aperto

che come fui nel tempo del amore

così nel odio, son di te migliore

Per altro modo punirò il tuo fallo

che le mie man piu nel tuo sangue porre

così dicendo, fece sul cavallo

di verdi rami una bara comporre

e quasi morto in quella riportallo

dentro al castello in una chiusa torre

dove in perpetuo per punitione

condennò l innocente esser prigione

Non perhò ch altra cosa havesse manco

che la libertà prima del partire

perche nel resto come fusse franco

commandava e potea farsi ubedire

ma non essendo anchor l animo stanco

di questa fraudolente, ad exequire

la libidine sua, spesso veniva

alla prigion, che a suo piacere apriva

Movendo sempre al mio fratello assalti

e con maggior audacia che di prima

questa tua fedeltà (dicea) che valti

poi che perfidia per tutto se stima

o che triomphi gloriosi et alti

o che superbe spoglie, e preda opima

o che merito al fin te ne risulta

se come a traditore ognun t insulta

Quanto utilmente e con piu grande honore

m havresti dato quel che da te volli

di questo si ostinato tuo rigore

la gran mercè che tu guadagni, hor tolli

in prigion sei ne crederne uscir fuore

se la durezza tua prima non molli

ma quando mi compiaci io farò trama

di racquistarti e libertade e fama

Non non (dicea Philandro) haver mai spene

che non sia come suol mia vera fede

se ben contra ogni debito m aviene

ch io ne riporti si dura mercede

e di me creda il mondo o male o bene

basta che inanti a quel ch el tutto vede

e puommi ristorar di gratia eterna

chiara la mia innocentia se discerna

Se non basta ad Argeo tenermi preso

togliami anchor questa noiosa vita

forse che premio in ciel mi serà reso

de la buona opra qui poco gradita

forse egli, che da me se chiama offeso

quando serà questa anima partita

s avederà d havermi fatto torto

e piangerà il fedel compagno morto

Così piu volte la sfacciata donna

tenta Philandro e torna senza frutto

ma il cieco suo desir che non assonna

del scelerato amor traher construtto

cercando va piu dentro che la gonna

suoi vitii antiqui, e ne discorre il tutto

mille pensier fa d uno in altro modo

prima che fermi in alcun dessi il chiodo

Stette sei mesi che non messe piede

(si come facea prima) in la prigione

di che il miser Philandro e spera e crede

che costei piu non gli habbia affettione

ecco fortuna al mal propitia diede

a questa scelerata occasione

di poner fin con memorabil male

al suo cieco appetito irrationale

Antiqua nemicitia havea il marito

con un baron detto Morando el bello

ch en absentia d Argeo spesso era ardito

correrli solo in sin dentro il castello

ma s Argeo v era non tenea l invito

ne s accostava a diece miglia a quello

e per poterlo indur che vi venisse

d ire in Hierusalem per voto disse

Disse d andare, e se partì, che ognuno

lo vide, e fe di ciò sparger le grida

ne il suo pensier fuor che la moglie, alcuno

puotè saper, che sol di lei se fida

poi ritornò quando fu il ciel piu bruno

drento al castel, ne qui troppo s annida

ma con mutate insegne al nuovo albore

senza vederlo alcun, se n uscia fuore

Andava in questa e in quella parte errando

e volteggiando al suo castello intorno

pur per veder se credulo Morando

del suo partir volesse far ritorno

stava il dì tutto alla foresta, e quando

vedea nascoso in la marina el giorno

venia al castel, e per nascose porte

lo togliea dentro l infedel consorte

Crede ciascun, fuor che la iniqua moglie

che molte miglia Argeo lontan si trove,

dunque il tempo opportuno ella si coglie,

e al frate mio va con malitie nuove

e simulato sdegno, e dice, dove

(e con lachryme pronte alle sue voglie)

ohime dove potrò trovare aiuto

che in tutto lhonor mio non sia perduto

E col mio, quel del mio marito insieme

che se fusse egli qui non temerei

tu sai chi sia Morando, che non teme

(absente Argeo) ne li huomini ne i dei

esso sempre mi stimula e mi preme

con prieghi e doni, a quel che non farei

ne per esso giá mai ne per altrui

ben che per te d altro parer già fui

Hor chá inteso il partir del mio consorte

e sa che ritornar non dè si presto

hebbe hoggi audacia intrar ne la mia corte

senza altra scusa, e senza altro pretesto

come colui che se connosce forte

tra donne vili, e sò che di far questo

sendovi Argeo, non seria sol sicuro

ma non pur di lontan guardar il muro

E quel che già per messi ha ricercato

hoggi me l ha richiesto a fronte a fronte

con tanta audacia che gran dubbio è stato

de lo avenirmi dishonore et onte

e se non che parlar dolce gli hò usato

e finto le mie voglie alle sue pronte

seria a forza di quel stato rapace

che spera haver per mie parole in pace

Promesso gli hò, ma non per observarli

che fatto per timor nullo è il contratto

ma gli promessi sol, per divietarli

quel, che per forza havrebbe allhora fatto

il caso è qui, tu sol puoi remediarli

del mio honor altrimente serà tratto

e di quel del mio Argeo, che già mhai detto

havere o tanto o piu chel proprio a petto

E se questo mi nieghi, io ti dirò dunque

che n te non sia la fe di che ti vanti

ma che fu sol per crudeltà, qualunque

volta, hai sprezzati i miei supplici pianti

non per rispetto alcun d Argeo, quantunque

tal scudo mi opponesti ognhora inanti

saria stato tra noi la cosa occulta

ma quinci aperta infamia mi risulta

Non si convien (disse Philandro) tale

prologo a me per il mio Argeo disposto

dimmi pur che ho da far, che serò quale

fui sempre, ne cangiar voglio proposto

e ben che a torto io ne riporti male

a lui non hò questo peccato imposto

per lui son pronto andar sino alla morte

e siami contra il mondo e la mia sorte

Rispose l empia, io voglio che tu spenga

colui chel nostro dishonor procura

ne dubitar di peggio che n avenga

ch io te ne mostrerò la via sicura

debbe egli a me tornar, come rivenga

su lhora terza la notte piu scura

e farmi un cenno di ch io lhò previsto

et io drento il torrò che non fia visto

El non ti graverà prima aspettarme

ne la camera mia, dove non luca

tanto che dispogliar gli faccia l arme

e come nudo in man te lo conduca

così la moglie conducesse parme

il suo marito alla tremenda buca

se per dritto costei moglie s appella

piu che furia infernal crudele e fella

Poi che la notte scelerata venne

fuor trasse il mio fratel col arme in mano

e ne la oscura camera lo tenne

fin che tornasse il miser Castellano

come ordine era dato il tutto avenne

chel consiglio del mal và raro in vano

così l amico il fratel mio percosse

che si pensò ch Argeo Morando fosse

Partigli in un sol colpo il capo e il collo

ch elmo non v era e non vi fu riparo

pervenne Argeo senza pur dare un crollo

de la misera vita al fin amaro

e tal l uccise che mai non pensollo

ne mai lhavria creduto, o caso raro

che cercando giovar, fece al amico

quel, di che non si fa peggio al nemico

Poscia ch Argeo non connosciuto giacque

rese a Gabrina il mio fratel la spada

Gabrina è il nome di costei, che nacque

sol per tradire ognun, che in man le cada

ella chel ver sino a quellhora tacque

vuol che Philandro a riveder ne vada

col lume in mano il morto onde egli è reo

e gli dimostra il suo compagno Argeo

Et gli minaccia poi se non consente

al amoroso suo lungo desire

di palesare a tutta quella gente

quel ch egli ha fatto e nol può contradire

e lo farà vituperosamente

(si come suole un traditor) morire

e gli ricorda che sprezzar la fama

non dè, se ben la vita sì poco ama

Pien di paura e di dolor rimase

Philandro, poi che del suo error s accorse

e quasi ch el primo impeto suase

d uccider questa, e stette un pezzo in forse

e se non ch era in le nemiche case

che pur ne l ira la ragion soccorse

non si trovando havere altre arme in mano

co denti la stracciava a brano a brano

Come nel alto mar legno talhora

che da duo venti sia percosso e vinto

chora uno inanzi lhà mandato, et hora

un altro al primo termine respinto

e l han girato di poppa e da prora

dal piu possente al fin resta sospinto

così Philandro, tra molte contese

de dui pensieri, al manco rio s apprese

Ragion gli dimostrò l pericol grande

(oltra il morir) del fin infame e sozzo

se l homicidio nel castel si spande

e del pensare il termine gli è mozzo

voglia o non voglia, al fin convien che mande

l amarissimo calice nel gozzo

piu finalmente nel afflitto core

de l ostination puotè il timore

Il timor del supplicio infame e brutto

prometter fece con mille scongiuri

che faria di Gabrina il voler tutto

se di quel luoco se partian sicuri

così per forza colse l empia il frutto

del suo desir, e poi lasciar quei muri

così Philandro a noi fece ritorno

lasciando di se in Grecia infamia e scorno

E portò nel cor fisso il suo compagno

che così scioccamente ucciso havea

per far, con sua gran noia, empio guadagno

d una Progne crudel d una Medea

e se la fede e il giuramento magno

e duro freno non lo ritenea

come al sicuro fu, morta l havrebbe

ma quanto piu si poté, in odio l hebbe

Non fu da indi in qua rider mai visto

tutte le sue parole erano meste,

sempre suspir gli uscian del petto tristo

et era divenuto un nuovo Horeste

poi che la madre uccise e il sacro Egisto

e che l ultrici furie hebbe moleste

e senza mai cessar tanto l afflisse

questo dolor, che infermo al letto el fisse

Hor questa meretrice che si pensa

quanto a questaltro suo poco sia grata

muta la fiamma già d amore intensa

in odio, in ira ardente, et arrabbiata

ne meno è contra al mio fratello accensa

che fusse contra Argeo la scelerata

e dispone tra sè levar dal mondo

come el primo marito, ancho el secondo

Un medico trovò d inganni pieno

sufficiente et atto a simil uopo

che sapea meglio uccider di veneno

che risanar l infermi di siropo

et gli promesse inanzi piu che meno

di quel che dimandò, donarli, dopo

chavesse con mortifero liquore

levatole da gliocchi il suo signore

Già, me presente, e molte altre persone,

venia col tosco in mano il vecchio ingiusto

dicendone esser buona potione

da ritornare il mio fratel robusto

ma Gabrina con nuova intentione

pria che l infermo ne turbasse il gusto

per torse il consapevole a presso

o per non darli quel che havea promesso

La man gli prese quando apunto dava

la tazza dove il tosco era celato

dicendo, ingiustamente è, sel ti grava

ch io tema per costui chó tanto amato

voglio esser certo che bevanda prava

tu non gli dia, ne succo avenenato

e per questo mi par, chel beveraggio

non habbia a dar, se non ne fai tu il saggio

Come pensi signor, che rimanesse

il miser veglio conturbato allhora

la brevità del tempo si l oppresse

che non puotè pensar che meglio fora

pur per non dar maggior suspetto, elesse

il calice gustar senza dimora

e l infermo seguendo una tal fede

tutto il resto piglió che si gli diede

Come l astor che nel piede griphagno

tenga la starna, e sia per trarne pasto,

dal can, che si tenea fido compagno

ingordamente è sopraggiunto e guasto

così il medico intento al rio guadagno

donde sperò sussidio hebbe contrasto

odi di summa audacia exempio raro

e così avenga a ciascun altro avaro

Fornito questo, il vecchio erasi messo

per ritornarsi alla sua stanza, in via

et usar qualche medicina appresso

che lo servasse da la peste ria

ma da Gabrina non gli fu concesso

dicendo non voler ch andasse, pria

che quel liquor nel stomacho digesto

non facesse il valor suo manifesto

Nulla valse il pregarla o fare offerta

che mai gli concedesse il dipartire

il disperato, poi che vide certa

la morte sua, ne la poter fuggire,

a circonstanti fe la cosa aperta

ne la seppe costei troppo coprire

e cosí quel che fece a li altri spesso

il medico alla fin fece a se stesso

E seguitò coll alma, quella ch era

già del mio frate, caminata inanzi

noi circonstanti che la cosa vera

dal vecchio udimmo che fe pochi avanzi

pigliammo questa abominevol fera

dogn altra piu crudel chen selva stanzi

e la serrammo in tenebroso luoco

per condennarla al meritato fuoco

Questo Hermonide disse, e gli voleva

seguir come ella di pregion levossi

ma il dolor de la piaga si l aggreva

che pallido ne l herba riversossi

in tanto dui scudier che seco havea

dentro una bara che di rami grossi

tesser fatto s havea, si fece porre

ch indi altrimente non si potea torre

Zerbin con lui fece accettabil scusa

che gli ncrescea d haverli fatto offesa

ma come pur tra cavallieri s usa

colei che venia seco havea difesa

ch altrimente sua fe seria delusa

perche quando in sua guardia l havea presa

promisse a tutto suo poter salvarla

contra ognun che venisse a disturbarla

E s in altro potea gratificarli

prontissimo offeriase alla sua voglia

rispose il cavallier, che racordarli

sol vuol, che da Gabrina se discioglia

prima ch ella habbia cosa a machinarli

di che esso indarno poi si penta e doglia

Gabrina tenne sempre gliocchi bassi

perche risposta male al vero dassi

Con la vecchia Zerbin quindi partisse

al già promesso debito viaggio

e tra se tutto il dì la maledisse

che far gli fece a quel baron oltraggio

et hor che per il mal che gli ne disse

chi lo sapea, di lei fu instrutto e saggio

se prima l havea a noia e dispiacere

hor l odia sì, che non la può vedere

Ella che di Zerbin sa l odio apieno

ne in mala volonta vuole esser vinta

un oncia a lui non ne riporta meno

la tien di quarta e la rifà di quinta

nel cor era gonfiata di veneno

e nel viso altrimente era depinta

dunque ne la concordia ch io vi dico

tenean lor via per mezo il bosco antico

Ecco volgendo il sol verso la sera

udiron gridi e strepito e percosse

che facea segno di battaglia fiera

che quanto era il rumor, vicina fosse

Zerbin per veder la cosa che era

verso il rumore in gran fretta si mosse

non fu Gabrina lenta andarli drieto

ma questo canto è al fine et io m accheto