Canto XL

By Giovanni Boccaccio

La donna mi parlava, ed io mirando

con l'occhio andava pure ove 'l disio

mi tenea fitto, non so che ascoltando.

Avevami davanti, al parer mio,

su quella riva assai donne vedute,

di cui veder in tal voglia venn'io,

ch'io dissi: – Donna mia, a mia salute

non pensar più ch'i' voglia, a tempo e loco

farò d'adoperar la tua virtute;

ch'ora di novo m'è nel cor un foco

venuto d'esser là: però o vienci,

o tu m'aspetta infin ch'i' torni un poco.

In qual parte vorrai poi insieme andrenci:

nostra stanza fia poca veramente,

che noi da veder quelle liberrenci –.

Oltre n'andai, sanza dir più niente,

co' due che mi traevano, e costei

quasi scornata mi teneva mente

con intentivo sguardo, ed io a lei;

sanza dir nulla io la vi pur lasciai,

o bene o mal non so qual io mi fei.

Hardito con costoro oltre passai,

e 'n sulla riva del bel fiumicello

io vidi donne ch'io conobbi assai;

e riguardando lor con occhio snello,

qual gia cantando e qual cogliendo fiori,

chi sedea, chi danzava in un pratello.

Bello era il loco e di soavi odori

ripien per molte piante che 'l coprieno

dal sole e dalli suoi già caldi ardori;

e suoi cavalli, al mio parer, salieno

già sopra la quarta ora e mezzo il segno

del friseo monton co' piè tenieno.

Non credo ched e' sie sì alto ingegno

che 'nteramente potesse pensare

le bellezze di quelle ch'io disegno.

Rimanga adunque qui questo lodare,

sol procedendo a' nomi di coloro

ch'io vi conobbi degne di nomare.

Infra quel bello e grazioso coro

di tante donne, vidi una bellezza

ch'ancora stupefatto ne dimoro.

Pietoso Appollo, alquanto dell'altezza

del tuo ingegno presta, o tu ispira

ora per me con la tua sottigliezza!

Omero, Maro, Naso, o chi più mira

discrizione o di donna o di dea

fé, saria poco a quella che si gira

sopra quel prato, ov'io vidi sedea

giovinetta leggiadra e tanto bella,

ch'io la pensai per fermo Citarea.

Inginoccha'mi per volere ad ella

far reverenza, ma poscia m'avidi

ch'era mondana e somigliava stella.

Sallosi Amore che i piatosi gridi

del cor sentì a sì mirabil vista,

ch'io nol so dir, ché non ho chi mi guidi,

e s'io pur conforto l'anima trista

poi che per li occhi senti''l dolce raggio

di tal bellezza, per obliqua lista.

Istesi adunque inver di lei il visaggio,

e s'a sua posta l'alma, ch'altra guarda,

dar si potesse, io muterei coraggio.

Nel viso che d'amor sempre par ch'arda

afigurai, mirando con diletto,

che costei era la bella lombarda.

Signore etterno, a cui nessuno effetto

mai si nascose, alla giusta preghiera

rispondi e dì: fu mai sì bello aspetto?

Essa sopra la verde primavera

si riposava con altre dintorno,

delle quali il bel luogo ripien era,

faccendo con la luce dell'adorno

e bellissimo viso, riflettendo

con lume, troppo più il chiaro giorno;

rimirando talor, fra sé ridendo

ver me di me, che arso m'accendeva

di nova fiamma ancora lei vedendo.

Udire appresso questa mi pareva

cantar tanto soave in voce lieta

che me di me sovente mi toglieva.

Così al canto libera e quieta

tutta la mente avea disposta, allora

che con benigna voce e mansueta:

– Troppa qui lunga dispendiam dimora –,

i due mi dissero; a' qua' rivoltato

risposi: – Andiam, sed e' vi pare, ancora –.

Oltre la via prendemmo per lo prato.