CANTO XLII.
Q Ual duro freno o qual ferrigno nodo
Qual (s'esser puo) catena di Diamante?
Fara che l'ira servi ordine e modo
Che non trascor ra oltre al prescritto inante?
Quando persona che con saldo chiodo
T'habbia gia fissa Amor nel cor constante,
Tu vegga o per violentia o per inganno
Patire o dishonore o mortal danno?
E s'a crudel s'ad inhumano effetto
Quell'impetro talhor l'animo svia:
Merita escusa, perche allhor del petto
Non ha ragione imperio ne balia,
Achille poi che sotto il falso elmetto
Vide Patroclo insanguinar la via
D'uccider chi l'uccise non fu satio
Se nol trahea: se non ne facea stratio.
Invitto Alfonso simile ira accese
La vostra gente, il di che vi percosse
La fronte il grave sasso, e si v'offese
Ch'ognun penso che l'alma gita fosse:
L'accese in tal furor: che non difese
Vostri inimici, argini, o mura, o fosse
Che non fossino insieme tutti morti
Senza lasciar chi la novella porti.
Il vedervi cader causo il dolore
Che i vostri a furor mosse e a crudeltade
S'eravate in pie voi, forse minore
Licentia havriano havute le lor spade,
Eravi assai che la Bastia in manche hore
V'haveste ritornata in potestade,
Che tolta in giorni a voi non era stata,
Da gente Cordovese e di Granata,
Forse fu da Dio vindice permesso
Che vi trovaste a quel caso impedito,
Accio che'l crudo e scelerato eccesso
Che dianzi fatto havean, fosse punito,
Che poi ch'in lor man vinto si fu messo
Il miser Vestidel lasso e ferito:
Senz'arme fu tra cento spade ucciso
Dal popul la piu parte circonciso.
Ma perch'io vo concludere: vi dico
Che nessun'altra quell'ira pareggia
Quando Signor, parente, o sotio antico
Dinanzi a gliocchi ingiuriar ti veggia,
Dunque e ben dritto per si caro amico
Che subit'ira il cor d'Orlando seggia:
Che de l'horribil colpo che gli diede
Il Re Gradasso, morto in terra il vede.
Qual Nomade pastor che vedut'habbia
Fuggir strisciando l'horrido serpente
Che il figliuol che giocava ne la sabbia
Ucciso gli ha col venenoso dente,
Stringe il baston con colera e con rabbia,
Tal la spada d'ognialtra piu tagliente
Stringe con ira il cavallier d'Anglante,
Il primo che trovo fu'l Re Agramante,
Che sanguinoso e de la spada privo
Con mezo scudo: e con l'elmo disciolto,
E ferito in piu parti ch'io non scrivo
S'era di man di Brandimarte tolto,
Come di pie all'astor sparvier mal vivo
A cui lascio alla coda invido o stolto,
Orlando giunse e messe il colpo giusto
Ove il capo si termina col busto.
Sciolto era l'elmo, e disarmato il collo
Si che lo taglio netto come un giunco,
Cadde, e die nel sabbion l'ultimo crollo
Del regnator di Lybia il grave trunco:
Corse lo spirto all'aque, onde tirollo
Charon nel legno suo col graffio adunco,
Orlando sopra lui non si ritarda
Ma trova il Serican con Balisarda.
Come vide Gradasso d'Agramante
Cadere il busto dal capo diviso,
Quel ch'accaduto mai non gliera inante
Tremo nel core: e si smarri nel viso,
E all'arrivar del cavallier d'Anglante
Presago del suo mal parve conquiso,
Per schermo suo partito alcun non prese
Quando il colpo mortal sopra gli scese.
Orlando lo feri nel destro fianco
Sotto l'ultima costa, e il ferro immerso
Nel ventre un palmo, usci dal lato manco
Di sangue sin'all'elsa tutto asperso,
Mostro ben che di man fu del piu franco
E del meglior guerrier de l'universo
Il colpo, ch'un Signor condusse a morte
Di cui non era in Pagania il piu forte.
Di tal vittoria non troppo gioioso
Presto di sella il Paladin si getta,
E col viso turbato e lachrymoso
A Brandimarte suo corre a gran fretta,
Gli vede intorno il campo sanguinoso
L'elmo che par ch'aperto habbia una accetta,
Se fosse stato fral piu che di scorza
Difeso non l'havria con minor forza.
Orlando l'elmo gli levo dal viso
E ritrovo che'l capo sino al naso
Fra l'uno e l'altro ciglio era diviso,
Ma pur gli e tanto spirto ancho rimaso
Che de suoi falli al Re del Paradiso
Puo domandar perdono anzi l'occaso:
E confortare il conte, che le gote
Sparge di pianto, a patientia puote.
E dirgli Orlando fa che ti raccordi
Di me, ne l'oration tue grate a Dio:
Ne men ti raccomando la mia Fiordi
Ma dir non pote ligi, e qui finio,
E voci e suoni d'angeli concordi
Tosto in aria s'udir che l'alma uscio:
Laqual disciolta dal corporeo velo
Fra dolce melodia sali nel cielo.
Orlando anchor che far dovea allegrezza
Di si devoto fine, e sapea certo
Che Brandimarte alla suprema altezza
Salito era, che'l ciel gli vide aperto,
Pur da la humana volontade avezza
Co i fragil sensi, male era sofferto
Ch'un tal piu che fratel gli fosse tolto,
E non haver di pianto humido il volto.
Sobrin che molto sangue havea perduto
Che gli piovea su'l fianco e su le gote
Riverso gia gran pezzo era caduto
E haver ne dovea hormai le vene vote,
Anchor giacea Olivier, ne rihavuto
Il piede havea, ne rihaver lo puote
Se non ismosso, e de lo star che tanto
Gli fece il destrier sopra, mezo infranto.
E se'l Cognato non venia ad aitarlo
(Si come lachrymoso era e dolente)
Per se medesmo non potea ritrarlo:
E tanta doglia e tal martir ne sente
Che ritratto che l'hebbe ne a mutarlo
Ne afermarvisi sopra era possente,
E'ha insieme la gamba si stordita
Che muover non si puo se non si aita.
De la vittoria poco rallegrosse
Orlando, e troppo gliera acerbo e duro
Veder che morto Brandimarte fosse
Ne del Cognato molto esser sicuro:
Sobrin, che vivea anchora, ritrovosse
Ma poco chiaro havea con molto oscuro,
Che la sua vita per l'uscito sangue
Era vicina a rimanere esangue,
Lo fece tor che tutto era sanguigno
Il conte, e medicar discretamente:
E confortollo con parlar benigno
Come se stato gli fosse parente,
Che dopo il fatto nulla di maligno
In se tenea, ma tutto era clemente,
Fece dei morti arme e cavalli torre
Del resto a servi lor lascio disporre.
Qui de la historia mia che non sia vera
Federigo fulgoso e in dubbio alquanto,
Che con l'armata havendo la riviera
Di Barberia trascorsa in ogni canto
Capito quivi, e l'Isola si fiera
Montuosa e inegual ritrovo tanto
Che non e (dice) in tutto il luogo strano
Ove un sol pie si possa metter piano.
Ne verisimil tien che ne l'alpestre
Scoglio: sei cavallieri il fior del mondo
Potesson far quella battaglia equestre,
Allaquale obiettion cosi rispondo:
Ch'a quel tempo una piazza de le destre
Che sieno a questo: havea lo scoglio al fondo
Ma poi ch'un sasso che'l tremuoto aperse
Le cadde sopra e tutta la coperse.
Siche o chiaro fulgor de la fulgosa
Stirpe, o serena o sempre viva luce
Se mai mi riprendeste in questa cosa,
E forse inanti a quello invitto Duce
Per cui la vostra patria hor si riposa:
Lascia ogni odio e in amor tutta s'induce
Vi priego che non siate a dirgli tardo
Ch'esser puo che nein questo io sia bugiardo.
In questo tempo alzando gliocchi al mare
Vide Orlando venire a vela in fretta
Un navilio leggier, che di calare
Facea sembiante sopra l'isoletta:
Di chi si fosse io non voglio hor contare
Perc'ho piu d'uno altrove che m'aspetta
Veggiamo in Francia: poi che spinto n'hanno
I saracin: se mesti o lieti stanno.
Veggian che fa quella fedele amante
Che vede il suo contento ir si lontano,
Dico la travagliata Bradamante
Poi che ritrova il giuramento vano
C'havea fatto Ruggier pochi di inante.
Udendo il nostro, e l'altro stuol pagano:
Poi ch'in questo anchor manca: non le avanza
In ch'ella debba piu metter speranza.
E ripetendo i pianti e le querele
Che pur troppo domestiche le furo:
Torno a sua usanza a nominar crudele
Ruggiero, e'l suo destin spietato e duro:
Indi sciogliendo al gran dolor le vele
Il ciel che consentia tanto pergiuro
Ne fatto n'havea anchor segno evidente
Ingiusto chiama debole e impotente.
Ad accusar Melissa si converse
E maledir l'oracol de la grotta:
Ch'a lor mendace suasion s'immerse
Nel mar d'amore, ov'e a morir condotta,
Poi con Marphisa ritorno a dolerse
Del suo fratel che le ha la fede rotta,
Con lei grida e si sfoga:e le domanda
Piangendo aiuto: e se le raccomanda.
Marphisa si ristringe ne le spalle
E quel sol che po far, le da conforto,
Ne crede che Ruggier mai cosi falle
Ch'a lei non debba ritornar di corto,
E se non torna pur, sua fede dalle
Ch'ella non patira si grave torto,
O che battaglia pigliera con esso,
O gli fara osservar cio c'ha promesso.
Cosi fa ch'ella un poco il duol raffrena
C'havendo ove sfogarlo e meno acerbo,
Hor c'habbiamvista Bradamante in pena
Chiamar Ruggier pergiuro, empio, esuperbo,
Veggiamo anchor se miglior vita mena
Il fratel suo: che non ha polso o nerbo
Osso o medolla, che non senta caldo
De le fiamme d'Amor dico Rinaldo.
Dico Rinaldo, ilqual come sapete
Angelica la bella amava tanto:
Ne l'havea tratto all'amorosa rete
Si la belta di lei, come l'incanto,
Haveano glialtri Paladin quiete
Essendo a i Mori ogni vigore affranto,
Tra i vincitori era rimaso solo
Egli captivo in amoroso duolo.
Cento messi a cercar che di lei fusse
Havea mandato, e cerconne egli stesso,
Al fine a Malagigi si ridusse,
Che nei bisogni suoi l'aiuto spesso,
A narrar il suo amor se gli condusse
Col viso rosso e col ciglio demesso:
Indi lo priega, che gli insegni dove
La desiata Angelica si trove.
Gran maraviglia di si strano caso
Va rivolgendo a Malagigi il petto,
Sa che sol per Rinaldo era rimaso
D'haverla cento volte e piu nel letto:
Et egli stesso, accio che persuaso
Fosse di questo: havea assai fatto e detto
Con prieghi e con minaccie, perpiegarlo
Ne mai havuto havea poter di farlo.
E tanto piu ch'allhor Rinaldo havrebbe
Tratto fuor Malagigi di prigione,
Fare hor spontaneamente lo vorrebbe
Che nulla giova, e n'ha minor cagione,
Poi priega lui, che ricordar si debbe
Pur quanto ha offeso in questo oltr'a ragione,
Che per negargli gia vi manco poco
Di non farlo morire in scuro loco.
Ma quanto a Malagigi le domande
Di Rinaldo importune piu pareano,
Tanto che l'amor suo fosse piu grande
Inditio manifesto gli faceano,
I prieghi che con lui vani non spande
Fan che subito immerge nel oceano
Ogni memoria de la ingiuria vecchia,
E che a dargli soccorso s'apparecchia.
Termine tolse alla risposta, e speme
Gli die, che favorevol gli saria,
E che gli sapra dir la via che tiene
Angelica, o sia in Francia o dove sia,
E quindi Malagigi al luogo viene
Ove i demoni scongiurar solia:
Ch'era fra monti inaccessibil grotta
Apre il libro e li spirti chiama in frotta.
Poi ne sceglie un che de casi d'Amore
Havea notitia, e da lui saper volle
Come sia che Rinaldo c'havea il core
Dianzi si duro, hor l'habbia tanto molle,
E di quelle due fonti ode il tenore
Di che l'una da il fuoco, e l'altra il tolle,
E al mal che l'una fa nulla soccorre
Se non l'altra acqua che contraria corre.
Et ode come havendo gia di quella
Che l'amor caccia, beuto Rinaldo,
Ai lunghi prieghi d'Angelica bella
Si dimostro cosi ostinato e saldo,
E che poi giunto per sua iniqua stella
A ber ne l'altra l'amoroso caldo,
Torno ad amar per forza di quelle acque
Lei,che pur dianzi oltr'al dover gli spiacque.
Da iniqua stella, e fier destin fu giunto
A ber la fiamma in quel ghiacciato rivo,
Perche Angelica venne quasi a un punto
A ber ne l'altro di dolcezza privo,
Che d'ogni amor le lascio il cor si emunto
Ch'indi hebbe lui piu che le serpi aschiuo,
Egli amo lei, e l'amor giunse al segno
In ch'era gia di lei l'odio e lo sdegno
Del caso strano di Rinaldo a pieno
Fu Malagigi dal demonio instrutto,
Che gli narro d'Angelica non meno
Ch'a un giovine African si dono in tutto:
E come poi lasciato havea il terreno
Tutto d'Europa, e per l'instabil flutto
Verso India sciolto havea da i litiHispani
Su l'audaci galee de Catallani.
Poi che venne il Cugin per la risposta
Molto gli disuase Malagigi
Di piu Angelica amar, che s'era posta
D'un vilissimo Barbaro a i servigi,
Et hora si da Francia si discosta
Che mal seguir se ne potria i vestigi:
Ch'era hoggi mai piu la ch'a meza strada
Per andar con Medoro in sua contrada.
La partita d'Angelica non molto
Sarebbe grave all'animoso amante:
Ne pur gli havria turbato il sonno o tolto
Il pensier di tornarsene in Levante,
Ma sentendo c'havea del suo amor colto
Un Saracino le primitie inante,
Tal passione: e tal cordoglio sente
Che non fu in vita sua mai piu dolente.
Non ha poter d'una risposta sola:
Triema il cor dentro, e trieman fuor le labbia/
Non puo la lingua disnodar parola:
La bocca ha amara, e par che tosco v'habbia
Da Malagigi subito s'invola
E come il caccia la gelosa rabbia
Dopo gran pianto, e gran ramaricarsi
Verso Levante fa pensier tornarsi.
Chiede licentia al figlio di Pipino:
E trova scusa che'l destrier Baiardo
Che ne mena Gradasso saracino
Contra il dover di cavallier gagliardo,
Lo muove per suo honore a quel camino:
Accio che vieti al Serican bugiardo
Di mai vantarsi, che con spada o lancia
L'habbia levato a un Paladin di Francia.
Lasciollo andar con sua licentia Carlo
Ben che ne fu con tutta Francia mesto.
Ma finalmente non seppe negarlo
Tanto gli parve il desiderio honesto,
Vuol Dudon, vuolGuidone accompagnarlo
Ma lo niega Rinaldo a quello e a questo.
Lascia Parigi, e se ne va via solo
Pienee di sospiri e d'amoroso duolo,
Sempre ha in memoria e mai non se gli tolle
C'haverla mille volte havea potuto,
E mille volte havea ostinato e folle
Di si rara belta fatto rifiuto:
E di tanto piacer c'haver non volle
Si bello e si buon tempo era perduto:
Et hora eleggerebbe un giorno corto
Haverne solo, e rimaner poi morto.
Ha sempre in mente: e mai non se ne parte
Come esser puote ch'un povero fante
Habbia del cor di lei spinto da parte
Merito e amor d'ognialtro primo amante,
Con tal pensier che'l cor gli straccia e parte
Rinaldo se ne va verso Levante:
E dritto al Rheno e a Basilea si tiene
Fin che d'Ardenna alla gran selva viene,
Poi che fu dentro a molte miglia andato
Il Paladin pel bosco aventuroso,
Da ville e da castella allontanato
Ove aspro era piu il luogo e periglioso:
Tutto in un tratto vide il ciel turbato
Sparito il Sol tra nuvoli nascoso:
Et uscir fuor d'una caverna oscura
Un strano mostro in feminil figura.
Mill'occhi in capo havea senza palpebre
Non puo serrarli e non credo che dorma,
Non men che gliocchi havea l'orecchie crebre
Havea in loco de crin serpi a gran torma
Fuor de le diaboliche tenebre
Nel mondo usci la spaventevol forma,
Un fiero e maggior serpe ha per la coda
Che pel petto si gira e che l'annoda.
Quel ch'a Rinaldo in mille e mille imprese
Piu non avvenne mai, quivi gli avviene,
Che come vede il mostro ch'all'offese
Se gli apparecchia, ech'a trovar loviene
Tanta paura, quanta mai non scese
In altri forse: gli entra ne le vene:
Ma pur l'usato ardir simula e finge
E con trepida man la spada stringe.
S'acconcia il mostro inguisa al fiero assalto
Che si puo dir che sia mastro di guerra,
Vibra il serpente venenoso in alto
E poi contra Rinaldo si disserra,
Di qua, di la, gli vien sopra a gran salto:
Rinaldo contra lui vaneggia & erra:
Colpi a dritto e a riverso tira assai
Ma non ne tira alcun che fera mai.
Il mostro al petto il serpe hora gli appicca
Che sotto l'arme e sin nel cor l'agghiaccia
Hora per la visiera gliele ficca
E fa ch'erra pel collo e per la faccia:
Rinaldo da l'impresa si dispicca
E quanto puo con sproni il destrier caccia:
Ma la Furia infernal gia non par zoppa
Che spicca un salto e glie subito in groppa
Vada al traverso al dritto ove si voglia
Sempre ha con lui la maledetta peste,
Ne sa modo trovar che se ne scioglia
Ben che'l destrier di calcitrar non reste:
Triema a Rinaldo il cor come una foglia
Non ch'altrimente il serpe lo moleste,
Ma tanto horror ne sente e tanto schivo
Che stride e geme: e duolsi ch'egli evivo.
Nel piu tristo sentier nel peggior calle
Scorrendo va:nel piu intricato bosco:
Ove ha piu asprezza il balzo, ove la valle
E piu spinosa, ov'e l'aer piu fosco,
Cosi sperando torsi da le spalle
Quel brutto abominoso horrido tosco:
E ne saria mal capitato forse
Se tosto non giungea chi lo soccorse.
Ma lo soccorse a tempo un cavalliero
Di bello armato e lucido metallo:
Che porta un giogo rotto per cimiero,
Di rosse fiamme ha pien lo scudo giallo:
Cosi trapunto il suo vestire altiero
Cosi la sopravesta del cavallo,
La lancia hain pugno e la spada al suo loco
E la mazza all'arcion che getta foco.
Piena d'un foco eterno e quella mazza
Che senza consumarsi ogn'hora avampa:
Ne per buon scudo o tempra di corazza
O per grossezza d'elmo se ne scampa:
Dunque si debbe il cavallier far piazza
Giri ove vuol l'inestinguibil lampa:
Ne manco bisognava al guerrier nostro
Per levarlo di man del crudel mostro.
E come cavallier d'animo saldo
Ove ha udito il rumor corre e galoppa:
Tanto che vede il mostro che Rinaldo
Col brutto serpe in mille nodi agroppa,
E sentir fagli a un tempo freddo e caldo
Che non ha via di torlosi di groppa,
Va il cavalliero e fere il mostro al fianco
E lo fa trabboccar dal lato manco.
Ma quello e a pena in terra che si rizza
E il lungo serpe intorno aggira e vibra:
Quest'altro piu con l'hasta non l'attiza
Ma di farla col fuoco si delibra,
La mazza impugna, e dove il serpe guizza
Spessi come tempesta i colpi libra,
Ne lascia tempo a quel brutto animale
Che possa farne un solo o bene o male.
E mentre a dietro il caccia o tiene a bada
E lo percuote e vendica mille onte:
Consiglia il Paladin che se ne vada
Per quella via che s'alza verso il monte:
Quel s'appiglia al consiglio & alla strada
E senza dietro mai volger la fronte,
Non cessa che di vista se gli tolle
Benche molto aspro era a salir quel colle.
Il cavallier poi ch'alla scura buca
Fece tornare il mostro da l'inferno:
Ove rode se stesso e si manuca
E da mille occhi versa il pianto eterno,
Per esser di Rinaldo guida e duca
Gli sali dietro: e su'l giogo superno
Gli fu alle spalle, e si mise con lui
Per trarlo fuor de luoghi oscuri e bui.
Come Rinaldo il vide ritornato
Gli disse, che gli havea gratia infinita:
E ch'era debitore in ogni lato
Di porre a beneficio suo la vita,
Poi lo domanda come sia nomato
Accio dir sappia chi gli ha dato aita,
E tra guerrieri possa e inanzi a Carlo
De l'alta sua bonta sempre esaltarlo.
Rispose il cavallier non ti rincresca
Se'l nome mio scoprir non ti vogli'hora
Ben tel diro prima ch'un passo cresca
L'ombra: che ci sara poca dimora:
Trovaro andando insieme un'acqua fresca
Che col suo mormorio facea tal'hora
Pastori e viandanti al chiaro rio
Venire: e berne l'amoroso oblio.
Signor queste eran quelle gelide acque
Quelle che spengon l'amoroso caldo:
Di cui bevendo ad Angelica nacque
L'odio, c'hebbe dipoi sempre a Rinaldo,
E s'ella un tempo a lui prima dispiacque
E se nel'odio il ritrovo si saldo
Non derivo Signor la causa altronde
Se non d'haver beuto di queste onde.
Il cavallier che con Rinaldo viene
Come si vede inanzi al chiaro rivo
Caldo per la fatica il destrier tiene:
E dice il posar qui non fia nocivo,
Non fia (disse Rinaldo) se non bene
Ch'oltre che prema il mezo giorno estivo:
M'ha cosi il brutto mostro travagliato
Che'l riposar mi fia commodo e grato.
L'un e l'altro smonto del suo cavallo
E pascer lo lascio per la foresta,
E nel fiorito verde a rosso e a giallo
Ambi si trasson l'elmo de la testa:
Corse Rinaldo al liquido chrystallo
Spinto da caldo e da sete molesta,
E caccio a un sorso del freddo liquore
Dal petto ardente e la sete e l'amore.
Quando lo vide l'altro cavalliero
La bocca sollevar de l'acqua molle:
E ritrarne pentito ogni pensiero
Di quel desir c'hebbe d'amor si folle,
Si levo ritto, e con sembiante altiero
Gli disse quel che dianzi dir non volle:
Sappi Rinaldo il nome mio e lo sdegno
Venuto sol per sciorti il giogo indegno.
Cosi dicendo, subito gli sparve
E sparve insieme il suo destrier con lui:
Questo a Rinaldo un gran miracol parve
S'aggiro intorno, e disse ove e costui?
Stimar non sa se sian magiche larve
Che Malagigi un de ministri sui
Gli habbia mandato a romper la cathena
Che lungamente l'ha tenuto in pena.
O pur che Dio da l'alta hierarchia
Gli habbia per ineffabil sua bontade
Mandato come gia mando a Thobia
Un'angelo a levar di cecitade,
Ma buono o rio demonio, o quel che sia
Che gli ha renduta la sua libertade
Ringratia e loda, e da lui sol conosce
Che sano ha il cor da l'amorose angosce.
Gli fu nel primier'odio ritornata
Angelica, e gli parve troppo indegna
D'esser, non che si lungi seguitata:
Ma che per lei pur meza lega vegna,
Per Baiardo rihaver tutta fiata
Verso India in Sericana andar disegna
Si perche l'honor suo lo stringe a farlo
Si per haverne gia parlato a Carlo
Giunse il giorno seguente a Basilea
Ove la nuova era venuta inante,
Che'l conte Orlando haver pugna dovea
Contra Gradasso e contra il Re Agramante,
Ne questo per aviso si sapea
C'havesse dato il cavallier d'Anglante:
Ma di Sicilia in fretta venut'era
Chi la novella v'apporto per vera.
Rinaldo vuol trovarsi con Orlando
Alla battaglia: e se ne vede lunge,
Di dieci in dieci miglia va mutando
Cavalli e guide, e corre, e sferza, e punge
Passa il Rheno a Costanza, e in su volando
Traversa l'alpe, & in Italia giunge:
Verona a dietro, a dietro Mantua lassa
Su'l Po si trova, e con gran fretta il passa.
Gia s'inchinava il Sol molto alla sera
E gia apparia nel ciel la prima stella
Quando Rinaldo in ripa alla riviera
Stando in pensier: s'havea da mutar sella
O tanto soggiornar che l'aria nera
Fuggisse inanzi all'altra Aurora bella,
Venir si vede un cavalliero inanti
Cortese ne l'aspetto e nei sembianti.
Costui dopo il saluto con bel modo
Gli domando s'aggiunto a moglie fosse,
Disse Rinaldo io son nel giugal nodo
Ma di tal domandar maravigliosse,
Soggiunse quel, che sia cosi ne godo
Poi che chiarir perche tal detto mosse
Disse io ti priego che tu sia contento
Ch'io ti dia questa sera alloggiamento.
Che ti faro veder cosa che debbe
Ben volentier veder chi ha moglie a lato
Rinaldo, si perche posar vorrebbe
Hormai di correr tanto affaticato.
Si perche di vedere e d'udire hebbe
Sempre aventure un desiderio innato,
Accetto l'offerir del cavalliero:
E dietro gli piglio nuovo sentiero.
Un tratto d'arco fuor di strada usciro
E inanzi un gran palazzo si trovaro,
Onde scudieri in gran frotta veniro
Con torchi accesi, e fero intorno chiaro,
Entro Rinaldo, e volto gliocchi in giro
E vide loco ilqual si vede raro:
Di gran fabrica e bella e bene intesa:
Ne a privato huom convenia tanta spesa.
Di serpentin di porphydo le dure
Pietre, fan de la porta il ricco volto:
Quel che chiude e di bronzo: con figure
Che sembrano spirar muovere il volto,
Sotto un'arco poi s'entra, ove misture
Di bel Musaico ingannan l'occhio molto
Quindi si va in un quadro ch'ogni faccia
De le sue loggie ha lunga cento braccia
La sua porta ha per se ciascuna loggia
E tra la porta e se ciascuna ha un'arco:
D'ampiezza pari son: ma varia foggia
Fe d'ornamenti il mastro lor non parco,
Da ciascuno arco s'entra ove si poggia
Si facil ch'un somier vi puo gir carco,
Un'altro arco di su trova ogni scala
E s'entra per ogni arco in una sala.
Gliarchi di sopra escono fuor del segno
Tanto che fan coperchio alle gran porte:
E ciascun due colonne ha per sostegno
Altre di bronzo altre di pietra forte,
Lungo sara se tutti vi disegno
Gli ornati alloggiamenti de la corte,
E oltr'a quel ch'appar, quanti agi sotto
La cava terra il mastro havea ridotto.
L'alte colonne e i capitelli d'oro
Da che i gemmati palchi eran suffulti
I peregrini marmi che vi foro
Da dotta mano in varie forme sculti,
Pitture, e getti, e tant'altro lavoro:
(Ben che la notte a gliocchi il piu ne occulti)
Mostran che non bastaro a tanta mole
Di duo Re insieme le ricchezze sole,
Sopra glialtri ornamenti ricchi e belli
Ch'erano assai ne la gioconda stanza:
V'era una fonte: che per piu ruscelli
Spargea freschissime acque in abondanza,
Poste le mense havean quivi i donzelli
Ch'era nel mezo per ugual distanza,
Vedeva e parimente veduta era
Da quattro porte de la casa altiera.
Fatta da mastro diligente e dotto
La fonte era con molta e suttil opra
Di loggia a guisa o padiglion, ch'in otto
Faccie distinto: intorno adombri e cuopra
Un ciel d'oro che tutto era di sotto
Colorito di smalto le sta sopra,
Et otto statue son di marmo bianco
Che sostengon quel ciel col braccio manco.
Ne la man destra il corno d'Amalthea
Sculto havea lor l'ingenioso mastro,
Onde con grato murmure cadea
L'acqua di fuore in vaso d'alabastro,
Et a sembianza di gran donna havea
Ridutto con grande arte ogni pilastro,
Son d'habito e di faccia differente
Ma gratia hanno e belta tutte ugualmente.
Fermava il pie ciascun di questi segni
Sopra due belle imagini piu basse,
Che con la bocca aperta facean segni
Che'l canto e l'harmonia lor dilettasse,
E quell'atto in che son par che disegni
Che l'opra e studio lor tutto lodasse
Le belle donne che su gli homeri hanno,
Se fosser quei di cu'in sembianza stanno.
I simulachri inferiori, in mano
Havean lunghe & amplissime scritture:
Ove facean con molta laude piano
I nomi de le piu degne figure:
E mostravano anchor poco lontano
I propri loro in note non oscure,
Miro Rinaldo a lume di doppieri
Le donne ad una ad una e i cavallieri.
La prima inscrittion ch'a gliocchi occorre
Con lungo honor Lucretia Borgia noma,
La cui bellezza & honesta, preporre
Debbe all'antiqua, la sua patria Roma,
I duo che voluto han sopra se torre
Tanto eccellente & honorata soma
Noma lo scritto, Antonio Thebaldeo
Hercole Strozza, un Lino, & uno Orpheo
Non men gioconda statua ne men bella
Si vede appresso, e la scrittura dice
Ecco la figlia d'Hercole Issabella:
Per cui Ferrara si terra felice
Via piu perche in lei nata sara quella,
Che d'altro ben , che prospera e fautrice
E benigna Fortuna dar le deve
Volgendo glianni nel suo corso lieve.
I duo che mostran disiosi affetti
Che la gloria di lei sempre risuone,
Gian Iacobi ugualmente erano detti
L'uno Calandra e l'altro Bardelone,
Nel terzo e quarto loco ove per stretti
Rivi,l'acqua esce fuor del padiglione
Due donne son che patria, stirpe, honore
Hanno di par, di par belta e valore.
Helissabetta l'una, e Leonora
Nominata era al'altra, e fia per quanto
Narrava il marmo sculto d'esse anchora
Si gloriosa la terra di Manto.
Che di Vergilio che tanto l'honora
Piu che di queste non si dara vanto,
Havea la prima a pie del sacro lembo
Iacobo Sadoletto, e Pietro Bembo.
Uno elegante Castiglione, e un culto
Mutio Arelio de l'altra eran sostegni,
Di questi nomi era il bel marmo sculto
Ignoti allhora, hor si famosi e degni,
Veggon poi quella a cui dal cielo indulto
Tanta virtu sara quanta ne regni
O mai regnata in alcun tempo sia
Versata da Fortuna hor buona hor ria.
Lo scritto d'oro esser costei dichiara
Lucretia Bentivoglia, e fra le lode
Pone di lei: che'l Duca di Ferrara
D'esserle padre si rallegra e gode:
Di costei canta con soave e chiara
Voce, un Camil che'l Rheno e Felsina
Con tanta attention tanto stupore
Con quanta Amphryso udi gia il suo pastoreode
Et un per cui la terra ove l'Isauro
Le sue dolci acque in sala in maggior vase:
Nominata sara da l'Indo al Mauro
E da l'Austrine all'Hyperboree case
Via piu che per pesare il Romano auro
Di che perpetuo nome le rimase,
Guido Posthumo a cui doppia corona
Pallade quinci: e quindi Phebo dona.
L'altra che segue in ordine e Diana:
Non guardar dice ilmarmo scritto, ch'ella
Sia altiera in vista, che nel core humana
Non sara perho men ch'in viso bella,
Il dotto Celio Calcagnin lontana
Fara la gloria e'l bel nome di quella
Nel regno di Monese: in quel di Iuba:
In India e Spagna udir con chiara Tuba.
Et un Marco Cavallo che tal fonte
Fara di poesia nascer d'Ancona
Qual fe il cavallo alato uscir del monte
Non so se di Parnasso o d'Helicona:
Beatrice appresso a questo alza la fronte
Di cui lo scritto suo cosi ragiona
Beatrice bea vivendo il suo consorte:
E lo lascia infelice alla sua morte.
Anzi tutta l'Italia che con lei
Fia triumphante, e senza lei captiva:
Un Signor di Coreggio di costei
Con alto stil par che cantando scriva,
E Timotheo l'honor de Bendedei:
Ambi faran tra l'una e l'altra riva
Fermare al suon de lor soavi plettri
Il fiume ove sudar gli antiqui elettri,
Tra questo loco e quel de la colonna
Che fu sculpita in Borgia com'e detto:
Formata in alabastro una gran donna
Era di tanto e si sublime aspetto
Che sotto puro velo in nera gonna
Senza oro e gemme in un vestire schietto
Tra le piu adorne non parea men bella
Che sia tra l'altre la Cyprigna stella.
Non si potea ben contemplando fiso
Conoscer se piu gratia o piu beltade:
O maggior maesta fosse nel viso:
O piu inditio d'ingegno: o d'honestade
Chi vorra di costei (dicea l'inciso
Marmo) parlar quanto parlar n'accade:
Ben torra impresa piu d'ognaltra degna
Ma non perho ch'a fin mai se ne vegna.
Dolce quantunque e pien di gratia tanto
Fosse il suo bello e ben formato segno:
Parea sdegnarsi, che con humil canto
Ardisse lei lodar si rozo ingegno
Com'era quel che sol senz'altri a canto
(Non so perche) le fu fatto sostegno:
Di tutto'l resto erano i nomi sculti
Sol questo duo l'artefice havea occulti.
Fanno le statue in mezo un luogo tondo
Che'l pavimento asciutto ha di corallo,
Di freddo soavissimo giocondo
Che rendea il puro e liquido chrystallo
Che di fuor cade in un canal fecondo:
Che'l pratoverde, azurro, bianco, e giallo
Rigando scorre per vari ruscelli,
Grato alle morbide herbe e a gli arbuscelli
Col cortese hoste ragionando stava
Il Paladino a mensa, e spesso spesso
Senza piu differir, gli ricordava,
Che gli attenesse quanto havea promesso:
E adhor adhor mirandolo, osservava
C'havea di grande affanno il core oppresso,
Che non puo star momento che non habbia
Un cocente sospiro in su le labbia.
Spesso la voce dal disio cacciata
Viene a Rinaldo sin presso alla bocca,
Per domandarlo, e quivi raffrenata
Da cortese modestia fuor non scocca,
Hora essendo la cena terminata
Ecco un donzello a chi l'ufficio tocca:
Pon su la mensa un bel napo d'or fino
Di fuor di gemme e dentro pien di vino.
Il Signor de la casa allhora alquanto
Sorridendo, a Rinaldo levo il viso,
Ma chi ben lo notava:piu di pianto
Parea c'havesse voglia che di riso,
Disse, hora a quel che mi ricordi tanto
Che tempo sia di sodisfar m'e aviso
Mostrarti un paragon ch'esser de grato
Di vedere a ciascun c'ha moglie allato.
Ciascun marito a mio giuditio deve
Sempre spiar se la sua donna l'ama:
Saper s'honore o biasmo ne riceve
Se per lei bestia, o se pur'huom si chiama,
L'incarco de le corna, e lo piu lieve
Ch'al mondo sia, se ben l'huom tanto infama
Lo vede quasi tutta l'altra gente
E chi l'ha in capo mai non se lo sente,
Se tu sai che fedel la moglie sia
Hai di piu amarla e d'honorar ragione
Che non ha quel che la conosce ria
O quel che ne sta in dubbio e in passione,
Di molte n'hanno a torto gelosia
I lor mariti, che son caste e buone,
Molti di molte ancho sicuri stanno
Che con le corna in capo se ne vanno.
Se vuoi saper se la tua sia pudica.
Come io credo che credi, e creder dei
Ch'altrimente far credere e fatica
Se chiaro gia per prova non ne sei,
Tu per te stesso senza ch'altri il dica
Te n'avvedrai, s'in questo vaso bei
Che per altra cagion non e qui messo
Che per mostrarti quanto io t'ho promesso.
Se bei con questo vedrai grande effetto
Che se porti il cimier di Cornovaglia
Il vin ti spargerai tutto su'l petto,
Ne gocciola sara ch'in bocca saglia:
Ma s'hai moglie fedel tu berai netto,
Hor di veder tua sorte ti travaglia,
Cosi dicendo per mirar tien gliocchi
Ch'in seno il vin Rinaldo si trabocchi.
Quasi Rinaldo di cercar suaso
Quel che poi ritrovar non vorria forse,
Messa la mano inanzi, e preso il vaso
Fu presso di volere in prova porse,
Poi quanto fosse periglioso il caso
A porvi i labri col pensier discorse,
Ma lasciate Signor ch'io mi ripose
Poi diro quel, che'l Paladin rispose.