Canto XLIX

By Giovanni Boccaccio

Era quel loco, dove ci trovamo,

soletto tutto, né persona appresso

di nulla parte a noi non sentavamo.

Tutto dintorno ed ancora sopra esso

era di frondi verdi il loco pieno,

e di quelle era ben follato e spesso.

Entrar non vi potea sol né sereno,

e di vermiglie rose in circuito

gran quantità ancor vi si vedieno.

Allor vedendo il dilettevol sito

e me con quella dimorar soletti

e d'ogni altra compagna esser partito,

là fra me dissi: «Io non so ch'io m'aspetti:

perché, poi che qui sono, ora non prendo

di questa i tanti affannati diletti?

Lo loco ov'ora dimorian sedendo

to' ogni sospetto, né qui mai trovarci

quella potria che ci venia seguendo,

ed altro non cred'io che impacciarci

potesse: costei vuole ed io 'l disio,

dunque perché cercar più d'indugiarci?».

In cotal ragionar m'acosta' io

a quella, e presa lei che 'n sull'erbetta

sonniferava già, al parer mio,

lei nelle braccia mi reca' istretta:

mille fiate credo la basciai

pria si svegliasse la bella angioletta.

Ma subito stordita a dir: – Che fai? –

cominciò isvegliata, – deh, non fare!

se quella donna vien, come farai? –.

Ed io allora cominciai a parlare:

– Donna, io non so quando mi riavesse

quel che tu ora mi vuoi far lasciare.

Ragion sarebbe ch'io sempre piangesse,

se per preghiera che non dee valere

quel ch'io ho mattamente perdesse –.

In cotal guisa stando, al mio parere,

già questa bella donna stava cheta,

consentendo umilmente, al mio piacere

tutta disposta, quando l'alma lieta

di cotal bene tanta gioia prese

in sé, che ritener dentro a sua meta

allora non poté, ma 'l sonno offese

là dov'io dolce allor facea dimora,

per che si ruppe e più non si difese.

Tutto stordito mi riscossi allora

e strinsi a me le braccia, e mi credea

intra esse madama avervi ancora.

Omè, quanto angosciosa e quanto rea

tal partita mi fu, e quanto caro

mi fu il dormir mentre 'n braccio v'avea!

Ahi come ritornò in duolo amaro

quel diletto che 'l sonno m'avea porto,

ch'a ogni affanno avea posto riparo!

Lasso, angoscioso e sanza alcun conforto,

levato pur dintorno mi mirava

immaginando ancora star nell'orto.

La fantasia non so come m'errava,

e, mentre avea sognato, mi credeva

non sogno avesse e così estimava.

Ora stordito sognar mi pareva,

e lungo spazio non seppi ov'io m'era

né vero sentimento in me aveva.

Ritornato ch'io fui poi nella vera

conoscenza di prima e lagrimato

ebbi per certo spazio quivi ov'era:

«Omè», dicendo, «dove son io stato

con tanta gioia? Ora fosse piaciuto

a Dio ch'i' non mi fossi mai destato,

e 'n cotal gioia sempre sare' suto!

Ancor mi fora leggiero il dormire

se più tal don mi fosse conceduto.

Pianto ed angoscia e noioso martire

di ciò mi crebbe, e multiplicò 'l foco

in me vie più d'amoroso disire,

il quale io sento che a poco a poco

tutto mi sface; e già saria finita

la vita mia, se non che a quel loco

veracemente spero che reddita

ancor farò con essenza perfetta,

allor prendendo quella gioia compita,

nella quale ora dormendo imperfetta

stetti. E questo l'amorosa mente

solo disia e fermamente aspetta,

ove Colui, che di tutto è potente,

mi rechi e servi nella vostra grazia

quanto vi piace, madonna piacente,

nella qual sempre fia la mente sazia».