Canto XVIII.

By Ludovico Ariosto

lE donne antique fer mirabil cose

altre ne larme: altre in le sacre muse

& di lor opre belle et gloriose

gran lume in tutto il mondo si diffuse

Arpalice & Camilla son famose

perche in battaglia erano experte & use

Sapho & Corinna perche furon dotte

splendono illustri et mai non veggon notte

Le donne son venute in excellenza

di ciascun arte ove hanno posto cura

& qualunque alle historie habbia avertenza

ne sente anchor la fama non oscura

sel mondo n e gran tempo stato senza

non perho sempre il mal influsso dura

& forse ascosi han lor debiti onori

o negligentia: o invidia de scrittori

Ben mi par di veder ch al secol nostro

tanta virtu fra belle donne emerga

che puo dar opra a charte & ad inchiostro

perche in glianni futuri si disperga

& perche odiose lingue: il mal dir vostro

con vostra eterna infamia si sommerga

& le lor lode appariranno in guisa

che di gran lunga avanzeran Marphisa

Hor pur tornando a lei: questa Donzella

al cavallier che le uso cortesia

del esser suo non niega dar novella

quando esso a lei voglia contar chi sia

sbrigossi presto del suo debito ella

tanto il nome di lui saper disia

io son (disse) Marphisa: & fu assai questo

che si sapea per tutto il mondo il resto

Laltro comincia: poi che tocca a lui

con piu proemio a darle di se conto

dicendo io credo che ciascun di vui

habbia de la mia stirpe il nome in pronto

che non pur Francia: Spagna: e i vicin sui

ma lIndia: lEthyopia e il freddo ponto

han chiara cognition di Chiaramonte

onde usci il Cavallier ch uccise Almonte

Et quel che a Chiariello e al Re Mambrino

diede la morte: e il regno lor disfece

di questo sangue: dove in lEuxino

lIstro ne vien con otto corna o diece

al duca Amone: il qual gia peregrino

vi capito: la madre mia mi fece

& lanno e hormai ch io la lasciai dolente

chir volli in Francia a ritrovar mia gente

Ma non potei finire il mio viaggio

che qua mi spinse un tempestoso Noto

son dieci mesi o piu: che stanza vi haggio

(che tutti i giorni & tutte lhore noto

nominato son io Guidon silvaggio

di poca pruova anchora: et poco noto

uccise qui Argilon da Melibea

con dieci cavallier che seco havea

Feci la pruova anchor de le donzelle

cosi ne ho diece a miei piaceri allato

& alla scelta mia son le piu belle

et son le piu gentil di tutto il stato

& queste reggo & tutte laltre: ch elle

di se mhanno il governo: e il scettro dato

cosi daranno a qualunque altro arrida

Fortuna si che la decina uccida

Li cavallier dimandano a Guidone

come ha si pochi maschi il territoro

et si alle moglie hanno suggettione

come esse lhanno in glialtri lochi a loro

disse Guidon: piu volte la cagione

udita n ho: da poi che qui dimoro

& vi sera (secondo ch io lho udita)

da me: poi che vi aggrada: referita

Al tempo che tornar dopo anni venti

da Troia i Greci che duro lassedio

dieci: & dieci altri da contrari venti

furo agitati in mar con troppo tedio

trovar che le lor donne: alli tormenti

di tanta absentia: havean preso rimedio

tutte shavean gioveni amanti eletti

per non si raffreddar sole ne letti

Le case lor trovaro i Greci piene

de laltrui figli: & per parer commune

perdonano alle moglie: che san bene

che tanto non potean viver digiune:

ma ai figli de li adulteri conviene

altrove procacciarsi altre fortune:

che tolerar non vogliono i mariti

che piu alle spese lor sieno notriti

Sono altri exposti: altri tenuti occulti

da le lor matri: & sostenuti in vita:

in varie squadre quei ch erano adulti

feron chi qua chi la tutti partita

per altri larme son: per altri culti

li studi & larti: altri la terra trita

serve altri in corte: altri e guardian di gregge

come piace a colei che qua giu regge

Parti fra gli altri un giovinetto figlio

di Clitemnestra la crudel Regina

di deciotto anni fresco come un giglio

o rosa colta allhor di su la spina

& havendosi armato un buon naviglio

si pose e a depredar per la marina

in compagnia di cento giovinetti

del tempo suo per tutta Grecia eletti

Li Cretesi in quel tempo che cacciato

el crudo Idomeneo del regno haveano

& per assicurarsi il nuovo stato

d'huomini & d'arme adunation faceano

fero con gran stipendio lor soldato

Phalanto (cosi al giovene diceano)

& lui con tutti quei che seco havea

Poser per guardia alla citta Dictea

Fra cento alme citta che erano in Creta

Dictea piu ricca & piu piacevole era

di belle donne: & amorose lieta

lieta di giuochi da matino a sera

& come era ogni tempo consueta

d accarezzar la gente forestiera

fe a costor si: che molto non rimase

a non farli Signor de le lor case

Eran gioveni tutti & belli affatto

chel fior di Grecia havea Phalanto eletto

si che alle belle donne: al primo tratto

che vi apparir: trassero i cor del petto

poi che non men che belli: anchora in fatto

si dimostrar buoni & gagliardi al letto

si fero ad esse in pochi di si grati

che sopra ognaltro ben nerano amati

Finita che daccordo e poi la guerra

per cui stato Phalanto era condutto

& chel stipendio militar si serra

si che non vhanno i gioveni piu frutto

& per questo lasciar voglion la terra

fan le donne di Creta maggior lutto

& per cio versan piu dirotti pianti

che se i lor padri havesson morti inanti

Da le lor donne i gioveni assai foro

ciascun per se: di rimaner pregati

ne restar volendo elli: esse con loro

ne andar: lasciando: & padri: & figli: & frati

di ricche gemme & molto argento & oro

havendo i lor dimestici spogliati

che la pratica fu tanto secreta

che non senti la fuga huomo di Creta

Si fu propitio il vento: si fu lhora

commoda: che Phalanto a fuggir colse

che dieci miglia erano usciti fuora:

quando del danno suo Creta si dolse

poi questa spiaggia inhabitata allhora

trascorsi per fortuna li raccolse

qui si posaro & qui sicuri tutti

meglio del furto lor videro i frutti

Questa lor fu per dieci giorni stanza

di piaceri amorosi tutta piena

ma come spesso avien: che labondanza

seco in cor giovenil fastidio mena

tutti daccordo fur: di restar sanza

femine: & liberarsi di tal pena

che non e soma da portar si grave

come haver donna quando a noia s have

Essi che di guadagno & di rapine

eran bramosi: & di dispendio parchi

vider che a pascer tante concubine

bisognava altro lor che tirar archi

si che sole lasciar qui le meschine

& se ne andar di lor ricchezze carchi

la dove in Puglia in ripa il mar poi sento

ch edificar la terra di Tarento

Le donne che si videro tradite

da loro amanti in che piu fede haveano

restar per alcun di si sbigotite

che statue immote in lito al mar pareano

visto poi che da gridi: & da infinite

lachryme: alcun profitto non traheano

a pensar cominciaro & haver cura

come aiutarsi in tanta lor sciagura

Et proponendo in mezo i lor pareri

altre diceano in Creta e da tornarsi

& piu presto al arbitrio de severi

padri: & de offesi lor mariti: darsi

che ne deserti liti: & boschi fieri

di disagio: & di fame: consumarsi:

altre dicean: che si dovean piu presto

affogar tutte in mar: che mai far questo

E che manco male era meretrici

andar pel mondo: andar mendiche: o schiave

che se stesse offerire alli supplici

di ch eran degne le opere lor prave

questi & simil partiti: le infelici

si proponean ciascun piu duro & grave

tra loro al fine una Oronthea levosse

ch origine trahea dal Re Minosse

La piu gioven de laltre et la piu bella

& la piu accorta: & chavea manco errato

amato havea Phalanto: e a lui pulcella

datasi: & per lui il padre havea lasciato

costei mostrando in viso: & in favella

el magnanimo cor: d ira infiammato

redarguendo di tutte altreil detto

suo parer disse: & fe seguirne effetto

Di questa terra a lei non parve torsi

che connobbe feconda: & d aria sana

& di limpidi fiumi haver discorsi

di selve opaca: & la piu parte piana

con porti & foci: ove dal mar ricorsi

per ria fortuna havea la gente extrana

chor dAphrica portava hora dEgitto

cose diverse: & necessarie al vitto

Qui parve a lei fermarse: & far vendetta

del viril sesso che le havea si offese

vuol che ogni nave che da venti astretta

a pigliar venga porto in suo paese

a sacco: a sangue: a fuoco al fin si metta

ne de la vita a un sol si sia cortese

cosi fu detto et cosi fu concluso

et fu fatta la legge et messa in uso

Come turbar laria sentiano: armate

le femine correan su la marina

da la implacabile Oronthea guidate

che die lor legge & si fe lor Reina

& de le navi: a liti lor cacciate

faceano incendi horribili: & rapina

huom non lasciando vivo: che novella

dar ne potesse: o in questa parte: o in quella

Cosi solinghe vissero qualche anno

aspre nimiche del sesso virile

ma connobbero poi: chel proprio danno

procaccierian: se non mutavan stile

che se di lor propagine non fanno

sera lor legge in breve irrita & vile

et manchera con linfecondo regno

dove di farla eterna era il disegno

Si che temprando il suo rigore un poco

scelsero in spatio di quattro anni interi

di quanti capitaro in questo loco

dieci belli & gagliardi cavallieri

che per durare in lamoroso giuoco

contra lor cento fusser buon guerrieri

esse in tutto eran cento: & statuito

ad ogni lor decina fu un marito

Prima ne fur decapitati molti

che riusciro al paragon mal forti

hor questi dieci a buona pruova tolti

del letto et del governo hebbon cosorti

facendo lor giurar: che se piu colti

altri huomini verriano in questi porti

essi serian che spenta ogni pietade

li ponrriano ugualmente a fil de spade

Ad ingrossar: et a figliar appresso

le donne: indi a temere incominciaro

che tanti nascerian del viril sesso

che contra lor non potrian far riparo

e al fine in man de glihuomini rimesso

seria il governo ch elle havean si caro

si che ordinar mentre eran glianni imbelli

far si: che mai non fusson lor ribelli

Lordine fu dei maschi allevar pochi

uno ogni madre vuol la legge horrenda

tutti glialtri (comanda) o gli suffochi

o fuor del stato li permuti o venda:

ne mandano per questo in varii lochi

e a chi gli porta dicono: che prenda

femine: se abaratto haver ne puote

se non: non torni al men con le man vote

Ne uno anchora allevarian: se senza

potesson far: & mantenere il gregge

questa e quanta pieta: qnanta clemenza

a gli suoi: piu che a glialtri usa la legge

gli altri condannan con ugual sentenza

& solamente in questo si corregge

che non vuol: che secondo il primiero uso

le femine li uccidano in confuso

Se dieci: o venti o piu persone a un tratto

vi fusser giunte: in carcere eran messe

et duna al giorno & non di piu era tratto

il capo a sorte: che perir dovesse

nel tempio horrendo: che Oronthea havea fatto

dove uno altare alla Vendetta eresse

& dato a lun de dieci il crudo ufficio

per sorte era: di farne sacrificio

Dopo moltanni alle ripe homicide

a dar venne di capo un giovinetto

la cui stirpe scendea dal buono Alcide

di gran valor ne larme: Elbanio detto

qui preso fu che a pena se ne avide

come quel che venia senza suspetto

& con gran guardia in stretta parte chiuso

con glialtri era serbato al crudel uso

Di viso era costui bello & giocondo

& di maniere & di costumi ornato

& di parlar si dolce: & si facondo

ch un Aspe volentier lo havria ascoltato

si che come di cosa rara al mondo

del esser suo: fu tosto raportato

ad Alexandra figlia dOronthea

ch anchor Regina in lisola vivea

Oronthea vivea anchora: & gia mancate

tutte eran laltre che habitar qui prima

& dieci tante: & piu n erano nate

e in forza eran cresciute e in maggior stima

ne tra dieci fucine: che serrate

stavon pur spesso: havean piu duna lima

& dieci cavallieri ancho havean cura

di dar a chi venia: fiera aventura

Alexandra bramosa di vedere

el giovinetto chavea tante lode

da la sua matre in singular piacere

impetra si: ch Elbanio vede ed ode

& quando vuol partirne: rimanere

si sente il core: ove e chil punge & rode:

legar si sente: & non sa far contesa:

e al fin dal suo pregion si truova presa

Elbanio disse a lei: se di pietade

fusse madonna qui notitia anchora

come se nha per tutte altre contrade

dovunque il vago Sol scalda & colora

io vi osarei per vostra alma beltade

ch ogni animo gentil di se inamora

chiedervi in don la vita mia: che poi

serei disposto ognhor spender per voi

Hor quando fuor dogni ragion: qui sono

privi d humanitade i cori humani

non vi domandero la vita in dono

che i prieghi miei: so ben: che serian vani

ma che da cavalliero: o tristo: o buono

ch io sia: possa morir con larme in mano

et non come dannato per giudicio:

o come animal bruto in sacrificio

Alexandra gentil: che humidi havea

per la pieta del giovinetto i rai

rispose: anchor che piu crudele & rea

sia questa terra: ch altra fosse mai

non concedo perho: che qui Medea

ogni femina sia: come tu fai

& quando ognaltra cosi fusse anchora

me sola trar vuo di tante altre fuora

Et se ben per a dietro io fussi stata

empia & crudel: come qui sono tante

dir posso che suggetto: ove mostrata

per me fusse pieta: non hebbi inante

ma ben serei di Tigre piu arrabbiata

& piu duro havre il cor che di diamante

se non me havesse tolto ogni durezza

tua belta: tuo valor: tua gentilezza

Cosi non fusse la legge piu forte

che contra i peregrini e statuita

come io non schiverei con la mia morte:

di comperar latua piu degna vita

ma non e grado qui di si gran sorte

che ti potesse dar libera aita

& quel che chiedi anchor: ben che sia poco:

difficile ottener fia in questo loco

Pur io vedro di far che tu lottenga

chabbi nanzi il morir questo contento

ma mi dubito ben: che te ne avenga

tenendo il morir lungo: piu tormento

suggiunse Elbanio: quando incontra io venga

a dieci armato: di tal cor mi sento

che la vita ho speranza di salvarme

e uccider lor: se tutti fussero arme

Alexandra a quel detto non rispose

se non un gran sospiro: & dipartisse:

& porto nel partir mille amorose

punte: nel cor mai non sanabil: fisse

venne alla matre: & volunta le pose

di non lasciar chel cavallier morisse

quando si dimostrasse cosi forte

che solo havesse posto i dieci a morte

La Reina Oronthea fece raccorre

el suo consiglio: & disse: a noi conviene

sempre il miglior che ritroviamo: porre

a guardar nostri porti: & nostre arene

et per saper chi ben lasciar: chi torre

prova e sempre da far: quando gli aviene

per non patir con nostro danno: a torto

che regni il vile: & chi ha valor sia morto

A me par: se a voi par: che statuito

sia: ch ogni cavallier per lo avvenire

che Fortuna habia tratto al nostro lito:

prima che al tempio si faccia morire:

possa egli sol: se gli piace il partito

contra gli dieci alla battaglia uscire

et se di superar tutti e possente

habbia il porto a guardar con nuova gente

Parlo cosi: perche haven qui un pregione

che par che vincer dieci se offerisca

quando sol vaglia tante altre persone

dignissimo e: per dio: che se exaudisca

cosi in contrario: havra punitione

quando vaneggi: & temerario ardisca:

Oronthea fine al suo parlar qui pose:

a cui de le piu antique una rispose

La principal cagion ch a far disegno

sul comercio de gli huomini ne mosse

non fu perche a difender questo regno

del loro aiuto alcun bisogno fosse

che per fare questo havemo ardire e ingegno

da noi medesme a sufficientia & posse

cosi senza sapessimo far ancho

che non venisse il propagarci a manco

Ma poi che senza lor questo non lece

tolti haven: ma non tanti: in compagnia

che mai ne sia piu d uno in contra diece

si chaver di noi possa Signoria

per conciper di lor questo si fece

non che di lor difesa uopo ne sia

la lor prodezza sol ne vaglia in questo

& sieno ignavie inutili nel resto

Tra noi tenere un huom che sia si forte

contrario e in tutto al principal disegno

se puo un solo a dieci huomini dar morte

quante donne fara stare egli al segno?

se i dieci nostri fusser di tal sorte

el primo di ne havrebbon tolto regno

non e la via de dominar: se vuoi

por larme in mano a chi puo piu di noi

Pon mente anchor: che quando cosi aiti

Fortuna questo tuo: che dieci uccida

di cento donne che di lor mariti

rimarran prive: sentirai le grida

se vuol campar: propona altri partiti

ch esser di dieci gioveni homicida

pur se per far con cento donne e buono

quel che dieci fariano: habbi perdono

Fu dArtemia crudel questo il parere

(cosi havea nome) & non manco per lei

di far nel tempio Elbanio rimanere

scannato inanzi allor spietati dei

ma la madre Oronthea: che compiacere

volse alla figlia: replico a colei

altre & altre ragioni: & modo tenne

che nel senato il suo parer si ottenne

Lhaver Elbanio di bellezza il vanto

sopra ogni cavallier che fusse al mondo

fu nei cor de le giovani: di tanto

(ch erano in quel consiglio) & di tal pondo

chel parer de levecchie ando da canto

che con Artemia volean far: secondo

lordine antiquo: ne lontan fu molto

ad esser per favore Elbanio assolto

Di perdonarli in somma fu concluso

ma poi che la decina havesse spento.

& fusse stato in laltro assalto: ad uso

di diece donne buono: & non di cento

di carcer laltro giorno fu dischiuso:

& hebbe arme & cavallo a suo talento

contra dieci guerrier solo si mise

& luno appresso all altro in piazza uccise

Fu la notte seguente a pruova messo

contra diece donzelle ignudo et solo

dove hebbe al ardir suo si buon successo

che ad una ad una assaggio tutto il stuolo

& questo gli acquisto tal gratia appresso

ad Oronthea: che lhebbe per figliuolo

et gli diede Alexandra et laltre nove

con che havea fatto le notturne pruove

E lo lascio con Alexandra bella

(che poi die nome a questa terra) herede

con patto: ch a servar egli habbia quell

legge: & ogni altro che da lui succede

che ciascun: che gia mai sua fiera stella

fara qui porre il sventurato piede

elegger possa: o in sacrificio darsi

o con dieci guerrier solo provarsi

E se gli avien chel di li huomini uccida

la notte con le femine si pruovi

et quando in questo anchor tanto gli arrida

la sorte sua: che vincitor si truovi

sia del femineo stuol principe: & guida

& la decina a scelta sua rinuovi

con la qual regni: fin ch unaltro arrivi

che sia piu forte: & lui di vita privi

Appresso a dua mila anni il costume empio

si e mantenuto: & si mantiene anchora

& sono pochi giorni: che nel tempio

uno infelice peregrin non mora

se contra dieci alcun chiede ad exempio

dElbanio armarsi: che ve n e talhora

spesso la vita al primo assalto lassa

ne di mille uno all altra pruova passa

Pur ci passano alcuni: ma si rari

che su le dita numerar si ponno

uno di questi fu Argilon: ma guari

con la decina sua non fu qui donno

che spintoci io da venti et mar contrari

gli occhi gli chiusi in sempiterno sonno

cosi fussi io con lui morto quel giorno

prima che in servitu visso con scorno

Che piaceri amorosi & riso & giuoco

che suole amar ciascun de la mia etade

le purpure: et le gemme: & lo haver loco

inanzi a tutti gli altri in la cittade

potuto hanno per dio mai giovar poco

all huom: che privo sia di libertade

el non poter mai piu di qui levarmi

servitu grave e intolerabil parmi

Vedermi consumar dei miglior anni

el piu bel fior in si vil opra & molle

tiemmi il cor sempre in stimulosi affanni

et ogni gusto di piacer mi tolle

del padre et frati miei la gloria i vanni

batte pel mondo: et sin al ciel si extolle

che forse accaderia ch anchio ne havessi

la parte mia: s esser conlor potessi

Parmi ch ingiuria il mio distin mi faccia

havendomi a si vil servigio eletto

come ch in le iumente il destrier caccia

ch abbia d occhi o di piedi alcun difetto

o per altro accidente che dispiaccia

sia fatto al arme e a miglior uso inetto

ne sperando io: se non per morte: uscire

di si vil servitu: bramo morire

Guidon qui fine alle parole pose

et maledisse il suo distin per sdegno

che de li cavallieri et de le spose

gli die vittoria in acquistar quel regno

Astolfo stette a udire: et si nascose

tanto che si fe certo a piu d un segno

che come detto havea questo Guidone

era figliuol del nobil duca Amone

Poi gli rispose: io sono il duca Inglese

il tuo cugino Astolfo: et abbracciollo

et con atto amorevole: & cortese

quasi piangendo in la gota baciollo

caro parente mio non piu palese

tua madre ti potea por segno al collo

che a farne fede che tu sei de nostri

basta il valor che con la spada mostri

Fatto in ogni altro luogo havria gran festa

Guidon di haver trovato un suo parente

quivi lo accolse con la faccia mesta

perche fu di vedervilo dolente

se vive: sa che Astolfo schiavo resta:

ne il termine e piu la chel di seguente

se fia libero Astolfo: ne more esso

si che il ben d uno e il mal de la ltro expresso

Gli duol che glialtri cavallieri anchora

habbia: vincendo: a far sempre captivi

ne tutto ch esso in la battaglia mora

potra giovar: ch servitu lor schivi

che se dun fango ben gli porta fuora

& poi sinciampi come all altro arrivi

havra lui senza pro vinto Marphisa

che essi pur ne fien schiavi: & ella uccisa

Da laltro canto: havea lacerba etade

la cortesia: e il valor del Giovinetto

damore intenerito: & di pietade

tanto a Marphisa: et a compagni il petto:

che con morte di lui: lor libertade

esser dovendo: havean quasi a dispetto:

& se Marphisa non puo far con manco

che uccider lui: vuol essa morir ancho

Ella disse a Guidon: vientene insieme

con noi: che a viva forza usciren quinci

deh (rispose Guidon) lascia ogni speme

di mai piu uscirne: o perdi meco o vinci

ella suggiunse: il mio cor mai non teme

di non dar fine a cosa che cominci

ne ritrovar so la piu agevol strada

di quella: ove mi sia guida la spada

Tal ne la piazza ho il tuo valor provato

che s io son teco: ardisco ad ogni impresa

quando la turba intorno fia al steccato

al nuovo Sol: sopra il theatro ascesa

io vuo che la uccidian per ogni lato

o vada in fuga: o cerchi far difesa

& che a gli lupi & avoltoi del loco

lasciamo i corpi: & la cittade al fuoco

Suggiunse a lei Guidon: tu me havrai pronto

a seguitarti: & a morirti a canto

ma vivi rimaner non faccian conto

bastar ne puo di vendicarsi alquanto

che spesso dieci mila in piazza conto

del popul feminile: et altre tanto

resta a guardar: & porto: et rocca: & mura

ne alcuna via d uscir trovo sicura

Disse Marphisa: et molto piu sieno elle

de gli huomini che Xerse hebbe gia intorno

et sieno piu de lanime ribelle

ch uscir del ciel con lor perpetuo scorno

se tu sei meco: o al men non sie con quelle

tutte le voglio uccidere in un giorno

Guidon suggiunse: io non ci so via alcuna

ch a valer n abbia: se non val questa una

Ne puo sola salvar se ne succede

questuna: ch io diro: chor mi soviene

fuor che alle donne uscir non si concede

ne metter piede in su le salse arene

et per questo commettermi alla fede

duna de le mie donne mi conviene

del cui perfetto amor fatta ho sovente

piu pruova anchor: chio non faro il presente

Non men di me tormi costei disia

di servitu: pur che ne venga meco

che cosi spera senza compagnia

de le rivali sue ch io viva seco

ella nel porto: o Fuste: o Saettia

fara ordinar: mentre e anchor laer cieco

che i marinari vostri troveranno

acconcia a navigar come vi vanno

Drieto a me tutti in un drapel ristretti

cavallieri mercanti & galeotti

che ad albergarvi sotto a questi tetti

meco (vostra merce) sete ridotti

havrete a farvi amplo sentier coi petti

se del nostro camin semo interrotti

cosi spero (aiutandone le spade)

ch io vi trarro de la crudel cittade

Tu fa come ti par (disse Marphisa)

ch io son per me d uscir di qui sicura

piu facil fia che di mia mano uccisa

la gente sia: che e dentro a queste mura

che mi veggi fuggir: o in altra guisa

alcun possa notar ch habbi paura:

vuo uscir di giorno: & sol per forza darme

che per ognaltro modo obbrobrio parme

Sio ci fussi per donna connosciuta

so che havrei da le donne honor & pregio

& volentieri ci serei tenuta

& tra le prime forse del collegio

ma con costoro essendoci venuta

non ci vuo dessi haver piu privilegio

troppo error fora: ch io mi stessi o andassi

libera: & loro in servitu lasciassi

Queste parole & altre seguitando

mostro Marphisa: chel rispetto solo

chavea al periglio de compagni (quando

potria loro il suo ardir tornar in duolo)

la tenea: che con alto et memorando

segno dardir: non assalia quel stuolo

& per questo: a Guidon lascia la cura

d usar la via che piu gli par sicura

Guidon la notte con Aleria parla

(cosi havea nome la piu fida moglie)

ne bisogno gli fu molto pregarla

che la trovo disposta alle sue voglie

ella tolse una nave: & fece armarla

& vi arreco le sue piu ricche spoglie

fingendo di volere al nuovo albore

con le compagne uscire in corso fuore

Ella havea fatto nel palazzo inanti

spade & lancie arrecar corazze & scudi

onde armar si potessero imercanti

e i galeotti ch eran mezo nudi

altri dormiro: & altri ster vegghianti

li otii avicenda compartendo e i studi:

spesso guardando: & pur con larme in dosso

se lOriente anchor si facea rosso

Dal duro volto de la terra: il Sole

non tollea anchora il velo oscuro & atro:

a pena havea la Lycaonia prole

per li solchi del ciel volto laratro

quando il stuol feminil che veder vuole

el fin de la battaglia: empi il theatro

come Ape del suo claustro empie la soglia

che mutar regno al nuovo tempo voglia

Di trombe & grida & strepito de corni

el popul risuonar fa cielo & terra

cosi citando il suo Signor che torni

a terminar la cominciata guerra

Aquilante & Griphon stavano adorni

de le lor arme: e il Duca dInghilterra

Guidon: Marphisa: Sansonetto: & tutti

glialtri: chi a piedi & chi a caval instrutti

Per scender dal palazzo al mare: e al porto

la piazza traversar si convenia:

ne v era altro camin lungo ne corto

cosi Guidon disse alla compagnia:

et poi che di ben far molto conforto

le diede: intro senza rumor in via

et ne la piazza dove il popul era

s appresento con piu di cento in schiera

Molto affrettando li suoi compagni andava

Guidone allaltra porta per uscire:

ma la gran moltitudine che stava

intorno armata: et sempre atta a ferire

penso: come lo vide: che menava

seco queglialtri: che volea fuggire

et tutta a un tratto alli archi suoi ricorse

et parte onde si uscia venne ad opporse

Guidone et li altri cavaller gagliardi

& sopra tutti lor Marphisa forte

al menar de le man non furon tardi

& feron molto per sforzar le porte

ma tanta era la copia de li dardi

che con ferite de compagni & morte

pioveano lor di sopra: & dognintorno

ch al fin temean d haverne danno & scorno

Dogni guerrier lusbergo era perfetto

che se non era: havean piu da temere

fu morto il caval sotto a Sansonetto

quel di Marphisa vi hebbe a rimanere

Astolfo tra se disse: hora ch aspetto

che mai mi possa il corno piu valere

io vuo veder: poi che non giova spada

sio so col corno assicurar la strada

Come aiutarsi in le fortune extreme

sempre suolea: si pone il corno a bocca

par che la terra: & tutto il mondo treme

quando nel aria il suono horribil scocca

si nel cor de la gente il timor preme

che per disio di fuga si trabbocca

giu del theatro sbigotita & smorta

non che lasci la guardia de la porta

Come talhor si getta & si periglia

& da finestra & da sublime loco

lexterrefatta subito famiglia

che vede appresso: e dognintorno il fuoco

che mentre le tenea gravi le ciglia

il pigro sonno crebbe apoco apoco

cosi messa la vita in abandono

ognun fuggia dal spaventoso suono

Di qua: di la: di su: di giu: smarrita

surge la turba: & di fuggir procaccia

son piu di mille a un tempo ad ogni uscita

cascano a monti: et luna laltra impaccia

perde in la stretta calca altra la vita

da palchi & da finestre altra si schiaccia

piu d un braccio si rompe: & d una testa

di ch altra morta: altra storpiata resta

El pianto: il grido: insino al ciel saliva

dalta ruina misto: & di fraccasso

affretta: ovunque il suon del corno arriva:

la turba spaventata in fuga il passo

se udite dir che di ardimento priva

la vil plebe si mostri: & di cor basso

non vi maravigliate: che natura

e de la lepre haver sempre paura

Ma che direte del gia tanto fiero

cor di Marphisa: & di Guidon silvaggio?

de i dua giovini figli dOliviero

che gia tanto honoraro il lor lignaggio?

gia venti mila havean stimato un zero

& in fuga hor ne van senza coraggio

come conigli: o timidi colombi

a cui vicino alto rumor ribombi

Cosi nocea alli suoi come alli extrani

la forza che nel corno era incantata:

Sansonetto: Guidone: e i dui germani

fuggon drieto a Marphisa spaventata

ne fuggendo ponno ir tanto lontani

che lor non sia lorecchia ancho intronata

scorre Astolfo la terra in ogni lato

dando via sempre al corno maggior fiato

Chi scese al mare: & chi poggio su al monte

chi tra gli boschi ad occultar si venne

alcuna senza mai volger la fronte

fuggir per dieci di non si ritenne

usci in tal punto alcuna fuor del ponte

ch in vita sua mai piu non vi rivenne

sgombraro in modo & piazze: & tepli: & case

che quasi vota la citta rimase

Sansonetto: Marphisa: e i duo fratelli

Guidon: li marinari: & li mercanti

fuggean (come vho detto) et fur di quelli

ch al mar scendeano pallidi & tremanti

ove Aleria trovar: che fra i castelli

loro havea un legno apparechiato inanti

quindi poi ch in gran fretta li raccolse

die i remi allacqua: & ogni vela sciolse

Dentro & dintorno il Duca: la cittade

havea scorsa da i colli insino all onde

fatto havea vote rimaner le strade

ognun lo fugge: ognun se gli nasconde

molte trovate fur: che per viltade

seran gittate in le latrine immonde

& molte non sappiendo ove se andare

messesi a nuoto & affogate in mare

Per trovare i compagni il Duca viene

che si credea di riveder sul molo

si volge intorno: & le deserte arene

guarda per tutto: et non vi appare un solo

leva piu gliocchi: e in alto a vele piene

da se lontani andar li vede a volo

si che gli convien fare altro disegno

al suo camin: poi che partito e il legno

Lasciamolo andar pur ne ve rincresca

che tanta strada far debba soletto

per terra d infedeli & barbaresca

dove mai non si va senza suspetto

non e periglio alcuno: onde non esca

con quel suo corno: & n ha mostrato effetto

& de compagni suoi pigliamo cura

ch al mar fuggir tremando di paura

A piena vela si cacciaron lunge

da la crudele & sanguinosa spiaggia

& poi che di gran spatio non gli giunge

lhorribil suon che a spaventar piu gli haggia

insolita vergogna si gli punge

che come un fuoco a tutti il viso raggia

lun non ardisce a mirar laltro: & stassi

tristo senza parlar con gliocchi bassi

Passa il Nocchiero al suo viaggio intento

& Cypro: et Rhodi: et giu per londa Egea

da se vede fuggire isole cento

col periglioso capo di Malea

et con propitio et immutabil vento

asconder vede la Greca Morea

volta Sicilia et per il mar Tyrrheno

costeggia de lItalia il lito ameno

E sopra Luna ultimamente sorse

dove lasciato havea la sua famiglia

Dio ringratiando chel pelago corse

senza piu danno: il noto lito piglia

quindi a caso trovaro un legno torse

per fare il suo camin verso Marsiglia

le donne e i canallier su vi montaro

et a Marsiglia in brieve si trovaro

Quivi non era Bradamante allhora

che haver solea governo del paese

che se vi fusse: a far seco dimora

li sforzeria con un sforzar cortese:

sceser nel lito: et la medesima hora

dai quattro cavallier congedo prese

Marphisa: et da la donna del Silvaggio

et piglio alla ventura il suo viaggio

Dicendo che lodevole non era

ch andasser tanti cavallieri insieme

che li Colombi e i Storni vanno in schiera

li Danni e i Cervi e ogni animal che teme

ma laudace Falcon lAquila altiera

ch in laiuto d altrui non metton speme

Orsi: Tygri: Leon: soli ne vanno

che di piu forza altrui tema non hanno

Nessun de glialtri fu di quel pensiero

si che a lei sola tocco a far partita

per mezo i boschi: et per un stran sentiero

dunque ella se ne ando sola et romita:

Griphon il bianco: et Aquilante il nero

pigliar con gli altri dui la via piu trita

et giunsero a un castello il di seguente

dove albergati fur cortesemente

Cortesemente dico in apparenza

ma presto vi sentir contrario effetto

chel Signor del castel: benivolenza

fingendo & cortesia: lor die ricetto

& poi la notte che dormivan: senza

timore alcun: tutti li prese in letto

ne li lascio: fin che non fe giurarli

una sua costuma dobservarli:

Ma vuo seguir la bellicosa donna

prima Signor: che di costor piu dica

passo Druenza il Rodano et la Sonna

& venne a pie duna montagna aprica

quivi lungo un torrente: in negra gonna

vide venire una femina antica

che stanca & lassa era di lunga via

ma via piu afflitta di malenconia

Questa e la vecchia che solea servire

a i malandrin nel cavernoso monte

la dove alta giustizia fe venire

a dar lor morte il Paladino Conte

la vecchia che timore ha di morire

per le cagion che poi vi seran conte

gia molti di va per via oscura & fosca

fuggendo ritrovar chi la connosca

Quivi di estrano cavallier sembianza

lhebbe Marphisa: all habito e all arnese

& per cio non fuggi come havea usanza

fuggir da glialtri ch eran del paese

anzi con sicurezza & con baldanza

si fermo al guado: & di lontan lattese

al guado del torrente ove trovolla:

la vecchia le usci incontra & salutolla

Poi la prego che seco oltra quell acque

nel altra ripa in groppa la portasse

Marphisa che gentil fu da che nacque

di la dal fiumicel seco la trasse

& portarla oltra un pezzo ancho le piacque

fin ch a miglior camin la ritornasse

fuor dun spinoso & mal dritto sentiero

tanto che si scontraro un cavalliero

Scontraro un cavallier che armato in sella

di lucide arme & ricchi panni ornato

verso il fiume venia da una donzella

& da un solo scudiero accompagnato

la Donna chavea seco era assai bella

ma daltiero sembiante: et poco grato

tutta dorgoglio & di fastidio piena

del cavallier ben degna che la mena

Pinabello un de conti Maganzesi

era quel cavallier che lhavea seco

quel medesmo che dianzi a pochi mesi

Bradamante gitto nel cavo speco

quei sospir: quei singulti cosi accesi:

quel pianto: che lo fe gia quasi cieco

tutto fu per costei che hor seco havea

chel negromante allhor gli ritenea

Ma poi che fu levato di sul colle

lincantato castel del vecchio Athlante

et che pote ciascuno ire ove volle

per opra & per virtu di Bradamante

costei: ch alli disii facile et molle

di Pinabel: sempre era stata inante

si torno a lui & in sua compagnia

da un castello ad un altro hor se ne gia

E si come vezzosa era et mal usa

quando vide la vecchia di Marphisa

non si pote tenere a bocca chiusa

di motteggiarla: & farne beffe & risa:

Marphisa altiera appresso a cui non s usa

sentirse oltraggio in qual si voglia guisa

rispose d ira accesa alla Donzella

che di lei quella vecchia era piu bella

Et che al suo cavallier volea provallo

con patto di poi torre a lei la gonna

e il palafren chavea: se da cavallo

gittava el cavallier di che era donna

Pinabel che faria tacendo fallo

di risponder con larme non assonna

piglia il scudo: & la lancia: e il caval gira

poi vien Marphisa a ritrovar con ira

Marphisa incontra una gran lancia afferra

& ne la vista a Pinabel la arresta

& si stordito lo riversa in terra

che stette un hora a rilevar la testa

Marphisa vincitrice de la guerra

fe trarre a quella giovane la vesta

et ogni altro ornamento le fe porre

et fenne il tutto alla sua vecchia torre

Et di quel giovenile habito volse

che la sua vecchia se adornasse tutta

et fe chel palafreno ancho si tolse

che la giovane havea quivi condutta:

poi con la vecchia al suo camin si volse

che quanto era piu ornata era piu brutta

tre giorni andar per malagevol strada

senza far cosa onde a parlarne accada

El quarto giorno un cavallier trovaro

che venia in fretta galoppando solo

se di saper chi sia forse vi e caro

dicovi che e Zerbin di Re figliuolo

di virtu exempio & di bellezza raro

che se stesso rodea di sdegno & duolo

di non haver potuto far vendetta

dun che gli havea gran cortesia interdetta

Zerbino indarno per la selva corse

drieto a quel suo che glihavea fatto oltraggio

ma si a tempo colui seppe via torse

si seppe nel fuggir prender vantaggio

si il bosco & si una nebbia lo soccorse

chavea offuscato il matutino raggio

che di man di Zerbin si levo netto

fin chel sdegno e il furor gli usci del petto

Non pote anchor che Zerbin fusse irato

tener (vedendo quella vecchia) il riso

che gli parea dal giovenil ornato

troppo diverso il brutto antiquo viso

& a Marphisa che le venia a lato

disse: guerrier tu sei pien d ogni aviso

che Damigella di tal sorte guidi

che non temi trovar chi te la invidi

Havea la Donna (se la crespa buccia

puo darne indicio) piu de la Sibylla

et parea cosi ornata una bertuccia

quando per muover riso alcun vestilla

et hor piu brutta par: che si corruccia

et che da gliocchi lira le sfavilla

ch a donna non si fa maggior dispetto

che quando o vecchia o brutta le vien detto

Mostro turbarse linclyta Donzella

per prenderne piacer come si prese

et rispose a Zerbin: mia donna e bella

perdio via piu che tu non sei cortese

come ch io creda che la tua favella

da quel che sente lanimo: non scese

tu fingi non connoscer sua beltade

per excusar la tua somma viltade

Et chi saria quel cavallier: che questa

si giovane & si bella ritrovasse

senza piu compagnia ne la foresta

et che di farla sua non si provasse?

si ben (disse Zerbin) teco se assesta

che seria mal che alcun ti la levasse

& io per me non son cosi indiscreto

che te ne privi mai: stanne pur lieto

Se in altro conto haver vuoi afar meco

di quel chio vaglio son per farti mostra

ma per costei non me tener si cieco

che solamente far voglia una giostra

o brutta o bella sia: restisi teco

non vuo partir tanta amicitia vostra

ben vi sete accoppiati: io giurarei

come ella e bella tu gagliardo sei

Suggiunse lui Marphisa: al tuo dispetto

di levarmi costei provar convienti

non vuo patir ch un si leggiadro aspetto

habbi veduto: & guadagnar nol tenti

rispose a lei Zerbin: non so a che effetto

lhuom si metta a periglio & si tormenti

per riportarne una vittoria poi

che molto piu: che haver perduto: annoi

Ecco un altro partito ch io ti pono

disse Marphisa: & ricusar nol dei

se con la lancia: o con la spada: sono

vinto da te: mi rimarra costei

ma se io te vinco: a forza te la dono

dunque provian chi de star senza lei

se perdi converra che tu le faccia

compagnia sempre: ovunque andar le piaccia

E cosi sia Zerbin rispose: et volse

a pigliar campo subito il cavallo

lun et laltro in la sella si raccolse

et drizza lhasta: ove non giunga in fallo

Zerbin nel scudo alla Donzella colse

ma parve urtasse un monte di metallo

et ei si fiero scontro hebbe in lelmetto

che (suo mal grado) usci di sella netto

Troppo spiacque a Zerbin lesser caduto

ch in altro scontro mai piu non gli avenne

et mille di sua man ne havea abbattuto

et a perpetuo scorno se lo tenne

stette per lungo spatio in terra muto

et piu gli dolse poi che gli sovenne

chavea promesso et che gli convenia

haver la brutta vecchia in compagnia

Tornando a lui la vincitrice in sella

disse ridendo: questa ti appresento

et quanto piu la veggio et grata et bella

tanto che la sia tua: piu mi contento

hor tu in mio loco sei campion di quella

ma la tua fe non se ne porti il vento

che per sua guida et scorta tu non vada

(come hai promesso) ovunque andar le aggrada

Senza aspettar risposta urta il destriero

per la foresta: et subito se imbosca

Zerbin che la stimava un cavalliero

dice alla vecchia: fa ch io lo connosca

et ella non gli tiene ascoso il vero

onde sa che lo incende et che lo attosca

il colpo fu di man duna donzella

disse: che tha fatto votar la sella

Pel suo valor Costei debitamente

usurpa a cavallieri et scudo: et lancia

et venuta e pur dianzi dOriente

per assaggiare i paladin di Francia

Zerbin di questo tal vergogna sente

che non pur tinge di rossor la guancia

ma resto poco di non farsi rosso

seco ogni pezzo darme chavea indosso

Monta a cavallo et se stesso rampogna

che non seppe tener strette le coscie

tra se la vecchia ne sorride: e agogna

di stimularlo: & rinovarli angosce

gli racorda che andar seco bisogna

et Zerbin che ubligato si connosce

lorecchie abbassa come vinto et stanco

destrier cha el fren in bocca e i sproni al fianco

Et suspirando: ohime fortuna fella

(dicea) che cambio e questo che tu fai

colei che fu sopra le belle bella

ch esser meco dovea: levata mhai

ti par ch in luogo: & in ristor di quella

si debba por costei chora mi dai?

stare in danno del tutto era men male

che fare un cambio tanto diseguale

Colei che di bellezze et di virtuti

unqua non hebbe: et non havra: mai pare

summersa et rotta in mezo ai scogli acuti

cibo fatto hai de pesci e augei del mare

et costei che dovria gia haver pasciuti

sotterra i vermi: hai tolta a perservare

diece o venti anni piu che non devevi

per giunger peso a gli mie affanni grevi

Zerbin cosi parlava: ne men tristo

in parole e in sembianti esser parea

di questo nuovo suo si odioso acquisto:

che de la donna: che perduta havea.

la vecchia: anchor che non havesse visto

mai piu Zerbin: per quel che hora dicea

savide esser colui di che notitia

le diede gia Issabella di Gallitia

Sel vi ricorda quel che havete udito

costei da la spelonca ne veniva

dove Issabella che damor ferito

Zerbino havea: fu molti di captiva

piu volte ella le avea gia riferito

come lasciasse la paterna riva

& come rotta in mar da la procella

si salvasse in la spiaggia di Rocella

Et si spesso dipinto di Zerbino

lhavea il bel viso: & le fattezze conte

chora udendol parlare: et piu vicino

gliocchi alzandogli meglio ne la fronte

vide esser quel: per cui sempre meschino

fu dIssabella il cor nel cavo monte

che di non veder lui: piu si lagnava

che desser fata a malandrini schiava

La vecchia: dando alle parole udienza

che con sdegno & con duol Zerbino versa

s avede ben: ch egli ha falsa credenza

che sia Issabella in mar rotta et summersa

& ben ch ella del certo habbia scienza

per non lo rallegrar: pur la perversa

quel che far lieto lo potria gli tace

& sol gli dice quel: che gli dispiace

Odi tu (gli disse ella) tu che sei

cotanto altier che si mi scherni et sprezzi

se sapessi che nuova ho di costei

che morta piagni mi faresti vezzi

ma piu presto che dirtelo torrei

che mi strozzassi o fessi in mille pezzi

dove seri ver me piu mansueto

forse aperto thavrei questo secreto

Come il mastin che con furor se aventa

adosso al ladro: & poi se accheta presto

che quello o pane o cacio gli appresenta

o che fa incanto appropriato a questo

cosi tosto Zerbino humil diventa

& vien bramoso di sapere il resto

che la vecchia gli accenna che di quella

che morta piange: gli sa dir novella

E volto a lei con piu piacevol faccia

la supplica: la prega: la scongiura

per lhuomini: per Dio: che non gli taccia

quanto ne sappia o buona o rea aventura

cosa non udirai che pro ti faccia

disse la vecchia pertinace & dura

non e Issabella (come credi) morta

ma viva si: che a morti invidia porta

E capitata in questi pochi giorni

che non ne udisti: in man di piu di venti

si che qualhora ancho in la man tua ritorni

ve se sperar di corre il fior convienti.

ah vecchia maladetta: come adorni

la tua menzogna: & tu sai pur se menti

se ben in man di venti ella era stata

non lhavea alcun perho mai violata

Dove lhavea veduta dimandolle

Zerbino: & quando: ma nulla ne invola

che la vecchia ostinata piu non volle

a quel che detto havea giunger parola

prima le uso Zerbin un parlar molle

poi minacciolle di tagliar la gola

ma tutto e in van cio che minaccia o prega

che non puo far parlar la brutta strega

Lascio la lingua al ultimo in riposo

Zerbin: poi chel parlar gli giovo poco

per quel ch udito havea: tanto geloso

che non trovava il cor nel petto loco

d Issabella trovar si disioso

che seria per vederla ito nel fuoco

ma non poteva andar piu che volesse

colei: poi ch a Marphisa lo promesse

Et quindi per solingo e strano calle

dove a lei piacque fu Zerbin condotto

ne per o poggiar monte o scender valle

mai si guardaro in faccia: o si fer motto

ma poi ch al mezo di volse le spalle

il vago Sol: fu il lor silentio rotto

da un cavallier che nel cammin scontraro

quel che segui: nel altro canto e chiaro