Canto XXIV

By Giovanni Boccaccio

Così pareva che costei dicesse

ed altro assai, a' prieghi della quale

non mi pareva ch'Acchille intendesse;

e seguitava quelli al troian male,

contento più che d'esser lì rimaso,

dove quella era, a cui tanto ne cale.

E 'nnanzi a lui, incerto del suo caso,

Briseida era trista, inginocchiata,

col viso basso e di baldanza raso.

Tra l'altre cose quella sconsolata

piangendo mi parea che li dicesse:

«Deh, perché m'hai, Acchille, abandonata?

Per te convenne ch'io mi dolesse

de' miei fratelli, i quali io più amava

che altra cosa ch'io nel mondo avesse;

e, per l'amore che io ti portava

e porto, quella morte che tu desti

a lor dolenti non mi ricordava.

Rapita me per forza ancor m'avesti,

come tu sai, e mia verginitate

a forza e contro a voglia mi togliesti.

Omè, che allora la tua crudeltate

non conobb'io, ché l'animo sdegnoso

non t'avre' mai l'offese perdonate.

Veduta sempre in abito cruccioso

m'avresti certamente, e così forse

non avrei dentro amor per te nascoso.

Omè, quanto soperchio ve ne corse

quando con atti falsi mi mostrasti

ch'io ti piacessi, e questo il cor mi morse.

Levastimi da te, poi mi mandasti

a Agamenòn come schiava puttana:

in quello il falso amor ben dimostrasti

Eimè lassa, misera profana,

Briseida cattiva, che farai

abandonata in parte sì lontana?

Non mi lasciar morire in tanti guai,

Acchille, aggi piatà di me dolente

che t'amo più che donna uom giammai!

Deh, guardami con l'occhio della mente,

e prendati pietà di me alquanto»,

dicea colei, ma non valea niente.

Ivi appresso costui vid'io che tanto

ardeva dell'amor di Pulisena,

ch'ogni miseria ed angoscioso pianto,

periglio, affanno, guai o grave pena

delle su dette vendicava amore,

il qual fervente gli era in ogni vena;

e per lei spesso mutava colore,

prieghi porgendo, e non erano intesi,

onde lui costringea grieve dolore.

Rimirando ivi ancora vediesi

Sesto ed Abido, picciole isolette,

e 'l mar che le divide ancor pariesi.

Sovvennemi ivi quando vi cadette

Ellès, andando di dietro al fratello

all'isola de' Colchi, ove ristette.

Era notando ignudo nato in quello

mare Leandro, andando ver colei

cui più amava, vigoroso e snello.

Venuta là alla riva costei

vedea con panni e ricever costui,

tutto asciugando lui dal capo a' piei;

e poi vedeva quivi lei e lui

con tanta gioia standosi abracciati,

che simil non si vide mai in altrui.

Ritornar poi il vedea per li usati

mari alla casa, e di far quel camino

suoi membri non parien mai affannati.

A questo mare alquanto era vicino

Minòs, Alcatoè tenendo stretta

per forte assedio, volendo il destino

romper di quel capel che nella vetta

del capo a Niso stava, che per esso

l'oste di fuor non avea sospetta.

E quivi quella torre, ove fu messo

già lo strumento d'Appollo sonante,

vi si vedea rilucere appresso.

Pareva in quella Silla fiammeggiante

dell'amor di Minòs, che a vedere

stava l'oste a sua terra davante.

Venir la mi parea poscia vedere

avendo il porporin capel cavato

al padre, e a Minòs darlo, che 'l volere

robusto suo facea del disarmato

Niso, privando lui della sua gloria:

Silla gittata poi nel mar salato,

n'andava lieto della sua vittoria.