Canto XXVI

By Ludovico Ariosto

dOnne: e voi che le donne havete in pregio

per dio non date a questa historia orecchia

a questa che lhostier dire in dispregio

& vostra infamia & biasmo se apparecchia

ben che ne macchia vi puo dar ne fregio

lingua si vile: & sia lusanza vecchia

chel volgare ignorante ognun riprenda

& parli piu di quel che meno intenda

Lasciate questo canto: che senza esso

puo star lhistoria: & non sera men chiara

mettendolo Turpino: anche io lho messo

non per malivolentia ne per gara

ch io vami: oltra mia lingua che lha expresso

che mai non fu di celebrarvi avara

nho fatto mille pruove: & vho dimostro

che io son ne potrei esser se non vostro

Passi chi vuol tre charte o quattro: senza

leggerne verso: & chi pur legger vuole

lor dia quella medesima credenza

che si suol dare a fintioni & fole

ma tornando al dir nostro: poi che udienza

apparecchiata vide a sue parole

& darsi luogo in contra al cavalliero

cosi lhistoria incomincio lhostiero

Astolfo Re de Longobardi: quello

che costui che regna hor tenne per padre

fu ne la giovinezza sua si bello

disi conte fattezze & si leggiadre

ch un simil non si havria fatto a penello

fe gli pittor vi fusser stati a squadre

bello era: et a ciascun cosi parea

ma di molto egli anchor piu si tenea

Non stimava egli tanto per laltezza

del grado suo vedersi ognun minore

ne tanto che di genti & di ricchezza

di tutti i Re vicini: era il maggiore

quanto d aspetto & corporal bellezza

haver per tutto il mondo il primo honore

godea di questo: udendosi dar loda

quanto di cosa volentier piu s oda

Tra glialtri di sua corte havea assai grato

Fausto latini un cavallier Romano

con cui sovente essendosi lodato

hor del bel viso: hor de la bella mano

& havendolo un giorno dimandato

se mai veduto havea presso o lontano

altro huom di forma cosi ben composto

contra quel che credea gli fu risposto

Dico (rispose Fausto) che secondo

chio vegho: e che parlarne odo a ciascuno

ne la bellezza hai pochi pari al mondo

& questi pochi io li restringo in uno

quest uno e un fratel mio detto Iocondo

(excetto lui) ben credero che ognuno

di belta molto a drieto tu ti lassi

ma questo sol credo te adegui & passi

Al Re parve impossibil cosa udire

che sua la palma insino allhora tenne

& dhaver connoscenza alto desire

di si lodato giovene gli venne

fe si con Fausto: che di far venire

quivi il fratel prometter gli convenne

ben che a poterlo indur che ci venisse

seria fatica: & la cagion gli disse

Chel suo fratello era huom che mosso il piede

mai non havea di Roma alla sua vita

che del ben che fortuna gli concede

tranquilla et senza affanni havea notrita

la roba: di che il padre il lascio herede:

ne mai cresciuta havea ne minuita

et che parrebbe a lui Pavia lontana

piu che non parria a un altro ire alla Tana

Et la difficulta seria maggiore

a poterlo spiccar da la mogliere

con cui legato era di tanto amore

che non volendo lei: non puo volere

pur per ubidir lui che gli e Signore

disse d andare: & fare oltra il potere

giunse il Re a prieghi tali offerte & doni

che di negar non gli lascio ragioni

Partissi: e in pochi giorni ritrovosse

dentro da Roma in le paterne case

quivi tanto prego: chel fratel mosse

si che a venire al Re gli persuase

& fece anchor (ben che difficil fosse)

che la cognata tacita rimase

proponendole il ben che ne usciria

oltra ch esso lor sempre obligo havria

Fisse Iocondo alla partita il giorno

trovo cavalli: & servitori intanto

vesti fe far per comparire adorno

che talhor cresce una belta un bel manto

la notte a lato: el di la moglie intorno

con gli occhi adhor adhor pregni di pianto

gli dice: che non sa come patire

potra tal lontananza & non morire

Che pensandovi sol: da la radice

sveller si sente il cor nel lato manco

deh vita mia: non piagnere (le dice

Iocondo) et seco piagne egli non manco

cosi mi sia questo camin felice

come tornar vuo fra dui mesi almanco

ne mi faria passar dun giorno il segno

se mi donasse il Re mezo il suo regno

Ne la donna percio si riconforta

dice: che troppo termine si piglia

& se al ritorno non la truova morta

esser non puo se non gran maraviglia

sempre e in affanno: & piu quel di ne porta

che de la lor partenza era vigiglia

tal che per la pieta Iocondo spesso

si pente: chal fratello habbia promesso

Dal collo un suo monile ella si sciolse

chuna crocetta havea ricca di gemme

& di sante reliquie: che raccolse

da molti luoghi un peregrin Boemme

& il padre di lei ch in casa il tolse

tornando infermo di Hierusalemme

venendo a morte poi ne lascio herede

questa levossi: & al marito diede

Et che la porti per suo amore al collo

lo prega: siche ognhor gli ne sovegna

piacque il dono al marito: & accettollo

non perche dar ricordo gli convegna

che ne tempo ne absentia mai dar crollo

ne buona o ria fortuna che gli avegna

potra a quella memoria salda & forte

cha di lei sempre e havra dopo la morte

La notte ch ando inanzi a quella aurora

che fu il termine estremo alla partenza

al suo Iocondo par ch in braccio mora

la moglie: che n ha presto da star senza

mai non si dorme: & nanzi il giorno un hora

viene il marito all ultima licenza

monto a cavallo & si parti in effetto

& la moglier si ricorco nel letto

Iocondo anchor dua miglia ito non era

che gli venne la croce raccordata

chavea sotto il guancial messa la sera

poi per oblivion lhavea lasciata

lasso (dicea tra se) di che maniera

trovero scusa che mi sia accettata

che mia moglie non creda che gradito

poco da me sia lamor suo infinito

Pensa lexcusa: & poi gli cade in mente

che non sera accettabile ne buona

mandi famigli mandivi altra gente

s egli medesmo non vi va in persona

si ferma: e al fratel dice: hor pianamente

sin a Baccano al primo albergo sprona

che dentro a Roma e forza ch io rivada

& credo ancho di giugnerti per strada

Non potria fare altri il bisogno mio

ne dubitar ch io sero presto teco

volto il caval di trotto: & disse a dio

ne de famigli suoi volse alcun seco

gia cominciava quando passo il rio

dinanzi al Sole a fuggir laer cieco

smonta in casa: va al letto: & la consorte

quivi ritruova addormentata forte

La cortina levo senza far motto

& vide quel che men veder credea

che la sua casta & fedel moglie: sotto

la coltre in braccio a un giovene giacea

riconnobbe lo adultero dibotto

per la pratica lunga che ne havea

ch era de la famiglia sua un garzone

allevato da lui dhumil natione

Se attonito restasse & malcontento

meglio e pensarlo: & darne fede altrui

ch esserne mai per far lo experimento

che con suo gran dolor ne fe costui

assalito dal sdegno hebbe talento

di trar la spada: e ucciderli ambedui

ma da lamor che porta al suo dispetto

all ingrata moglier: gli fu interdetto

Ne lo lascio questo ribaldo Amore

(vedi se si lo havea fatto vasallo)

destarla pur: per non le dar dolore

che fusse da lui colta in si gran fallo

quanto pote piu tacito usci fuore

scese le scale: & rimonto a cavallo

et punto egli damor si il caval punse

chal albergo non fu chel fratel giunse

Cambiato a tutti parve esser nel volto

vider tutti chel cor non havea lieto

ma non vi e chi si apponga gia di molto

& possa penetrar nel suo secreto

credeano che da lor si fusse tolto

per ire a Roma: & ito era a Corneto

ch Amor sia del mal causa ognun si avisa

ma non e gia chi dir sappia in che guisa

Estimasi il fratel che dolor habbia

di haver la moglie sua sola lasciata

et pel contrario duolsi egli & arrabbia

che rimasa era troppo accompagnata

con fronte crespa & con gonfiate labbia

sta linfelice: & sol la terra guata

Fausto che a confortarlo usa ogni pruova

perche non sa la causa: poco giova

Di contrario liquor la piaga gli unge

& dove tor dovria: gli accresce doglie

dove dovria saldar: piu lapre et punge

questo gli fa col ricordar la moglie

ne posa di ne notte: il sonno lunge

fugge col gusto: & mai non si raccoglie

et la faccia che dianzi era si bella

si cangia si: che piu non sembra quella

Par che gliocchi se ascondin ne la testa

& esca il naso piu del viso scarno

de la belta si poca gli ne resta

che ne potra far paragone indarno

col duol venne una febbre si molesta

che lo fe soggiornar all Arbia e al Arno

& se di bello havea serbata cosa

piu presto ando che dal spin colta rosa

Oltra che a Fausto incresca del fratello

che veggia a simil termine condutto

via piu glincresce che bugiardo a quello

Principe: a chi lodollo parra in tutto

mostrar de tutti glihuomini il piu bello

glihavea promesso: & mostrera il piu brutto

ma pur continuando la sua via

seco lo trasse al fin drento a Pavia

Gia non vuol che lo vegha il Re improviso

per non mostrarsi di giudicio privo

ma per lettere inanzi gli da aviso

chelsuo fratel ne viene a pena vivo

& ch era stato all aria del bel viso

un affanno di cor tanto nocivo

accompagnato da una febbre ria

cha piu non parea quel ch esser solia

Grata hebbe la venuta di Iocondo

quanto potesse il Re damico havere

che non havea desiderato al mondo

cosa altretanto: che di lui vedere

ne gli spiace vederselo si secondo

& di bellezza drieto rimanere

ben che connosca: se non fusse il male

che gli seria superiore o uguale

Giunto lo fa alloggiar nel suo palagio

lo visita ogni giorno: ognhora ne ode:

fa gran provision che stia con agio

& di honorarlo assai si studia & gode

langue Iocondo: chel pensier malvagio

de la ingrata moglier: sempre lo rode

ne il veder giuochi ne musici udire

dramma del suo dolor puo minuire

Nanzi alle stanze sue: che presso al tetto

eran lestreme: havea una sala antica

quivi solingo (perche ogni diletto

perche ogni compagnia gli era nimica)

si ritrahea: sempre aggiungendo al petto

di piu gravi pensier nuova fatica

& trouva quivi (hor chi lo crederia:)

chi lo sano de la sua piaga ria

In capo de la sala: ove e piu scuro

che non vi usa le finestre aprire

vede ch el palco mal si giunge al muro

& fa d aria piu chiara un raggio uscire

pon locchio quindi: et vede quel che duro

a creder fora a chi ludisse dire

egli daltrui non lode: anzi sel vede

et ancho agli occhi suoi propri non crede

Quindi scopria de laReina tutta

la piu secreta stanza & la piu bella

dove persona non verria introdutta

se per molto fedel non lhavesse ella

quindi mirando vide in strana lutta

ch un Nano avinticchiato era con quella

et era quel piccin stato si dotto

che la Reina havea messa di sotto

Attonito Iocondo & stupefatto

& credendo sognarsi: un pezzo stette

& quando vide pur che egli era in fatto

& non in sogno: a se stesso credette

dunque a uno sgrignuto (disse) e contrafatto

si ricca & si gran donna si somette?

chel maggior Re del mondo ha per marito

piu bello & piu cortese: o che appetito

Et de la moglie sua: che cosi spesso

piu dognaltra biasmava: ricordosse

perche il ragazzo s havea tolto appresso

& hor gli parve che escusabil fosse

non era colpa sua piu che del sesso

che dun solo huomo mai non contentosse

et s han tutte una macchia duno inchiostro

almen la sua non si havea tolto un mostro

Fa il di seguente alla medesima hora

al spiraglio medesimo ritorno

& la Reina e il Nano vede anchora

ch al Signor lor fanno il medesmo scorno

truova laltro di pur che si lavora

& laltro: e al fin non si fa festa giorno

& la Reina che gli par piu strano

sempre si duol che poco lami il Nano

Stette fra glialtri un giorno a veder ch ella

era turbata: e in gran malenconia

che due volte chiamar per la donzella

il Nano fatto havea: ne anchor venia

mando la terza volta: & udi quella

che: Madonna egli giuoca: riferia

& per non star in perdita d un soldo

a voi niega venire il manigoldo

A si strano spettacolo Iocondo

raserena la fronte: & gli occhi: e il viso

et quale in nome: divento giocondo

d effetto anchora: & torno il pianto in riso

allegro torna grasso & rubicondo

che sembra un cherubin del paradiso

chel Re il fratello & tutta la famiglia

di tal mutation si maraviglia

Se da Iocondo il Re bramava udire

donde venisse il subito conforto

non men Iocondo lo bramava dire

& fare il Re di tanta ingiuria accorto

ma non voria che piu di se punire

volesse il Re la moglie di quel torto

siche per dirlo & non far danno a lei

il Re fece giurar su lAgnusdei

Giurar lo fe: che ne per cosa detta

ne che gli sia mostrata che gli spiaccia

anchora che connosca che diretta

mente a sua Maesta danno si faccia

tardi o per tempo mai fara vendetta:

et di piu vuole anchor che se ne taccia

siche ne il malfattor giamai comprenda

in fatto o in detto: chel Re il caso intenda

Il Re ch ognaltra cosa se non questa

creder potria: gli giuro largamente

Iocondo la cagion gli manifesta

onde era molti di stato dolente

perche trovata havea la dishonesta

sua moglie: in braccio d un suo vil sergente

& che tal pena al fin lo havrebbe morto

se tardato a venir fusse il conforto

Ma in casa di sua altezza havea veduto

cosa: che molto gli scemava il duolo

che se bene in obbrobrio era caduto

era almen certo di non vi esser solo

cosi dicendo: e al bucolin venuto

gli dimostro il bruttissimo homiciuolo

che la giumenta altrui sotto si tiene

tocca di sprone & fa giuocar di schene

Se parve al Re vituperoso latto

lo crederete ben senza ch io il giuri

ne fu per arrabbiar: per venir matto

ne fu per dar del capo in tutti i muri

fu per gridar: fu per non stare al patto:

ma forza e che la bocca al fin si turi

& che lira trangugi amara & acra

poi che giurato havea su lhostia sacra

Che debbio far che mi consigli frate?

(disse a Iocondo): poi che tu mi tolli

che con degna vendetta & crudeltate

questa giustissima ira io non satolli

lascian (disse Iocondo) queste ingrate

& proviam se son laltre cosi molli

faccian de le lor femine ad altrui

quel ch altri de le nostre han fatto a nui

Ambi gioveni siamo: & di bellezza

che facilmente non troviamo pari

qual femina sara che ne usi asprezza

se contra i brutti anchor non han ripari?

se belta non varra ne giovinezza

varranne almen lo haver con noi denari

non vuo che torni che non habbi prima

di mille moglie altrui la spoglia opima

La lunga absentia: il veder vari lochi

praticare altre femine di fuore

par che sovente disacerbi & sfuochi

de lamorose passione: il core

al Re piacque il consiglio: indi fra pochi

non voglio giorni dir: ma fra poche hore

con dui scudieri oltra la compagnia

del cavallier Roman: si messe in via

Travestiti cercaro Italia & Francia

le terre de Fiaminghi: & de lInglesi

& quante ne vedean di bella guancia

trovavan tutte: a prieghi lor cortesi

davano & dato loro era la mancia

& rimettean sovente i denar spesi

molte vi for che pregano essi: & foro

anch altre tante che pregaron loro

In questa terra un mese: in quella dui

soggiornando: accertarsi a vera pruova

che come ne le lor: cosi in le altrui

femine: castita mal si ritruova

dopo alcun tempo increbbe ad ambedui

di sempre procacciar di cosa nuova

che mal poteano intrar ne laltrui porte

senza ponersi a rischio de la morte

Glie meglio una trovarne che di faccia

& di costumi ad ambi grata sia

che lor communamente sodisfaccia

& non habbino haver mai gelosia

& perche (dicea il Re) vuo che mi spiaccia

haver piu te che un altro in compagnia?

so ben ch in tutto il gran femineo stuolo

una non e: che stia contenta a un solo

Una senza sforzar nostro potere

ma quando il natural bisogno inviti

in festa goderemosi e in piacere

che non ne havremo mai contese o liti

ne credo che si debbia ella dolere

che se ancho ognaltra havesse dui mariti

piu ch ad un huom solo a dui seria fedele

ne forse si udirian tante querele

Di quel che disse il Re: molto contento

rimaner parve il giovine Romano

dunque fermati in tal proponimento

cercar molte montagne & molto piano

trovaro al fin secondo il loro intento

una figliuola d uno hostiero Hispano

che tenea albergo al porto di Valenza

bella de modi: & bella di presenza

Era anchor sul fiorir di primavera

sua tenerella & quasi acerba etade

di molti figli il padre aggravato era

& nimico mortal di povertade

si che a disporlo fu cosa leggiera

che desse lor la figlia in potestade

ch ove piacesse lor: potesson trarla

poi che promesso havean di ben trattarla

Pigliano la fanciulla: & piacer ne hanno

hor luno hor laltro in charitade e in pace

come a vicenda i mantici che danno

hor luno hor laltro fiato alla fornace

per veder tutta Spagna indi ne vanno

& passar poi nel regno di Siphace

el di che da Valenza si partiro

ad albergare a Zattiva veniro

Li patroni a veder strade & palazzi

andaro: & lochi publici & divivi

ch usanza havevan pigliar simil solazzi

in ogni terra ove eran peregrini

la fanciulla all albergo et li ragazzi

restaro: acconciar letti & ronzini

et proveder che fusse alla tornata

de Signori: la cena apparecchiata

Ne lalbergo un garzon stava per fante

ch in casa de la giovene gia stette

a servigi del padre: & d essa amante

fu da primi anni: et del suo amor godette

ben se adocchiar: ma non ne fer sembiante

che esser notato ognun di lor temette

ma quando li patroni: & la famiglia

lor dieron luogo: alzar tra lor le ciglia

Il fante dimando dove ella gisse

& qual de dui Signor lhavesse seco

a punto la Fiammetta il fatto disse

cosi havea nome: & quel garzone il Greco

quando sperai ch el tempo ohime venisse

(il Greco le dicea) di viver teco

Fiammetta anima mia: tu te ne vai

& non so piu di rivederti mai

Fannosi i dolci miei disegni amari:

poi che sei daltri: & tanto mi ti scosti

io disegnavo (havendo alcun danari

con gran fatica & gran sudor reposti

ch avanzato mi havea de miei salari

& de le bene andate di molti hosti)

di tornare a Valenza: & dimandarte

al padre tuo per moglie: & di sposarte

La fanciulla negli homeri si stringe

& risponde che fu tardo a venire

piange il Greco & suspira: & parte finge

vommi (dice) lasciar cosi morire?

vita mia un poco almen meco ti avinge

lasciami disfogar tanto desire

che nanzi che tu parta ogni momento

che teco io stia mi fa morir contento

La pietosa fanciulla rispondendo

credi (dicea) che men di te nol bramo

ma ne luogo ne tempo ci comprendo

qui dove in mezo di tanti occhi siamo

il Greco suggiungea: certo mi rendo

che se un terzo ami me: di quel ch io ti amo

in questa notte almen troverai loco

che si potren godere insieme un poco

Come potro (diceagli la fanciulla)

che sempre in mezo a dui la notte giaccio

& meco hor luno hor laltro si trastulla

& sempre a lun di dui mi truovo in braccio

mai (disse il Greco) fu impossibil nulla

pur che del far ti vogli torre impaccio

se fussi chiusa in un castel dacciaio

& docchi habbia ogni merlo un centinaio

Pensa ella alquanto: & poi dice che vegna

quando creder potra ch ognuno dorma

& pianamente come far convegna

& de landare & del tornar lo informa

il Greco (si come ella gli disegna)

quando sente dormir tutta la torma

viene al uscio & lo spinge: & quel gli cede

entra pian piano: & va a tenton col piede

Fa lunghi i passi: & sempre in quel di retro

tutto si ferma: & laltro par che muova

a guisa che di dar tema nel vetro

non ch el terreno habbia a calcar: ma luova

tien la mano inanzi simil metro

va brancolando sin chel letto truova

& di la dove glialtri havean le piante

tacito si caccio col capo inante

Fra luna & laltra gamba di Fiammetta

che supina giacea: diritto venne

& quando le fu a par labbraccio stretta

& sopra lei sin presso al di si tenne

cavalco forte: & non ando a staffetta

che mai bestia mutar non gli convenne

che questa pare a lui che si ben trotte

che scender non ne vuol per tutta notte

Havea Iocondo & havea il Re sentito

il calpestio che sempre il letto scosse

& luno et laltro duno error schernito

si havea creduto chel compagno fosse

poi chebbe il Greco il suo camin fornito

si come era venuto ancho tornosse

saetto il Sol dal Orizonte i raggi

surse Fiammetta: & fece intrar i paggi

Il Re disse al compagno motteggiando

frate molto camin fatto haver dei

& tempo e ben che ti riposi: quando

stato a caval tutta notte sei

Iocondo a lui rispose di rimando

& disse: tu di quel ch io a dire havrei

a te tocca posare: & pro ti faccia

che tutta notte hai cavalcato a caccia

Anch io (suggiunse il Re) senza alcun fallo

lasciato havria il mio can correr un tratto

s io havesse havuto prestito il cavallo

tanto chel mio bisogno havessi fatto

Iocondo replico: son tuo vasallo

& puoi far meco & rompere ogni patto

siche non convenia tal cenni usare

bastavamiti dir lasciala stare

Tanto replica lun: tanto soggiunge

laltro: che sono a grave liti insieme

vengon da motti ad un parlar che punge

che ad amendue lesser beffato preme

chiaman Fiammetta che non era lunge

& de la fraude esser scoperta teme

per far luno laltro in viso il fatto dire

che negando pareano ambi mentire

Dimmi (le disse il Re con fiero sguardo)

et non temer di me ne di costui

chi tutta notte fu quel si gagliardo

chi ti godeo senza far parte altrui?

credendo lun provar laltro bugiardo

la risposta aspettavano ambedui

a pie lor si gitto Fiammetta: incerta

di viver piu: vedendosi scoperta

Dimando lor perdono: che damore

ch a un giovinetto havea portato: spinta

& da pieta dun tormentato core

che molto havea per lei patito: vinta

caduto era la notte in quello errore

& seguito senza dir cosa finta

come tra lor con speme si condusse

ch ambi credesson chel compagno fusse

Il Re & Iocondo si guardaro in viso

di maraviglia & di stupor confusi

ne dhaver ancho udito lor fu aviso

chaltri dui fusson mai cosi delusi

poi scoppiaro ugualmente in tanto riso

che con la bocca aperta et gli occhi chiusi

potendo apena il fiato haver dal petto

adrieto si lasciar creder sul letto

Poi chebbon tanto riso che dolere

se ne sentiano il petto: & pianger gliocchi

disson tra lor: come potremo havere

guardia che la moglier non ne laccocchi

se non giova tra dui questa tenere

& stretta si: che luno & laltro tocchi

se piu che crini havesse occhi il marito

non potria far che non fusse tradito

Provate mille havemo & tutte belle

ne di tante una e anchor che ne contraste

se provian laltre: simili fian quelle

ma per ultima pruova costei baste

dunque possemo creder che piu felle

non sien le nostre o men de laltre caste

& se son come tutte laltre sono

che tornamo a godercile fia buono

Conchiuso chebbon questo: chiamar fero

per Fiammetta medesima il suo amante

e in presentia di molti gli la diero

per moglie: et dote che gli fu bastante

poi montaro a cavallo: e il lor sentiero

ch era a Ponente volsero a Levante

et alle mogli lor se ne tornaro

di che affanno mai piu non si pigliaro

Il Re il primo figliuol che poi gli nacque

nomo a battesmo Stranodesiderio

ma poi crescendo Strano se gli tacque

che pel Nano alla madre era improperio

la historia e vera & per cio piu mi piacque

& dal di ch io parlai con quel Valerio

sempre ho detto: & convien che anchora io dica

che non si truova femina pudica

Lhostier qui fine alla sua historia pose

che fu con molta intentione udita

udilla il Saracin: ne gli rispose

parola mai: fin che non fu finita

poi disse: io credo ben che de le ascose

feminil frode sia copia infinita

ne si potria de la millesma parte

tener memoria con tutte le charte

Quivi era un huom di eta: chavea piu retta

opinion de glialtri: e ingegno: e ardire

et non potendo hormai che si negletta

ogni femina fusse: piu patire

si volse a quel chavea lhistoria detta

& dissegli: assai cose udimo dire

che veritade in se non hanno alcuna

& ben di queste e la tua favola una

A chi te la narro non do credenza

se Evangelista ben fusse nel resto

ch opinione piu che experienza

chabbia di donne: lo facea dir questo

lhavere ad una o due malivolenza

fa ch odia & biasma laltre oltra lhonesto

ma se gli passa lira: io vuo tu loda

piu chora biasmo: ancho dar lor gran loda

Et se vorra lodarne: havra maggiore

il campo assai: ch a dirne mal non hebbe

di cento potra dir degne dhonore

verso una trista che biasmar si debbe

non biasmar tutte: ma serbarne fuore

la bonta dinfinite: si dovrebbe

et sel Valerio tuo disse altrimente

disse per ira: & non per quel che sente

Ditemi un poco: e di voi forse alcuno

chabbia servato alla sua moglie fede?

che nieghi andar quando gli sia opportuno

all altrui donna: & darle anchor mercede?

credete in tutto il mondo trovarne uno?

ch il dice: mente: & folle e ben chil crede

trovatene vo alcuno che vi chiami?

(non parlo de le publiche et infami)

Connoscete alcun voi: che non lasciasse

la moglie sola: anchor che fusse bella

per seguire altra donna: se sperasse

in breve & facilmente ottener quella?

che farebbe egli: quando lo pregasse

o desse premio a lui donna o donzella?

credo per compiacere hor queste hor quelle

che tutti lasciaremmovi la pelle

Quelle che i lor mariti hanno lasciati

le piu volte cagione havuta nhanno

del suo di casa li veghon lor svogliati

& che fuor de laltrui bramosi vanno

dovriano amar volendo essere amati

et tor con la misura ch allor danno

io farei (se a me stesse il darla & torre)

tal legge: chuom non vi potrebbe opporre

Seria la legge ch ogni donna colta

in adulterio: fusse messa a morte

se provar non potesse ch una volta

havesse adulterato il suo consorte

se provar lo potesse: anderia assolta

ne temeria il marito ne la corte

Christo lascio ne li precetti suoi

non far altrui quel che patir non vuoi

La incontinenza e quanto mal si puote

imputar lor: ne perho a tutto il stuolo

ma in questo chi ha di noi piu brutte note?

che continente non si truova un solo

& molto piu nha da arrossir le gote

quando biastemmia: ladroneccio: dolo

usura & homicidio: & se ve peggio

raro se non da gli huomini far veggio

Appresso alle ragioni havea il sincero

& giusto vecchio: in pronto alcuno exempio

di donne: che ne in fatto ne in pensiero

mai di lor castita patiron scempio

ma il Saracin che fuggia udire il vero

lo minaccio con viso crudo & empio

siche lo fece per timor tacere

ma gia non lo muto di suo parere

Posto chebbe alle liti e alle contese

termine il Re pagan: lascio la mensa

indi nel letto per dormir si stese

fin al partir de laria scura & densa

ma de la notte a suspirar le offese

piu de la donna: ch a dormir dispensa

quindi parte all uscir del nuovo raggio

& far disegna in nave il suo viaggio

Perho chavendo tutto quel rispetto

chaver de a buon caval buon cavalliero

a quel suo bello & buono: ch a dispetto

tenea di Sacripante & di Ruggiero

vedendo per dui giorni haverlo stretto

piu che non si dovria si buon destriero

lo pon per riposarlo & lo rassetta

in un naviglio: & per andar piu in fretta

Senza indugia al Nochier varar la barca

& dar fa i remi all acqua da la sponda

quella non molto grande & poco carca

se ne va per la Sonna giu a seconda

non fugge il suo pensier non se ne scarca

Rodomonte per terra ne per onda

lo truova in su la proda e in su la poppa

& se cavalca il porta drieto in groppa

Anzi nel capo o sia nel cor gli siede

et di fuor caccia ogni conforto & serra

di ripararsi il misero non vede

da poi che gli nimici ha ne la terra

non sa da chi sperar possa mercede

se gli fanno i domestici suoi guerra

la notte e il giorno et sempre e combattuto

da quel crudel che dovria dargli aiuto

Naviga il giorno et la notte seguente

Rodomonte col cor daffanni grave

et non si puo la ingiuria tor di mente

che da la donna et dal suo Re havuto have

et la pena e il dolor medesmo sente

che sentiva a cavallo anchor in nave

ne spegner puo per star nel acqua il fuoco

ne puo stato mutar per mutar loco

Come linfermo che dirotto et stanco

di febbre ardente va cangiando lato

o sia su luno o sia su laltro fianco

spera haver: se si volge: miglior stato

ne sul destro riposa ne sul manco

et per tutto ugualmente e travagliato

cosi il Pagano al male onde era infermo

mal truova in terra e mal in acqua schermo

Non puote in nave haver piu patienza

et si fa porre in terra Rodomonte

passa Lione et Vienna indi Valenza

et vede in Avignone il ricco ponte

che queste terre et altre ubidienza:

che son tra il fiume e il Celtibero monte:

rendean al Re Agramante e al Re di Spagna

dal di che fur Signor de la campagna

Verso Aquamorta a man ritta si tenne

con animo in Algier passare in fretta

& sopra un fiume ad una villa venne

da Baccho insieme et Cerere diletta

che restar per lingiurie che sostenne

da li soldati: vota fu constretta

quinci il mar vede: quindi ne lapriche

valli: ondeggiar le biondeggianti spiche

Quivi ritruova una piccola chiesa

sun monticel di nuovo edificata

che poi ch intorno fu la guerra accesa

li sacerdoti vota havean lasciata

per stanza fu da Rodomonte presa

che pel sito: & perche era sequestrata

dai campi: onde havea in odio udir novella

gli piacque si: che muto Algieri in quella

Muto dandare in Africa pensiero

si commodo gli parve il luogo & bello

famigli & carriaggi e il suo destriero

seco alloggiar fe nel medesmo hostello

vicino a poche leghe a Mompoliero

e ad alcun altro ricco & buon castello

siede il villaggio allato alla rivera:

si che dhavervi ogni agio il modo v era

Standovi un giorno il Saracin pensoso

(come pur era il piu del tempo usato)

vide venir per mezo un prato herboso

che da un piccol sentiero era segnato

una donzella di viso amoroso

in compagnia dun monacho barbato

& si traheano dietro un gran destriero

sotto una soma coperta di nero

Chi la donzella: chil monaco sia:

chi portin seco: vi debbe esser chiaro

connoscere Issabella si dovria

chel corpo havea del suo Zerbino caro

lasciai che ver Provenza ne venia

sotto la scorta del vecchio preclaro

che suaso le havea che tutto il resto

votasse a Dio del suo vivere honesto

Come che in viso pallida & smarrita

sia la donzella: & habbia i crini inconti

& facciano i suspir continua uscita

del petto acceso: & gliocchi sien due fonti

et al ri testimoni duna vita

misera & grave in lei si veghan pronti

tanto perho di bello ancho le avanza

che con le Gratie amor vi puo aver stanza

Tosto chel Saracin vide la bella

donna apparir: messe il pensiero al fondo

chavea di biasmar sempre et odiar quella

schiera gentil che pur adorna il mondo

& ben gli par dignissima Issabella

in cui locar debbia il suo amor secondo

& spenger totalmente il primo: a modo

che da lasse si trahe chiodo con chiodo

Incontra se le fece & col piu molle

parlar che seppe: & col miglior sembiante

di sua conditione dimandolle

& ella ogni pensier gli spiego inante

come era per lasciare il mondo folle

& farsi amica a Dio con opre sante

ride il Pagano altier: che in Dio non crede

dogni legge inimico & dogni fede

Et chiama intentione erronea & lieve

& dice che per certo ella troppo erra

ne men biasmar che lavaro si deve

chel suo ricco thesor mette sotterra

alcuno util per se non ne riceve

& da luso de glialtri huomini il serra

densi chiuder leoni: orsi: & serpenti

ma non le cose belle & innocenti

El Monacho che a questo havea lorecchia

& per soccorrer la giovane incauta

che ritratta non sia per la via vecchia

sedea al governo qual pratico nauta

quivi di spiritual cibo apparecchia

presto una mensa sontuosa: & lauta

ma il Saracin che con mal gusto nacque

non pur la saporo che gli dispiacque

Et poi che in vano il monacho interroppe

& non pote mai far si che tacesse

& che di patienza il freno roppe

le mani adosso con furor gli messe

ma le parole mie parervi troppe

potriano homai se piu se ne dicesse

siche finiro il canto: et mi fia specchio

quel che per troppo dire accade al vechio