CANTO XXVI.
C Ortesi donne heb be l'antiqua e/ tade
Che le virtu non le richezze a/ maro
Al tempo nostro si ritrovan ra / de
A cui piu del guadagno altro sia caro,
Ma quelle che per lor vera bontade
Non seguon de le piu lo stile avaro
Vivendo degne son ,d'esser contente
Gloriose e immortal poi che fian spente.
Degna d'eterna laude e Bradamante
Che non amo thesor, non amo impero
Ma la virtu, ma l'animo prestante,
Ma l'alta gentilezza di Ruggiero,
E merito che ben le fosse amante
Un cosi valoroso cavalliero,
E per piacere a lei facesse cose
Ne i secoli avenir miracolose.
Ruggier, come di sopra vi fu detto
Co i duo di Chiaramonte era venuto
Dico con Aldigier con Ricciardetto
Per dare a i duo fratei prigioni aiuto:
Vi dissi anchor che di superbo aspetto
Venire un cavalliero havean veduto:
Che portava l'augel che si rinuova
E sempre unico al mondo si ritrova.
Come di questi il cavallier s'accorse
Che stavan per ferir quivi su l'ale,
In prova disegno di voler porse
S'alla sembianza havean virtudeuguale,
E di voi (disse loro) alcuno forse
Che provar voglia chi di noi piu vale?
A colpi o de la lancia o de la spada
Fin che l'un resti in sella e l'altro cada?
Farei (disse Aldigier) teco: o volessi,
Menar la spada a cerco, o correr l'hasta,
Ma un'altra impresa, che se qui tu stessi
Veder potresti, questa in moddo guasta,
Ch'a parlar teco, non che ci trahessi
A correr giostra, a pena tempo basta,
Seicento huomini al varco, o piu attendiano
Coiqua d'hoggi provarci obligo habbiano
Per tor lor duo de nostri, che prigioni
Quinci trarran, pietade, e amor n'ha mosso,
E seguito narrando le cagioni
Chelli fece venir con l'arme indosso,
Si giusta e questa escusa che m'opponi
(Disse il guerrier) che contradir non posso
E fo certo giudicio che voi siate
Tre cavallier che pochi pari habbiate.
Io chiedea un colpo o dui con voi scontrarme
Per veder quanto fosse il valor vostro:
Ma quando all'altrui spese dimostrarme
Lo vogliate, mi basta, e piu non giostro,
Vi priego ben che por con le vostr'arme
Quest'elmo io possa e questo scudo nostro
E spero dimostrar se con voi vegno
Che di tal compagnia non sono indegno.
Parmi veder ch'alcun saper desia
Il nome di costui, che quivi giunto
A Ruggiero e a compagni si offeria
Compagno d'arme al periglioso punto,
Costei non piu costui detto vi sia
Era Marphisa, che diede l'assunto
Al misero Zerbin de la ribalda
Vecchia Gabrina ad ogni mal si calda.
I duo di Chiaramonte, e il buon Ruggiero
L'accettar volentier ne la lor schiera,
Ch'esser credeano certo un cavalliero
E non donzella, e non quella ch'ella era:
Non molto dopo scoperse Aldigiero
E veder fe a i compagni una bandiera:
Che facea l'aura tremolare in volta
E molta gente intorno havea raccolta.
E poi che piu lor fur fatti vicini
E che meglio notar l'habito Moro,
Conobbero che glieran Saracini
E videro i prigioni in mezo a loro:
Legati e tratti su piccol ronzini
A Maganzesi, per cambiarli in oro,
Disse Marphisa a glialtri, hora che resta
Poi che son qui, di cominciar la festa?
Ruggier rispose, gl'invitati anchora
Non ci son tutti, e manca una gran parte:
Gran ballo s'apparecchia di fare hora
E perche sia solenne, usiamo ogn'arte:
Ma far non ponno homai lunga dimora:
Cosi dicendo, veggono in disparre
Venire i traditori di Maganza:
Si ch'eran presso a cominciar la danza.
Giungean da l'una parte i Maganzesi:
E conducean con loro i muli carchi,
D'oro e di vesti, e d'altri ricchi arnesi:
Da l'altra in mezo a lance spade & archi
Venian dolenti i duo germani presi:
Che si vedeano essere attesi a i varchi,
E Bertolagi empio inimico loro
Udian parlar col capitano Moro.
Ne di Buovo il figliol ne quel d'Amone
Veduto il Maganzese: indugiar puote
La lancia in resta l'uno e l'altro pone
E l'uno e l'altro il traditor percuote,
L'un gli passa la pancia e'l primo arcione
E l'altro il viso per mezo le gote,
Cosi n'andasser pur tutti i malvagi
Come a quei colpi n'ando Bertolagi.
Marphisa con Ruggiero a questo segno
Si muove, e non aspetta altra trombetta,
Ne prima rompe l'arrestato legno
Che tre l'un dopo l'altro in terra getta,
De l'hasta di Ruggier fu il Pagan degno
Che guido glialtri, e usci di vita in fretta,
E per quella medesima, con lui
Uno & un altro ando ne i regni bui.
Di qui nacque un'error, tra gli assaliti
Che lor causo lor'ultima ruina,
Da un lato i Maganzesi esser traditi
Credeansi da la squadra Saracina,
Da l'altro i Mori in tal modo feriti
L'altra schiera chiamavano assassina,
E tra lor cominciar con fiera clade
A tirare archi, e a menar lancie e spade.
Salta hora in questa squadra, & hora in quella
Ruggiero e via ne toglie hor dieci hor venti,
Altri tanti per man de la Donzella
Di qua e di la ne son scemati e spenti,
Tanti si veggon gir morti di sella
Quanti ne toccan le spade taglienti,
A cui dan glielmi e le corazze loco.
Come nel bosco i secchi legni al fuoco.
Se mai d'haver veduto vi raccorda
O rapportato v'ha fama all'orecchie
Come,allhor che'l collegio si discorda
E vansi in aria a far guerra le pecchie:
Entri fra lor la Rondinella ingorda
E mangi e uccida, e guastine parecchie,
Dovete imaginar che similmente
Ruggier fosse e Marphisa in quella gente
Non cosi Ricciardetto, e il suo Cugino
Tra le due genti variavan danza,
Perche lasciando il campo Saracino
Sol tenean l'occhio all'altro di Maganza
Il fratel di Rinaldo Paladino
Con molto animo havea molta possanza,
E quivi raddoppiar glie la facea
L'odio che contra a i Maganzesi havea.
Facea parer questa medesma causa
Un leon fiero il bastardo di Buovo
Che con la spada senza indugio e pausa
Fende ogn'elmo, o lo schiaccia come un ovo
E qual persona non saria stata ausa?
Non saria comparita un Hettor nuovo?
Marphisa havendo in compagnia e Ruggiero
Ch'eran la scelta, e'l fior d'ogni guerriero.
Marphisa tuttavolta combattendo
Spesso a i compagni gliocchi rivoltava:
E di lor forza paragon vedendo
Con maraviglia tutti li lodava:
Ma di Ruggier pur il valor stupendo
E senza pari al mondo le sembrava,
E talhor si credea che fosse Marte
Sceso dal quinto cielo in quella parte.
Mirava quelle horribili percosse
Miravale non mai calare in fallo,
Parea che contra Balisarda fosse
Il ferro charta, e non duro metallo,
Glielmi tagliava e le corazze grosse
E glihuomini fendea fin su'l cavallo:
E li mandava in parte uguali al prato
Tanto da l'un quanto da l'altro lato.
Continuando la medesma botta
Uccidea col signore il cavallo anche:
I capi dalle spalle alzava in frotta
E spesso i busti dipartia da l'anche:
Cinque e piu a un colpo ne taglio talhotta
E se non che pur dubito che manche
Credenza alver: c'ha faccia di menzogna
Di piu direi, ma di men dir bisogna.
Il buon Turpin che sa che dice il vero
E lascia creder poi quel ch'al'huom piace:
Narra mirabil cose di Ruggiero
Ch'udendolo il direste voi mendace:
Cosi parea di ghiaccio ogni guerriero
Contra Marphisa, et ella ardente face:
E non men di Ruggier gliocchi a se trasse
Ch'ella di lui l'alto valor mirasse.
E s'ella lui Marte stimato havea
Stimato egli havria lei forse Bellona,
Se per donna cosi la conoscea
Come parea il contrario alla persona,
E forse emulation tra lor nascea
Per quella gente misera: non buona,
Ne la cui carne e sangue e nervi & ossa.
Fan prova chi di loro habbia piu possa.
Basto di quattro l'animo e il valore
A far ch'un campo e l'altro andasse rotto,
Non restava arme a chi fuggia migliore
Che quella che si porta piu di sotto,
Beato chi il cavallo ha corridore
Ch'in prezzo non e quivi ambio ne trotto
E chi non ha destrier quivi s'avede
Quanto il mestier de l'arme e tristo apiede
Riman la preda e'l campo a i vincitori
Che non e fante, o mulatier che resti
La Maganzesi, e qua fuggono i Mori,
Quei lasciano i prigion, le some questi,
Furon con lieti visi, e piu co i cori
Malagigi e Viviano a scioglier presti:
Non fur men diligenti a sciorre i paggi
E por le some in terra e i carriaggi.
Oltre una buona quantita d'argento
Ch'in diverse vasella era formato,
Et alcun muliebre vestimento
Di lavoro bellissimo fregiato,
E per stanze reali un paramento
D'Oro e di Seta in Fiandra lavorato,
Et altre cose ricche in copia grande
Fiaschi di vin trovar pane e vivande.
Al trar de glielmi tutti vider come
Havea lor dato aiuto una Donzella.
Fu conosciuta all'auree crespe chiome
Et alla faccia delicata e bella,
L'honoran molto: e pregano che'l nome
Di gloria degno non asconda, & ella
Che sempre tra gliamici era cortese
A dar di se notitia non contese.
Non si ponno satiar di riguardarla
Che tal vista l'havean ne la battaglia:
Sol mira ella Ruggier, sol con lui parla
Altri non prezza, altri non par che vaglia:
Vengono i servi intanto ad invitarla
Co i compagni a goder la vettovaglia
Ch'apparecchiata havean sopra una fonte
Che difendea dal raggio estivo un monte.
Era una de le fonti di Merlino
De le quattro di Francia da lui fatte
D'intorno cinta di bel marmo fino
Lucido e terso, e bianco piu che latte:
Quivi d'intaglio con lavor divino
Havea Merlino imagini ritratte:
Direste che spiravano, e se prive
Non fossero di voce, ch'eran vive
Quivi una bestia uscir de la foresta
Parea di crudel vista odiosa e brutta,
C'havea l'orecchie d'asino e la testa,
Di lupo e i denti, e per gran fame asciutta
Branche havea di leon, l'altro che resta
Tutto era volpe, e parea scorrer tutta
E Francia e Italia e Spagna, & Inghelterra
L'Europa e l'Asia, e al fin tutta la terra.
Per tutto havea genti ferite e morte
La bassa plebe e i piu superbi capi,
Anzi nuocer parea molto piu forte
A Re, a Signori, a Principi, a Satrapi
Peggio facea ne la Romana corte
Che v'havea uccisi Cardinali e Papi
Contaminato havea la bella sede
Di Pietro, e messo scandol ne la Fede.
Par che dinanzi a questa bestia horrenda
Cada ogni muro, ogni ripar che tocca,
Non si vede citta che si difenda
Se l'apre incontra ogni castello e rocca,
Par che agli honor divini ancho s'estenda
E sia adorata da la gente sciocca,
E che le chiavi s'arroghi d'havere
Del Cielo e del Abysso in suo potere.
Poi si vedea d'imperiale alloro
Cinto le chiome un cavallier venire
Con tre giovini a par, che i gigli d'oro
Tessuti havean nel lor real vestire,
E con insegna simile con loro
Parea un Leon contra quel Mostro uscire
Havean lor nomi chi sopra la testa
E chi nel lembo scritto de la vesta.
L'un c'havea fin'a l'elsa ne la pancia
La spada immersa alla maligna fera
Francesco primo havea scritto di Francia:
Massimigliano d'Austria apar seco era:
E Carlo quinto Imperator di lancia
Havea passato il Mostro alla gorgiera:
E l'altro che di stral gli fige il petto
L'ottavo Enrigo d'Inghilterra e detto.
Decimo ha quel Leon scritto su'l dosso
Ch'al brutto Mostro i denti ha ne l'orecchi
E tanto l'ha gia travagliato e scosso
Che vi sono arrivati altri parecchi:
Parea del mondo ogni timor rimosso
Et in emenda de gli errori vecchi
Nobil gente accorrea:non perho molta
Onde alla Belva era la vita tolta.
I cavallieri stavano e Marphisa
Con desiderio di conoscer questi,
Per le cui mani era la Bestiauccisa
Che fatti havea tanti luoghi atri e mesti:
Avenga che la pietra fosse incisa
De i nomi lor, non eran manifesti,
Si pregavan tra lor, che se sapesse
L'historia alcuno, a glialtri la dicesse.
Volto Viviano a Malagigi gli occhi
Che stava a udire, e non facea lor motto:
A te (disse) narrar l'historia tocchi
Ch'esser ne dei, per quel ch'io vegga dotto
Chi son costor che con saette e stocchi
E lance, a morte han l'Animal condotto?
Rispose Malagigi non e historia
Di c'habbia author fin qui fatto memoria.
Sappiate che costor che qui scritto hanno
Nel marmo i nomi, al mondo mai non furo:
Ma fra settecento anni vi saranno
Con grande honor del secolo futuro,
Merlino il savio incantator Britanno
Fe far la fonte al tempo del Re Arturo:
E di cose ch'al mondo hanno a venire
La fe da buoni artefici scolpire.
Questa bestia crudele usci del fondo
De lo'nferno, a quel tempo che fur fatti
Alle campagne i termini, e fu il pondo
Trovato, e la misura, e scritti i patti,
Ma non ando a principio in tutto'l mondo
Di se lascio molti paesi intatti:
Al tempo nostro in molti lochi sturba
Ma i populari offende e la vil turba.
Dal suo principio infin'al secol nostro
Sempre e cresciuto, e sempre andra crescendo:
Sempre crescendo al lungo andar fia il mostro
Il maggior che mai fosse e lo piu horrendo
Quel Phyton che per charte e per inchiostro
S'ode che fu si horribile e stupendo
Alla meta di questo non fu tutto:
Ne tanto abominevol ne si brutto.
Fara strage crudel, ne sara loco
Che non guasti contamini, & infetti,
E quanto mostra la scultura e poco
De suoi nefandi e abominosi effetti,
Al mondo di gridar merce gia roco
Questi de iquali i nomi habbiamo letti
Che chiari splenderan piu che Piropo
Verranno a dare aiuto al maggior uopo.
Alla fera crudele il piu molesto
Non sara di Francesco il Re de Franchi,
E ben convien che molti ecceda in questo
E nessun prima, e pochi n'habbia a fianchi
Quando in splendor real , quando nel resto
Di virtu, fara molti parer manchi,
Che gia parver compiuti, come cede
Tosto ogn'altro splendor chel Sol sivede.
L'anno primier del fortunato regno
Non ferma anchor ben la corona in fronte
Passera l'alpe, e rompera il disegno
Di chi all'incontro havra occupato il monte
Da giusto spinto e generoso sdegno
Che vendicate anchor non sieno l'onte
Che dal furor da paschi e mandre uscito
L'esercito di Francia havra patito.
E quindi scendera nel ricco piano
Di Lombardia, col fior di Francia intorno,
E si l'Elvetio spezzera ch'in vano
Fara mai piu pensier d'alzare il corno
Con grande e de la Chiesa e del'Hispano
Campo, e del Fiorentin vergogna e scorno:
Espugnera il castel che prima stato
Sara non espugnabile stimato.
Sopra ogn'altr'arme ad espugnarlo: molto
Piu gli varra quella honorata spada ,
Con laqual prima havra di vita tolto
Il Monstro corruttor d'ogni contrada,
Convien ch'inanzi a quella sia rivolto
In fuga ogni stendardo o a terra vada,
Ne fossa, ne ripar, ne grosse mura
Possan da lei tener citta sicura,
Questo principe havra quanta eccellenza
Haver felice Imperator mai debbia,
L'animo del gran Cesar, la prudenza
Di chi mostrolla a Transimeno e a Trebbia
Con la Fortuna d'Alessandro, senza
Cui,saria fumo ogni disegno e nebbia,
Sara si liberal ch'io lo contemplo
Qui non haver ne paragon ne esemplo.
Cosi diceva Malagigi, e messe
Desire a cavalier d'haver contezza
Del nome d'alcunaltro ch'uccidesse
L'infernal bestia: uccider glialtri avezza
Quivi un Bernardo tra primi si lesse
Che Merlin molto nel suo scritto apprezza
Fia nota per costui, dicea Bibiena
Quanto Fiorenza sua vicina: e Siena.
Non mette piede inanzi ivi persona
A Sismondo, a Giovanni, a Ludovico
Un Gonzaga, un Salviati, un d'Aragona
Ciascuno al brutto Mostro aspro nimico,
V'e Francesco Gonzaga, ne abandona
Le sue vestigie il figlio Federico,
Et ha il cognato, e il genero vicino
Quel di Ferrara, e quel Duca d'Urbino.
De l'un di questi il figlio Guidobaldo
Non vuol che'l padre o ch'altri adietro il metta
Con Othobon dal Flisco Sinibaldo
Caccia la fera, e van di pari in fretta,
Luigi da Gazolo il ferro caldo
Fatto nel collo le ha d'una saetta:
Che con l'arco gli die Phebo: quando ancho
Marte la spada sua gli messe al fianco.
Duo Herculi: duo Hippolyti da Este:
Un'altro Hercule, un'altro Hippolyto ancho,
Da Gonzaga, de Medici, le peste
Seguon del Mostro e l'han cacciando stanco,
Ne Giuliano al figliuol: ne par che reste
Ferrante al fratel dietro, ne che manco
Andrea Doria sia pronto, ne che lassi
Francesco Sforza ch'ivi huomo lo passi.
Del generoso illustre e chiaro sangue
D'Avalo: vi son dui c'han per insegna
Lo scoglio, che dal capo a ipiedi d'Angue
Par che l'empio Tipheo sotto si tegna,
Non e di questi duo per fare esangue
L'horribil Mostro, che piu inanzi vegna,
L'uno Francesco di Pescara invitto,
L'altro Alfonso delVasto a i piedi ha scritto
Ma consalvo Ferrante, ove ho lasciato
L'Hispano honor ? ch'intanto pregio v'era
Che fu da Malagigi si lodato
Che pochi il pareggiar di quella schiera,
Guglielmo si vedea di Monferrato
Fra quei che morto havean la brutta fera
Et eran pochi verso gl'infiniti
Ch'ella v'havea chi morti e chi feriti.
In giuochi honesti e parlamenti lieti
Dopo mangiar spesero il caldo giorno,
Corcati su finissimi tapeti
Tra gli arbuscelli ond'era il rivo adorno
Malagigi e Vivian, perche quieti
Piu fosser glialtri, tenean l'arme intorno
Quando una donna senza compagnia
Vider, che verso lor ratto venia.
Questa era quella Hippalca a cui fu tolto
Frontino il bon destrier da Rodomonte
L'havea il di inanzi ella seguito molto
Pregandolo hora, hora dicendogli onte,
Ma non giovando, havea il camin rivolto
Per ritrovarRuggiero, in Agrismonte
Tra via le fu (non so gia come) detto
Che quivi il troveria con Ricciardetto.
E perche il luogo ben sapea (che v'era
Stata altre volte) sene venne al dritto
Alla fontana, & in quella maniera
Ve lo trovo: ch'io v'ho di sopra scritto,
Ma come buona e cauta messaggiera
Che sa meglio esequir che non l'e ditto,
Quando vide il fratel di Bradamante
Non conoscer Ruggier fece sembiante.
A Ricciardetto tutta rivoltosse
Si come drittamente a lui venisse:
E quel che la conobbe, se le mosse
Incontra, e domando dove ne gisse,
Ella ch'anchora havea le luci rosse
Del pianger lungo, sospirando disse,
(Ma disse forte, accio che fosse espresso
A Ruggiero il suo dir che gliera presso )
Mi trahea dietro (disse) per la briglia
Come imposto m'havea la tua sorella
Un bel cavallo e buono a maraviglia
Ch'ella molto ama, e che Frontino appella,
E l'havea tratto piu di trenta miglia
Verso Marsilia, ove venir debbe ella
Fra pochi giorni, e dove ella mi disse
Ch'io l'aspettassi fin che vi venisse.
Era si baldanzoso il creder mio
Ch'io non stimava alcun di cor si saldo
Che me l'havesse a tor, dicendogli io
Ch'era de la sorella di Rinaldo,
Ma vano il mio disegno hieri m'uscio
Che me lo tolse un Saracin ribaldo
Ne per udir di chi Frontino fusse
A volermelo rendere s'indusse.
Tutto hieri & hoggi l'ho pregato, e quando
Ho visto uscir prieghi e minaccie in vano
Maledicendol molto e bestemmiando
L'ho lasciato di qui poco lontano,
Dove il cavallo e se molto affannando
S'aiuta quanto puo con l'arme in mano,
Contra un guerrier ch'in tal travaglio il mette
Che spero c'habbia a far le mievendette
Ruggiero a quel parlar salito in piede
C'havea potuto a pena il tutto udire:
Si volta a Ricciardetto, e per mercede
E premio e guidardon del ben servire
(Prieghi aggiungendo senza fin) gli chiede
Che con la donna solo il lasci gire
Tanto che'l Saracin gli sia mostrato
Ch'alei di mano ha il buon destrier levato
A Ricciardetto, anchor che discortese
Il conciedere altrui troppo paresse
Di terminar le a se debite imprese:
Al voler di Ruggier pur si rimesse,
E quel licentia da i compagni prese
E con Hippalca a ritornar si messe:
Lasciando a quei che rimanean stupore
Non maraviglia pur del suo valore.
Poi che da glialtri allontanato alquanto
Hippalca l'hebbe, gli narro, ch'ad esso
Era mandata da colei che tanto
Havea nel core il suo valore impresso,
E senza finger piu, seguito quanto
La sua Donna al partir le havea commesso
E che se dianzi havea altrimente detto,
Per la presentia fu di Ricciardetto.
Disse,che chi le havea tolto il destriero
Anchor detto l'havea con molto orgoglio
Perche so che'l cavallo e di Ruggiero
Piu volontier per questo te lo toglio,
S'egli di racquistarlo havra pensiero
Fagli saper (ch'asconder non gli voglio)
Ch'io son quel Rodomonte il cui valore
Mostra per tutto'l mondo il suo splendore.
Ascoltando Ruggier mostra nel volto
Di quanto sdegno acceso il cor gli sia,
Si perche caro havria Frontino molto:
Si perche venia il dono onde venia,
Si perche in suo dispregio gli par tolto:
Vede che biasmo e dishonor gli fia
Se torlo a Rodomonte non s'affretta
E sopra lui non fa degna vendetta.
La donna Ruggier guida, e non soggiorna
Che por lo brama col Pagano a fronte,
E giunge, ove la strada fa dua corna
L'un va giu al piano, e l'altro va su al monte
E questo e quel ne la vallea ritorna
Dov'ella havea lasciato Rodomonte,
Aspra,ma breve, era la via del colle
L'altra piu lunga assai, ma piana e molle.
Il desiderio che conduce Hippalca
D'haver Frontino, e vendicar l'oltraggio:
Fa che'l sentier de la montagna calca
Onde molto piu corto era il viaggio,
Per l'altra in tanto il Re d'algier cavalca
Col Tartaro e co glialtri che detto haggio
E giu nel pian la via piu facil tiene ,
Ne con Ruggiero ad incontrar si viene.
Gia son le lor querele differite
Fin che soccorso ad Agramante sia,
(Questo sapete) & han d'ogni lor lite
La cagion, Doralice in compagnia,
Hora il successo de l'historia udite
Alla fontana e la lor dritta via,
Ove Aldigier, Marphisa, Ricciardetto
Malagigi e Vivian stanno a diletto.
Marphisa a prieghi de compagni havea
Veste da donna & ornamenti presi:
Di quelli ch'a Lanfusa si credea
Mandare il traditor de Maganzesi:
E ben che veder raro si solea
Senza l'osbergo, e glialtri buoni arnesi,
Pur quel di se li trasse: e come donna
A prieghi lor lascio vedersi in gonna.
Tosto che vede il Tartaro Marphisa
Per la credenza c'ha di guadagnarla
In ricompensa e in cambio ugual, s'avisa
Di Doralice, a Rodomonte darla,
Si come Amor si regga a questa guisa
Che vender la sua Donna, o permutarla
Possa l'amante, ne a ragion s'attrista
Se quando una ne perde una n'acquista.
Per dunque provedergli di donzella
Accio per se quest'altra si ritegna
Marphisa che gli par leggiadra e bella
E d'ogni cavallier femina degna,
Come habbia ad haver questa, come quella
Subito cara, a lui donar disegna,
E tutti i cavallier che con lei vede
A giostra seco & a battaglia chiede.
Malgigi e Vivian che l'arme haveano
Come per guardia e sicurta del resto:
Si mossero dal luogo ove sedeano
L'un come l'altro alla battaglia presto:
Perche giostrar con amenduo credeano
Ma l'African che non venia per questo
Non ne fe segno o movimento alcuno:
Si che la giostra resto lor contra uno.
Viviano e il primo, e con gran cor si muove
E nel venire abbassa un'hasta grossa,
E'l Re pagan da le famose pruove
Da l'altra parte vien con maggior possa,
Dirizza l'uno e l'altro e segna dove
Crede meglio fermar l'aspra percossa,
Viviano in darno a l'elmo il Pagan fere
Che non lo fa piegar non che cadere.
Il Re Pagan c'havea piu l'hasta dura
Fe lo scudo a Vivian parer di ghiaccio,
E fuor di sella in mezo alla verdura
All'herbe, e a i fiori il fe cadere in braccio
Vien Malagigi, e ponsi in aventura
Di vendicare il suo fratello avaccio,
Ma poi d'andargli appresso hebbe tal fretta
Che gli fe compagnia piu che vendetta.
L'altro fratel fu prima del cugino
Coll'arme in dosso: e su'l destrier salito
E disfidato contra il Saracino
Venne a scontrarlo a tutta briglia ardito,
Risono il colpo in mezo a l'elmo fino
Di quel Pagan sotto la vista un dito,
Volo al ciel l'hasta in quattro tronchi rotta
Ma non mosse il Pagan per quella botta.
Il Pagan feri lui dal lato manco:
E perche il colpo fu con troppa forza
Poco lo scudo, e la corazza manco
Gli valse, che s'aprir come una scorza:
Passo il ferro crudel l'homero bianco
PiegoAldigier ferito a poggia e ad orza
Tra fiori & herbe al fin si vide avolto
Rosso su l'arme, e pallido nel volto.
Con molto ardirvien Ricciardetto appresso:
E nel venire arresta si gran lancia
Che mostra ben come ha mostrato spesso
Che degnamente e Paladin di Francia,
Et al Pagan ne facea segno espresso
Se fosse stato pari alla bilancia:
Ma sozopra n'ando, perche il cavallo
Gli cadde adosso, e non gia per suo fallo.
Poi ch'altro cavallier non si dimostra
Ch'al Pagan per giostrar volti la fronte:
Pensa haver guadagnato de la giostra
La Donna, e venne a lei presso alla fonte:
E disse, damigella sete nostra
S'altri non e per voi ch'in sella monte:
Nol potete negar, ne farne iscusa
Che di ragion di guerra cosi s'usa.
Marphisa alzando con un viso altiero
La faccia (disse) il tuo parer molto erra,
Io ti concedo che diresti il vero
Ch'io sarei tua per la ragion di guerra,
Quando mio Signor fosse o cavalliero
Alcun di questi c'hai gittato in terra:
Io sua non son, ne d'altri son che mia
Dunque me tolga a me, chi mi desia.
So scudo e lancia adoperare anch'io
E piu d'un cavalliero in terra ho posto:
Datemi l'arme (disse) e il destrier mio
A gli scudier, che l'ubbidiron tosto:
Trasse la gonna, & in farsetto uscio
E le belle fattezze, e il ben disposto
Corpo mostro, ch'in ciascuna sua parte
Fuor che nel viso, assimigliava a Marte.
Poi che fu armata, la spada si cinse
E su'l destrier monto d'un leggier salto:
E qua e la tre volte e piu lo spinse
E quinci & quindi fe girare in alto,
E poi sfidando il Saracino: strinse
La grossa lancia, e comincio l'assalto
Tal nel campo Troian Penthesilea
Contra il Thessalo Achille esser dovea.
Le lance infin'al calce si fiaccaro
A quel superbo scontro come vetro,
Ne perho chi le corsero piegaro
Che si notasse, un dito solo adietro,
Marphisa che volea conoscer chiaro
S'a piu stretta battaglia simil metro
Le serverebbe contra il fier Pagano:
Se gli rivolse con la spada in mano.
Bestemmio il cielo e gli elementi il crudo
Pagan, poi che restar la vide in sella:
Ella che gli penso romper lo scudo
Non men sdegnosa contra il ciel favella,
Gia l'uno e l'altro ha in mano il ferro nudo
E su le fatal'arme si martella:
L'arme fatali han parimente intorno
Che mai non bisognar piu di quel giorno.
Si buona e quella piastra e quella maglia
Che spada o lancia non le taglia o fora:
Si che potea seguir l'aspra battaglia
Tutto quel giorno, e l'altro appresso anchora,
Ma Rodomonte in mezo lor si scaglia
E riprende il rival de la dimora:
Dicendo se battaglia pur far vuoi,
Finian la cominciata hoggi fra noi.
Facemmo (come sai) triegua con patto
Di dar soccorso alla militia nostra,
Non debbian prima che sia questo fatto
Incominciare altra battaglia o giostra:
Indi a Marphisa riverente in atto
Si volta , e quel messaggio le dimostra:
E le racconta come era venuto
A chieder lor per Agramante aiuto·
La priega poi che le piaccia, non solo
Lasciar quella battaglia o differire,
Ma che voglia in aiuto del figliuolo
Del Re Troian: con essi lor venire,
Onde la fama sua con maggior volo
Potra far meglio infin'al ciel salire
Che per querela di poco momento
Dando a tanto disegno impedimento.
Marphisa che fu sempre disiosa
Di provar quei di Carlo a spada e a lancia
Ne l'havea indotta a venire altra cosa
Di si lontana regione in Francia,
Se non per esser certa: se famosa
Lor nominanza era per vero o ciancia:
Tosto d'andar con lor partito prese
Che d'Agramante il gran bisogno intese.
Ruggiero in questo mezo havea seguito
Indarno Hippalca per la via del monte,
E trovo,giunto al loco, che partito
Per altra via se n'era Rodomonte,
E pensando che lungi non era ito
E che'l sentier tenea dritto alla fonte,
Trottando in fretta dietro gli venia
Per l'orme ch'eran fresche in su la via.
Volse che Hippalca a Montalban pigliasse
La via, ch'una giornata era vicino,
Perche s'alla fontana ritornasse
Si torria troppo dal dritto camino,
E disse a lei, che gia non dubitasse
Che non s'havesse a ricovrar Frontino,
Ben le farebbe a Montalbano, o dove
Ella si trovi, udir tosto le nuove.
E le diede la lettera che scrisse
In Agrismonte, e che si porto in seno:
E molte cose a bocca ancho le disse
E la prego che l'escusasse a pieno,
Ne la memoria Hippalca il tutto fisse
Prese licentia, e volto il palafreno
E non cesso la buona messaggiera
Ch'in Montalban si ritrovo la sera.
Seguia Ruggiero in fretta il Saracino
Per l'orme ch'apparian ne la via piana,
Ma non lo giunse prima che vicino
Con Mandricardo il vide alla fontana,
Gia promesso s'havean che per camino
L'un non farebbe all'altro cosa strana,
Ne fin ch'al campo si fosse soccorso
A cui Carlo era appresso a porre il morso.
Quivi giunto Ruggier Frontin conobbe
E conobbe per lui chi adosso gli era:
E su la lancia fe le spalle gobbe
E sfido l'African con voce altiera,
Rodomonte quel di fe piu che Iobbe
Poi che domo la sua superbia fiera:
E ricuso la pugna c'havea usanza
Di sempre egli cercar con ogni instanza.
Il primo giorno e l'ultimo, che pugna
Mai ricusasse il Re d'Algier fu questo:
Ma tanto il desiderio che si giugna
In soccorso al suo Re, gli pare honesto,
Che se credesse haver Ruggier ne l'ugna
Piu che mai Lepre il Pardo isnello e presto:
Non se vorria fermartanto con lui,
Che fesse un colpo de la spada o dui.
Aggiungi che sapea ch'era Ruggiero
Che seco per Frontin facea battaglia:
Tanto famoso ch'altro cavalliero
Non e ch'a par di lui di gloria saglia,
L'huom che bramato ha di saper per vero
Esperimento, quanto in arme vaglia
E pur non vuol seco accettar l'impresa
Tanto l'assedio del suo Re gli pesa.
Trecento miglia sarebbe ito e mille
Se cio non fosse a comperar tal lite:
Ma se l'havesse hoggi sfidato Achille
Piu fatto non havria di quel ch'udite,
Tanto a quel punto sotto le faville
Le fiamme havea del suo furor sopite,
Narra a Ruggier perche pugna rifiuti
Et ancho il priega che l'impresa aiuti.
Che facendol fara quel che far deve
Al suo Signore un cavallier fedele,
Sempre che questo assedio poi si leve
Havran ben tempo da finir querele,
Ruggier rispose a lui mi sara lieve
Differir questa pugna:fin che de le
Forze di Carlo si traggia Agramante:
Pur che mi rendi il mio Frontino inante.
Se di provarti c'hai fatto gran fallo:
E fatto hai cosa indegna ad un huom forte
D'haver tolto a una donna il mio cavallo
Vuoi ch'io prolunghi fin che siamo in corte,
Lascia Frontino, e nel mio arbitrio dallo,
Non pensar altrimente ch'io sopporte
Che la battaglia qui tra noi non segua,
O ch'io ti faccia sol d'un hora triegua.
Mentre Ruggiero all'African domanda
O Frontino o battaglia allhora allhora,
E quello in lungo e l'uno e l'altro manda
Ne vuol dare il destrier ne far dimora,
Mandricardo ne vien da un'altra banda
E mette in campo un'altra lite anchora:
Poi che vede Ruggier che per insegna
Porta l'augel che sopra glialtri regna.
Nel campo azur l'Aquila bianca havea
Che de Troiani fu l'insegna bella:
Perche Ruggier l'origine trahea
Dal fortissimo Hettor, portava quella,
Ma questo Mandricardo non sapea
Ne vuol patire, e grande ingiuria appella
Che ne lo scudo un altro debba porre
L'Aquila bianca del famoso Hettorre,
Portava Mandricardo similmente
L'augel che rapi in Ida Ganimede,
Come l'hebbe quel di che fu vincente
Al castel periglioso per mercede
Credo vi sia con l'altre Historie a mente,
E come quella Fata gli lo diede
Con tutte le bell'arme che Vulcano
Havea gia date al cavallier Troiano.
Altra volta a battaglia erano stati
Mandricardo e Ruggier: solo per questo
E perche caso fosser distornati
Io nol diro, che gia v'e manifesto,
Dopo non seran mai piu raccozzati
Se non quivi hora, e Mandricardo presto
Visto lo scudo, alzo il superbo grido
Minacciando, e a Ruggier disse io ti sfido.
Tu la mia insegna temerario porti
Ne questo e il primo di ch'io te l'ho detto:
E credi pazzo anchor ch'io tel comporti
Per una volta ch'io t'hebbi rispetto?
Ma poi che ne minaccie ne conforti
Ti pon questa follia levar del petto:
Ti mostrero quanto miglior partito
T'era d'havermi subito ubbidito.
Come ben riscaldato arrido legno
A piccol soffio s'accende:
Cosi s'avampa di Ruggier lo sdegno
Al primo motto che di questo intende,
Ti pensi (disse) farmi stare al segno
Perche quest'altro anchor meco contende?
Ma mostrerotti ch'io son buon per torre
Frontino a lui, lo scudo a te d'Hettorre.
Un'altra volta pur per questo venni
Teco a battaglia, e non e gran tempo ancho:
Ma d'ucciderti allhora mi contenni
Perche tu non havevi spada al fianco,
Questi fatti saran, quelli fur cenni,
E mal sara per te quell'augel bianco
Ch'antiqua insegna e stata di mia gente
Tu te l'usurpi: io'l porto giustamente.
Anzi t'usurpi tu l'insegna mia,
Rispose Mandricardo, e trasse il brando,
Quello, che poco inanzi per follia
Havea gittato alla foresta Orlando,
Il buon Ruggier, che di sua cortesia
Non puo non sempre ricordarsi, quando
Vide il Pagan c'havea tratta la spada
Lascio cader la lancia ne la strada.
E tutto a un tempo Balisarda stringe,
La buona spada, e me lo scudo imbraccia:
Ma l'Africano in mezo il destrier spinge
E Marphisa con lui presta si caccia:
E l'uno questo, e l'altro quel respinge:
E priegano amendui che non si faccia,
Rodomonte si duol che rotto il patto
Due volte ha Mandricardo che fu fatto.
Prima credendo d'acquistar Marphisa
Fermato s'era a far piu d'una giostra:
Hor per privar Ruggier d'una divisa
Di curar poco il Re Agramante mostra:
Se pur (dicea) dei fare a questa guisa
Finian prima tra noi la lite nostra.
Conveniente e piu debita assai
Ch'alcuna di quest'altre che prese hai.
Con tal condition fu stabilita
La triegua, e questo accordo ch'e fra nui:
Come la pugna teco havro finita
Poi del destrier rispondero a costui,
Tu del tuo scudo rimanendo in vita
La lite havrai da terminar con lui,
Ma ti daro da far tanto, mi spero,
Che non n'avanzara troppo a ruggiero.
La parte che ti pensi non n'havrai
Rispose Mandricardo a Rodomonte.
Io te ne daro piu che non vorrai
E ti faro sudar dal pie alla fronte:
E me ne rimarra per darne assai,
(Come non manca mai l'acqua del fonte)
Et a Ruggiero, & a mill'altri seco
E a tutto il mondo che la voglia meco.
Moltiplicavan l'ire e le parole
Quando da questo, e quando da quel lato:
Con Rodomonte e con Ruggier la vuole
Tutto in un tempo Mandricardo irato,
Ruggier ch'oltraggio sopportar non suole
Non vuol piu accordo anzi litigio e piato,
Marphisa hor va da questo hor da quel canto
Per riparar, ma non puo sola tanto,
Come il villan se fuor per l'alte sponde
Trapela il fiume, e cerca nuova strada,
Frettoloso a vietar che non affonde
I verdi paschi, e la sperata biada:
Chiude una via & un'altra, e si confonde
Che se ripara quinci che non cada:
Quindi vede lassar gliargini molli
E fuor l'acqua spicciar con piu rampolli.
Cosi mentre Ruggiero e Mandricardo
E Rodomonte son tutti sozopra:
Ch'ognun vuol dimostrarsi piu gagliardo
Et a i compagni rimaner di sopra:
Marphisa, ad acchetarli have riguardo
E s'affatica, e perde il tempo e l'opra,
Che come ne spicca uno e lo ritira
Glialtri duo risalir vede con ira.
Marphisa che volea porgli d'accordo
Dicea, Signori udite il mio consiglio,
Differire ogni lite e buon riccordo
Fin ch'Agramante sia fuor di periglio,
S'ognun vuole al suo fatto essere ingordo
Anch'io con Mandricardo mi ripiglio,
E vo vedere al fin se guadagnarme
Come egli ha detto, e buon per forza d'arme.
Ma se si de soccorrere Agramante
Soccorrasi, e tra noi non si contenda,
Per me non si stara d'andare inante
Disse Ruggier, pur che'l destrier si renda
O che mi dia il cavallo, a far di tante
Una parola, o che da me il difenda,
O che qui morto ho da restare, o ch'io
In campo ho da tornar su'l destrier mio.
Rispose Rodomonte, ottener questo
Non sia cosi come quell'altro lieve:
E seguito dicendo io ti protesto
Che s'alcun danno il nostro Re riceve,
Fia per tua colpa, ch'io per me non resto
Di fare a tempo quel che far si deve,
Ruggiero a quel protesto poco bada
Ma stretto dal furor stringe la spada.
Al Re d'Algier come Cingial si scaglia
E l'urta con lo scudo e con la spalla:
E in modo lo disordina e sbarraglia
Che fa che d'una staffa il pie gli falla,
Mandricardo gli grida, o la battaglia
Differisci Ruggiero, o meco falla
E crudele e fellon piu che mai fosse
Ruggier su l'elmo in questo dir percosse.
Fin su'l collo al destrier Ruggier s'inchina
Ne quando vuolsi rilevar si puote,
Perche gli sopragiunge la ruina
Del figlio d'Ulien che lo percuote.
Se non era di tempra adamantina
Fesso l'elmo gli havria fin tra le gote,
Apre Ruggier le mani per l'ambascia
E l'una il fren l'altra la spada lascia.
Se lo porta il destrier per la campagna
Dietro gli resta in terra Balisarda,
Marphisa che quel di fatta compagna
Se gliera d'arme, par ch'avampi & arda,
Che solo fra que duo cosi rimagna:
E come era magnanima e gagliarda
Si driza a Mandricardo, e col potere
C'havea maggior, sopra la testa il fiere.
Rodomonte a Ruggier dietro si spinge
Vinto e Frontin s'un'altra gli n'appicca
Ma Ricciardetto con Vivian si stringe
E tra Ruggiero e'l Saracin si ficca,
L'uno urta Rodomonte e lo rispinge
E da Ruggier per forza lo dispicca:
L'altro la spada sua: che fu Viviano,
Pone a Ruggier gia risentito: in mano.
Tosto che'l buon Ruggiero in se ritorna
E che Vivian la spada gli appresenta:
A vendicar l'ingiuria non soggiorna
E verso il Re d'Algier ratto s'aventa,
Come il Leon che tolto su le corna
Dal Bue sia stato, e che'l dolor non senta
Si sdegno: & ira, & impeto l'affretta:
Stimula: e sferza: a far la sua vendetta.
Ruggier su'l capo al Saracin tempesta
E se la spada sua si ritrovasse
Che, come ho detta, al comminciar di questa
Pugna, di man gran fellonia gli trasse,
Mi credo ch'a difendere la testa
Di Rodomonte l'elmo non bastasse:
L'elmo che fece il Re far di Babelle
Quando muover penso guerra alle stelle.
La Discordia credendo non potere
Altro esser quivi che contese e rise:
Ne vi dovesse mai piu luogo havere
O pace o triegua, alla sorella disse
C'homai sicuramente a rivedere
I monachetti suoi seco venisse:
Lascianle andare, e stian noi dove in fronte
Ruggiero havea ferito Rodomonte.
Fu il colpo di Ruggier di si gran forza
Che fece in su la groppa di Frontino
Percuoter l'elmo e quella dura scorza
Di c'havea armato il dosso il Saracino,
E lui tre volte e quattro a poggia e ad orza
Piegar, per gire in terra a capo chino,
E la spada egli anchora havria perduta
Se legata alla man non fosse suta.
Havea Marphisa a Mandricardo intanto
Fatto sudar la fronte, il viso e, il petto,
Et egli haveva a lei fatto altretanto,
Ma si l'osbergo d'ambi era perfetto
Che mai poter falsarlo in nessun canto,
E stati eran sin qui pari in effetto
Ma in un voltar che fece il suo destriero
Bisogno hebbe Marphisa di Ruggiero.
Il destrier di Marphisa in un voltarsi
Che fece stretto, ov'era molle il prato:
Sdrucciolo in guisa che non pote aitarsi
Di non tutto cader su'l destro lato:
E nel volere in fretta rilevarsi
Da Brigliadoro fu pel traverso urtato:
Con che il Pagan poco cortese venne
Si che cader di nuovo gli convenne.
Ruggier che la Donzella a mal partito
Vide giacer, non differi il soccorso:
Hor che l'agio n'havea, poi che stordito
Da se lontan quell'altro era trascorso,
Feri su l'elmo il Tartaro, e partito
Quel colpo gli havria il capo come un torso
Se Ruggier Balisarda havesse havuta
O Mandricardo in capo altra barbuta.
Il Re d'Algier che si risente in questo
Si volge intorno, e Ricciardetto vede:
E si ricorda che gli fu molesto
Dianzi, quando soccorso a Ruggier diede,
A lui si drizza, e saria stato presto
A darli del ben fare aspra mercede:
Se con grande arte e nuovo incanto tosto
Non se gli fosse Malagigi opposto.
Malagigi che sa d'ogni malia
Quel che ne sappia alcun Mago eccellente
Anchor che'l libro suo seco non sia
Con che fermare il Sole era possente,
Pur la scongiuratione onde solia
Commandare a i Demonii, haveva a mente:
Tosto in corpo al ronzino un ne constringe
Di Doralice: & in furor lo spinge.
Nel mansueto Ubino che su'l dosso
Havea la figlia de'l Re Stordilano
Fece entrar un de gli Angel di Minosso
Sol con parole il frate di Viviano:
E quel che dianzi mai non s'era mosso
Se non quanto ubidito havea alla mano
Hor d'improviso spicco in aria un salto
Che trenta pie fu lungo e sedeci alto.
Fu grande il salto non perho di sorte
Che ne dovesse alcun perder la sella,
Quando si vide in alto grido forte
Che si tenne per morta la Donzella,
Quel ronzin come il Diavol se lo porte
Dopo un gran salto, se ne va con quella
Che pur grida soccorso, in tanta fretta
Che non l'havrebbe giunto una saetta.
Da la battaglia il figlio d'Ulieno
Si levo al primo suon di quella voce,
E dove furiava il palafreno
Per la Donna aiutar, n'ando veloce,
Mandricardo di lui non fece meno
Ne piu a Ruggier ne piu a Marphisa noce
Ma senza chieder loro o paci o tregue
E Rodomonte, e Doralice segue.
Marphisa intanto si levo di terra,
E tutta ardendo di disdegno e d'ira:
Credesi far la sua vendetta, & erra
Che troppo lungi il suo nimico mira,
Ruggier c'haver tal fin vede la guerra
Rugge come un Leon, non che sospira,
Ben fanno che Frontino e Brigliadoro
Giunger non ponno co i cavalli loro.
Ruggier non vuol cessar fin che decisa
Col Re d'Algier non l'habbia del cavallo,
Non vuol quietar il Tartaro Marphisa
Che provato a suo senno ancho non hallo,
Lasciar la sua querela a questa guisa
Parrebbe all'uno e all'altro troppo fallo
Di commune parer disegno fassi
Di chi offesi gli havea seguire i passi.
Nel campo Saracin li troveranno
Quando non possan ritrovarli prima
Che per levar l'assedio iti seranno
Prima che'l Re di Francia il tutto opprima,
Cosi dirittamente se ne vanno
Dove haverli a man salva fanno stima:
Gia non ando Ruggier cosi dibotto
Che non facesse a i suoi compagni motto
Ruggier se ne ritorna ove in disparte
Era il fratel de la sua Donna bella,
Et se gli proferisce in ogni parte
Amico, per Fortuna e buona e fella,
Indi lo priega, e lo fa con bella arte:
Che saluti in suo nome la sorella,
E questo cosi ben gli venne detto
Che ne a lui die ne a glialtri alcun sospetto.
E da lui da Vivian, da Malagigi:
Dal ferito Aldigier tolse commiato,
Si proferiro anch'essi alli servigi
Di lui, debitor sempre in ogni lato,
Marphisa havea si il core d'ire a Parigi
Che'l salutar gli amici havea scordato
Ma Malagigi ando tanto e Viviano
Che pur la salutaron di lontano.
E cosi Ricciardetto, ma Aldigiero
Giace, e convien che suo malgrado resti,
Verso Parigi havean preso il sentiero
Quelli duo prima, & hor lo piglian questi,
Dirvi Signor ne l'altro canto spero
Miracolosi e sopra humani gesti
Che con danno de gli huomini di Carlo
Ambe le coppie fer di ch'io vi parlo.