CANTO XXVII.
M Olti consigli de le donne sono
Meglio improvi so ch'a pensar/ vi usciti:
Che questo e spe tiale e proprio dono
Fra tanti e tanti lor dal ciel lar giti:
Ma puo mal quel de glihuomini esser buono
Che maturo discorso non aiti:
Ove non s'habbia a ruminarvi sopra
Speso alcun tempo e molto studio & opra.
Parve,e non fu perho, buono il consiglio
Di Malagigi, anchor che (come ho detto)
Per questo di grandissimo periglio
Liberassi il cugin suo Ricciardetto,
A levare indi Rodomonte e il figlio
Del Re Agrican, lo spirto havea constretto
Non avvertendo che sarebbon tratti
Dove i Christian ne rimarrian disfatti.
Ma se spatio a pensarvi havesse havuto
Creder si puo, che dato similmente
Al suo Cugino havria debito aiuto
Ne fatto danno alla Christiana gente,
Commandare allo spirto havria potuto
Ch'alla via di Levante, o di Ponente
Si dilungata havesse la Donzella
Che non n'udisse Francia piu novella.
Cosi gliamanti suoi l'havrian seguita
Come a Parigi, ancho in ogn'altro loco
Ma fu questa avvertenza inavvertita
Da Malagigi, per pensarvi poco,
E la malignita dal ciel bandita
Che sempre vorria sangue e strage e fuoco
Prese la via donde piu Carlo afflisse
Poi che nessuna il Mastro gli prescrisse.
Il palafren c'havea il Demonio al fianco
Porto la spaventata Doralice,
Che non pote arrestarla fiume, e manco
Fossa, bosco, palude, erta, o pendice,
Fin che per mezo il campo Inglese e Franco
E l'altra moltitudine fautrice
De l'insegne di Christo, rassegnata
Non l'hebbe al padre suo Re di Granata.
Rodomonte, col figlio d'Agricane
La seguitaro il primo giorno un pezzo,
Che le vedean le spalle, ma lontane
Di vista poi perderonla da sezzo,
E venner per la traccia come il cane
La lepre o il capriol trovare avezzo
Ne si fermar, che furo in parte, dove
Di lei: ch'era col padre hebbono nuove.
Guardati Carlo, che'l ti viene adosso
Tanto furor, ch'io non ti veggo scampo.
Ne questi pur ma'l Re Gradasso e mosso
Con Sacripante, a danno de'l tuo campo:
Fortuna per toccarti fin'all'osso
Ti tolle a un tempo l'uno e l'altro lampo
Di forza e di saper, che vivea teco:
E tu rimaso in tenebre sei cieco.
Io ti dico d'Orlando e di Rinaldo
Che l'uno al tutto furioso e folle
Al sereno, alla pioggia, al freddo, al caldo
Nudo va discorrendo il piano e'l colle,
L'altro con senno non troppo piu saldo
D'appresso al gran bisogno ti si tolle
Che non trovando Angelica in Parigi
Si parte, e va cercandone vestigi.
Un fraudolente vecchio incantatore
Gli fe (come a principio vi si disse)
Creder per un fantastico suo errore
Che con Orlando Angelica venisse:
Onde di Gelosia tocco nel core
De la maggior ch'amante mai sentisse:
Venne a Parigi, e come apparve in corte
D'ire in Bretagna gli tocco per sorte.
Hor fatta la battaglia, onde portonne
Egli l'honor d'haver chiuso Agramante,
Torno a Parigi, e monister di donne
E case, e rocche, cerco tutte quante,
Se murata non e tra le colonne
L'havria trovata il curioso amante
Vedendo al fin ch'ella non v'e ne Orlando
Amenduo va con gran disio cercando.
Penso che dentro Anglante o dentro a Brava
Se la godesse Orlando in festa e in giuocho
E qua e la, per ritrovarla andava
Ne in quel la ritrovo ne in questo loco:
A Parigi di nuovo ritornava
Pensando che tardar dovesse poco
Di capitare il Paladino al varco:
Che'l suo star fuor non era senza incarco
Un giorno o duo ne la citta soggiorna
Rinaldo, e poi ch'Orlando non arriva
Horverso Anglante, hor verso Brava torna
Cercando se di lui novella udiva,
Cavalca, e quando annota, e quando aggiorna
Alla fresca Alba, e all'ardente hora estiva
E fa al lume del Sole e de la Luna
Dugento volte questa via non ch'una.
Ma l'antiquo aversario ilqual fece Eva
All'interdetto pome alzar la mano
A Carlo un giorno i lividi occhi leva
Che'l buon Rinaldo era da lui lontano,
E vedendo la rotta, che poteva
Darsi in quel punto al populo Christiano,
Quanta eccellentia d'arme al mondo fusse
Fra tutti i Saracini, ivi condusse,
Al Re Gradasso e al buonRe Sacripante,
Ch'eran fatti compagni all'uscir fuore
De la piena d'error casa d'Atlante:
Di venire in soccorso messe in core
Alle genti assediate d'Agramante:
E a distruttion di Carlo Imperatore
Et egli per l'incognite contrade
Fe lor la scorta, e agevolo le strade·
Et ad un altro suo diede negotio
D'affrettar Rodomonte e Mandricardo:
Per le vestigie, d'onde l'altro sotio
A condur Doralice non e tardo,
Ne manda anchora un altro, perche in otio
Non stia Marphisa ne Ruggier gagliardo
Ma chi guido l'ultima coppia tenne
La briglia piu, ne quando glialtri venne.
La coppia di Marphisa e di Ruggiero
Di meza hora piu tarda si condusse,
Perho ch'astutamente l'angel nero
Volendo a gli Christian dar de le busse:
Provide che la lite de l destriero
Per impedire il suo desir non fusse,
Che rinovata si saria, se giunto
Fosse Ruggiero, e Rodomonte a un punto.
I quattro primi si trovaro insieme
Onde potean veder gli alloggiamenti
De l'esercito oppresso, e di chi'l preme
E le bandiere in che feriano i venti,
Si consigliaro alquanto, e fur l'estreme
Conclusion de i lor ragionamenti:
Di dare aiuto, mal grado di Carlo,
Al Re Agramante, e del'assedio trarlo.
Stringonsi insieme, e prendono la via
Per mezo ove s'alloggiano i Christiani
Gridando Africa e Spagna tuttavia
E si scopriro in tutto esser pagani,
Pel campo arme arme risonar s'udia
Ma menar si sentir prima le mani
E de la retroguardia una gran frotta
Non ch'assalita sia, ma fugge in rotta.
Leserecito Christian mosso a tumulto
Sozopra va senza sapere il fatto,
Estima alcun che sia un'usato insulto
Che Svizari o Guasconi habbino fatto,
Ma perch'alla piu parte e il caso occulto
S'aduna insieme ogni nation di fatto
Altri a suon di tamburo, altri di tromba
Grande e'l rumore e fin'al ciel rimbomba.
Il magno Imperator fuor che la testa
E tutto armato, e i Paladin ha presso:
E domandando vien che cosa e questa
Che le squadre in disordine gli ha messo:
E minacciando, hor questi, hor quelli arresta,
E vede a molti il viso o il petto fesso:
Ad altri insanguinare o il capo o il gozzo
Alcun tornar con mano o braccio mozzo.
Giunge piu inanzi, e ne ritrova molti
Giacere in terra, anzi in vermiglio lago:
Nel proprio sangue horribilmente involti
Ne giovar lor puo Medico ne Mago:
E vede da gli busti i capi sciolti
E braccia e gambe con crudele imago:
E ritrova da i primi alloggiamenti
A gliultimi per tutto huomini spenti.
Dove passato era il piccol drappello
Di chiara fama eternamente degno
Per lunga riga era rimaso quello
Al mondo sempre memorabil segno,
Carlo mirando va il crudel macello
Maraviglioso e pien d'ira e di sdegno,
Come alcuno in cui danno il fulgur venne
Cerca per casa ogni sentier che tenne.
Non era a gli ripari ancho arrivato
Del Re African questo primiero aiuto:
Che con Marphisa fu da un'altro lato
L'animoso Ruggier sopravenuto:
Poi ch'una volta o due l'occhio aggirato
Hebbe la degna coppia, e ben veduto
Qual via piu breve per soccorrer fosse
L'assediato Signor, ratto si mosse.
Come,quando si da fuoco alla Mina
Pel lungo solco de la negra polve
Licentiosa fiamma arde e camina:
Si ch'occhio a dietro a pena se le volve:
E qual si sente poi l'alta ruina
Che'l duro sasso o il grosso muro solve:
Cosi Ruggiero e Marphisa veniro
E tai ne la battaglia si sentiro.
Per lungo e per traverso a fender teste
Incominciaro, e tagliar braccia e spalle
De le turbe, che male erano preste
Ad espedire, e sgombrar loro il calle,
C'ha notato il passar de le tempeste
Ch'una parte d'un monte, o d'una valle
Offende, e l'altra lascia, s'appresenti
La via di questi duo fra quelle genti.
Molti che dal furor di Rodomonte
E di quegli altri primi eran fuggiti:
Dio ringratiavan c'havea lor si pronte
Gambe concesse, e piedi si espediti
E poi dando del petto e dela fronte
In Marphisa e in Ruggiervedean scherniti
Come l'huom ne per star ne per fuggire
Al suo fisso destin puo contradire.
Chi fugge l'un pericolo, rimane
Ne l'altro, e paga il fio d'ossa e di polpe:
Cosi cader co i figli in bocca al cane
Suol, sperando fuggir, timida volpe,
Poi che la caccia de l'antique tane
Il suo vicin, che le da mille colpe,
E cautamente con fumo e con fuoco
Turbata l'ha da non temuto loco,
Ne gli ripari entro de Saracini
Marphisa con Ruggiero a salvamento,
Quivi tutti con gliocchi al ciel supini
Dio ringratiar del buono avvenimento,
Hor non v'e piu timor de Paladini
Il piu tristo pagan ne sfida cento,
Et e concluso che senza riposo
Si torni a fare il campo sanguinoso.
Corni, bussoni, timpani moreschi
Empieno il ciel di formidabil suoni,
Ne l'aria tremolare a i venti freschi
Si veggon le bandiere e i gonfaloni,
Da l'altra parte i capitan Carleschi
Stringon con Alamanni e con Britoni
Quei di Francia d'Italia e d'Inghilterra
E si mesce aspra e sanguinosa guerra.
La forza del terribil Rodomonte:
Quella di Mandricardo furibondo:
Quella del buon Ruggier di virtu fonte
Del re Gradasso si famoso al mondo:
E di Marphisa l'intrepida fonte:
Col Re Circasso a nessun mai secondo.
Feron chiamar san Gianni, e san Dionygi,
Al Re di Francia e ritrovar Parigi.
Di questi cavallieri, e di Marphisa
L'ardire invitto, e la mirabil possa,
Non fu Signor di sorte, non fu in guisa
Ch'imaginar, non che descriver possa,
Quindi si puo stimar che gente uccisa
Fosse quel giorno, e che crudel percossa
Havesse Carlo, arroge poi con loro
Con Ferau piu d'un famoso Moro.
Molti per fretta s'affogaro in Senna
Che'l ponte non potea supplire a tanti:
E desiar come Icaro la penna:
Perche la morte havean dietro e davanti:
Eccetto Uggieri, e il Marchese di Vienna
I Paladin fur presi tutti quanti,
Olivier ritorno ferito sotto
La spalla destra, Uggier col capo rotto.
E se, come Rinaldo, e come Orlando,
Lasciato Brandimarte havesse il giuoco:
Carlo n'andava di Parigi in bando:
Se potea vivo uscir di si gran fuoco
Cio che pote fe Brandimarte, e quando
Non pote piu, diede alla furia loco,
Cosi Fortuna ad Agramante arrise
Ch'unaltra volta a Carlo assedio mise.
Di vedovelle i gridi e le querele
E d'Orphani fanciulli, e di vecchi orbi,
Nel eterno seren dove Michele
Sedea, salir fuor di questi aer torbi:
E gli fecion veder come il fedele
Popul, prede de Lupi era e de Corbi
Di Francia, d'Inghilterra, e di Lamagna
Che tutta havea coperta la campagna.
Nel viso s'arrossi l'Angel beato
Parendogli che mal fosse ubidito
Al Creatore, e si chiamo ingannato
Da la Discordia perfida, e tradito:
D'accender liti tra i pagani, dato
Le havea l'assunto, e mal'era esequito:
Anzi tutto il contrario al suo disegno
Parea haver fatto, a chi guardava al segno
Come servo fedel, che piu d'amore,
Che di memoria abondi, e che s'aveggia
Haver messo in oblio cosa ch'a core
Quanto la vita e l'anima haver deggia,
Studia con fretta d'emendar l'errore
Ne vuol che prima il suo Signor lo veggia:
Cosi l'Angelo a Dio salir non volse
Se de l'obligo prima non si sciolse,
Al monister, dove altre volte havea
La Discordia veduta, drizzo l'ali:
Trovolla ch'in capitulo sedea
A nuova elettion de gli ufficiali,
E di veder, diletto si prendea,
Volar pel capo a frati i breviali:
Le man le pose l'Angelo nel crine
E pugna e calci le die senza fine.
Indi le roppe un manico di croce
Per la testa, pel dosso, e per le braccia,
Merce grida la misera a gran voce:
E le genocchia al divin nuntio abbraccia,
Michel non l'abandona, che veloce
Nel campo del Re d'Africa la caccia :
E poi le dice, aspettati haver peggio
Se fuor di questo campo piu ti veggio.
Come che la Discordia havesse rotto
Tutto il dosso e le braccia, pur temendo
Un'altra volta ritrovarsi sotto
A quei gran colpi, a quel furor tremendo,
Corre a pigliare i mantici di botto:
Et agli accesi fuochi esca aggiungendo
Et accendendone altri: fa salire
Da molti cori un'alto incendio d'ire.
E Rodomonte, e Mandricardo, e insieme
Ruggier, n'infiamma si, che inanzi al Moro
Li fa tutti venire, hor che non preme
Carlo i pagani, anzi il vantaggio e loro:
Le differentie narrano, & il seme
Fanno saper da cui produtte foro:
Poi del Re si rimettono al parere
Chi di lor prima il campo debba havere.
Marphisa del suo caso ancho favella
E dice che la pugna vuol finire
Che comincio col Tartaro, perch'ella
Provocata da lui vi fu a venire,
Ne per dar loco all'altre, volea quella
Un'hora, non che un giorno, differire,
Ma d'esser prima fa l'instantia grande
Ch'alla battaglia il Tartaro domande.
Non men vuol Rodomonte il primo campo
Da terminar col suo rival l'impresa
Che per soccorrer l'Africano campo
Ha gia interrotta e fin'a qui sospesa:
Mette Ruggier le sue parole a campo
E dice,che patir troppo gli pesa
Che Rodomonte il suo destrier gli tenga,
E ch'a pugna con lui prima non venga .
Per piu intricarla il Tartaro viene anche
E niega che Ruggiero ad alcun patto
Debba l'Aquila haver da l'ale bianche
E d'ira e di furore e cosi matto
Che vuol (quando da glialtri tre non manche)
Combatter tutte le querele a un tratto,
Ne piu da glialtri anchor saria mancato
Se'l consenso de'l Re vi fosse stato.
Con prieghi il Re Agramante e buon ricordi
Fa quanto puo perche la pace segua:
E quando al fin tutti li vede sordi
Non volere assentire a pace o a triegua,
Va discorrendo come almen gli accordi
Si che l'un dopo l'altro il campo assegua:
E pel miglior partito al fin gli occorre
Ch'ognuno a sorte il campo s'habbia a torre,
Fe quattro brevi porre, un Mandricardo
E Rodomonte insieme scritto havea
Ne l'altro era Ruggiero e Mandricardo:
Rodomonte e Ruggier l'altro dicea,:
Dicea l'altro Marphisa e Mandricardo,
Indi all'arbitrio de l'instabil dea
Li fece trarre, e'l primo fu il Signore
Di Sarza a uscir con Mandricatdo fuore
Mandricardo e Ruggier fu nel secondo:
Nel terzo fu Ruggiero e Rodomonte:
Resto Marphisa e Mandricardo in fondo:
Di che la Donna hebbe turbata fronte,
Ne Ruggier piu di lei parve giocondo
Sa che le forze de i duo primi pronte
Han tra lor da finir le liti, in guisa
Che non ne fia per se, ne per Marphisa.
Giacea non lungi da Parigi un loco
Che volgea un miglio, o poco meno intorno
Lo cingea tutto un'argine: non poco
Sublime, a guisa d'un theatro adorno:
Un castel gia vi fu, ma a ferro e a fuoco
Le mura e i tetti, & a ruina andorno:
Un simil puo vederne in su la strada
Qual volta a Borgo il Parmigiano vada.
In questo loco fu la lizza fatta
Di brevi legni d'ognintorno chiusa,
Per giusto spatio quadra, al bisogno atta
Con due capaci porte come s'usa,
Giunto il di ch'al Re par che si combatta
Tra i cavallier che non ricercan scusa
Furo appresso alle sbarre in ambi i lati
Contra i rastrelli, i padiglion tirati.
Nel padiglion ch'e piu verso Ponente
Sta il Re d'Algier c'ha membra di gigante
Gli pon lo scoglio in dosso del serpente
L'ardito Ferrau con Sacripante,
Il Re Gradasso e Falsiron possente
Sono in quell'altro al lato di Levante,
E metton di sua man l'arme Troiane
In dosso al successor del Re Agricane.
Sedeva in tribunale amplo e sublime
Il Re d'Africa, e seco era l'Hispano
Poi Stordilano' e l'altre genti prime
Che riveria l'esercito Pagano:
Beato a chi pon dare argini e cime
D'arbori stanza, che glialzi dal piano:
Grande e la calca e grande in ogni lato
Populo ondeggia intorno al gran steccato
Eran con la Regina di Castiglia
Regine, e principesse, e nobil donne:
D'Aragon: di Granata, e di Siviglia,
E fin di presso all'Atlantee colonne:
Tra quai di Stordilan sedea la figlia:
Che di duo drappi havea le ricche gonne,
L'un d'un rosso mal tinto, e l'altro verde
Ma'l primo quasi imbianca e il color perde.
In habito succinta era Marphisa
Qual si convenne a Donna, & a guerriera:
Termoodonte forse a quella guisa
Vide Hippolyta ornarsi e la sua schiera:
Gia con la cotta d'arme alla divisa
Del Re Agramante, in campo venut'era
L'Araldo, a far divieto e metter leggi
Che ne in fatto ne in detto alcun parteggi.
La spessa turba aspetta disiando
La pugna, e spesso incolpa il venir tardo
De i duo famosi cavallieri, quando
S'ode dal Padiglion di Mandricardo
Alto rumor, che vien moltiplicando,
Hor sappiate Signor che'l Re gagliardo
Di Sericana, e'l Tartaro possente
Fanno il tumulto, e'l grido che si sente.
Havendo armato il Re di Sericana
Di sua man tutto il Re di Tartaria,
Per porgli al fianco la spada soprana
Che gia d'Orlando fu, se ne venia:
Quando nel pome scritto Durindana
Vide, e'l quartier ch'Almonte haver solia
Ch'a quel maschin fu tolto ad una fonte
Dal giovenetto Orlando in Aspramonte.
Vedendola fu certo ch'era quella
Tanto famosa del Signor d'Anglante:
Per cui con grande armata e la piu bella
Che gia mai si partisse di Levante:
Soggiogato havea il regno di Castella
E Francia vinta esso pochi anni inante,
Ma non puo imaginarsi, come avenga
C'hor Mandricardo in suo poter la tenga.
E dimandogli se per forza o patto
L'havesse tolta al Conte, e dove, e quando,
E Mandricardo disse, c'havea fatto
Gran battaglia per essa con Orlando,
E come finto quel s'era poi matto
Cosi coprire il suo timor sperando,
Ch'era d'haver continua guerra meco
Fin che la buona spada havesse seco,
E dicea ch'imitato havea il Castore
Ilqual si strappa i genitali sui,
Vedendosi alle spalle il cacciatore
Che sa che non ricerca altro da lui,
Gradasso non udi tutto il tenore
Che disse, non vo darla a te ne altrui:
Tanto oro, tanto affanno, e tanta gente:
Ci ho speso che e ben mia debitamente.
Cercati pur fornir d'un'altra spada
Ch'io voglio questa, e non ti paia nuovo
Pazzo o saggio ch'orlando se ne vada
Haverla intendo, ovunque io la ritrovo,
Tu senza testimoni in su la strada
Te l'usurpasti, io qui lite ne muovo:
La mia ragion dira mia scimitarra
E faremo il giudicio ne la sbarra.
Prima di guadagnarla t'apparecchia
Che tu l'adopri contra a Rodomonte,
Di comprar prima l'arme e usanza vecchia
Ch'alla battaglia il cavallier s'affronte,
Piu dolce suon non mi viene all'orecchia
Rispose alzando il Tartaro la fronte
Che quando di battaglia alcun mi tenta
Ma fa che Rodomonte lo consenta.
Fa che sia tua la prima, e che si tolga
Il Re di Sarza la tenzon seconda:
E non ti dubitar ch'io non mi volga
E ch'a te & ad'ognialtro io non risponda:
Ruggier grido non vo che si disciolga
Il patto, o piu la sorte si confonda:
O Rodomonte in campo prima saglia
O sia la sua dopo la mia battaglia.
Se di Gradasso la ragion prevale
Prima acquistar che porre in opra l'arme
Ne tu l'Aquila mia da le bianche ale
Prima usar dei, che non me ne disarme:
Ma poi ch'e stato il mio voler gia tale
Di mia sentenza non voglio appellarme
Che sia seconda la battaglia mia
Quando de'l Re d'Algier la prima sia.
Se turbarete voi l'ordine in parte
Io totalmente turbarollo anchora,
Io non intendo il mio scudo lasciarte
Se contra me non lo combatti hor'hora
Se l'uno e l'altro di voi fosse Marte
(Rispose Mandricardo irato allhora)
Non saria l'un nell'altro atto a vietarme
La buona spada, o quelle nobili arme.
E tratto da la cholera, aventosse
Col pugno chiuso al Re di Sericana:
E la man destra in modo gli percosse
Ch'abandonar gli fece Durindana,
Gradasso, non credendo ch'egli fosse
Di cosi folle audacia e cosi insana,
Colto improviso fu che stava a bada
E tolta si trovo la buona spada.
Cosi scornato di vergogna e d'ira
Nel viso avampa e par che getti fuoco:
E piu l'affligge il caso e lo martira
Poi che gliaccade in si palese loco,
Bramoso di vendetta si ritira
A trar la scimitarra a dietro un poco,
Mandricardo in se tanto si confida
Che Ruggiero ancho alla battaglia sfida.
Venite pure inanzi amenduo insieme
E vengane pel terzo Rodomonte:
Africa e Spagna, e tutto l'human seme
Ch'io son per sempre mai volger la fronte,
Cosi dicendo quel che nulla teme
Mena d'intorno la spada d'Almonte:
Lo scudo imbraccia disdegnoso e fiero
Contra Gradasso e contra il buonRuggiero.
Lascia la cura a me (dicea Gradasso)
Ch'io guarisca costui de la pazzia:
Per dio (dicea Ruggier) non te la lasso
Ch'esser convien questa battaglia mia:
Va indietro tu, vavvi pur tu ,ne passo
Perho tornando, gridan tutta via:
Et attacossi la battaglia in terzo:
Et era per uscirne un strano scherzo.
Se molti non si fossero interposti
A quel furor, non con troppo consiglio:
Ch'a spese lor quasi imparar, che costi
Voler altri salvar con suo periglio,
Ne tutto'l mondo mai gli havria composti
Se non venia col Re d'Hispagna il figlio
Del famoso Troiano, al cui conspetto
Tutti hebbon riverentia e gran rispetto.
Si fe Agramante la cagione esporre
Di questa nuova lite cosi ardente:
Poi molto affaticossi, per disporre
Che per quella giornata solamente
A Mandricardo la spada d'Hettorre
Concedesse Gradasso humanamente:
Tanto c'havesse fin l'aspra contesa
C'havea gia incontra a Rodomonte presa.
Mentre studia placarli il Re Agramante
Et hor con questo, & hor con quel ragiona
Da l'altro padiglion tra Sacripante
E Rodomonte, un'altra lite suona:
Il Re Circasso (come e detto inante)
Stava di Rodomonte alla persona:
Et egli e Ferau gli haveano indotte
L'arme del suo progenitor Nembrotte.
Et eran poi venuti ove il destriero
Facea mordendo il ricco fren spumoso:
Io dico il buon Frontin, per cui Ruggiero
Stava iracondo e piu che mai sdegnoso:
Sacripante ch'a por tal cavalliero
In campo havea, mirava curioso,
Se ben ferrato, e ben guernito, e in punto
Era il destrier, come doveasi a punto.
E venendo a guardargli piu a minuto
I segni le fattezze isnelli & atte:
Hebbe fuor d'ogni dubbio conosciuto
Che questo era il destrier suo Frontalatte,
Che tanto caro gia s'havea tenuto
Per cui gia havea mille querele fatte:
E poi che gli fu tolto: un tempo volse
Sempre ire a piedi: in modo gliene dolse.
Inanzi Albracca glie l'havea Brunello
Tolto di sotto, quel medesmo giorno
Ch'ad Angelica anchor tolse l'annello
Al Conte Orlando Balisarda e'l corno:
E la spada a Marphisa, & havea quello
Dopo che fece in Africa ritorno:
Con Balisarda insieme a Ruggier dato
Ilqual l'havea Frontin poi nominato.
Quando conobbe non si apporre in fallo:
Disse il Circasso al Re d'Algier rivolto
Sappi Signor, che questo e mio cavallo
Ch'ad Albracca di furto mi fu tolto,
Bene havrei testimoni da provallo
Ma perche son da noi lontani molto
S'alcun lo niega, io gli vo sostenere
Con l'arme in man le mie parole vere
Ben son contento per la compagnia
In questi pochi di stata fra noi:
Che prestato il cavallo hoggi ti sia,
Ch'io veggo ben che senza far non puoi,
Perho con patto, se per cosa mia
E prestata da me conoscer vuoi
Altrimente d'haverlo non far stima
O se non lo combatti meco prima.
Rodomonte del quale un piu orgoglioso
Non hebbe mai tutto il mestier de l'arme
Alquale in esser forte e coraggioso
Alcuno antico d'uguagliar non parme:
Rispose, Sacripante ogn'altro ch'oso
Fuor che tu, fosse in tal modo a parlarme
Con suo mal si saria tosto avveduto
Che meglio era per lui di nascer muto.
Ma per la compagnia che (come hai detto)
Novellamente insieme habbiamo presa:
Ti son contento haver tanto rispetto
Ch'io t'ammonisca a tardar questa impresa,
Fin che de la battaglia veggi effetto
Che fra il Tartaro e me tosto fia accesa:
Dove, porti uno esempio inanzi spero,
C'havrai di grazia a dirmi habbi ildestriero
Glie teco cortesia l'esser villano
(Disse ilCircasso pien d'ira e di isdegno)
Ma piu chiaro ti dico hora e piu piano
Che tu non faccia in quel destrier disegno:
Che te lo defendo io, tanto ch'in mano
Questa vindice mia spada sostegno,
E metterovi insino l'ugna e il dente
Se non potro difenderlo altrimente.
Venner da le parole alle contese
A i gridi, alle minaccie, alla battaglia,
Che per molt'ira in piu fretta s'accese
Che s'accendesse mai per fuoco paglia,
Rodomonte ha l'osbergo & ogni arnese,
Sacripante non ha piastra ne maglia:
Ma par (si ben con lo schermir s'adopra)
Che tutto con la spada si ricuopra.
Non era la possanza e la fierezza
Di Rodomonte (anchor ch'era infinita)
Piu che la providenza e la destrezza
Con che sue forze Sacripante aita,
Non volto ruota mai con piu prestezza
Il macigno sovran che'l grano trita:
Che faccia Sacripante, hor mano hor piede
Di qua di la dove il bisogno vede.
Ma Ferrau, ma Serpentino arditi
Trasson le spade, e si cacciar tra loro:
Dal Re Grandonio, da Isolier seguiti
Da molt'altri Signor del popul Moro:
Questi erano i romori iquali uditi
Ne l'altro padiglion fur da costoro
Quivi per accordar venuti in vano
Col Tartaro Ruggiero, e'l Sericano.
Venne chi la novella al Re Agramante
Riporto certa, come pel destriero
Havea con Rodomonte Sacripante
Incominciato un'aspro assalto e fiero,
Il Re confuso di discordie tante
Disse a Marsilio, habbi tu qui pensiero
Che fra questi guerrier non segua peggio
Mentre all'altro disordine io proveggio.
Rodomonte che'l Re suo Signor mira
Frena l'orgoglio, e torna indietro il passo:
Ne con minor rispetto si ritira
Al venir d'Agramante il Re Circasso,
Quel domanda la causa di tant'ira
Con real viso e parlar grave e basso:
E cerca,poi che n'ha compreso il tutto
Porli d'accordo, e non vi fa alcun frutto.
Il Re Circasso il suo destrier non vuole
Ch'al Re d'Algier piu lungamente resti
Se non s'humilia tanto di parole
Che lo venga a pregar che glie lo presti,
Rodomonte superbo come suole
Gli risponde, ne'l ciel ne tu faresti
Che cosa che per forza haver potessi
Da altri che da me mai conoscessi,
Il Re chiede al Circasso, che ragione
Ha nel cavallo, e come gli fu tolto,
E quel di parte in parte il tutto espone
Et esponendo s'arrossisce in volto,
Quando gli narra che'l sottil ladrone
Ch'in un'alto pensier l'haveva colto:
La sella su quattro haste gli suffolse:
E di sotto il destrier nudo gli tolse.
Marphisa che tra glialtri al grido venne
Tosto che'l furto del cavallo udi
In viso si turbo, che le sovenne
Che perde la sua spada ella quel di,
E quel destrier che parve haver le penne
Da lei fuggendo, riconobbe qui,
Riconobbe ancho il buon Re Sacripante
Che non havea riconosciuto inante
Glialtri ch'erano intorno, e che vantarsi
Brunel di questo haveano udito spesso:
Verso lui cominciaro a rivoltarsi
E far palesi cenni ch'era desso,
Marphisa sospettando, ad informarsi
Da questo e da quell'altro c'havea appresso,
Tanto che venne a ritrovar, che quello
Che le tolse la spada era Brunello.
E seppe che pel furto, onde era degno
Che gli annodasse il collo un capestrounto
Dal Re Agramante al Tingitano regno
Fu con esempio inusitato, assunto:
Marphisa rinfrescando il vecchio sdegno
Disegno vendicarsene a quel punto:
E punir scherni e scorni, che per strada
Fatti l'havea sopra la tolta spada.
Dal suo scudier l'elmo allacciar si fece
Che del resto de l'arme era guernita:
Senza osbergo io non trovo che mai diece
Volte, fosse veduta alla sua vita,
Dal giorno ch'a portarlo assuefece
La sua persona, oltre ogni fede ardita,
Con l'elmo in capo ando dove fra i primi
Brunel sedea ne gli argini sublimi.
Gli diede a prima giunta ella dipiglio
In mezo il petto, e da terra levollo,
Come levar suol col falcato artiglio
Tal volta la rapace Aquila il pollo,
E la, dove la lite inanzi al figlio
Era del Re Troian, cosi portollo,
Brunel che giunto in male man si vede
Pianger non cessa, e domandar mercede.
Sopra tutti i rumor strepiti e gridi
Di che'l campo era pien quasi ugualmente:
Brunel c'hora pietade, hora sussidi
Domandando venia, cosi si sente,
Ch'al suono de ramarichi e de stridi
Si fa d'intorno accor tutta la gente,
Giunta inanzi al Re d'Africa Marphisa
Con viso altier gli dice in questa guisa.
Io voglio questo ladro tuo vasallo
Con le mie mani impender per la gola,
Perche il giorno medesmo che'l cavallo
A costui tolle, a me la spada invola,
Ma se glie alcun chevoglia dir ch'io fallo
Facciasi inanzi e dica una parola:
Ch'in tua presentia gli vo sostenere
Che se ne mente, e ch'io fo il mio dovere.
Ma perche si potria forse imputarme
C'ho atteso a farlo in mezo a tante liti:
Mentre che questi piu famosi in arme
D'altre querele son tutti impediti:
Tre giorni ad impiccarlo io vo indugiarme
In tanto o vieni o manda chi l'aiti:
Che dopo, se non fia chi me lo vieti:
Faro di lui mille uccellacci lieti.
Di qui presso a tre leghe, a quella torre
Che siede inanzi ad un piccol boschetto
Senza piu compagnia mi vado a porre
Che d'una mia donzella e d'un valletto:
S'alcuno ardisce di venirmi a torre
Questo ladron: la venga ch'io l'aspetto:
Cosi disse ella, e dove disse prese
Tosto la via, ne piu risposta attese.
Su'l collo inanzi del destrier, si pone
Brunel, che tuttavia tien per le chiome,
Piange il misero e grida, e le persone
In che sperar solia, chiama per nome,
Resta Agramante in tal confusione
Di questi intrichi che non vede come
Poterli sciorre, e gli par via piu greve
Che Marphisa Brunel cosi gli leve.
Non che l'apprezzi, o che gli porti amore
Anzi piu giorni son che l'odia molto:
E spesso ha d'impiccarlo havuto in core
Dopo che gli era stato l'annel tolto:
Ma questo atto gli par contra il suo honore
Si che n'avampa di vergogna in volto:
Vuole in persona egli seguirla in fretta:
E a tutto suo poter farne vendetta.
Ma il Re Sobrino ilquale era presente
Da questa impresa molto il dissuade:
Dicendogli, che mal conveniente
Era all'altezza di sua maestade:
Se ben havesse d'esserne vincente
Ferma speranza, e certa sicurtade:
Piu c'honor gli fia biasmo, che si dica
C'habbia vinta una femina a fatica.
Poco l'honore, e molto era il periglio
D'ogni battaglia che con lei pigliasse,
E che gli dava per miglior consiglio
Che Brunello alle forche haver lasciasse:
E se credesse, ch'uno alzar di ciglio
A torlo dal capestro gli bastasse:
Non dovea alzarlo, per non contardire
Che s'habbia la giustitia ad esequire.
Potria Mandare un che Marphisa prieghi
(Dicea) ch'in questo giudice ti faccia:
Con promission, ch'al ladroncel si leghi
Il laccio al collo, e a lei si sodisfaccia,
E quando ancho ostinata te lo nieghi
Se l'habbia, e il suo desir tutto compiaccia:
Pur che da tua amicitia non si spicchi
Brunello e gliatri ladri tutti impicchi.
Il Re Agramante volentier s'attenne
Al parer di Sobrin discreto e saggio:
E Marphisa lascio, che non le venne
Ne pati ch'altri andasse a farle oltraggio
Ne di farla pregare ancho sostenne
E tolero: Dio sa con che coraggio,
Per poter acchetar liti maggiori
E del suo campo tor tanti romori.
Di cio si ride la Discordia pazza
Che pace o triegua homai piu teme poco
Scorre di qua e di la tutta la piazza:
Ne puo trovar per allegrezza loco,
La Superbia con lei salta e gavazza:
E legne & esca va aggiungendo al fuoco,
E grida si, che fin nel'alto regno
Manda a Michel de la vittoria segno.
Tremo Parigi e turbidossi Senna'
All'alta voce a quello horribil grido:
Rimbombo il suon fin'alla selva Ardenna
Si che lasciar tutte le fiere il nido,
Udiron l'Alpi, e il monte di Gebenna
Di Blaia e d'Arli, e di Roano il lido,
Rodano e Sonna: udi Garonna e il Rheno,
Si strinsero le madri i figli al seno.
Son cinque cavallier c'han fisso il chiodo
D'essere i primi a terminar sua lite:
L'una ne l'altra aviluppata in modo
Che non l'havrebbe Apolline espedite:
Commincia ilRe Agramante asciorre il nodo
De le prime tenzon c'haveva udite:
Che per la figlia del Re Stordilano
Eran tra il Re di Scythia e il suo Africano.
Il Re Agramante ando per porre accordo
Di qua e di la piu volte a questo e a quello:
E a questo e a quel piu volte die ricordo
Da Signor giusto e da fedel fratello:
E quando parimente trova sordo
L'un come l'altro indomito e rubello:
Di volere esser quel che resti senza
La donna, da cui vien lor differenza.
S'appiglia al fin come a miglior partito:
Di che amendui si contentar gli amanti:
Che de la bella donna sia marito
L'uno de duo quel che vuole essa inanti:
E da quanto per lei sia stabilito
Piu non si possa andar dietro ne avanti
All'uno e all'altro piace il compromesso
Sperando ch'esser debbia a favor d'esso.
Il Re di Sarza che gran tempo prima
Di Mandricardo: amava Doralice
Et ella l'havea posto in su la cima
D'ogni favor, ch'a Donna casta lice,
Che debba in util suo venire estima
La gran sententia che'l puo far felice,
Ne egli havea questa credenza solo
Ma con lui tutto il Barbaresco stuolo.
Ognun sapea cio ch'egli havea gia fatto
Per essa in giostre, in torniamenti, in guerra
E che stia Mandricardo a questo patto
Dicono tutti che vaneggia & erra:
Ma quel che piu fiate e piu di piatto
Con lei fu, mentre il Sol stava sotterra
E sapea quanto havea di certo in mano
Ridea del popular giudicio vano.
Poi lor convention ratificaro
In man del Re quei duo prochi famosi,
Et indi alla Donzella se n'andaro
Et ella abbasso gli occhi vergognosi,
E disse, che piu il Tartaro havea caro:
Di che tutti restar maravigliosi,
Rodomonte si attonito e smarrito
Che di levar non era il viso ardito.
Ma poi che l'usata ira caccio quella
Vergogna , che glihavea la faccia tinta ,
Ingiusta e falsa la sententia appella,
E la spada impugnando ch'egli ha cinta
Dice: udendo il Re e glialtri: che vuol ch'ella
Gli dia perduta questa causa o vinta
E non l'arbitrio di femina lieve
Che sempre inchina a quel che men far deve.
Di nuovo Mandricardo era risorto
Dicendo, vada pur come ti pare,
Si che prima che'l legnoentrasse in porto
V'era a solcare un gran spatio di mare,
Se non che'l Re Agramante diede torto
A Rodomonte, che non puo chiamare
Piu Mandricardo per quella querela,
E fe cadere a quel furor la vela.
Hor Rodomonte che notar si vede
Dinanzi a quei Signor di doppio scorno,
Dal suo Re, a cui per riverentia cede:
E da la donna sua: tutto in un giorno,
Quivi non volse piu fermare il piede,
E de la molta turba c'havea intorno
Seco non tolse piu che duo sergenti
Et usci de i Moreschi alloggiamenti.
Come partendo afflitto Tauro suole
Che la giuvenca al vincitor cesso habbia:
Cercar le selve, e le rive piu sole,
Lungi da i paschi, o qualche arrida sabbia
Dove muggir non cessa all'ombra e al sole
Ne perho scema l'amorosa rabbia:
Cosi sen va di gran dolor confuso
Il Re d'Algier da la sua donna escluso.
Per rihavere il buon destrier si mosse
Ruggier, che gia per questo s'era armato
Ma poi di Mandricardo ricordosse
A cui de la battaglia era ubligato,
Non segui Rodomonte, e ritornosse
Per entrar col Re Tartaro in steccato
Prima che'ntrasse il Re di Sericana
Che l'altra lite havea di Durindana.
Veder torsi Frontin troppo gli pesa
Dinanzi a gliocchi, e non poter vietarlo:
Ma dato c'habbia fine a questa impresa
Ha ferma intention di ricovrarlo,
Ma Sacripante che non ha contesa
Come Ruggier, che possa distornarlo
E che non ha da far altro che questo
Per l'orme vien di Rodomonte presto.
E tosto l'havria giunto se non era
Un caso strano che trovo tra via:
Che lo fe dimorar fin'alla sera
E perder le vestigie che seguia:
Trovo una donna che ne la riviera
Di Senna, era caduta, e vi peria
S'a darle tosto aiuto non veniva:
Salto ne l'acqua e la ritrasse a riva.
Poi quando in sella volse risalire
Aspettato non fu dal suo destriero,
Che fin'a sera si fece seguire
E non si lascio prender di leggiero:
Preselo al fin, ma non seppe venire
Piu d'onde s'era tolto dal sentiero:
Ducento miglia erro tra piano e monte
Prima che ritrovasse Rodomonte.
Dove trovollo, e come fu conteso
Con disvantaggio assai di Sacripante,
Come perde il cavallo e resto preso,
Hor non diro, c'ho da narrarvi inante
Di quanto sdegno, e di quanta ira acceso
Contra la Donna, e contra il Re Agramante
Del campo Rodomonte si partisse
E cio che contra all'uno e all'altro disse.
Di cocenti sospir l'aria accendea
Dovunque andava il Saracin dolente:
Eccho per la pieta che gli n'havea
Da cavi sassi rispondea sovente,
O feminile ingegno (egli dicea)
Come ti volgi e muti facilmente:
Contrario oggetto proprio de la fede:
O infelice, o miser chi ti crede.
Ne lunga servitu, ne grand'amore
Che ti fu a mille prove manifesto,
Hebbono forza di tenerti il core
Che non fossi a cangiarsi almen si presto:
Non perch'a Mandricardo inferiore
Io ti paressi: di te privo resto:
Ne so trovar cagione a i casi miei
Se non quest'ultima che femina sei.
Credo che t'habbia la Natura e Dio
Produtto o scelerato sesso al mondo
Per una soma: per un grave fio
Del'huom, che senza te saria giocondo:
Come ha produtto ancho il serpente rio
E il Lupo e l'Orso, e fa l'aer fecondo
E di mosche, e di vespe, e di tafani
E l'oglio e avena fa nascer tra i grani.
Perche fatto non ha l'ama Natura
Che senza te potesse nascer l'huomo?
Come s'inesta per humana cura
L'un sopra l'altro, il pero, ilsorbo, e'l pomo
Ma quella non puo far sempre a misura:
Anzi s'io vo guardar come io la nomo
Veggo che non puo far cosa perfetta
Poi che Natura femina vien detta.
Non siate perho tumide e fastose
Donne, per dir che l'huom sia vostro figlio,
Che de le spine anchor nascon le rose:
E d'una fetida herba nasce il giglio,
Importune, superbe, dispettose,
Prive d'amor, di fede, e di consiglio,
Temerarie, crudeli, inique, ingrate
Per pestilentia eterna al mondo nate.
Con queste & altre & infinite appresso
Querele, il Re di Sarza se ne giva:
Hor ragionando in un parlar sommesso
Quando in un suon che di lontan s'udiva:
In onta e in biasmo del femineo sesso,
E certo da ragion si dipartiva
Che per una o per due che trovi ree
Che cento buone sien creder si dee.
Se ben di quante io n'habbia fin qui amate
Non n'habbia mai trovata una fedele:
Perfide tutte io non vo dir ne ingrate:
Ma darne colpa al mio destin crudele,
Molte hor ne sono, e piu gia ne son state
Che non dan causa ad huom che si querele:
Ma mia fortuna vuol, che s'una ria
Ne sia tra cento, io di lei preda sia.
Pur vo tanto cercar prima ch'io mora,
Anzi prima che'l crin piu mi s'imbianchi,
Che forse diro un di, che per me anchora
Alcuna sia che di sua fe non manchi,
Se questo avvien (che di speranza fuora
Io non ne son) non fia mai ch'io mi stanchi:
Di farla a mia possanza gloriosa
Con lingua e con inchiostro, e in verso e in prosa.
Il Saracin non havea manco sdegno
Contra il suo Re, che contra la Donzella,
E cosi di ragion passava il segno
Biasmando lui, come biasmando quella,
Ha disio diveder che sopra il regno
Gli cada tanto mal: tanta procella,
Ch'in Africa ogni casa si funesti
Ne pietra salda sopra pietra resti.
E che spinto del Regno in duolo e in lutto
Viva Agramante, misero e mendico:
E ch'esso sia, che poi gli renda il tutto
E lo riponga nel suo seggio antico,
E de la fede sua produca il frutto
E gli faccia veder, ch'un vero amico
A dritto e a torto esser dovea preposto
Se tutto'l mondo se gli fosse opposto·
E cosi quando al Re, quando alla Donna
Volgendo il cor turbato: il Saracino
Cavalca a gran giornate, e non assonna
E poco Riposar lascia Frontino,
Il di seguente o l'altro in su la Sonna
Si ritrovo c'havea dritto il camino
Verso il mar di Provenza, con disegno
Di navigare in Africa al suo regno,
Di barche e di sottil legni era tutto
Fra l'una ripa e l'altra il fiume pieno:
Ch'ad uso de l'esercito condutto,
Da molti lochi vettovaglie havieno,
Perche in poter de Mori era ridutto
Venendo da Parigi al lito ameno
D'Acquamorta, e voltando in ver la Spagna
Cio che v'e da man destra di campagna.
Le vettovaglie in carra & in iumenti
Tolte fuor de le navi, erano carche
Et tratte con la scorta de le genti
Ove venir non si potea con barche,
Havean piene le ripe i grassi armenti
Quivi condotti da diverse marche,
E i conduttori intorno alla riviera
Per varii tetti albergo havean la sera.
Il Re d'Algier perche gli sopravenne
Quivi la notte, e l'aer nero e cieco:
D'un'hostier paesan lo'nvito tenne
Che lo prego che rimanesse seco,
Adagiato il destrier, la mensa venne
Di varii cibi, e di vin Corso e Greco:
Che'l Saracin nel resto alla Moresca
Ma volse far nel bere alla Francesca.
L'hoste con buona mensa e miglior viso
Studio di fare a Rodomonte honore,
Che la presentia gli die certo aviso
Ch'era huomo illustre e pien d'alto valore,
Ma quel che da se stesso era diviso
Ne quella sera havea ben seco il core:
(Che mal suo grado s'era ricondotto
Alla Donna gia sua) non facea motto.
Il buono hostier che fu de i diligenti
Che mai si sien per Francia ricordati,
Quando tra le nimiche, e strane genti
L'albergo e beni suoi s'havea salvati,
Per servir quivi alcuni suoi parenti,
A tal servigio pronti, havea chiamati,
De quai non era alcun di parlar'oso
Vedendo il Saracin muto e pensoso.
Di pensiero in pensiero ando vagando
Da se stesso lontano il Pagan molto,
Col viso a terra chino, ne levando
Si gli occhi mai, ch'alcun guardasse in volto,
Dopo un lungo star cheto, suspirando
Si come d'un gran sonno allhora sciolto
Tutto si scosse, e insieme alzo le ciglia
E volto gli occhi all'hostee alla famiglia
Indi roppe il silentio, e con sembianti
Piu dolci un poco, e viso men turbato
Domando all'hoste e a glialtri circonstanti
Se d'essi alcuno havea mogliere a lato
Che l'hoste, e che queglialtri tutti quanti
L'haveano, per risposta gli fu dato,
Domanda lor quel che ciascun si crede
De la sua donna nel servargli fede,
Eccetto l'hoste, fer tutti risposta
Che si credeano haverle e caste e buone:
Disse l'hoste ognun pur creda a sua posta,
Ch'io so c'havete falsa opinione,
Il vostro sciocco credere vi costa
Ch'io stimi ognun di voi senza ragione:
E cosi far questo Signor deve ancho
Se non vi vuol mostrar nero per bianco.
Perche si come e sola la Phenice
Ne mai piu d'una in tutto il mondo vive:
Cosi ne mai piu d'uno esser si dicembre
Che de la moglie i tradimenti schive,
Ognun si crede d'esser quel felice
D'esser quel sol, ch'a questa palma arrive:
Come e possibil che v'arrivi ognuno,
Se non ne puo nel mondo esser piu d'uno?
Io fui gia nel'error che siate voi
Che donne casta ancho piu d'una fusse:
Un gentilhomo di Vinegia poi
Che qui mia buona sorte gia condusse,
Seppe far si, con veri esempi suoi
Che fuor del'ignoranza mi ridusse,
Gian Francesco Valerio era nomato
Che'l nome suo non mi s'e mai scordato.
Le fraudi che le mogli e che l'amiche
Sogliano usar, sapea tutte per conto,
E sopra cio moderne historie e antiche
E proprie esperienze havea si in pronto:
Che mi mostro, che mai donne pudiche
Non si trovaro, o povere o di conto,
E s'una casta piu de l'altra parse
Venia, perche piu accorta era a celarse.
E fra l'altre, che tante me ne disse
Che non ne posso il terzo ricordarmi,
Si nel capo una historia mi si scrisse
Che non si scrisse mai piu saldo in marmi,
E ben parria a ciascuno che l'udisse
Di queste rie, quel, ch'a me parve e parmi,
E se Signor a voi non spiace udire
A lor confusion ve la vo dire,
Rispose il Saracin che puoi tu farmi
Che piu al presente mi diletti e piaccia?
Che dirmi historia, e qualche esempio darmi
Che con l'opinion mia si confaccia:
Perche io possa udir meglio, e tu narrarmi
Siedemi incontra, ch'io ti vegga in faccia,
Ma nel canto che segue io v'ho da dire
Quel che fe l'hoste aRodomonte udire.