Canto XXX.

By Ludovico Ariosto

sOviemmi che cantar gia vi dovea

gia lo promisi: & poi mi usci di mente

duna suspition: che fatto havea

la bella donna di Ruggier dolente

molto piu dispiacevole et piu rea

& di piu acuto et venenoso dente

de laltra che pel dir di Ricciardetto

a divorare il cor lentro nel petto

Dovea cantarne: & altro incominciai

perche Rinaldo in mezo sopravenne

& poi Guidon mi die che fare assai

che tra camino a bada un pezzo il tenne

duna cosa in un altra in modo entrai

che mal di Bradamante mi sovenne

sovienmene hora: & vuo narrarne inanti

che di Rinaldo & di Gradasso io canti

Ma bisogna ancho prima ch io ne parli

che dAgramante vi ragioni un poco

che havea ridutte le reliquie in Arli

che gli restar del gran notturno fuoco

quando a raccorre il sparso campo: & darli

soccorso: et vettovaglie era atto il loco

lAphrica ha contra: & la Spagna vicina

et e in sul fiume assisa alla marina

Per tutto il regno fa scriver Marsiglio

gente a piedi: e a cavallo: et trista: et buona

per forza & per amor ogni naviglio

atto a battaglia s arma in Barcelona

Agramante che vede il suo periglio

a spender largamente non perdona

in tanto gravi exattioni & spesse

han tutte le citta dAphrica oppresse

Ha gia fatto offerire a Rodomonte

perche ritorni et impetrar nol puote

una cugina sua figlia dAlmonte

et il regno dOran dargli per dote

non sivolse laltier muover dal ponte

dove tante arme et tante selle vuote

di quei che son gia capitati al passo

ha ragunate che ne copre il sasso

Gia non volse Marphisa imitar latto

di Rodomonte anzi comella intese

ch Agramante da Carlo era disfatto

sue genti morte saccheggiate & prese

& che con pochi in Arli era ritratto

senza aspettar invito il camin prese

venne in aiuto de la sua corona

et lo haver gli proferse & la persona

Et gli meno Brunello egli ne fece

libero dono: il qual non havra offeso

lhavea tenuto nove giorni o diece

in perpetua angonia dessere impeso

& poi che ne con forza ne con prece

da nessun vide il patrocinio preso

in si sprezzato sangue non si volse

bruttar laltiere mani & lo disciolse

Tutte le antique ingiurie gli rimesse

et seco in Arli ad Agramante il trasse

ben dovete pensar che gaudio avesse

il Re di lei che ad aiutarlo andasse

et del gran conto chegli ne facesse

volse che Brunel pruova le mostrasse

che quel di che gli havea fatto ella cenno

di volerlo impiccar fe da buon senno

Il manigoldo in loco inculto & ermo

pasto di corvi et di avoltoi lasciollo

Ruggier ch unaltra volta gli fu schermo

che gli potea il capestro tor dal collo

la giustitia di Dio fece che infermo

per le ferite quel caso trovollo

& quando il seppe era gia il fatto occorso

si che resto Brunel senza soccorso

In tanto Bradamante iva accusando

che cosi lunghi eran quei venti giorni

liquai finiti: il termine era: quando

a lei Ruggiero et alla fede torni

a chi aspetta di carcere: o di bando

uscir: non par chel tempo piu soggiorni

a darli libertade: o de lamata

patria vista gioconda et disiata

In quel duro aspettare ella talvolta

pensa che Eto & Pyroo sia fatto zoppo

o sia la ruota guasta: che a dar volta

le par che tardi oltra lusato troppo

piu lungo di quel giorno a cui per molta

fede nel cielo il giusto Hebreo fe intoppo

piu de la notte che Hercole produsse

parea lei ch ogni notte ogni di fusse

O quante volte da invidiar le diero

li orsi li ghiri e i sonnacchiosi tassi

che quel tempo voluto havrebbe intiero

tutto dormir che mai non si destassi

ne poter altro udir: fin che Ruggiero

dal pigro sonno lei non richiamassi

ma non pur questo non puo far: ma anchora

non puo dormir di tutta notte un hora

Di qua di la va le noiose piume

tutte premendo: & mai non si riposa

spesso aprir la finestra ha per costume

per veder s ancho di Tithon la sposa

sparge dinanzi al matutino lume

il bianco giglio & la vermiglia rosa

non meno anchor poi che nasciuto e il giorno

brama vedere il ciel di stelle adorno

Poi che fu quattro o cinque giorni appresso

il termine a finir: piena di spene

stava aspettando d hora in hora il messo

che le apportasse ecco Ruggier che viene

montava sopra un alta torre spesso

che i folti boschi & le campagne amene

scopria dintorno: & parte de la via

donde di Francia a Montalban si gia

Se di lontano o splendor d arme vede

o cosa tal ch a cavallier simiglia

che sia il suo disiato Ruggier crede

& rasserena i begliocchi: & le ciglia

se disarmato o viandante a piede

che sia messo di lui speranza piglia

et se ben poi fallace la ritruova

pigliar non cessa una & unaltra nuova

Credendolo incontrar talhora armossi

scese dal monte: & giu smonto nel piano

ne lo trovando: si spero che fossi

per altra strada giunto a Montalbano

& col disir con che havea i piedi mossi

fuor dil castel: ritorno dentro in vano

ne qua ne la trovollo: & passo intanto

il termine aspettato da lei tanto

Il termine passo d uno di dui

tre giorni: sei: dodici: & di venti

ne vedendo il suo sposo: ne di lui

sentendo nuova: incomincio lamenti

chavria mosso a pieta ne i regni bui

quelle Furie crinite di serpenti

et fece oltraggio a begliocchi divini

al bianco petto all aurei crespi crini

Dunque fia ver (dicea) che mi convegna

cercare un che mi fugge & mi se asconde?

dunque debbo prezzar un che mi sdegna?

debbio pregar chi mai non mi risponde?

patiro che chi m odia il cor mi tegna?

un che si stima sue virtu profonde

che bisogno sera che dal ciel scenda

immortal dea: ch el cor damor gli accenda

Sa questo altier ch io lamo et ch io ladoro

ne mi vuol per amante ne per serva

il crudel sa che per lui spasmo & moro

et dopo morte a darmi aiuto serva

& perche io non gli narri il mio martoro

atto a piegar la sua voglia proterva

da me se asconde come aspide suole

che per star empio: il canto udir non vuole

Deh ferma Amor costui che cosi sciolto

dinanzi al lento mio correr si affretta

o tornami nel grado onde mhai tolto

quando ne a te ne ad altri ero suggetta

deh come e il sperar mio fallace & stolto

ch in te con prieghi mai pieta si metta

che ti diletti anzi ti pasci & vivi

di trar da gliocchi lachrymosi rivi

Ma di che debbio lamentarmi (ahi lassa)

fuor che del mio desire irrationale?

ch alto mi lieva & tanto in laria passa

che arriva in parte ove se abbrucia lale

poi non potendo sostener: mi lassa

dal ciel cader: ne qui finisce il male

che le rimette & di nuovo arde: onde io

non ho mai fine al precipitio mio

Anzi via piu che del disir: mi deggio

di me doler: che si gli apersi il seno

onde cacciata ha la ragion di seggio

et ogni mio poter puo di lui meno

quel mi trasporta ognhor di mal in peggio

ne lo posso frenar: che non ha freno

et mi fa certa: che mi mena a morte

perche aspettando il mal noccia piu forte

Deh perche voglio ancho di me dolermi?

ch error se non d amarti unqua commessi?

che maraviglia se fragili e infermi

feminil sensi fur subito oppressi

perche dovevo io usar ripari & schermi

che la somma belta non mi piacessi

glialti sembianti & le sagge parole

misero e ben chi veder schiva il Sole

Et oltra al mio destino: io ci fui spinta

da li conforti altrui degni di fede

somma felicita mi fu dipinta

ch esser dovea di questo amor mercede

se la persuasione ohime fu finta

se fu inganno il consiglio che mi diede

Merlin: posso di lui ben lamentarmi

ma non damar Ruggier posso ritrarmi

Di Merlin posso & de la Maga insieme

dolermi: & mi dorro d essi in eterno

che dimostrare i frutti del mio seme

mi fero da li spirti de lo inferno

per pormi sol con questa falsa speme

in servitu: ne la cagion discerno

se non ch erano forse invidiosi

de li sicuri miei lunghi riposi

Si loccupa il dolor che non avanza

loco: ove in lei conforto habbia ricetto

ma mal grado di quel vien la speranza

& vi vuole alloggiar in mezo il petto

rifrescandole pur la rimembranza

di quel chal suo partir lha Ruggier detto

et vuol contra il parer de glialtri affetti

che dhora in hora il suo ritorno aspetti

Questa speranza dunque la sostenne

finito i venti giorni: un mese appresso

siche il dolor si forte non le tenne

come tenuto havria lanimo oppresso

un di che per la strada se ne venne

che per trovar Ruggier solea far spesso

novella udi la misera che insieme

fe drieto allaltro ben fuggir la speme

Venne a incontrare un cavallier Guascone

che dal campo Aphrican venia diritto

dove era stato da quel di prigione

che fu inanzi a Parigi il gran conflitto

da lui fu molto posto per ragione

fin che si venne al termine prescritto

dimando di Ruhgero e in lui fermosse

ne fuor di questo segno piu si mosse

Il cavallier buon conto ne rendette

che ben connosce tutta quella corte

et narro di Ruggier: che contrastette

da solo a solo e Mandricardo forte

et come egli luccise: et poi ne stette

ferito piu dun mese presso a morte

et sera la sua historia qui conclusa

fatto havria di Ruggier la vera excusa

Ma come poi soggiunse: una donzella

esser nel campo nomata Marphisa

che men non era che gagliarda bella

ne meno experta darme in ogni guisa

et che Ruggier lamava: & Ruggiero ella

et lor compagnia raro era divisa

et si credea per publico parere

ch eran insieme marito & mogliere

Et che come Ruggier si faccia sano

il matrimonio publicar si deve

& ch ogni Re: ogni Principe pagano

gran piacere et letitia ne riceve

che de luno et de laltro sopra humano

connoscendo il valor: sperano in breve

far una razza dhuomini da guerra

la piu gagliarda che mai fusse in terra

Credea il Guascon quel che dicea non senza

cagion: che in lexercito de Mori

openione e universal credenza

& publico parlar nera di fuori

li molti segni di benivolenza

stati tra lor facean questi romori

che tosto o buona o ria che la fama esce

fuor duna bocca: in infinito cresce

Lesser venuta a Mori ella in aita

con lui: ne senza lui comparir mai

havea questa credenza stabilita

ma poi lhavea accresciuta pur assai

ch essendosi del campo gia partita

portandone Brunel (come io contai)

senza esservi dalcuno richiamata

sol per veder Ruggier vera tornata

Sol per lui visitar: che gravemente

languia ferito: in campo venuta era

non una sola volta: ma sovente

vi stava il giorno: & si partia la sera

& molto piu da dir dava alla gente

ch essendo connosciuta cosi altiera

che tutto il mondo a se le parea vile

solo a Ruggier fusse benigna e humile

Come il Guascon questo affermo per vero

fu Bradamante da cotanta pena

da cordoglio assalita cosi fiero

che dal quivi cader si tenne apena

volto senza far motto il suo destriero

di gelosia d ira e di rabbia piena

et da se discacciata ogni speranza

ritorno furibonda alla sua stanza

Et senza disarmarsi sopra il letto

col viso volta in giu: tutta si stese

dove per non gridar siche sospetto

di se facesse: i panni in bocca prese

et ripetendo quel che le havea detto

il cavalliero: in tal dolor discese

che piu non lo potendo sofferire

fu forza a disfogarlo et cosi dire

Misera a chi mai piu creder debbo io

vuo dir ch ognuno e perfido & crudele

se perfido et crudel sei Ruggier mio

che si pietoso tenni et si fedele

qual crudelta qual tradimento rio

unqua sudi per tragiche querele

che non truovi minor: se pensar mai

al mio merto e al tuo debito vorai

Perche Ruggier come di te non vive

cavallier di piu ardir di piu bellezza

ne che a gran pezzo al tuo valor arrive

ne a tuoi costumi ne a tua gentilezza

perche non fai che fra tue illustri & dive

virtu: si dica anchor chabbi fermezza?

si dica chabbi inviolabil fede?

a chi ogn altra virtu se inchina & cede

Non sai che non compar: se non ve quella

alcun valore: alcun nobil costume?

come ne cosa (& sia quanto vuol bella)

si puo veder ove non splenda lume

facil ti fu ingannar una donzella

di cui tu Signor eri idolo & nume

a cui potevi far con tue parole

creder che fusse oscuro & freddo il Sole

Crudel di che peccato a doler thai

se duccider chi tama non ti penti?

sel mancar di tua fe si leggier fai

di ch altro peso il cor gravar ti senti?

come tratti il nimico? se tu dai

a me che tamo si: questi tormenti?

ben diro che giustitia in ciel non sia

se a veder tardo la vendetta mia

Se piu di tutti li peccati: quello

de lempia ingratitudine: lhuom grava

& per questo del ciel langel piu bello

fu relegato in parte oscura & cava

& se gran fallo aspetta gran flagello

quando debita emenda il cor non lava

guarda ch aspro flagello in te non scenda

che mi se ingrato & non vuoi farne emenda

Di furto anchora: oltra ogni vitio rio

di te crudel ho da dolermi molto

che tu mi tenga il cor: non ti dico io

di questo: io vuo che tu ne vada assolto

dico di te che t eri fatto mio

et poi contra ragion mi ti sei tolto

renditi iniquo a me: che tu sai bene

che non si puo salvar chi laltrui tiene

Tu mhai Ruggier lasciata: io te non voglio

ne lasciarte volendo ancho potrei

ma per uscir daffanno & di cordoglio

posso & voglio finire i giorni miei

di non morirti in gratia sol mi doglio

che se concesso mhavessero i dei

ch io fussi morta quando tero grata

morte non fu giamai tanto beata

Cosi dicendo di morir disposta

salta dal letto: & di rabbia infiammata

si pon la spada alla sinistra costa

ma si ravvede poi che e tutta armata

il miglior spirto in questo le saccosta

& nel cor le ragiona: o donna nata

di tanto alto lignaggio: adunque vuoi

finir con si gran biasmo i giorni tuoi?

Non e meglio che al campo tu ne vada

dove morir si puo con laude ognhora?

quivi se avien ch inanzi a Ruggier cada

del morir tuo si dorra forse anchora

ma se a morir te avien per la sua spada

chi sera mai che piu contenta mora?

ragion e ben che di vita te privi

poi che egli e causa anchor che tu non vivi

Verra forse ancho che prima che mori

farai vendetta di quella Marphisa

che tha con fraudi et dishonesti amori

da te Ruggiero alienando uccisa

questi pensieri parveno migliori

alla donzella: & tosto una divisa

si fe su l arme: che volea inferire

disperatione: & voglia di morire

Senza scudiero & senza compagnia

scese dal monte & si pose in camino

verso Parigi la piu dritta via

ove era dianzi il campo Saracino

che la novella anchora non se udia

che lhavesse Rinaldo paladino

aiutandolo Carlo e Malagigi

fatto tor da lassedio di Parigi

Alloggio quella notte ad un castello

ch alla via di Parigi si ritruova

et del notturno assalto del fratello

che ruppe il Re Agramante: udi la nuova

quivi hebbe buona mensa & buono hostello

ma questo & ognaltro agio poco giova

che poco mangia & poco dorme: & poco

non che posar: ma ritrovar puo loco

Pur chiuse alquanto appresso all alba i lumi

& di veder le parve il suo Ruggiero

che le dicesse: perche ti consumi

dando credenza a quel che non e vero?

tu verdai prima all erta aldare i fiumi

ch ad altri mai ch a te volga il pensiero

s io non amassi te: ne il cor potrei

ne le pupille amar de gliocchi miei

Et parea suggiungesse: io son venuto

per battizarmi: & far quanto ho promesso

& s io son stato tardi: mha tenuto

altra ferita che damore oppresso

fuggise in questo il Sonno: ne veduto

fu piu Ruggier: che si fuggi con esso

rinuova allhora i pianti la donzella

& ne la mente sua cosi favella

Fu quel che piacque un falso sogno: & questo

che mi tormenta (ahi lassa) e un vegghiar vero

el ben fu sogno: & dileguosi presto

ma non e sogno il martir aspro & fiero

perchor non ode & vede il senso desto

quel ch udire et veder parve al pensiero?

a che conditione occhi miei sete

che chiusi il bene: aperti il mal vedete

El dolce sogno mi promesse pace

& lamaro vegghiar mi torna in guerra

il dolce sogno e ben stato fallace

ma lamaro vegghiar ohime non erra

sel vero annoia: e il falso si mi piace

non oda o vegha mai piu vero in terra

sel dormir mi da gaudio: e il vegghiar guai

poss io dormir senza destarmi mai

O felici animal ch un sonno forte

sei mesi tien senza mai gliocchi aprire

che si assimigli tal sonno alla morte

tal vegghiate alla vita: io non vuo dire

ch a tutte altre contraria la mia sorte

sente morte a vegghiar: vita a dormire

ma se a tal sonno morte si assimiglia

deh morte hor hora chiudemi le ciglia

Ma costei seguitar non voglio tanto

ch io non ritorni a quei dui cavallieri

che d accordo legato haveano a canto

la solitaria fonte: i lor destrieri

la pugna lor di che vuo dirvi alquanto

non fu per acquistar terre ne imperi

ma perche Durindana il piu gagliardo

habbia ad havere: et cavalcar Baiardo

Senza che tromba: o che tambur cennasse

quando a mover s havean: senza maestro

chel schermo e il ben ferir lor raccordasse

o stimulasse il cor d animoso estro:

luno et laltro d accordo il ferro trasse

& si venne a trovare agile & destro

li spessi & gravi colpi a farsi udire

incominciaro: et a scaldarsi lire

Due spade altre non so per pruova elette

ad esser ferme & solide & ben dure

che a tre colpi di quei si fusser rette

ch erano fuor di tante le misure

ma quelle fur di tempre si perfette

per tante experientie si sicure

che ben poteano insieme riscontrarsi

con mille colpi et piu: senza spezzarsi

Hor qua Rinaldo hor la mutando il passo

con gran destrezza & molta industria & arte

fuggia di Durindana il gran fracasso

che sa ben come spezza il ferro & parte

feria maggior percosse il Re Gradasso

ma quasi tutte al vento erano sparse

se coglieva talhor coglieva in loco

dove potea gravar & nuocer poco

Laltro con piu ragion sua spada inchina

& fa spesso al Pagan stordir le braccia

quando alli fianchi: & quando ove confina

la corazza con lelmo: gli la caccia

ma truova larmatura adamantina

si che una maglia non ne rompe o straccia

se dura & forte la ritruova tanto

avien: perche ella e fatta per incanto

Senza prender riposo erano stati

gran pezzo tanto alla battaglia fisi

che volti gliocchi in nessun mai de lati

haveano: fuor che ne i turbati visi

quando da un altra zuffa distornati

et da tanto furor furon divisi

ambi voltaro a un gran strepito il ciglio

et videro Baiardo in gran periglio

Vider Baiardo a zuffa con un mostro

ch era piu di lui grande: & era augello

havea piu lungo di tre braccia il rostro

laltre fattezze havea di pipistrello

havea la piuma negra come inchiostro

havea lartiglio grande acuto & fello

gliocchi di fuoco il sguardo havea crudele

lale havea grandi che parean due vele

Forse era vero augel: ma non so dove

o quando unaltro mai ne fusse tale

non ho veduto mai ne letto altrove

fuor che in Turpin: d un si fatto animale

questo rispetto a credere mi muove

che laugel fusse un diavolo infernale

che Malagigi in quella forma trasse

accio che la battaglia disturbasse

Rinaldo il credette ancho: & gran parole

& sconcie poi con Malagigi nhebbe

egli gia confessar non gli lo vuole

et perche tor di colpa si vorrebbe

giura pel lume che da lume al Sole

che di questo imputato esser non debbe

fusse augello o demonio: il mostro scese

sopra Baiardo: & con lartiglio il prese

Le redine il destrier che era possente

subito rompe: & con sdegno & con ira

contra laugello i calci adopra e il dente

ma quel veloce in aria si ritira

indi ritorna: & con lugna pungente

lo va battendo & dognintorno aggira

Baiardo offeso: & che non ha ragione

di schermo alcun: ratto a fuggir si pone

Fugge Baiardo: e in la vicina selva

va ricercando le piu spesse fronde

segue di sopra la pennuta belva

con gliocchi fisi: ove la via seconde

ma pur il buon destrier tanto se inselva

ch al fin sotto una grotta si nasconde

poi che lalato ne perde la traccia

ritorno in cielo & cerco nuova caccia

Rinaldo e il Re Gradasso che partire

veduta han la cagion de la lor pugna

restar daccordo quella differire

fin che Baiardo salvino da lugna

che per la scura selva il fa fuggire

con patto che qual d essi lo ragiugna

a quella fonte lo restituisca

dove la lite lor poi si finisca

Seguendo si partir da la fontana

lherbe novellamente in terra peste

molto da lor Baiardo se allontana

chebbon le piante in seguir lui mal preste

Gradasso che non lungi havea lalfana

sopra vi salse: et per quelle foreste

lascio Rinaldo di gran spatio drieto

di si strana aventura poco lieto

Rinaldo perde lorme in pochi passi

del suo destrier: che fe strano viaggio

ch ando rivi cercando arbori & sassi

il piu spinoso luogo il piu selvaggio

accio che da quelle ugna si celassi

che cadendo dal ciel gli facea oltraggio

Rinaldo dopo la fatica vana

laspetto anchor tre giorni alla fontana

Se da Gradasso vi fusse condutto

si come tra lor dianzi si convenne

ma poi che far si vide poco frutto

dolente e a piedi in campo se ne venne

hor torniamo a quellaltro al quale in tutto

diverso da Rinaldo il caso avenne

non per ragion: ma per suo gran destino

senti annitrire il buon caval vicino

Et ritrovollo in la spelonca cava

de la paura havuta ancho si oppresso

ch uscir fuor al scoperto non osava

per cio lha in suo potere il pagan messo

ben de la convention si raccordava

che alla fonte tornar dovea con esso

ma non e disposto di observarla

& cosi in mente sua tacito parla

Habbial chaverlo vuol con lite & guerra

io dhaverlo con pace piu disio

da lun a laltro capo de a terra

gia venni et sol per far Baiardo mio

hor chio lho in mano ben vaneggia et erra

chi crede che deponerlo voglia io

se Rinaldo lo vuol non disconviene

come io gia in Francia: hor segli in india viene

Non men sicura a lui fia Sericana

che gia duevolte Francia a me sia stata

cosi dicendo: per la via piu piana

ne venne in Arli: et vi trovo larmata

et quindi con Baiardo e Durindana

si parti sopra una galea spalmata

ma questo a unaltra volta: che hor Gradasso

Rinaldo & tutta Francia a drieto lasso

Voglio Astolfo seguir: che a sella & morso

a uso facea andar il palafreno

lHippogrypho per laria a si gran corso

che laquila e il falcon vola assai meno

poi che de Galli hebbe il paese scorso

da un mare a laltro et da Pyrene al Rheno

torno verso Ponente alla montagna

che separa la Francia da la Spagna

Passo in Navarra: et indi in Aragona

lasciando a chil vedea gran maraviglia

resto lungi a sinistra Taracona

Biscaglia a destra: & arrivo in Castiglia

vide Gallitia: e il regno di Ulispona

poi volse il corso a Cordova & Siviglia

ne lascio presso al mar ne fra campagna

citta che non vedesse tutta Spagna

Vide le Gade et la meta che pose

a primi naviganti Hercole invito

per lAphrica vagar poi si dispone

del mar dAthante ai termini dEgytto

vide le Baleariche famose

et lIsola dEvizza al camin dritto

poi volse il freno & torno verso Arzilla

sopra al mar che da Spagna dipartilla

Vide Marocco: Feza: Orano: Hippona

Algier: Buzea: tutte citta superbe

channo daltre citta tutte corona

corona doro: & non di fronde & dherbe

verso Biserta & Tunigi poi sprona

vide Capisse & lIsola del Zerbe

& Tripoli: & Berniche: & Tolomitta

sin dove il Nilo in Asia si traghitta

Tra la marina et la silvosa schiena

del fiero Athlante: vide ogni contrada

poi die le spalle ai monti di Carena

& sopra i Cyrenei prese la strada

et traversando i campi de larena

venne a confin di Nubia in Albaiada

rimase drieto il Cimitier di Batto

e il gran tempio dAmon choggi e disfatto

Indi giunse ad unaltra Tremisenne

che segue pur di Macometto il stilo

poi volse a glialtri Ethiopi le penne

che contra questi son di la dal Nilo

alla citta di Nubia il camin tenne

tra Dobada et Coalle in aria a filo

questi Christiani son: quei saracini

& stan con larme in man sempre a confini

Senapo Imperator de la Ethiopia

che in loco tien di settro in man la Croce

di gente di cittadi & doro ha copia

quindi sin la dove il mar rosso ha foce

& serva quasi nostra fede propria

che puo salvarlo dal exilio atroce

glie (s io non piglio errore) in questo loco

dove al battesmo lor usano il foco

Dismonto il duca Astolfo alla gran corte

dentro da Nubia: & visito il Senapo

il Castello e piu ricco assai che forte

dove dimora di Ethiopia il capo

le catene de ponti & de le porte

gangheri et chiavistei da piedi a capo

et finalmente tutto quel lavoro

che nui di ferro usiamo: ivi usan doro

Anchor che dl finissimo metallo

vi sia tale abondanza: e pur in pregio

colonnate di limpido chrystallo

eran le loggie del palazzo Regio

facean di verde: rosso: azuro: & giallo

sotto li palchi un relucente fregio

divisi tra proportionati spatii

rubin: smeraldi: zaphiri: & topatii

In li muri in tetti in pavimenti sparte

eran le perle: eran le ricche gemme

quivi il balsamo nasce: & poca parte

n hebbe apo questo mai Hierusalemme

il muschio cha noi vien quindi si parte

quindi vien lambra et cerca altre maremme

vengon le cose in somma da quel canto

ch in le nostre contrade vaglion tanto

Si dice chel Soldan Re del Egitto

a quel Re da tributo & sta suggetto

perche e in poter di lui dal camin dritto

levare il Nilo et dargli altro ricetto

et per questo lasciar subito afflitto

di fame il Cairo et tutto quel distretto:

Senapo detto e dai subditi suoi

gli dician presto o prete Ianni noi

Di quanti Re mai dEthiopia foro

il piu riccho fu questo e il piu possente

ma con tutta sua possa et suo thesoro

gliocchi perduti havea miseramente

et questo era il minor dogni martoro

molto era piu noioso et piu spiacente

che quantunque ricchissimo si chiame

cruciato era da perpetua fame

Se per mangiar o ber quello infelice

venia: cacciato dal bisogno grande

tosto apparia la infernal schiera ultrice

le monstruose Harpie brutte et nefande

che col griffo et con lugna predatrice

spargeano i vasi: & rapian le vivande

et quel che non capia lor ventre ingordo

vi rimanea contaminato & lordo

Et questo: perche essendo danni acerbo

et vistose levato in tanto honore

che oltra le ricchezze: di piu nerbo

era di tutti glialtri: & di piu core

divenne come Lucifer superbo

et penso muover guerra al suo Fattore

con la sua gente la via prese al dritto

al monte onde esce il gran fiume dEgytto

Inteso havea: che fu quel monte alpestre

ch oltra le nubi & presso al ciel si lieva

era quel paradiso: che terrestre

si dice: ove habito gia Adamo et Eva

con camelli: elephanti: & con pedestre

exercito: orgoglioso si moveva

con gran desir: se vi habitava gente

di farla alle sue leggi ubidiente

Dio gli ripresse il temerario ardire

& mando lAngel suo fra quelle frotte

che centomila ne fece morire

et condanno lui di perpetua notte

alla sua mensa poi fece venire

lhorrendo mostro da linfernal grotte

che gli rape et contamina li cibi

ne lascia che ne gusti o ne delibi

In desperation continua il messe

uno: che gia glihavea prophetizato

che le sue mense non seriano oppresse

da la rapina et dal odor ingrato

come volar per laria si vedesse

un cavallier sopra un cavallo allato

perche dunque impossibil parea questo

privo dogni speranza vivea mesto

Hor che con gran stupor vede la gente

sopra ogni muro & sopra ogni alta torre

intrar il cavalliero: immantinente

e chi a narrarlo al Re di Nubia corre

a cui la prophetia ritorna a mente

& obliando per letitia torre

la fedel verga: con le mani inante

vien brancolando al cavallier volante

Astolfo ne la piazza del castello

con spatiose ruote in terra scese:

poi che fu il Re condutto inanzi ad quello

ingenocchiossi: & le man giunte stese

et disse: angel di Dio Messia novello

ben che perdon non mertino mie offese

mira che proprio e a noi peccar sovente

a voi perdonar sempre a chi si pente

Del mio error consapevole: io non chieggio

ne chiederti ardirei gli antiqui lumi

che tu lo possa far ben creder deggio

che sei de cari a Dio beati numi

ti basti il gran martir ch io non ci veggio

senza ch ognhor la fame me consumi

al men discaccia le fetide Harpie

che non rapiscan le vivande mie

Et di marmore un tempio ti pometto

edificare de lalta Regia mia

che tutte doro habbia le porte: e il tetto

et dentro et fuor di gemme ornato sia

et dal tuo santo nome sera detto

et dal miracol tuo sculpito fia

cosi dicea quel Re: che nulla vede

cercando in van baciar al Duca il piede

Rispose Astolfo: ne lAngel di Dio

ne son Messia novel ne dal ciel vegno

ma son mortal & peccatore anch io

di tanta gratia a me concessa indegno

io faro ogni opra accio ch el mostro rio

per morte o fuga io ti levi del regno

sio il fo: me non: ma Dio ne loda solo

che per tuo aiuto qui mi drizzo il volo

Fa questi voti a Dio debiti a lui

a lui templi edifica: et gli altari

cosi parlando: andavano ambidui

verso il castel fra li baron preclari

il Re commanda alli sergenti sui

che subito il convito si prepari

sperando che non debbia essergli tolta

la vivanda di mano a quella volta

Dentro una ricca sala immantinente

apparecchiossi il convito solenne

col Senapo se assise solamente

il duca Astolfo: & la vivanda venne

ecco il stridor che per laria si sente

percossa intorno da lhorribil penne

ecco venir lHarpie brutte & nefande

tratte dal cielo a odor de le vivande

Erano sette in una schiera: & tutte

volto di donna havean pallide & smorte

per lunga fame attenuate e asciutte

horribili a veder piu che la Morte

le alaccie grandi havean deformi & brutte

le man rapaci: & lugne incurve et torte

grande & fetido il ventre : & lunga coda

come di serpe: che se aggira & snoda

Si sentono venir per laria: & quasi

si veghon tutte a un tempo in su la mensa

rapir li cibi & riversare i vasi

et molta feccia il ventre lor dispensa

tal che glie forza d atturare i nasi

che non si puo soffrir la puzza immensa

Astolfo come lira lo sospinge

contra gli ingordi augelli il ferro stringe

Uno sul collo: un altro su la groppa

percuote: & chi nel petto: et chi ne lala

ma come fera in sun sacco di stoppa

poi langue il colpo et senza effetto cala

et quelli non lasciar piatto ne coppa

che fusse intatto: ne sgombrar la sala

che le rapine lor: lor fiero pasto

il tutto havea contaminato & guasto

Havuto havea quel Re ferma speranza

nel Duca che lHarpie gli discacciassi

& hor che nulla ove sperar gli avanza

sospira & geme: & disperato stassi

viene al Duca del corno rimembranza

che suole aitarlo a perigliosi passi

& conchiude tra se: che questa via

per discacciar i mostri ottima sia

Et prima fa chel Re con soi baroni

di salda cera lorecchie si serra

accio che tutti: come il corno suoni

non habbiano a fuggir fuor de la terra

prende la briglia & salta su gli arcioni

del Hippogrypho: & il bel corno afferra

et accennando al scalco poi commanda

chi ripona la mensa & la vivanda

Et cosi in una loggia si apparecchia

con altra mensa: altra vivanda nuova

ecco lHarpie che fan lusanza vecchia

Astolfo il corno subito ritruova

gli augelli che non han chiusa lorecchia

udito il suon: non puon star alla pruova

ma vanno in fuga pieni di paura

che ne del cibo o daltro hanno piu cura

Subito il Paladin dietro lor sprona

volando esce il caval fuor de la loggia

et col castel la gran citta abandona

et per laria: caccianco i mostri: poggia

Astolfo il corno tuttavolta suona

fuggon lHarpie verso la Zona roggia

tanto che sono a laltissimo monte

dove il Nilo ha (se in alcun luogo ha) fonte

Quasi de la montagna alla radice

entra sotterra una profonda grotta

che certissima porta esser si dice

di chi allo inferno vuol scender talhotta

quivi si e quella turba predatrice

come in sicuro albergo: ricondotta

& giu sin di Cocito in su la proda

scesa: & piu la dove quel suon non oda

Alla infernal caliginosa buca

ch apre la strada a chi si tol dal lume

fini lhorribil suon linclyto Duca

& fe raccorre al suo caval le piume

ma prima che piu inanzi io lo conduca

per non mi dispartir dal mio costume

poi che da tutti i lati ho pieno il foglio

finire il canto & riposar mi voglio