CANTO XXXIII.
T Imagora, Parra sio, Polignoto,
Protogene, Ti/ mante, Apollo doro,
Apelle piu di tutti questi no to,
E Zeusi, e gli al tri ch'a quei tem pi foro
Di quai la fama (mal grado di Cloto
Che spinse i corpi, e dipoi l'opre loro)
Sempre stara, fin che si legga e scriva
Merce de gli scrittori al mondo viva.
E quei che furo a nostri di: o sono hora
Leonardo, Andrea mantegna, Gian bellino,
Duo Dossi: e quel ch'apar sculpe e colora
Michel piu che mortale Angel divino,
Bastiano: Raphael: Titian c'honora
Non men Cador che quei Venetia e Urbino:
E gli altri di cui tal l'opra si vede
Qual de la prisca eta si legge e crede.
Questi che noi veggian pittori, e quelli
Che gia mille e mill'anni in pregio furo:
Le cose che son state co i pennelli
Fatt'hanno, altri su l'asse altri su'l muro,
Non perho udiste antiqui, ne novelli
Vedeste mai, dipingere il futuro
E pur si sono historie ancho trovate
Che son dipinte inanzi che sian state.
Ma di saperlo far non si dia vanto
Pittore antico, ne pittor moderno:
E ceda pur quest'arte al solo incanto,
Delqual trieman gli spirti de lo'nferno'
La sala ch'io dicea ne l'altro canto
Merlin col libro, o fosse al lago Averno
O fosse sacro alle Nursine grotte,
Fece far da i Demonii in una notte.
Quest'arte con che i nostri antiqui fenno
Mirande prove, a nostra etade e estinta,
Ma ritornando ove aspettar mi denno
Quei che la sala hanno a veder dipinta,
Dico ch'a uno scudier fu fatto cenno
Ch'accese i torchi, onde la notte vinta
Dal gran splendor si dileguo d'intorno,
Ne piu vi si vedria se fosse giorno.
Quel Signor disse lor vo che sappiate
Che dele guerre che son qui ritratte:
Fin'al di d'hoggi poche ne son state,
E son prima dipinte che sian fatte,
Chi l'ha dipinte anchor l'ha indovinate,
Quando vittoria havran, quando disfatte
In Italia saran le genti nostre,
Potrete qui veder come si mostre.
Le guerre ch'i Franceschi da far'hanno
Di la da l'alpe, o bene o mal successe,
Dal tempo suo fin'al millesim'anno
Merlin Propheta in questa sala messe,
Ilqual mandato fu dal Re Britanno
Al franco Re ch'a Marcomir successe,
E perche lo mandassi, e perche fatto
Da Merlin fu il lavor, vi diro a un tratto.
Re Fieramonte che passo primiero
Con l'esercito Franco in Gallia il Rheno
Poi che quella occupo, facea pensiero
Di porre alla superba Italia il freno,
Faceal percio che piu'l Romano impero
Vedea di giorno in giorno venir meno,
E per tal causa col Britanno Arturo
Volse far lega, ch'ambi a un tempo furo.
Artur ch'impresa anchor senza consiglio
Del propheta Merlin non fece mai,
Di Merlin dico del Demonio figlio
Che del futuro antivedeva assai,
Per lui seppe, e saper fece il periglio
A Fieramonte, a che di molti guai
Porra sua gente, s'entra ne la terra
Ch'Apenin parte e il mare e l'alpe serra.
Merlin gli fe veder che quasi tutti
Glialtri che poi di Francia scettro havranno
O di ferro gli eserciti distrutti
O di fame, o di peste si vedranno,
E che brevi allegrezze, e lunghi lutti:
Poco guadagno, & infinito danno
Riporteran d'Italia, che non lice
Che'l giglio in quel terreno habbia radice.
Re Fieramonte gli presto tal fede
Ch'altrove disegno volger l'armata,
E Merlin che cosi la cosa vede
C'habbia a venir, come se gia sia stata,
Havere a prieghi di quel Re si crede
La sala per incanto historiata,
Ove de i Franchi ogni futuro gesto,
Come gia stato sia fa manifesto.
Accio chi poi succedera: comprenda
Che come ha d'acquistar vittoria e honore
Qualhor d'Italia la difesa prenda
Incontra ognaltro Barbaro furore,
Cosi s'avvien ch'a danneggiarla scenda
Per porle il giogo, e farsene signore,
Comprenda dico e rendasi ben certo
Ch'oltre a quei monti havra il sepulchro aperto
Cosi disse, e meno le donne dove
Incomincian l'historie, e Singiberto
Fa lor veder, che per thesor si muove
Che gli ha Mauritio Imperatore offerto:
Ecco che scende dal monte di Giove
Nel pian da L'ambra e dal Ticino aperto,
Vedete Eutar che non pur l'ha respinto
Ma volto in fuga e fracassato e vinto,
Vedete Clodoveo ch'a piu di cento
Mila persone fa passare il monte,
Vedete il Duca la di Benevento
Che con numer dispar vien loro a fronte:
Ecco finge lasciar l'alloggiamento
E pon gli aguati, ecco con morti & onte
Al vin lombardo la gente Francesca
Corre, e riman come la lasca all'esca.
Ecco in Italia Childiberto quanta
Gente di Francia e capitani in via,
Ne piu che Clodoveo si gloria e vanta
C'habbia spogliata o vinta Lombardia:
Che la spada del ciel scende con tanta
Strage de suoi, che n'e piena ogni via,
Morti di caldo e di profluvio d'alvo
Si che di dieci un non ne torna salvo.
Mostra Pipino e mostra Carlo appresso
Come in Italia un dopo l'altro scenda,
E v'habbia questo e quel lieto successo
Che venuto non v'e perche l'offenda,
Ma l'uno accio il Pastor Stephano oppresso
L'altro Adriano, e poi Leon difenda,
L'un doma Aistulfo, e l'altrovince e prende
Il successore, e al Papa il suo honor rende.
Lor mostra appresso un giovene Pipino
Che con sua gente par che tutto cuopra
Da le fornaci al lito pelestino
E faccia con gran spesa e con lung'opra
Il ponte a Malamocco, e che vicino
Giunga a Rialto, e vi combatta sopra:
Poi fuggir sembra, e che isuoi lasci sotto
Lacque, che'l ponte ilvento e'l mar gli han rotto
Ecco Luigi Borgognon che scende
La dove par che resti vinto e preso,
E che giurar gli faccia chi lo prende
Che piu da l'arme sue non sara offeso,
Ecco che'l giuramento vilipende
Ecco di nuovo cade al laccio teso,
Ecco vi lascia gliocchi: e come Talpe
Lo riportano i suoi di qua da l'alpe.
Vedete un'Ugo d'Arli far gran fatti
E che d'Italia caccia i Berengari,
E due o tre volte gli ha rotti e disfatti
Hor da gli Hunni rimessi hor da i Bavari,
Poi da piu forza e stretto di far patti
Con l'inimico, e non sta in vita guari:
Ne guari dopo lui vi sta l'herede:
E'l regno intero a Berengario cede.
Vedete un altro Carlo che a conforti
Del buon pastor fuoco in Italia ha messo:
E in due fiere battaglie ha duo Re morti
Manfredi prima, e Coradino appresso,
Poi la sua gente che con mille torti
Sembra tenere il nuovo regno oppresso,
Di qua, e di la, per le citta divisa
Vedete a un suon di vespro tutta uccisa.
Lor mostra poi (ma vi parea intervallo
Di molti e molti non ch'anni ma lustri)
Scender da i monti un capitano Gallo
E romper guerra a i gran Visconti illustri,
E con gente Francesca a pie e a cavallo
Par ch'Alessandria intorno cinga e lustri
E che'l Duca il presidio dentro posto
E fuor habbia l'aguato un po discosto.
E la gente di Francia mal'accorta
Tratta con arte ove la rete e tesa
Col conte Armeniaco la cui scorta
L'havea condotta all'infelice impresa
Giaccia per tutta la compagna morta:
Parte sia tratta in Alessandria presa:
E di sangue non men che d'acqua grosso
Il Tanaro si vede il Po far rosso.
Un detto de la Marca e tre Angioini
Mostra l'un dopo l'altro: e dice questi
A Bruci, a Dauni, a Marsi, a Salentini,
Vedete come son spesso molesti:
Ma ne de Franchi val ne de Latini
Aiuto si, ch'alcun di lor vi resti,
Ecco li caccia fuor del regno, quante
Volte vi vanno, Alfonso e poi Ferrante.
Vedete Carlo ottavo che discende
Da l'alpe, e seco ha il fior di tutta Francia
Che passa il Liri, e tutto'l regno prende
Senza mai stringer spada o abbassar lancia:
Fuor che lo scoglio ch'a Tipheo si stende
Su le braccia su'l petto e su la pancia
Che del buon sangue d'Avalo al contrasto
La virtu trova d'Inico del Vasto.
Il Signor de la rocca che venia
Quest'historia additando a Bradamante,
Mostrato che l'hebbe Ischia, disse pria
Ch'a vedere altro piu vi meni avante,
Io vi diro, quel ch'a me dir solia
Il bisavolo mio quand'io era infante,
E quel che similmente mi dicea
Che da suo padre udito anch'esso havea
E'l padre suo da un altro o padre, o fosse
Avolo, e l'un da l'altro sin'a quello
Ch'a udirlo da quel proprio ritrovosse
Che l'imagini fe senza pennello
Che qui vedete bianche azurre e rosse,
Udi che quando al Re mostro il castello,
C'hor mostro a voi su quest'altiero scoglio
Gli disse quel ch'a voi riferir voglio.
Udi che gli dicea ch'in questo loco
Di quel buon cavallier che lo difende
Con tanto ardir che par disprezzi il fuoco
Che d'ognintorno e sino al Faro incende,
Nascer debbe in quei tempi, o dopo poco
(E ben gli disse l'anno e le Kalende)
Un cavalliero a cui sara secondo
Ogn'altro che sin qui sia stato al mondo.
Non fu Nireo si bel, non si eccellente
Di forze Achille, e non si ardito Ulisse,
Non si veloce Lada, non prudente
Nestor che tanto seppe e tanto visse,
Non tanto liberal tanto clemente
L'antica Fama Cesare descrisse,
Cheverso l'huom ch'in Ischia nascer deve
Non habbia ogni lor vanto a restar lieve.
E se si glorio l'antiqua Creta
Quando il nipote in lei nacque di Celo
Se Thebe fece Hercole e Bacco lieta
Se si vanto de i duo gemelli Delo,
Ne questa Isola havra da starsi cheta
Che non s'esalti e non si levi in cielo
Quando nascera in lei quel gran Marchese
C'havra si d'ogni gratia il ciel cortese.
Merlin gli disse e replico gli spesso
Ch'era serbato a nascer all'etade
Che piu il Roman imperio saria oppresso:
Accio per lui tornasse in libertade,
Ma perche alcuno de suoi gesti appresso
Vi mostrero, predirli non accade:
Cosi disse, e torno all'historia dove
Di Carlo sivedean l'inclyte prove.
Ecco dicea si pente Ludovico
D'haver fatto in Italia venir Carlo,
Che sol per travagliar l'emulo antico
Chiamato ve l'havea:non per cacciarlo:
E se gli scuopre al ritornar nimico,
Con Venetiani in lega, e vuol pigliarlo:
Ecco la lancia il Re animoso abbassa
Apre la strada, elor mal grado passa.
Ma la sua gente ch'a difesa resta
Del nuovo regno ha ben contraria sorte:
Che Ferrante, con l'opra che gli presta
Il Signor Mantuan, torna ssi forte,
Ch'in pochi mesi non ne lascia testa
O in terra o in mar che non sia messa a morte,
Poi per un'huom che gli e con fraude estinto
Non par che senta il gaudio d'haver vinto.
Cosi dicendo mostragli il Marchese
Alfonso di Pescara, e dice dopo
Che costui comparito in mille imprese
Sara piu risplendente che Piropo,
Ecco qui ne l'insidie che gli ha tese
Con un trattato doppio il rio Etiopo
Come scannato di saetta cade,
Il miglior cavallier di quella etade.
Poi mostra ove il duodecimo Luigi
Passa con scorta Italiana i monti
E svelto il Moro pon la Fiordaligi
Nel secondo terren gia de Visconti,
Indi manda sua gente pei vestigi
Di Carlo, a far su'l Garigliano i ponti,
Laquale appresso andar rotta e dispersa
Si vede e morta: e nel fiume summersa.
Vedete in Puglia non minor macello
Del'esercito franco, in fuga volto,
E Consalvo Ferrante Hispano e quello
Che due volte alla trappola l'ha colto,
E come qui turbato: cosi bello
Mostra Fortuna al Re Luigi il volto
Nel ricco pian che fin dove Adria stride
Tra l'Apenino e l'Alpe il Po divide.
Cosi dicendo se stesso riprende
Che quel c'havea adir prima habbia lasciato
E torna a dietro: e mostra uno che vende
Il castel che'l Signor suo gli havea dato,
Mostra il perfido Svizero che prende
Colui ch'a sua difesa l'ha assoldato,
Lequai due cose senza abbassar lancia
Han dato la vittoria al Re di Francia.
Poi mostra Cesar Borgia col favore
Di questo Re: farsi in Italia grande,
Ch'ogni Baron di Roma ogni Signore
Suggietto a lei, par ch'in esilio mande:
Poi mostra il Re che di Bologna fuore
Leva la Sega, e vi fa entrar le Giande:
Poi come volge i Genovesi in fuga
Fatti ribelli: e la citta suggiuga.
Vedete (dice poi) di gente morta
Coperta in Giaradada la campagna:
Par ch'apra ogni cittade al Re la porta
E che Venetia a pena vi rimagna:
Vedete come al Papa non comporta
Che passati i confini di Romagna
Modana al Duca di Ferrara toglia,
Ne qui si fermi e'l resto tor gli voglia.
E fa all'incontro a lui Bologna torre
Chev'entra la Bentivola famiglia:
Vedete il campo de Francesi porre
A sacco Brescia poi che la ripiglia:
E quasi a un tempo Felsina soccorre,
E'l campo Ecclesiastico sgombiglia:
E l'uno e l'altro poi ne i luoghi bassi
Par si riduca del litto de chiassi.
Di qua la Francia, e di la il campo ingrossa
La gente Hispana, e la battaglia e grande,
Cader si vede e far la terra rossa
La gente d'arme in amendua le bande,
Piena di sangue human pare ogni fossa:
Marte sta in dubbio u la vittoria mande,
Per virtu d'un'Alfonso al fin si vede
Che resta il Franco, e che l'Hispano cede.
E che Ravenna saccheggiata resta,
Si morde il Papa per dolor le labbia,
E fa da monti a guisa di tempesta
Scendere in fretta una Tedesca rabbia,
Ch'ogni Francese senza mai far testa
Di qua da l'alpe par che cacciat'habbia,
E che posto un rampollo habbia del Moro
Nel giardino onde svelse i Gigli d'oro.
Ecco torna il Francese: eccolo rotto
Dal'infedele Elvetio, ch'in suo aiuto
Con troppo rischio ha il giovine condotto
Del quale il padre havea preso e venduto.
Vedete poi l'esercito: che sotto
La ruota di Fortuna era caduto
Creato il novo Re che si prepara
De l'onta vendicar c'hebbe a Novara.
E con migliore auspitio ecco ritorna,
Vedete il Re Francesco inanzi a tutti
Che cosi rompe a Svizeri le corna
Che poco resta a non gli haver distrutti:
Si che'l titolo mai piu non gli adorna
Ch'usurpato s'havran quei villan brutti
Che domator de principi: e difesa
Si nomeran de la Christina Chiesa.
Ecco malgrado de la lega prende
Milano, e accorda il giovene Sforzesco,
Ecco Borbon che la citta difende
Pel Re di Francia, dal furor Tedesco,
Eccovi poi che mentre altrove attende
Ad altre magne imprese il Re Francesco,
Ne sa quanta superbia e crudeltade
Usino i suoi: gli e tolta la cittade.
Ecco un altro Francesco ch'assimiglia
Di virtu all'Avo e non di nome solo
Che fatto uscirne i Galli, si ripiglia
Col favor de la chiesa il patrio suolo,
Francia ancho torna, ma ritien la briglia
Ne scorre Italia come suole a volo,
Che'l bon Duca di Mantua su'l Ticino
Le chiude il passo, e le taglia il camino,
Federico ch'anchor non ha la guancia
De primi fiori sparsa, si fa degno
Di gloria eterna, c'habbia con la lancia
Ma piu con diligentia, e con ingegno,
Pavia difesa dal furor di Francia,
E del Leon del mar rotto il disegno
Vedete duo Marchesi, ambi terrore
Di nostre genti: ambi d'Italia honore.
Ambi d'un sangue, ambi in un nido nati
Di quel Marchese Alfonso il primo e figlio,
Ilqual tratto dal Negro ne gli aguati
Vedeste il terren far di se vermiglio,
Vedete quante volte son cacciati
D'Italia i Franchi pel costui consiglio,
L'altro di si benigno e lieto aspetto
Ilvasto signoreggiaa e Alfonso e detto.
Questo e il buon cavallier di cui dicea
Quando l'isola d'Ischia vi mostrai,
Che gia prophetizando detto havea
Merlino a Fieramonte cose assai
Che diferire a nascere dovea
Nel tempo che d'aiuto piu che mai
L'afflitta Italia, la Chiesa, e l'Impero,
Contra a i barbari insulti havria mistiero.
Costui dietro al cugin suo di Pescara
Con l'auspicio di Prosper Colonnese,
Vedete come la Bicocca cara
Fa parere all'Elvetio, e piu al Francese,
Ecco di nuovo Francia si prepara
Di ristaurar le mal successe imprese,
Scende il Re con un campo in Lombardia
Un altro per pigliar Napoli invia.
Ma quella che di noi fa come il vento
D'arida polve, che l'aggira involta,
La leva fin'al cielo, e in un momento
A terra la ricaccia onde l'ha tolta,
Fa ch'intorno a Pavia crede di cento
Mila persone haver fatto raccolta
Il Re, che mira a quel che di man gli esce,
Non se la gente sua si scema o cresce.
Cosi per colpa de ministri avari,
E per bonta del Re che se ne fida,
Sotto l'insegne si raccoglion rari
Quando la notte il campo all'arme grida,
Che si vede assalir dentro a i ripari
Dal sagace Spagnuol: che con la guida
Di duo del sangue d'Avalo: ardiria
Farsi nel cielo e ne lo'nferno via.
Vedete il meglio de la nobiltade
Di tutta Francia alla campagna estinto,
Vedete quante lance, e quante spade,
Han d'ognintorno il Re animoso cinto,
Vedete che'l destrier sotto gli cade
Ne per questo si rende, o chiama vinto,
Ben ch'a lui solo attenda, a lui sol corra
Lo stuol nimico, e non e ch'il soccorra.
Il Re gagliardo si difende a piede
E tutto del'hostil sangue si bagna,
Ma virtu al fine a troppa forza cede,
Ecco il Re preso, & eccolo in Hispagna,
Et a quel di Pescara dar si vede
Et a chi mai da lui non si scompagna,
A quel del Vasto le prime corone
Del campo rotto e del gran Re prigione.
Rotto a Pavia l'un campo l'altro ch'era
Per dar travaglio a Napoli in camino.
Restar si vede come se la cera
Gli manca o l'oglio, resta il lumicino:
Ecco che'l Re ne la prigione Hibera
Lascia i figliuoli, e torna al suo domino,
Ecco fa a un tempo egli in Italia guerra
Ecco altri la fa a lui ne la sua terra.
Vedete gli homicidii e le rapine
In ogni parte far Roma dolente:
E con incendi e stupri, le divine
E le profane cose ire ugualmente,
Il campo de la lega le ruine
Mira d'appresso, e'l pianto e'l grido sente,
E dove ir dovria inanzi torna in dietro
E prender lascia il successor di Pietro.
Manda Lotrecco il Re con nuove squadre
Non piu per fare in Lombardia l'impresa
Ma per levar de le mani empie e ladre
Il capo e l'altre membra de la Chiesa,
Che tarda si che trova al Santo padre
Non esser piu la liberta contesa
Assedia la cittade ove sepolta
E la Sirena, e tutto il regno volta.
Ecco l'armata imperial si scioglie
Per dar soccorso alla citta assediata,
Et ecco il Doria che la via le toglie
E l'ha nel mar sommersa arsa e spezzata,
Ecco Fortuna come cangia voglie
Sin qui a Francesi si propitia stata,
Che di febbre gli uccide e non di lancia
Si che di mille un non ne torna in Francia.
La sala queste & altre historie molte:
Che tutte saria lungo riferire
In varii e bei colori havea raccolte:
Ch'era ben tal, che le potea capire,
Tornano a rivederle due e tre volte
Ne par che se ne sappiano partire:
E rilegon piu volte quel ch'in oro
Si vedea scritto sotto il bel lavoro.
Le belle donne e gli altri quivi stati
Mirando e ragionando insieme un pezzo
Fur dal Signore a riposar menati
C'honorar glihosti suoi molt'era avezzo
Gia sendo tutti gli altri addormentati
Bradamante a corcar si va da sezzo:
E si volta hor su questo hor su quel fianco,
Ne puo dormir su'l destro ne su'l manco.
Pur chiude alquanto appresso all'alba i lumi
E di veder le pare il suo Ruggiero
Ilqual le dica perche ti consumi
Dando credenza a quel che non e vero?
Tu vedrai prima all'erta andare i fiumi
Ch'ad altri mai ch'a te volga il pensiero,
S'io non amassi te ne il cor potrei
Ne le pupille amar de gli occhi miei.
E par che le suggiunga io son venuto
Per battezarmi, e far quanto ho promesso,
E s'io son stato tardi: m'ha tenuto
Altra ferita che d'amore oppresso,
Fuggesi in questo il sonno, ne veduto
E piu Ruggier che se ne va con esso,
Rinuova allhora i pianti la donzella
E ne la mente sua cosi favella.
Fu quel che piacque un falso sogno, e questo
Che mi tormenta, ahi lassa, e un veggiar vero,
Il ben fu sogno a dileguarsi presto,
Ma non e sogno il martire aspro e fiero,
Per c'hor non ode e vede il senso desto
Quel ch'udire e veder parve al pensiero?
A che conditione occhi miei sete
Che chiusi il ben e aperti il mal vedete?
Il dolce sonno mi promise pace
Ma l'amaro veggiar mi torna in guerra,
Il dolce sonno e ben stato falace:
Ma l'amaro veggiare ohime non erra,
Se'l vero annoia e il falso si mi piace
Non oda o vegga mai piu vero in terra:
Se'l dormir mi da gaudio, e il veggiar guai
Possa io dormir senza destarmi mai.
O felice animai ch'un sonno forte
Sei mesi tien senza mai gli occhi aprire,
Che s'assimigli tal sonno alla morte,
Tal veggiare alla vita, io non vo dire,
Ch'a tutt'altre contraria la mia sorte
Sente morte a veggiar, vita a dormire
Ma s'a tal sonno, morte s'assimiglia
Deh Morte horhora chiudimi le ciglia.
Del'Orizonte il Sol fatte havea rosse
L'estreme parti, e dileguato intorno
S'eran le nubib, e non parea che fosse
Simile all'altro il cominciato giorno,
Quando svegliata Bradamante armosse,
Per fare a tempo al suo camin ritorno,
Rendute havendo gratie a quel Signore
Del buono albergo: e del'havuto honore.
E trovo che la donna messaggiera
Con damigelle sue con suoi scudieri,
Uscita de la rocca venut'era
La dove l'attendean quei tre guerrieri,
Quei che con l'hasta d'oro essa la sera,
Fatto havea riversar giu de i destrieri,
E che patito havean con gran disagio
La notte l'acqua e il vento e il ciel malvagio.
Arroge a tanto mal ch'a corpo voto
Et essi e i lor cavalli eran rimasi:
Battendo i denti e calpestando il loto:
Ma quasi lor piu incresce, e senza quasi
Incresce e preme piu, che fara noto
La messaggiera appresso a glialtri casi
Alla sua donna, che la prima lancia
Glihabbia abbattuti c'han trovata in Francia
E presti o di morire, o di vendetta
Subito far del ricevuto oltraggio,
Accio la messaggiera che fu detta
Ullania, che nomata piu non haggio,
La mala opinion c'havea concetta
Forse di lor, si tolga del coraggio,
La figliuola d'Amon sfidano a giostra
Tosto che fuor del ponte ella si mostra,
Non pensando perho che sia donzella
Che nessun gesto di donzella havea,
Bradamante ricusa come quella
Ch'in fretta gia, ne soggiornar volea,
Pur tanto e tanto fur molesti, ch'ella
Che negar senza biasmo non potea,
Abbasso l'hasta & a tre colpi in terra
Li mando tutti: e qui fini la guerra,
Che senza piu voltarsi mostro loro
Lontan le spalle, e dileguossi tosto,
Quei che per guadagnar lo scudo d'oro
Di paese venian tanto discosto,
Poi che senza parlar ritti si foro
Che ben l'havean con ogni ardir deposto,
Stupefatti parean di maraviglia,
Ne verso Ullania ardian d'alzar le ciglia
Che con lei molte volte per camino
Dato s'havean troppo orgogliosi vanti:
Che non e cavallier ne paladino
Ch'al minor di lor tre durasse avanti,
La Donna perche anchor piu a capo chino
Vadano, e piu non sian cosi arroganti,
Fa lor saper che fu femina quella,
Non paladin che li levo di sella.
Hor che dovete (diceva ella) quando
Cosi v'habbia una femina abbattuti,
Pensar che sia Rinaldo o che sia Orlando?
Non senza causa in tant'honore havuti,
S'un d'essi havra lo scudo, io vi domando
Se migliori di quel che siate suti
Contra una donna, contra lor sarete ?
Nol credo io gia, nevoi forse il credete.
Questo vi puo bastar, ne vi bisogna
Del valor vostro haver piu chiara prova:
E quel di voi che temerario aggogna
Far di se in Francia esperientia nuova,
Cerca giungere il danno alla vergogna,
In che hieri & hoggi s'e trovato e trova:
Se forse egli non stima utile e honore
Qualhor per man di tai guerrier si muore.
Poi che ben certi i cavallieri fece
Ullania che quell'era una donzella
Laqual fatto havea nera piu che pece
La fama lor: ch'esser solea si bella:
E dove una bastava: piu di diece
Persone il detto confermar di quella:
Essi fur per voltar l'arme in se stessi
Da tal dolor da tanta rabbia oppressi.
E da lo sdegno e da la furia spinti
L'arme si spoglian quante n'hanno in dosso,
Ne si lascian la spada onde eran cinti
E del castel la gittano nel fosso,
E giuran poi che gli ha una donna vinti
E fatto su'l terren battere il dosso,
Che per purgar si grave error staranno
Senza mai vestir l'arme intero un'anno.
E che n'andranno a pie pur tutta via
O sia la strada piana:o scenda e saglia,
Ne poi che l'anno ancho finito sia
Saran per cavalcare o vestir maglia,
S'altr'arme altro destrier da lor non fia
Guadagnato per forza di battaglia,
Cosi senz'arme per punir lor fallo
Essi a pie se n'andar: glialtri a cavallo.
Bradamante la sera ad un castello
Ch'alla via di parigi si ritrova
Di Carlo e di Rinaldo suo fratello
C'havean rotto Aggramante udi la nuova
Quivi hebbe buona mensa e buono hostello
Ma questo & ogn'altro agio poco giova
Che poco mangia, e poco dorme, e poco
Non che posar ma ritrovar puo loco.
Non perho di costei voglio dir tanto
Ch'io non ritorni a quei duo cavallieri
Che d'accordo legato haveano a canto
La solitaria fonte i duo destrieri,
La pugna lor, di che vo dirvi alquanto,
Non e per acquistar terre ne imperi:
Ma perche Durindana il piu gagliardo
Habbia ad havere: e a cavalcar Baiardo.
Senza che tromba, o segno altro accenasse
Quando a muover s'havean: senza maestro
Che lo schermo e'l ferir lor ricordasse:
E lor pungesse il cor d'animoso Estro:
L'uno e l'altro d'accordo il ferro trasse
E si venne a trovare agile e destro:
I spessi e gravi colpi a farsi udire
Incominciaro, & a scaldarsi l'ire.
Due spade altre non so per prova elette
Ad esser ferme e solide e ben dure:
Ch'a tre colpi di quei si fosser rette
Ch'erano fuor di tutte le misure,
Ma quelle fur di tempre si perfette,
Per tante esperientie si sicure:
Che ben poteano insieme riscontrarsi
Con mille colpi e piu, senza spezzarsi,
Hor qua Rinaldo hor la mutando il passo
Con gran destrezza e molta industria & arte
Fuggia di Durindana il gran fracasso,
Che sa ben come spezza il ferro e parte,
Feria maggior percosse il Re Gradasso,
Ma quasi tutte al vento erano sparte,
Se coglieva talhor, coglieva in loco
Ove potea gravare e nuocer poco.
L'altro con piu ragion sua spada inchina
E fa spesso al Pagan stordir le braccia:
E quando a i fianchi, e quando ove confina
La corazza con l'elmo, gli la caccia,
Ma trova l'armatura adamantina
Si ch'una maglia non ne rompe o straccia,
Se dura e forte la ritrova tanto
Avvien, perch'ella e fatta per incanto.
Senza prender riposo erano stati
Gran pezzo tanto alla battaglia fisi
Che volti gliocchi in nessun mai de lati
Haveano, fuor che ne i turbati visi,
Quando da un'altra zuffa distornati
E da tanto furor divisi:
Ambi voltaro a un gran strepito il ciglio
E videro Baiardo in gran periglio.
Vider Baiardo a zuffa con un mostro
Ch'era piu di lui grande, & era augello,
Havea piu lungo di tre braccia il rostro
L'altre fattezze havea di vipistrello,
Havea la piuma negra come inchiostro:
Havea l'artiglio grande acuto e fello:
Occhi di fuoco, e sguardo havea crudele
L'ale havea grandi che parean due vele.
Forse era vero augel, ma non so dove
O quando un altro ne sia stato tale,
Non ho veduto mai: ne letto altrove
Fuor ch'in Turpin: d'un si fatto animale,
Questo rispetto a credere mi muove
Che l'augel fosse un diavolo infernale,
Che Malagigi in quella forma trasse
Accio che la battaglia disturbasse.
Rinaldo il credette ancho, e gran parole
E sconcie poi con Malagigi n'hebbe,
Egli gia confessar non glie lo vuole
E perche tor di colpa si vorrebbe,
Giura pel lume che da lume al Sole
Che di questo imputato esser non debbe,
Fosse augello o demonio, il mostro scese
Sopra Baiardo, e con l'artiglio il prese.
Le redine il destrier ch'era possente
Subito rompe, e con sdegno e con ira
Contra l'augello i calci adopra e'l dente:
Ma quel veloce in aria si ritira,'
Indi ritorna, e con l'ugna pungente
Lo va battendo e dognintorno aggira:
Baiardo offeso e che non ha ragione
Di schermo alcun, ratto a fuggir si pone.
Fugge Baiardo alla vicina selva
E va cercando le piu spesse fronde,
Segue di sopra la pennuta belva
Con gliocchi fisi, ove la via seconde,
Ma pure il buon destrier tanto s'inselva
Ch'al fin sotto una grotta si nasconde,
Poi che l'alato ne perde la traccia
Ritorna in cielo e cerca nuova caccia.
Rinaldo e'l Re Gradasso che partire
Veggono la cagion de la lor pugna,
Restan d'accordo quella differire
Fin che Baiardo salvino da l'ugna
Che per la scura selva il fa fuggire:
Con patto che qual d'essi lo raggiugna
A quella fonte lo restituisca,
Ove la lite lor poi si finisca.
Seguendo si partir da la fontana
L'herbe novellamente in terra peste,
Molto da lor Baiardo s'allontana
C'hebbon le piante in seguir lui mal preste,
Gradasso che non lungi havea l'Alfana
Sopra vi false, e per quelle foreste
Molto lontano il Paladin lasciosse
Tristo e peggio contento che mai fosse.
Rinaldo perde l'orme in pochi passi
Del suo destrier, che fe strano viaggio,
Ch'ando rivi cercando arbori e sassi
Il piu spinoso luogo il piu selvaggio,
Accio che da quella ugna si celassi
Che cadendo dal ciel gli facea oltraggio,
Rinaldo dopo la fatica vana
Ritorno ad aspettarlo alla fontana.
Se da Gradasso vi fosse condutto:
Si come tra lor dianzi si convenne:
Ma poi che far si vide poco frutto
Dolente e a piedi in campo se ne venne:
Hor torniamo a quell'altro alquale in tutto
Diverso da Rinaldo il caso avvenne:
Non per ragion, ma per suo gran destino
Senti anitrire il buon destrier vicino.
E lo trovo ne la spelonca cava
Da l'havuta paura ancho si oppresso
Ch'uscire allo scoperto non osava,
Per cio l'ha in suo potere il pagan messo,
Ben de la convention si raccordava
Ch'alla fonte tornar dovea con esso:
Ma non e piu disposto d'osservarla
E cosi in mente sua tacito parla.
Habbial chi haver lo vuol con lite e guerra
Io d'haverlo con pace piu disio,
Da l'uno all'altro capo de la terra
Gia venni: e sol per far Baiardo mio:
Hor ch'io l'ho in mano, benvaneggia & erra
Chi crede che depor lo volesse io
Se Rinaldo lo vuol non disconviene .
Come io gia in Francia, hor s'egli in India viene
Non men sicura a lui fia Sericana
Che gia due volte Francia a me sia stata,
Cosi dicendo, per la via piu piana
Ne venne in Arli, e vi trovo l'armata,
E quindi con Baiardo e Durindana
Si parti sopra una galea spalmata.
Ma questo a un'altra volta, c'hor Gradasso
Rinaldo e tutta Francia a dietro lasso.
Voglio Astolfo seguir, ch'a sella e a morso
A uso facea andar di palafreno
L'Hippogrypho per l'aria, a si gran corso
Che l'Aquila e il Falcon vola assai meno,
Poi che de Galli hebbe il paese scorso
Da un mare a l'altro e da Pyrene al Rheno
Torno verso Ponente, alla montagna
Che separa la Francia da la Spagna.
Passo in Navarra, & indi in Aragona
Lasciando a chil vedea gran maraviglia,
Resto lungi a sinistra Taracona,
Biscaglia a destra, & arrivo in Castiglia,
Vide Gallitia, e'l Regno d'Ulisbona,
Poi volse il corso a Cordova e Siviglia,
Ne lascio presso al mar ne fra campagna
Citta che non vedesse tutta Spagna.
Vide le Gade e la meta che pose
A i primi naviganti Hercole invitto,
Per l'Africa vagar poi si dispose
Dal mar d'Atlante a i termini d'Egytto:
Vide le Baleariche famose
E vide Eviza appresso al camin dritto,
Poi volse il freno e torno verso Arzilla.
Sopra'l mar che da Spagna dipartilla.
Vide Marocco, Feza, Orano, Hippona
Algier, Buzea, tutte citta superbe,
C'hanno d'altre citta tutte corona
Corona d'oro, e non di fronde o d'herbe:
Verso Biserta e Tunigi poi sprona
Vide Capisse e l'Isola d'Alzerbe,
E Tripoli, e Bernicche, e Tolomitta
Sin dove il Nilo in Asia si tragitta.
Tra la marina e la silvosa schena
Del fiero Atlante, vide ogni contrada,
Poi die le spalle a i monti di Carena
E sopra i Cyrenei prese la strada:
E traversando i campi de l'arena
Venne a confin di Nubia in Albaiada,
Rimase dietro il Cimiter di Batto
E'l gran tempio d'Amon c'hoggi e disfatto.
Indi giunse ad un'altra Tremisenne
Che di Maumetto pur segue lo stilo:
Poi volse a glialtri Ethiopi le penne
Che contra questi son di la dal Nilo,
Alla citta di Nubia il camin tenne
Tra Dobada e Coalle in aria a filo:
Questi Christiani son, quei Saracini
E stan con l'arme in man sempre a confini.
Senapo Imperator de la Ethiopia
Ch'in loco tien di scettro in man la Croce,
Di gente di cittadi e d'oro ha copia
Quindi fin la dove il mar rosso ha foce,
E serva quasi nostra fede propia
Che puo salvarlo da l'esilio atroce:
Glie (s'io non piglio errore) in questo loco
Ove al battesmo loro usano il fuoco.
Dismonto il duca Astolfo alla gran corte
Dentro di Nubia, e visito il Senapo:
Il castello e piu ricco assai che forte
Ove dimora d'Ethiopia il capo:
Le catene de i ponti e de le porte
Gangheri e chiavistei da piedi a capo
E finalmente tutto quel lavoro
Che noi di ferro usiamo, ivi usan d'oro.
Anchor che del finissimo metallo
Vi sia tale abondanza, e pur in pregio,
Colonnate di limpido chrystallo
Son le gran loggie del palazzo Regio,
Fan rosso, bianco, verde, azurro, e giallo
Sotto i bei palchi un relucente fregio:
Divisi tra proportionati spatii
Rubin, Smeraldi, Zaphiri, e Topatii.
In mura in tetti in pavimenti sparte
Eran le perle, eran le ricche gemme,
Quivi il balsamo nasce, e poca parte
N'hebbe appo questi mai Hierusalemme,
Il muschio ch'a noi vien, quindi si parte
Quindi vien l'ambra e cerca altre maremme,
Vengon le cose in somma da quel canto
Che ne i paesi nostri vaglion tanto.
Si dice che'l Soldan Re de l'Egitto
A quel Re da tributo e sta suggetto,
Perch'e in poter di lui dal camin dritto
Levare il Nilo e dargli altro ricetto,
E per questo lasciar subito afflitto
Di fame il Cairo, e tutto quel distretto,
Senapo detto e da i subditi suoi:
Gli dician Presto o Preteianni noi.
Di quanti Re mai d'Ethiopia foro
Il piu riccho fu questi e il piu possente,
Ma con tutta sua possa e suo thesoro
Gliocchi perduti havea miseramente,
E questo era il minor d'ogni martoro,
Molto era piu noioso e piu spiacente
Che quantunque ricchissimo si chiame
Cruciato era da perpetua fame.
Se per mangiare o ber quello infelice
Venia cacciato dal bisogno grande,
Tosto apparia l'infernal schiera ultrice
Le monstruose Harpie brutte e nefande,
Che col griffo e con l'ugna predatrice
Spargeano i vasi, e rapian le vivande,
E quel che non capia lor ventre ingordo
Vi rimanea contaminato e lordo.
E questo, perch'essendo d'anni acerbo
E vistosi levato in tanto honore,
Che oltre alle ricchezze, di piu nerbo
Era di tutti glialtri, e di piu core,
Divenne come Lucifer superbo
E penso muover guerra al suo fattore,
Con la sua gente la via prese al dritto
Al monte onde esce il gran fiume d'Egytto.
Inteso havea, che su quel monte alpestre
Ch'oltre alle nubi, e presso al ciel si leva
Era quel Paradiso, che terrestre
Si dice, ove habito gia Adamo & Eva,
Con camelli, elephanti, e con pedestre
Esercito, orgoglioso si moveva,
Con gran desir, se v'habitava gente
Di farla alla sue leggi ubbidiente.
Dio gli ripresse il temerario ardire
Emando l'Angel suo tra quelle frotte,
Che centomila ne fece morire
E condanno lui di perpetua notte,
Alla sua mensa poi fece venire
L'horrendo mostro da l'infernal grotte:
Che gli rapisce e contamina i cibi
Ne lascia che ne gusti o ne delibi.
Et in desperation continua il messe
Uno, che gia glihavea prophetizato,
Che le sue mense non sariano oppresse
Da la rapina e da l'odore ingrato,
Quando venir per l'aria si vedesse:
Un cavallier sopra un cavallo alato,
Perche dunque impossibil parea questo
Privo d'ogni speranza vivea mesto.
Hor che con gran stupor vede la gente
Sopra ogni muro: e sopra ogn'altra torre:
Entrare il cavalliero, immantinente
E chi a narrarlo al Re di Nubia corre,
A cui la prophetia ritorna a mente:
Et obliando per letitia torre
La fedel verga, con le mani inante
Vien brancolando al cavallier volante.
Astolfo ne la piazza del castello
Con spatiose ruote in terra scese,
Poi che fu il Re condotto inanzi a quello
Inginochiossi, e le man giunte stese
E disse, angel di Dio Messia novello
S'io non merto perdono a tante offese,
Mira che proprio e a noi peccar sovente
A voi perdonar sempre a chi si pente.
Del mio error consapevole, non chieggio
Ne chiederti ardirei gli antiqui lumi,
Che tu lo possa far ben creder deggio:
Che sei de cari a Dio beati numi,
Ti basti il gran martir ch'io non ci veggio
Senza ch'ognihor la fame mi consumi,
Almen discaccia le fetide Harpie
Che non rapiscan le vivande mie.
E di marmore un tempio ti prometto
Edificar de l'alta Regia mia,
Che tutte d'oro habbia le porte, e'l tetto
E dentro e fuor di gemme ornato sia,
E dal tuo santo nome sara detto,
E del miracol tuo scolpito fia,
Cosi dicea quel Re, che nulla vede
Cercando in van baciare al Duca il piede.
Rispose Astolfo, ne l'Angel di Dio
Ne son Messia novel: ne dal ciel vegno,
Ma son mortale e peccatore anch'io
Di tanta gratia a me concessa indegno,
Io faro ogn'opra accio che'l mostro rio
Per morte o fuga io ti levi del regno:
S'io il fo, me non, ma Dio ne loda solo
Che per tuo aiuto qui mi drizzo il volo.
Fa questi voti a Dio debiti a lui
A lui le chiese edifica, e gli altari:
Cosi parlando, andavano ambidui
Verso il castello fra i baron preclari:
Il Re commanda a i servitori sui
Che subito il convito si prepari:
Sperando che non debba essergli tolta
La vivanda di mano a questa volta.
Dentro una ricca sala immantinente
Apparecchiossi il convito solenne,
Col Senapo s'assise solamente
Il Duca Astolfo, e la vivanda venne:
Ecco per l'aria lo stridor si sente
Percossa intorno da l'horribil penne:
Ecco venir l'Harpie brutte e nefande
Tratte dal cielo a odor de le vivande.
Erano sette in una schiera, e tutte
Volto di donne havean pallide e smorte,
Per lunga fame attenuate e asciutte
Horribili a veder piu che la morte,
L'alaccie grandi havean deformi e brutte:
Le man rapaci, e l'ugne incurve e torte:
Grande e fetido il ventre, e lunga coda
Come di serpe che s'aggira e snoda.
Si sentono venir per l'aria, e quasi
Si veggon tutte a un tempo in su la mensa,
Rapire i cibi e riversare i vasi
E molta feccia il ventre lor dispensa,
Tal che glie forza d'atturare i nasi
Che non si puo patir la puzza immensa,
Astolfo come l'ira lo sospinge
Contra gli ingordi augelli il ferro stringe.
Uno su'l collo un altro su la groppa
Percuote, e chi nel petto, e chi ne l'ala
Ma come fera in su'n sacco di stoppa
Poi langue il colpo e senza effetto cala,
E quei non vi lasciar piatto ne coppa
Che fosse intatta, ne sgombrar la sala
Prima che le rapine e il fiero pasto
Contaminato il tutto havesse e guasto.
Havuto havea quel Re ferma speranza
Nel Duca che l'Harpie gli discacciassi,
Et hor che nulla ove sperar gli avanza
Sospira e geme, e disperato stassi,
Viene al Duca del corno rimembranza
Che suole aitarlo ai perigliosi passi,
E conchiude tra se, che questa via
Per discacciare i mostri ottima sia.
E prima fa che'l Re con suoi baroni
Di calda cera l'orecchia si serra
Accio che tutti, come il corno suoni
Non habbiano a fuggir fuor de la terra,
Prende la briglia e salta su gli arcioni,
De l'Hippogrypho& il bel corno afferra
E con cenni allo Scalco poi commanda,
Che riponga la mensa e la vivanda.
E cosi in una loggia s'apparecchia
Con altra mensa altra vivanda nuova,
Ecco l'Harpie che fan l'usanza vecchia
Astolfo il corno subito ritrova,
Gli augelli che non han chiusa l'orecchia
Udito il suon, non puon stare alla prova
Ma vanno in fuga pieni di paura
Ne di cibo ne d'altro hanno piu cura.
Subito il Paladin dietro lor sprona
Volando esce il destrier fuor de la loggia
E col castel la gran citta abandona
E per l'aria, cacciando i mostri, poggia,
Astolfo il corno tuttavolta suona
Fuggon l'Harpie verso la Zona roggia,
Tanto che sono all'altissimo monte
Ove il Nilo ha: se in alcun luogo ha: fonte.
Quasi de la montagna alla radice
Entra sotterra una profonda grotta:
Che certissima porta esser si dice
Di ch'allo'nferno vuol scender talhotta,
Quivi s'e quella turba predatrice
Come in sicuro albergo, ricondotta,
E giu sin di Cocito in su la proda
Scesa, e piu la dove quel suon non oda.
All'infernal caliginosa buca
Ch'apre la strada a chi abandona il lume
Fini l'horribil suon l'inclyto Duca
E fe raccorre al suo destrier le piume:
Ma prima che piu inanzi io lo conduca
Per non mi dipartir dal mio costume,
Poi che da tutti i lati ho pieno il foglio
Finire il canto: e riposar mi voglio.