Canto XXXIII

By Giovanni Boccaccio

– La nobiltà del sangue altri a costei

domanda, come se veracemente

sì fatto don procedesse da lei.

Oh quanto a domandare stoltamente

si muovon questi, se l'operazioni

non seguono il disio della lor mente!

Colui che con perpetue ragioni

governa il mondo, come sol fattore

d'esse, crea nelle sue regioni

ogni anima che nasce, con amore

iguale; e quella si muove da Lui

vegnendo lieta al generato core.

Considerando dunque che Costui

sia solo e falle egual, conosceremo

così gentil costui come colui,

e però manifesto vederemo

che chi seguisse la diritta via

delle virtù, come da Lui avemo,

l'un come l'altro così gentil fia;

e chi da questa torce si può dire

non che villano ma una bestia sia.

A questi puo' tu dir che in disire

vien d'esser forse tenuti gentili,

e cercan ciò per lor vizii coprire.

Tieni or ben mente e vedi quanto vili

sien lor domande, ché, s'ella concede,

superbi tornan dov'erano umili:

onde da questo poi spesso procede

ched elli scoppian niente tornando,

per che, s'ella nol fa, vie men li lede.

Tratti ciascun, con virtute operando,

d'aver ta' lode, ché questa giammai

non gliel torrà la sua rota voltando.

E chi la vuole in altro modo guai

va dimandando, e 'l come gli è coperto;

e se ben guardi tu te n'avedrai.

Né ciò è lungamente lor sofferto,

ché degno guiderdon dalla giustizia

etterna è lor di ciò in brieve offerto.

Ed alcuni altri son che gran letizia

fanno, quando costei concede loro

lussuriando poter lor malizia

in operazion porre; e di costoro

è il numero grande, i qua' beati

tengonsi quanto più a tal lavoro

lusingando ne recano i malnati;

e se questo costei forse lor niega,

incontanente ver lei son turbati.

Se ella forse copiosa spiega

tal grazia a' domandanti, in aspra pena,

non conoscendolo essi, i tristi lega.

Vorrieno alcuni aver la borsa piena

per poter comandare: oh quanto senno

poco costor per via malvagia mena!

Or credono e' che minaccevol cenno

faccian le lor ricchezze: anzi il faranno

quelli a cui per guardarle subbietti enno.

Già puoi veder che gli uomin poco sanno,

ché per aver delle cose mondane

consumin sé con non utile affanno.

In brieve adunque queste cose vane

si consumano e passano, e dovreste

in ciò tututti aver le menti sane,

ognor veggendo ciò ch'avien di queste,

come partendo e tornando tal volta

le menti vostre fanno liete e meste.

Costei, di cui parliam, s'a voi rivolta

con tristo viso vi si mostra spesso,

(se ben hai tutta mia ragion raccolta,

ov'io ho quasi tutto quanto messo

il suo poter) vi dovria rallegrare,

e non porger dolor negandovi esso.

Nostro verace ed util ragionare

troppo si stenderia volendo intero,

ciò che dir si porria, d'essa parlare.

Di ciò ch'è detto basti, e con sincero

parere fa che il prendi, sì che forse

non tragghi error del mio lucido vero.

Ogni parer che 'l rimirar ti porse,

di là vedendo, caccia e quel disio

massimamente che di lor ti morse:

fiso mirando quello per che io

qua entro ti menai, fa che col viso

segui com'io col mio parlar m'invio.

Ogni mondan valor vedrai conquiso

in termine assai brieve: fa ch'ascolti

e che non sia dal tuo intender diviso

ciò ch'io dirò qui appresso di molti –.