Canto XXXIX

By Giovanni Boccaccio

Oh quanto bella tal fonte pariemi

e quanto da lodar, tal che giammai

di mirarla saziato non sariemi!

Com'io a basso al vaso riguardai,

dove l'acqua cadea ch'era gittata

da quelle tre, se bene immaginai

o vidi il vero, io vidi ch'adunata

era da parte quanta ne gittava

la bianca donna e là effigiata.

Onde uscia quella del vaso vi stava

un capo d'un leone, e ver levante

d'un picciol fiume il bel giardin rigava.

Tolto di quivi e fattomi più avante,

ciò che la donna vermiglia spandea

nel vaso vidi fare il simigliante.

Rimirando esso ancora vi vedea

una testa d'un toro, al mio parere,

del qual quell'acqua adunata scendea;

oltre ver mezzogiorno il suo sentiere

tenendo, mi parea che se ne andasse

ancor rigando il piacente verziere.

Poi mi parve ch'alquanto mi tirasse

inver la terza donna tutta nera,

che ridendo parea che lagrimasse.

Parevami che, poi ch'adunato era

suo lagrimar nel vaso, che scendesse

per una testa ancora che quivi era;

ove mirando, parve ch'io vedesse

che lupo fosse, e questa se ne gia

or qua or là, né parea che tenesse

en l'andar suo nulla diritta via:

ad aquilon talora e ver ponente

scendendo, non so dove si finia.

Ciò che dal leon cade pianamente

dico che corre, e sopra li suoi liti

d'erbe e di fior si vede ognor ridente.

Herba non v'ha, né frutti che smarriti

teman dell'autunno, ma tuttora

con frutti e frondi be' verdi e fioriti

ivi dimoran, né mai si scolora

prato, ma bel di variati fiori

la state e 'l verno sempre vi dimora.

A que''l ruscel, che al toro di fori

cade di bocca, similmente è bello

d'erbe e di fior di diversi colori;

rivestito di ciascuno albuscello

è 'l dolce lito, che porti verdura,

e similmente d'ogni gaio uccello.

Odesi alcuna volta en la pianura

le frondi risonar per dolce vento,

il qual si move da quell'aere pura.

Ogni pratel di quel lito è contento

di mutar condizione a tempo e loco,

secondo c'ha 'l vigore acceso e spento.

Rallegrasi ogni animale e gioco

vi fa, secondo che amor lo strigne

sotto la forza sua o molto o poco.

Ovunque la natura più dipigne

la terra di bellezza, è a rispetto

nulla di quello che quel fiume tigne.

Così veduto quel, con lo 'ntelletto

io corsi a quel che fuor del lupo usciva:

ov'io non vidi un albero soletto

o altra pianta, la qual verde o viva

vi sia, ma secca la pianura trista,

biancheggiar tutto con l'occhio scopriva.

Aveva ben del fiumicel la lista

tinta la terra d'un suo color perso,

che quasi lo schifava la mia vista.

Mossimi allora quindi, ed a traverso

presi il sentiero per lo bel giardino,

per gire al fiume del bel toro emerso.

E quella donna con cui il cammino

impresi prima, disse: – Se ti piace,

andian per questa via, ché più vicino

ne fia 'l sentier che ci merrà a pace.

Dove tu vai, come tu hai veduto,

e del bel transitorio e fallace;

del qual se tu ti se' bene aveduto,

come dicevi e come il tuo parlare

mostrava che avessi conosciuto,

a quel non guarderesti, ma andare

il lasceresti come cosa vana

e 'ntenderesti a sol me seguitare.

Trai dalla mente tua quel che insana

esser la fa, giovi quel ch'io ti dico,

e per quel falla che ritorni sana:

e non esser di te stesso nimico –.