Canzona de' notatori

By Auteur inconnu

Alamanni, maestri di notare,

siam giovani gagliardi

co' membri presti e tardi,

atti al propio nell'arte del menare.

Perch'al paese nostro è gran pantani

freddi, umidi e fecciosi,

che, per lo stare ascosi,

l'arte mal si può fare:

qua venimmo abitare,

e fiorentin siam or, non tramontani.

Chi 'mparar vuol quest'arte alla sicura,

nudo star gli conviene;

e colle membra bene

s'accordi or forte, or piano:

e benché noi insegniàno,

bisogna poi lo spinga la natura.

Chi monta sopra noi, par che ne goda

più che di zucca o trave:

perché molto suave

è 'l nostro sostenere,

e chi teme di bere,

lo mandiam colle pinte in su la proda.

Alli vecchi infingardi e senza forza

quest'arte è dura e strana:

a noi facile e piana

di farla a tutte l'ore;

e per questo ogni ardore

con gran piacer di noi subito ammorza.

Èraci alcun di noi ch'avea costume

notare in su le rene:

ma poi, compreso bene

il pericol da stolti

e quanti n'ha sepolti,

non usiam piú tal modo in questo fiume.

Questi nóvizi non posson nel fondo

ancor sicuri entrare

e per non affogare

portan la zucca in collo,

schizzando alcun rampollo

l'un l'altro, ch'è 'l piú bel piacer del mondo.

Quando torbido vien questo vostro Arno

pe' tempi e piove strane,

allor con piedi e mane

e col buon naturale

usiam destrezza tale

ch'a riva usciam puliti e non indarno.

De' gemitìi solo abbiam spavento,

che son fra massi e legni,

perché molti disegni

ci han guasti e trito l'ossa:

talché 'ngegno né possa

non può giovare al freddo colamento.

A molte ninfe ed a Diana piacque

il bagno singulare:

ed a voi, donne rare,

sarà somma dolcezza,

se 'n vostra giovinezza

vi verrete a bagnar nelle fresch'acque.