Canzone 14
Si quello ardor pungente
Di credula speranza
Non desse nutrimento al desiderio,
Forse quest'alma ardente,
Nel viver, che gli avanza,
Soggetta non sarebbe al duro imperio.
O aura, o refrigerio
Del vivo incendio mio,
Non fingo, egli è pur vero!,
Ch'anchor vederti spero;
Ma questo suol venir dal gran desio:
Che 'l miser sempre suole
Creder ciò, che più vole.
Anzi ciò, che desia,
Mai più veder non crede:
Quest'è più natural de l'infelice.
Par che più prona sia
Nel magior mal la fede;
Ché sperar meglio al misero non lice.
Queste due gran nemice,
- Ferma speranza et tema, -
Il cor di danno in danno
Diviso et tratto m'hanno;
Et ricondotto a doglia tanto extrema,
Che, volendo parlare,
Mi conven lagrimare.
Ai, versi più soavi!,
Che 'n la passata etate
Vi doleste del mio dolce martìre;
Accenti longhi et gravi,
Perché m'abbandonate?
Onde 'l mio duolo è grave di soffrire,
Ma più di proferire.
Ai, gemito mortale!,
Ai, lagrime!, voi siete,
Che 'l verso interrompete.
Lasso!, no' 'l posso dir, ché 'l picciol male
Insegna di dolere,
Il grande di tacere.
Hor, lasso!, io ben conosco,
Che ho di morir paüra,
Poiché non so dar fine a l'aspra sorte:
Se non può febre, il tosco,
O d'herbe altra mixtura,
Devrìa cacciar quest'alma invitta et forte.
In ogni parte è morte:
Ogniun può morir, quando
Gli piace, pur che voglia
Et ose uscir di doglia.
Ma qual dolor saria, che, ritornando
Il mio fido conforto,
Mi ritrovasse morto!
Colui, che meglio spera,
Il viver non disprezza;
Ma foco al foco giunge l'impia speme;
Et quando par più vera,
Di più grave durezza
È l'ardente martìr, che 'l cor mi preme.
Chi no' spera, non teme.
Misero me!, per darme
L'affetto del timore,
Mi die' speranza Amore.
Queste son del crudel l'horribili arme;
Ché pigro, inerme, imbelle
Diventa senza quelle.
Poi de li soli ardenti
La terra e 'l popol tutto,
Il bosco, il campo, e 'l sitïente prato,
Gli agricoltori, intenti
Al desïato frutto,
Godon tutti d'autunno il lieto stato:
A me disconsolato
Ogni hora, ogni momento
M'è di dolor cagione,
Ma più questa stagione,
Che ne portò il mio ben col freddo vento.
Sempre mi sarai duro,
Ai, negro tempo, oscuro!
Canzon, nata d'infermo, inferma et manca,
Tu vedi il tuo difetto:
Rimanti in questo letto.