Canzone 15
Crudele Autunno et vario,
Ch'agli altri dolci frutti
Da tuoi begli horti dài con volto allegro;
A me tanto adversario
Sei, che d'acerbi lutti
Fai parte, et d'aere freddo, ombroso et negro.
Tanto, che l'animo egro,
Per la contagïone
Del duol, ch'ognihor rimembra,
A le meschine membra
D'incurabili morbi è già cagione.
Et hor più, che 'n tal die
Partio 'l mio ben con le speranze mie.
Quest'è 'l giorno postremo
Del primo flebile anno,
Nel qual tanto perdei, che più non posso.
Hoggi il mio male extremo
Rinova tanto affanno,
Che più, che non solìa, mi son commosso.
In qualche oscuro fosso,
O grotta atra et funesta
Vuo' rinovare il pianto.
Venga 'l funebre manto,
E spargasi di cenere la testa.
Ai, infelice giorno!,
Sempre mi serà duro il tuo ritorno.
Decimo dì del mese,
Che la notte vittrice
Fa, poi de l'equinottio, anzi l'inverno:
Qual segno allhor t'accese,
Per me tanto infelice,
Che vivace mi fa nel pianto eterno?
Hor, lasso!, io ben discerno,
Che natural destino
Non mi fece soffrire
Tal duol, senza morire;
Ma fu potentia del voler divino:
Ché d'una tal partita
Io ne son vivo: sol se questa è vita!
Amor, tu vuoi ch'io creda,
Che 'l ciel fa movimento
Per memoria del pianto et morte mia.
Io 'l credo, et par che 'l veda:
Che 'n quella hora et momento,
Che parte il sol, la Luna si partia.
Sorte maligna et ria,
Che due volte in occaso
Hai voluto eclipsare
Le due luci più chiare;
Ond'io de l'una son cieco rimaso:
Cosa inaudita et nova,
Che per dolore humano il ciel si mova!
Ecco, che, per dolore
Di miei tormenti amari,
Quel, che col corso suo rivolge gli anni,
Col volto pien di horrore,
Ne mostra segni chiari
D'arme, di varie morti et varii danni.
Tanti passati affanni,
Tante doglie presenti
Da la mia mente oscura
Han tolta ogni paüra
Di fatali, celesti movimenti.
Togliestimi la Luna,
Homai che puo' tu farmi, impia fortuna?
Se 'l gemito a 'l singulto non troncasse
Li versi et le parole,
Tu potresti, Canzon, pianger col sole.