CANZONE DI CHARITEO

By Benedetto Gareth

Candidi spirti, in ciel sempre fulgenti,

Che proferete in dolce assiduo canto

La gloria di quel Re, ch'eterno vive;

Celebrate hor il dì del Genio santo

Con sì sonori, chiari et alti accenti,

Che 'l suon si senta da le voci vive.

Et voi, sacre, pudiche, inclyte dive,

Vergini, che le menti haveti piene

Del liquor d'Hyppocrene,

Poi che sol questi son vostri lavori,

Movete un canto, eguale

Al parto virginale;

Mostrandomi lo stil de gli alti versi,

S'io mai fumanti odori,

Con man pietose, a' vostri altari offersi.

Nel ciel sia gloria al primo auttor del mondo,

E 'n terra ai buon la pace desïata,

Hor che 'l celeste honore in terra siede.

Hoggi la verità di terra è nata;

Et di giustitia il sol dal ciel profondo,

Qual dal thalamo suo sposo procede.

La terra sacra il bel frutto ne diede,

Rigato dal divino, almo liquore;

La terra il Salvatore

Ha germinato, empiendo di dolcezza

Et di salute il gusto.

Piovon le nubi il giusto:

Piove da l'auree stelle hor tal vertute,

Che l'antiqua vecchiezza

Fa transformare in nova gioventute.

O notte, chiara più che 'l dì sereno,

Quando più d'ogni nebbia è scarco il cielo;

Notte, in cui lo splendor vivo reluce,

Tu ne demostri sotto humano velo,

Nel casto, intatto, humìl, virgineo seno,

Quel sole, onde 'l sol prende la sua luce.

Venuto è de li duci il sommo duce,

D'Imperatori Imperator supremo,

Il Re primo et postremo,

Del sceptro di Iudea principio et fine.

Voi, dunque, o valli et monti,

Voi, selve, fiumi et fonti,

A dio rendete laude in sempiterno;

Cantate, onde marine,

Il domitor di quel superbo inferno.

Eterna vive, o patria alma de dio,

Bethlèm, più ch'altra celebre et felice,

De la gloria del ciel sacrato hostello;

In te di quella antiqua, alta radice

Del gran Iesse la verga e 'l fiore uscìo,

Sovra 'l qual riposòsi il santo augello.

L'insigne insegna in te del bianco agnello,

Che li peccati human dal mondo tolle,

Mostrar prima si volle,

Significando il suo stato perenne

Con lettre fiammeggianti:

Signor di dominanti,

Re di regi, terribil, grande et forte;

Che dal suo Regno venne,

Per liberare i suoi d'eterna morte.

Lieto inverno, genial, ch'a dolci giochi

Inviti i stanchi in la magion tranquilla,

Mentre ch'ogni nocchier porto desia,

L'agricoltor ne la secura villa,

Tra rustici compagni intorno a i fochi,

Gli affanni e i pensier suoi godendo oblia.

Tu, felice stagion, del ver Messia

Fusti natal, ne la beata terra,

Quand'era l'impia guerra

Chiusa di dentro a la pregion inferna;

Et per tutto fioriva

La biancheggiante oliva.

Apparve allhor, dio vero in huom verace,

La maiestade eterna:

Segno tra l'huomo et dio di vera pace.

Exulte dunque ogniun, pien di letitia,

Poi che di pace è pieno ogni elemento,

Et l'infelice guerra è già sbandita.

Fugga dolor, temor; fugga spavento;

Ché non dée ritrovar luogo mestitia,

Né morte, ov'è natal d'eterna vita.

Il cielo i peccatori a venia invita,

Et chiama le preclare et nitide alme

A le sperate palme.

Ponete homai, superbi, il volto infiato,

Mirate in luogo humìle,

In un presepe vile,

D'huomini et dei la potestade altera!:

Ché l'huom superbo, ingrato

Non mostra haver da dio sembianza vera.

Et voi, che d'humiltà l'animo adorno

Haveti, e 'l volto affabile et benegno,

Simile a cui vi die' la sua figura;

Alzate gli occhi al vostro proprio ragno;

Honorate il felice et fausto giorno,

Che fugò la tartarea notte, oscura.

Et tu, per cui bontà vive secura,

Principe invitto, saggio, armipotente,

Mentre pietosamente

Levi la fronte al ciel, gode, vedendo

Che gli Angeli beati

Secondano i tuoi fati,

Oprando in tua vertù gratia divina:

Ché sol vive godendo

Vertute, e 'l cielo è di vertù rapina.

Porta chiusa, per cui Dio solo, intrando,

Passò, qual per crystallo sol radiante;

Serrata et dopo et ante,

A l'intrare, a l'uscir; per quella gloria,

Ch'havesti, essendo madre,

Priega il tuo figlio et padre,

Ch'io sempre in gratia sua possa optenere

Di me stesso vittoria,

Quando pugna ragion contra 'l volere.