CANZONE NONA.

By Luigi Alamanni

Vorrei tacer, Amore,

Gli affanni e i dolor miei

Per non turbar il bel viso sereno;

E perché quel c'ho in core

Con lingua non potrei

Né con la penna mai ritrar appieno,

Com'io lo dica o scriva

Pensando a quelle sole

Dolci estreme parole,

Cagion che in tali pene ardendo io viva,

A quella bianca mano

Che la mia strinse, ond'or la piango invano.

Non è sì alpestra fera

Che udendo il mio gran pianto

Non cangi in pia la sua orgogliosa mente.

Quanto, da quel ch'io era,

Mutato sono! ahi quanto

Era il mio meglio in quel punto dolente

Morir sì dolcemente!

Moriva riguardando

Negli occhi e nel bel volto

Ch'ora a dolor mi volto,

Sempre il tuo nome e il mio destin chiamando.

Lasso! più non ho io

Altro che un dolce di morir desio.

Gli amorosetti augelli

Di questo inculto loco

Al tristo suon degli aspri miei lamenti

Non più leggiadri e belli,

Cantan lor dolce foco

Ma con pietose voci e mesti accenti

Piangon li miei tormenti,

E la mia afflitta vita,

Che non fu mai né fia

Ugual pena alla mia

Qualor ripenso all'empia dipartita:

Ma il ciel più sordo fassi,

Ch'io più non piango, e torno a questi sassi.

Dunque per aspro colle

E in questi folti boschi

Mi chiudon l'alta via del paradiso.

O desir vano e folle,

O pensier ciechi e foschi,

U' mi guidaste voi senza il bel viso?

Ov'è quel vago riso

Che acqueta il mio martìre?

E quelle chiome d'oro

Per cui mi sento ad or ad or morire?

Stolti, non v'accorgete

Che innanzi agli occhi mille morti avete?

Almo terren felice,

Le chiare piante tocchi,

E godi quel che il ciel m'adombra e toglie.

Deh perché a me non lice

Contemplar que' begli occhi,

E saziar le mie accese oneste voglie?

Perché l'alte mie doglie

Non ponno trasformarsi

Nel primo dolce stato?

Ahi doloroso fato!

O cielo! o stelle! o miei disegni scarsi

Qual dì mercè vi giunga?

Ch'io più non posso in questa guerra lunga.

O poverella mia tra' boschi nata!

Se il ciel pietà non volve,

Presto mi rivedrai ridotto in polve.