CANZONE OTTAVA.

By Luigi Alamanni

Occhi vaghi lucenti

Che mi stringeste il nodo

Del qual mai per fuggir non mossi il piede,

E quei vaghi e pungenti

Raggi temprate in modo

Che mi fate sprezzar quanto il Sol vede,

A portar ferma fede

Ch'avea smarrita d'ogni onor la strada,

Quanto per voi m'aggrada

Aver del viver mio cangiato stile!

Che a dir il vero, io era

Quasi un'alpestre fera

Ad altrui grave, a me noiosa e vile.

Or veggio, e mi diletta,

Che senza voi non è cosa perfetta.

Ché avea l'alma gravata

D'una nebbia d'errore

Sì ch'io non potea mai giunger al vero,

Poi che da voi piagata

Fece loco ad amore

Che dolce in lei creò di voi pensiero,

Del mio stato primiero

Vergognando mi dolsi, e sonmi accorto

Che vivendo ero morto.

Perché come il gradito aer cortese

Saggio animal dispoglia

Dall'antica sua spoglia,

Così poi che nel cor raggio discese

Del bel lume soave,

Sgombrò da me l'incarco ond'era grave.

Allor conobbi espresso

Onde si trae la guerra

Che dal ciel ne disgiunge e da virtute,

E che si brama spesso

Quel che il passo ci serra

Al sentier d'onestate e di salute.

Ond'io perché si mute

Stato nel cor, e chi dentro governa

Sempre il ver non discerna,

Dal mio saldo voler già non mi muovo;

Ché da voi, oneste luci,

Fide al mio viver duci,

Muove un piacer pur al membrar sì nuovo,

Che di lui più m'accendo

Quanto più nel pensar di voi m'estendo.

E se il grave mio velo

Il conoscer più avante

Del vostro aer gentil non mi vietasse,

Né Amor, credo, né il cielo

Fôra di grazie tante

Mai sì cortese a chi nel mondo entrasse,

E di par non andasse

Col suo bel stato l'alta mia ventura.

Ma la luce ch'oscura

E men degna d'onor fa parer quale

Fra noi prima si tiene,

Mia virtù non sostiene

Perché voi santa, ed io cosa mortale.

Pur quel poco ch'io veggio

Sì contenta il desio ch'io più non chieggio

Perch'io non abbi un'intera allegrezza,

Interrompe il timor tanta mia gioia.

Ma se il mio cor non sdegna

Vostra nobile altezza,

Né se oscura fortuna unqua la noia,

Forse innanzi ch'io muoia

Vedrò ancor voi dolce pietate aprire,

La qual mi porga ardire

A pregar sol poi che il desir mi sprona,

Che non abbiate a schivo

Se di voi parlo o scrivo

Per quel che dentro Amor meco ragiona,

Che mi diletta e piace;

Con l'altro non poss'io aver mai pace.

Gir potrei lieto, e tu, o Canzon, più adorna,

S'a' begli occhi pietate

Crescesse, come ognor cresce beltate.