CANZONE PRIMA

By Benedetto Gareth

Sol, chiaro hor più che mai, pien di letitia

Lustra il mondo, hor che fu con tanta gloria

Del ben divino humanitade ornata;

Hor che del dì natale annua memoria

Si fa di quella Dea di pudicitia,

Che pria, che 'l secol fusse, era creäta:

Quell'alma immaculata,

A cui disse il signor, che 'l ciel governa:

– Tu sola mi piacesti senza exemplo,

Sposa eletta per me, vergine eterna!; –

Nel cui syncero corpo, intatto et mundo,

Fu già fundato il templo,

Et la magion del redemptor del mundo.

Quest'è 'l giorno solenne et venerando,

Nel qual refulse quel lucente albòre,

Che 'l sol d'ardore et di splendor vencea;

Ecco de l'alto Libano il candore,

Che, dal solo deserto al ciel volando,

Quasi fumo odorifero ascendea.

Non può la carne rea

Lodarla, che non è terrena impresa;

Ché, se color, che son translati in divi,

Con lingua, di celeste fiamma accesa,

Non disser loda, al suo valore eguale,

Quando fur qui tra' vivi;

Che poss'io far, che son verme sì frale?

Se 'l peccator non giunge al bel desio

Di ciò, che guidardon hebber li giusti,

Che 'l miser degno fia de venia, spera;

Madre di cui tu generata fusti,

Non dio senza huom, non huomo senza Idio,

Ma dio con huom, ciascun d'essentia vera;

Vergine sempre intera,

Perdona a tanto ardir, che solo aspira

A dimostrarti il cor, che fede accende.

Non si può dir ciò, che la mente admira:

Ché, per esser in lei divina parte,

Il ver vede et intende,

Ma la lingua mortal non ha tant'arte.

Lieto Autunno, soäve, allegro et mite,

Di varii frutti gravido et fecondo,

Più ch'altro tempo mai sereno et chiaro,

Discarcando quel grave et dolce pondo

De la verde, gentil, pampinea vite,

Beästi quei, che bever meritaro

Del calice preclaro,

Inebrïando di letitia santa

Ogni animo fidel, che 'l vero intese.

O glorïosa, incomparabil pianta,

Felice il luogo, et la stagion felice,

Felice il giorno e 'l mese,

Che 'n luce venne il fior di tal radice!

L'horto concluso in arduo sepimento,

Ove vestigio human mai non apparse,

Sol pervio a i rai del sempiterno sposo,

Li suoi purpurei et aurei pomi sparse

Al mondo, quasi fior soävi al vento,

Et quasi un giglio in prato aspro, spinoso.

Quest'è quel fonte ascoso,

Per man de l'alta Trinità signato,

Che mandò le salùbri acque, profonde;

Talché natura al fiume desïato

L'ardente sete extinse, et restò satia,

Vedendo sovra l'onde

Volar l'augel de dio, piovendo gratia.

Sacro Rubo, incombusto,

Che vide in terra santa il gran Levita,

Priega quel, che per tutto il braccio spande,

Che 'n morte mi conceda eterna vita,

Et, mentre son qua giù, tranquilla mente.

Se 'l desiderio è grande,

È pur minor, che 'l tuo podere ingente!