CANZONE PRIMA.
O sola del mio cor vera beatrice,
Venuta a partir meco i duri affanni
Ch'io sostengo nel mondo, ove mi fate
Della vostra presenza esser felice,
Ed obliar tutt'i passati danni:
Son pur questi i begli occhi, in cui mostrate
Quanto la nostra etate
Ha fra noi di leggiadro e di gentile.
Veggio certo quel viso almo e sereno
Che d'altezza il cor pieno
M'ha in breve fatto a sé tanto simile,
Che ciò ch'ei sdegna ho per malvagio e vile.
Ma troppo è verso me tanto d'onore
Che a voi cosa del ciel punto non grave
Di star in luogo sì dispetto e strano.
Vostra pietà fu prima a tormi il core,
A farlo col parlar dolce e soave
Dalli studi del vulgo esser lontano;
Onde alcun basso e vano
Pensiero innanzi a lui punto non dura.
Poi con atto d'amor leggiadro e santo,
Tolto dagli occhi il pianto,
M'avete spesso incontro ogni sventura
Renduta a contrastar l'alma secura.
Or veggendo allo estremo il duro passo
Ove il protervo mondo e la fortuna
M'avea giunto, e mancata esser la speme,
Me per soverchio duol di viver lasso
Con quel valor, che glorïosa ed una
Vi mostra in terra sì ch'altri ne geme,
Presta e pietosa insieme
Siete stata al mio scampo, i sdegni e l'ire
Che mi tenean d'ogni allegrezza in bando,
In tal modo acquetando
Che fier destin più non m'addoglia o gira:
Tale amor forza da' bei lumi spira.
E non contenta d'aver posto fine
Alli miei guai con più tranquilla vita,
Volto il mio fosco in più quïeto stato,
Per quai virtuti al ciel l'uom s'avvicina
Mi mostrate, e qual è breve salita
Al vero onor, perché da me sprezzato
Sia il ben mondan, cercato
Sempre dal più di noi cupidamente.
Poi d'arte m'afforzate e di consigli
Incontra alli perigli,
Temendo non la cieca e instabil mente
Si rivolga al piacer falso presente.
Dal terso, puro e prezïoso argento
Che nella vostra man luce dall'auro,
Nèttare io beo, ch'ogni futura doglia
Non men disperde che la nebbia il vento,
Ed è d'ogni mio danno ampio restauro.
Il sacro mirto onde non muove foglia
La stagion che dispoglia
D'onor le selve, io pregherò che stanco
Mai non si veggia di far ombra al viso
Fatto nel paradiso,
E che tanto appressar vi voglia almanco,
Che vi s'appoggi il delicato fianco.
Deh qual error sì forte mi disvia
Ch'io stia a parlar come a persona viva,
A un morto segno, e in ciò diletto prenda!
Ma grato anco l'error par che mi sia
E in odio ho il ver che di tal ben mi priva;
E però voglio dir che ognun m'intenda,
Acciò che onor si renda
Là dove leggiadria s'ama ed apprezza.
Se della donna mia l'immagin sola
Tutti i sensi m'invola,
E porge all'alma singolar dolcezza,
Or ch'è dunque a veder tanta bellezza?