CANZONE QUINTA.

By Luigi Alamanni

Se per opra d'inchiostro o vergar carte

Osassi mai il mio focoso ardore,

E il desiderio poter farvi aperto,

Mi sforzerei con ogni industria ed arte

Scoprir di quanta fiamma arde il mio core,

Quanto mal soffre, e finor ha sofferto.

Ma perché ingegno esperto

Né mio né altrui può palesar l'accesa

Mente e 'l foco che m'arde dentro al seno,

Di contemplarlo appieno

Tacendo a voi lascerò l'alta impresa.

Che ben di poca fiamma ha il core oppresso

Chi può tutto il suo ardor mostrar espresso.

Da pietra tale escon le mie faville,

Che non è maraviglia se di forza

L'aspra mia fiamma ogn'altro foco eccede.

Da sì begli occhi escono a mille a mille

Gli acuti strali con che amor mi sforza,

E di mortal ferite il cor mi fiede.

Che pura e intera fede

Presterà, credo, alle dogliose rime

Chiunque donde la mia pena nasca,

E qual donna si pasca

Del mio martir, saprà, né fa che estime

Altrimenti l'ardor che in me s'asconde

Inestinguibil per vento e per onde.

Da disio nasce il mio amoroso foco,

Disio che ad altri non fia mai secondo

Quanti son stati o di già mai saranno.

Dunque ben giustamente a poco a poco

Miser mi vo struggendo, e se giocondo

Talor mi mostro, le speranze danno

Al mio gravoso affanno

Sovente tregua, qual poi che cadute

Dopo non lungo spazio sono a terra,

Novo dolor m'afferra,

Né a contrastar mi val forza o virtute;

Né riaver si può l'alma già stanca,

Ché l'ardor cresce, e la speranza manca.

È l'ardor dunque al desiderio eguale

È pari il desiderio all'amor mio,

Talmente insieme l'un l'altro s'appiglia.

Or se del mio bel Sol la beltà è tale

Che in lui beltade ha il suo nido natio,

Né lo pareggia altrui né lo somiglia,

Non fia gran maraviglia

Se l'amor mio ch'indi il vigor apprende,

Principio avendo da sì bello oggetto,

D'ogn'altro è più perfetto;

E come più che in altri si comprende

Madonna, in voi valor, senno e bellezza,

Così cede al mio male ogn'altra asprezza.

L'ardor, la fiamma, i miei martir, lo strazio,

Benché sì grande sia che col pensiero

Seguir non pensi non che in versi dire,

Pur di mia bona sorte il ciel ringrazio,

Né 'l stato mio con regno e con impero

Cangiar intendo, e prezzo il mio servire

Il piacer di languire;

E prendo la mia antiqua libertade,

Già tanto cara, a sdegno, e tengo a vile.

Né mi reputo umile

Ma lieto e altier per seguir tal beltade,

Né potrò amando esser se non felice,

Ardendo di una vera Beatrice.

Canzon, s'alla mia donna

Il destin tuo felice ti portasse,

Poiché le fiamme mie scoprir non sai,

Umile le dirai,

Che se cogli occhi il cor dentro mirasse

Legato dalle crespe aurate chiome

Dentro scritto vedrìa lo suo bel nome.