CANZONE SECONDA

By Benedetto Gareth

Voi, degne per pietà del ben perenne,

Sante anime, che vostre excelse menti

Ultra le stelle haveti, et gli occhi intenti;

Voi celebrate meco il dì solenne.

Voi con vostre veloci, altiere penne,

Sciolte d'ogni terreno et greve pondo,

Levate al ciel profondo

Il mio intelletto, da sé stesso humìle:

Ch'io cante in alto stile,

Come, volgendo, il ciel ne rende il giorno,

Che fe' il legnaggio human di gloria adorno.

Et tu, nova et antiqua archa di fede,

Nido del Pellican, che, alzando il volo

Sopra penne di venti, intrò nel polo,

Et sopra i cherubin perpetuo sede;

Tu, che gli Angeli primi hai sotto 'l pede,

Vergen, tra tante verghe una fiorita,

Che diesti a nostra vita

Pace eterna, chiudendo l'impie vie

A le prave heresie;

Regina in terra, in ciel suprema Diva,

Mostrami il tuo valor, per ch'io 'l descriva.

O giorno, in cui fulgór novo risplende;

Sempre il ritorno tuo mi serà caro,

Ché 'l tuo lume ne die' lume sì chiaro,

Che gli Angelichi lumi in ciel transcende.

Sol l'intellettual luce comprende,

Qual sia la luce viva del tuo lume,

Giunta al paterno nume,

Come sacro, immortal, templo celeste;

Ne la corporea veste

Conforme, unita, eguale al verbo eterno,

Accesa de l'ardente Amor superno.

Santo concepto, intatto puërperio,

Miracol!, – non in ciel, dove si suole

In un momento far ciò, che si vuole,

Ché d'humana ragion v'è sciolto imperio; –

Stolto colui, che 'n tant'alto mysterio

Cagion vuol ritrovar: ben mi par empio

Chi va cercando exempio

In cosa, che non fu, non è, né fia.

Sol testimon ti sia

La summità del gran poder divino,

Che 'l pan converte in carne, in sangue il vino.

Et, s'huom di ciò ragion dar si confida,

Di me non l'aspettate, anime sante,

Ch'io seguo di pietà le sacre piante,

Dove, (mercé del ciel!,) fede mi guida.

Ma tu, de l'huomo et dio ministra fida,

Madre, figlia, consorte, humana et dea,

Ch'or vedi in l'alta Idea,

Sì come in chiaro specchio, il ver perfetto,

Perdona a l'intelletto,

Che non è chiuso in transparente vetro,

Ma giace in carcer denso, oscuro et tetro.

Ché ciò, che mai non hebbe in sé natura,

Né suol venire in la comune usanza,

In mente humana mai non prese stanza,

Et sua ragione in sé più resta oscura;

L'angelica, sottil, sustantia pura

L'intende e admira in atti et in favella.

Chi è costei, più bella,

Più lucida che luna et più perfetta?

Sì come il sole eletta

A darne un più bel sol: sol di giustitia,

Novo al mondo splendor, nova letitia.

Di te, vergine sempre intatta et alma,

Di poi di quel signor, che 'l mondo move,

Nei mortali di te tal gratia piove,

Che per te vita et gloria spera l'alma.

Ché quella immaculata, humana salma,

Che del tuo sangue puro il redemptore

Prese per l'alto Amore,

È cibo et poto a l'huom veracemente,

Antidoto presente,

Morte del serpentino, atro veneno,

Vita de l'universo orbe terreno.

Concepta senza labe,

Assumpta con l'human, candido velo,

Priega il rettor del cielo,

Mi faccia forte in questa horribil guerra,

Et subietto a lui solo io viva in terra.