CANZONE SECONDA.
Benché tornar non veggia
Il bel viso sereno
In cui prima imparai che cosa è onore,
Mai non sarà ch'io cheggia
Di sentir un di meno
De' leggiadri pensier ch'adorno in core
Ove si vede amore
Lo qual spesso ringrazio
Che d'ogni impresa vile
E d'ogni atto servile
M'abbia ritratto in così breve spazio.
O me sempre beato,
Se dir potessi altrui qual è il mio stato!
Perché il piacer ch'io provo
Spesse volte a fermarme
Innanzi a voi sol coi pensieri è tale,
Che sventura non trovo
La qual voglia apprestarme,
Né mi par d'esser più cosa mortale.
Dunque mia gioia quale
Era allor che d'appresso
Dolce foco m'ardea,
E i begli occhi vedea
Ove, quanto Amor può, si legge espresso,
E sentia dir parole
Da trar del mondo il fiel ond'ei si duole.
E se non che imperfetta
Rimaner mia dolcezza
Fa che a rendervi onor corsi sì tardo,
Quello che altrui diletta
Nulla fôra all'altezza
Del piacer ch'io prendea dal vostro sguardo,
Che più presto che pardo
Con l'usata pietade
Mosse a farmi sapere
Che a volervi piacere
Di virtù fossi amico e d'onestade,
E credessi esser morta
Donna che i bei desir non ha per scorta.
Da indi in qua conosco
Che non è d'onor degna
Bellezza che onestà molto non pregi.
Però stassi il cor vosco,
Ove è ben chi gli insegna
Di ciascuna virtù giunger ai pregi.
I luoghi almi ed egregi,
De' quai raro ne vidi,
Talor va ricercando
Strettamente pregando
Di ritrovarmi in sì soavi nidi,
Caldo ancor di quel lume
Che a volar verso il ciel mi diede piume.
Onde se più l'inganni
Non mi tengon del mondo,
Vostro e non mio saprò chi mi difende
E chi antivede i danni
Da cui posto è in profondo
Il divin raggio che nell'alma splende,
La virtù che m'incende
Di sì lunge a ben fare;
Perché vostra partita
Non pur d'amara vita
Cagion, ma di morir mi voglia dare.
Già però nol consente
L'anima che ad ognor vi sta presente.
Canzon, io prego sol che non ti stanchi
Di gridar, che non sia
Bella donna e gentil quanto la mia.