CANZONE SESTA
Musa, per cui de l'huom vive la gloria,
Descendi, Clïo, dai cerulei templi,
Per celebrare il venerando giorno,
Che 'l seme de vertù sparse per terra;
Onde l'ambrosia uscìo, salùbre et dolce
Vivanda de le mense alte del cielo.
Hoggi nel sommo de l'empireo cielo,
Ove non manca mai diletto et gloria,
Si canta un hymno sì sonoro et dolce,
Che dai celesti glorïosi templi
Rimbomba insino al centro de la terra,
Et fa più chiaro il sol, più lieto il giorno.
Salve, o faüsto et fortunato giorno,
Natal de la Regina alma del cielo,
Per cui la verità nacque di terra.
O luminoso dì, degno di gloria;
Restisi il sol nei meridiani templi,
De la vita eternando il lume dolce.
Vergine, humana et pia, soäve et dolce,
Lucido sol del nostro eterno giorno,
Che spargi i rai per li divini templi,
Per te virtute è consecrata in cielo,
Per te son vive et senton vera gloria
L'alme, che pregian poco l'impia terra.
Quanti amari martìr soffriro in terra,
Per acquistar la vita eterna et dolce,
L'anime piene d'infinita gloria;
Son nulla ad quei, che ne l'oscuro giorno
Tu supportasti, quando il Re del cielo
Divise il velo del magior di templi.
Et quanta gloria nei siderei templi
Senton gli Angeli e i divi nati in terra,
È men che poca a quella, che nel cielo
Ti diede il tuo figliol amato et dolce;
Ov'è quell'immortal, continuo giorno,
Ove senz'alcun fin vive la gloria.
Per te è più gloria nei celesti templi,
Per te 'l giorno non pate ombra de terra,
Per te più dolce è 'l bel lume del cielo.