CANZONE SETTIMA.

By Luigi Alamanni

Da poi che il mio terreno

Vie più ch'ogn'altro asciutto

Amor della sua grazia incende e bagna,

Forza è che del sereno

Sembiante e di quel tutto

Che in voi risplende n'empia ogni campagna,

Sì che il piacer che stagna

Dentro gran tempo accolto,

Come al desire aggrada,

Risuoni ogni contrada,

Ma più di voi, che il cor m'avete tolto

Sovra gli altri concenti

Dolci beati accenti.

Dico che una sol voce,

Uno interrotto spirto

Fu in me, vostra mercede, ésca maggiore,

Né a soggiogar veloce

Fu tanto il vago ed irto

Crine, né de' begli occhi il santo ardore

Il mio debile core,

Quanto il parlar soave

E l'amorose note

Onde Amor mi percote

L'alma sì dolcemente, che non ave

Dardi di più dolcezza

Che ugualmente non sprezza.

Qual miracolo è quando

Pur un poco dappresso

Movete a salutarmi il grato ciglio!

Ogni tristezza in bando

Ponete, e così espresso

Portate alle mie voglie alto consiglio,

Al cui senno mi appiglio,

Siccome il disio fôra.

Da me viene il difetto

E non dal vostro obbietto,

Che sol della memoria m'innamora,

E in mezzo al cor m'adduce

La via che al ciel conduce.

E se fra' bei rubini

Avorio schietto e puro

Talor si scopre, mentre d'onestate

Detti chiari e divini

Formate, orrido e scuro

È in tutto chi da tanta alma beltate

Non prende qualitate,

E parte non vi assembra.

Così forbite eguali

Mai perle orïentali

Ornaro grazïose e rare membra

Di vezzosa fanciulla,

Che non foss'ombra o nulla?

Qual di vago donzello

In sul fiorir degli anni

Mutasi in dolce sì la voce prima,

Che con dir terso e bello

I più gravosi affanni

Rivolge in gioia da chi ben l'estima,

È tal perché si esprima

Il parlar dolce accorto

Altamente nell'alma

Che di sì dolce salma

M'ingombri il cor, che ferma fede io porto

Che a por qui questo velo

Quasi mi sforza il cielo.

Chi disia di sapere

Del celeste parlare

Ch'è del ben di lassù forma novella,

Pruovi questo piacere,

E venga ad ascoltare

Riverente di voi, dolce mia stella,

L'accorta umil favella.

So ben che dirà poi,

Da sé stesso diviso:

È ver che in paradiso

Si tace sempre, o che pur, come voi

Con riverenza molta,

Vi si parla ed ascolta.

Canzon, tu puoi affermare in ciascun loco,

Che tutto il mio gioire

Ho posto nell'udire.