CANZONE SETTIMA.
Da poi che il mio terreno
Vie più ch'ogn'altro asciutto
Amor della sua grazia incende e bagna,
Forza è che del sereno
Sembiante e di quel tutto
Che in voi risplende n'empia ogni campagna,
Sì che il piacer che stagna
Dentro gran tempo accolto,
Come al desire aggrada,
Risuoni ogni contrada,
Ma più di voi, che il cor m'avete tolto
Sovra gli altri concenti
Dolci beati accenti.
Dico che una sol voce,
Uno interrotto spirto
Fu in me, vostra mercede, ésca maggiore,
Né a soggiogar veloce
Fu tanto il vago ed irto
Crine, né de' begli occhi il santo ardore
Il mio debile core,
Quanto il parlar soave
E l'amorose note
Onde Amor mi percote
L'alma sì dolcemente, che non ave
Dardi di più dolcezza
Che ugualmente non sprezza.
Qual miracolo è quando
Pur un poco dappresso
Movete a salutarmi il grato ciglio!
Ogni tristezza in bando
Ponete, e così espresso
Portate alle mie voglie alto consiglio,
Al cui senno mi appiglio,
Siccome il disio fôra.
Da me viene il difetto
E non dal vostro obbietto,
Che sol della memoria m'innamora,
E in mezzo al cor m'adduce
La via che al ciel conduce.
E se fra' bei rubini
Avorio schietto e puro
Talor si scopre, mentre d'onestate
Detti chiari e divini
Formate, orrido e scuro
È in tutto chi da tanta alma beltate
Non prende qualitate,
E parte non vi assembra.
Così forbite eguali
Mai perle orïentali
Ornaro grazïose e rare membra
Di vezzosa fanciulla,
Che non foss'ombra o nulla?
Qual di vago donzello
In sul fiorir degli anni
Mutasi in dolce sì la voce prima,
Che con dir terso e bello
I più gravosi affanni
Rivolge in gioia da chi ben l'estima,
È tal perché si esprima
Il parlar dolce accorto
Altamente nell'alma
Che di sì dolce salma
M'ingombri il cor, che ferma fede io porto
Che a por qui questo velo
Quasi mi sforza il cielo.
Chi disia di sapere
Del celeste parlare
Ch'è del ben di lassù forma novella,
Pruovi questo piacere,
E venga ad ascoltare
Riverente di voi, dolce mia stella,
L'accorta umil favella.
So ben che dirà poi,
Da sé stesso diviso:
È ver che in paradiso
Si tace sempre, o che pur, come voi
Con riverenza molta,
Vi si parla ed ascolta.
Canzon, tu puoi affermare in ciascun loco,
Che tutto il mio gioire
Ho posto nell'udire.