CANZONE TERZA.
Se ad ogni vostro passo sorgon rare
E chiarissime grazie, e di noi fate
Quel che facea Medusa della gente,
Ch'odo che in selve già ci ebbe a mutare,
Con quale stil poss'io l'alma beltate
Vostra agguagliar, che mi è sempre presente,
E quel che l'alma sente
Portar con voci d'intelletto piene
Là dove io desti alle mie rime Amore,
Se pria da voi, mio core,
Non parte, ond'io m'innalzi a tanto bene,
Ch'io per me sol di questo mar rimuovo
L'onde primier, se aita in voi non trovo.
Dunque poiché un tal grave difetto
Dal vostro aere gentile m'allontana,
E per temenza il gran desir agghiaccia,
Non mi si nieghi almen quel dolce affetto
Che vi fe di pietà chiara fontana,
Tanto ch'io dica, e parte soddisfaccia
Al buon voler ch'abbraccia
E stringe il cor con voglie umili e pure.
Che se la mente che da voi dipende
Il troppo lume offende,
Vera umiltà natia or l'assecure.
E siate presta al periglioso varco,
Veggendo il legno degli onor suoi carco.
E se avvien forse che tra scogli arrive
Sospinto dal piacer ove non lice,
E dove il corso umano non comporte,
Vostra bontade il mio sperar rivive,
Acciò la bella giusta alma Beatrice
L'umide spoglie mie tolga e conforte.
E se nimica sorte,
Cui tanto del mio mal nascendo piacque
Mi vieta pur di conservar intere
Le ricche merci altere
Del vostro nome in le medesim'acque,
Scrivendo temo ancor profondo molto
Restin le lodi e il mio parlar sepolto.
Ma se benigno fato ancor mi guide
Senza offesa di venti o di procella,
E lieto riconduca al primo loco,
Più di me lieto mai altro non vide
Co' labbri suoi Nettuno al sacro foco,
Dio ringraziante in atto ed in favella,
Quando devota e bella
La lunga pompa de' suoi voti spiega;
Tal io alle duo stelle, a' duo miei segni
Veraci d'amor pegni
A cui la mesta assenza non mi niega
Di render grazie eternamente, attendo,
Se ben me stesso e il mio desir intendo.
Lasso! non son le lodi ch'io pur tento
Mostrar di voi sì incomprensibil tutte
Che ogni umano pensier vincon d'assai?
Qual maraviglia è dunque s'io pavento
Gli ondosi monti, ove sian pria distrutte
Le vele e i remi, che de' dolci rai
La minor parte mai,
Qual io la sento ancor, accolga in carte.
Però fra sì dubbiose e rapid'onde,
Se il desio non risponde
Come dovria l'esperienza e l'arte,
Assai mi fia d'onor segnar col dito
L'ampio tesoro d'ogni grazia unito.
Canzon, tu puoi vedere
Come l'accesa voglia mi conduce,
E come a un tempo per mia dolce pena
Mi sospinge e raffrena:
Perché dirai alla fatal mia duce,
Ch'io le farò per altro manifesto
S'io seguo avante, o pur sul lito resto.