CANZONE X

By Luigi Tansillo

Qual fera iniqua stella,

degli altrui danni avara,

a noi, Cinzia, t'asconde?

Cinzia, più vaga e bella,

più desiata e cara

di quante gemme han l'onde.

Qual fior sovra le fronde,

nascesti in terra, solo

per dar diletto e fregi

ai ricchi strati regi.

Or posta in duolo

hai la più nobil'alma,

che porti mortal salma.

Forse al mondo ti fura,

per trastullo del cielo,

la vaga errante luna?

Quando formò natura

sì acconcio e picciol velo

intorno ad alma alcuna?

Tu fra le donne eri una,

cui par non ha memoria.

Non sol per gioia altrui

ella ti fe' tra nui,

ma per sua gloria,

come scultor, che scopra

grand'arte in picciol'opra.

S'avesser fatto i dei

i monti d'India degni

del tuo gentil sembiante,

gli eserciti pimmei

t'avrebbon ne' lor regni

messa a tutt'altri avante:

e la nube sonante

de le nemiche grue

avria cangiato stile:

piegando l'ale, umìle,

ne le man tue,

s'avria renduta vinta,

da riverenzia spinta.

Il tuo sì picciol seno,

qual nobil pianta, chiuse

alta virtute immensa:

quanto al corpo dié meno,

ne l'anima diffuse

quel, che ogni ben dispensa.

Non come il mondo pensa,

del breve tuo viaggio

fu a caso il fin sì ratto;

ma con alto ordin fatto:

sendo tu un raggio

di bel qua giù, sparire

dovevi, e non morire.

Poiché, qual Cinzia,

canzon, sei pargoletta;

gir non puoi sola; aspetta.