Capitolo 23
Un bel colle amoroso,
coverto sempre di gelata neve,
col giogo netto, piano e spazïoso,
alto quant'esser deve
un sì divin lavoro,
cinto d'ebano e d'oro
concesso al mio bel sol meritamente,
sì colmo d'onestade
e di tanta divina maiestade,
sorge sì dolcemente
sopra la luce d'il suo chiaro viso
che mostra quasi tutto 'l paradiso.
Dal vago colle ameno,
fra l'ebano egualmente compartito,
– l'ebano che, di gran vaghezza pieno,
è sol nel mondo ardito
co gli archi excelsi e soli
coprir dui vivi soli, –
una leggiadra delicata costa
in giù tanto descende
quanto 'l bel giogo a lei di sopra ascende,
fra gigli e rose posta,
con tanta venustà, con tanta grazia
ch'ogni vista mortal stanca e non sazia.
Abita nel bel piano
un mondo di bellezza e d'onestate,
e seco inseme, fuor d'ogn'uso umano,
tanta divinitate
che chi sanza peccare
la può fiso mirare
per forza dietro a sé converte e spinge
la memoria e 'l pensero
a ramentarsi 'l suo stato primero,
con che lo si dipinge:
onde, purgata l'alma d'ogn'oblio,
con la guida d'Amor contempla Iddio.
Alla beltà divina
d'il vago fronte ov'ogni ben si vede,
l'alma, che l'alta antica sua ruvina
nel suo penser rivede
e che dal caso oppressa
non conoscea se stessa,
lieta si specchia e gode di vedersi,
poi, colma d'alte brame,
pasce di questa sol l'ingorda fame
e' suoi desir diversi,
onde sente al gustar d'un cibo tale
a poco a poco a sé rinascer l'ale.
Chi può narrar il bene
che gusta l'alma al dolce cibo avezza?
Benché sia 'l gusto poi di molte pene
misto con la dolcezza,
perché, mentre zoiosa
l'anima desïosa
per pascer sé di sì dolce alimento
quasi celeste auriga
vola al suo ben con la divina biga,
quanta noia e tormento,
quanta fatica, Dio, quanto sudore
pate, domando 'l suo destrier peggiore!
Indi felice fassi
l'alma, poi ch'ha 'l travaglio suo chetato,
e l'un e l'altro dei destrier suoi lassi
al fin ha raffrenato
col sùbito riparo
d'il fronte onesto e raro
ch'a l'iniquo destrier porge paüra.
Or qual dunque non vede
vestita di beltà, d'onor, di fede,
d'alta umiltate pura
quanta onestà fu mai, quanta ne fia
starse nel fronte de la donna mia?
Canzon, tu parli oscuro;
onde, se trovi alcun che ti riprenda,
priegalo ben che tua ragion intenda.