Capitolo 23

By Giovanni Muzzarelli

Un bel colle amoroso,

coverto sempre di gelata neve,

col giogo netto, piano e spazïoso,

alto quant'esser deve

un sì divin lavoro,

cinto d'ebano e d'oro

concesso al mio bel sol meritamente,

sì colmo d'onestade

e di tanta divina maiestade,

sorge sì dolcemente

sopra la luce d'il suo chiaro viso

che mostra quasi tutto 'l paradiso.

Dal vago colle ameno,

fra l'ebano egualmente compartito,

– l'ebano che, di gran vaghezza pieno,

è sol nel mondo ardito

co gli archi excelsi e soli

coprir dui vivi soli, –

una leggiadra delicata costa

in giù tanto descende

quanto 'l bel giogo a lei di sopra ascende,

fra gigli e rose posta,

con tanta venustà, con tanta grazia

ch'ogni vista mortal stanca e non sazia.

Abita nel bel piano

un mondo di bellezza e d'onestate,

e seco inseme, fuor d'ogn'uso umano,

tanta divinitate

che chi sanza peccare

la può fiso mirare

per forza dietro a sé converte e spinge

la memoria e 'l pensero

a ramentarsi 'l suo stato primero,

con che lo si dipinge:

onde, purgata l'alma d'ogn'oblio,

con la guida d'Amor contempla Iddio.

Alla beltà divina

d'il vago fronte ov'ogni ben si vede,

l'alma, che l'alta antica sua ruvina

nel suo penser rivede

e che dal caso oppressa

non conoscea se stessa,

lieta si specchia e gode di vedersi,

poi, colma d'alte brame,

pasce di questa sol l'ingorda fame

e' suoi desir diversi,

onde sente al gustar d'un cibo tale

a poco a poco a sé rinascer l'ale.

Chi può narrar il bene

che gusta l'alma al dolce cibo avezza?

Benché sia 'l gusto poi di molte pene

misto con la dolcezza,

perché, mentre zoiosa

l'anima desïosa

per pascer sé di sì dolce alimento

quasi celeste auriga

vola al suo ben con la divina biga,

quanta noia e tormento,

quanta fatica, Dio, quanto sudore

pate, domando 'l suo destrier peggiore!

Indi felice fassi

l'alma, poi ch'ha 'l travaglio suo chetato,

e l'un e l'altro dei destrier suoi lassi

al fin ha raffrenato

col sùbito riparo

d'il fronte onesto e raro

ch'a l'iniquo destrier porge paüra.

Or qual dunque non vede

vestita di beltà, d'onor, di fede,

d'alta umiltate pura

quanta onestà fu mai, quanta ne fia

starse nel fronte de la donna mia?

Canzon, tu parli oscuro;

onde, se trovi alcun che ti riprenda,

priegalo ben che tua ragion intenda.