Capitolo 25

By Giovanni Muzzarelli

Un vago excelso piano,

senza fin terso, candido et altero

d'avorio poco visto in uso umano

ov'ogni latte è nero,

cossì vezzosamente

umìl superbamente

sopra 'l bel viso alquanto in fuor s'extende

e sotto lucid'onde

i suoi principi dolcemente asconde,

ch'a gara ardir ne prende

di rilevarsi infra duo soli un naso

da stancar mille Apollini in Parnaso.

Sì bel rilevo, nato

fra i chiari soli de la donna mia,

da vage rose e gigli intornïato

in giù prende la via

pien d'estrema bellezza

e con la sua lungezza

tien di 'l bel volto sol la terza parte,

ove non spinto in fuore

né in sé ristretto sta per man d'Amore,

con tant'ordine et arte

e sì ben posto e con tanta misura

che se ne stupeface la Natura.

In quella parte extrema

che sotto l'onde d'or non cela mai

il bel celeste pian che non ha tema

de sì propinqui rai,

nasce sì vago un arco

di color stigio carco

nel mezzo tinto sol di bianca neve,

la qual quanto conviene

l'un nero e l'altro dilungato tiene,

onde quel pian riceve

a misura de' mondi altere e belle

bellezze pari al numer de le stelle.

Il ciel meraviglioso

si specchia nel bel volto di costei,

ma più nel fronte dolce e glorïoso

stan tutti intenti i dèi:

Vener'è sola altera,

perché si sforza e spera

partorir novo Amor quando che sia,

sì degno e sì possente

che potrà l'arco aver meritamente

de l'alma donna mia,

poi che vede, e ne sta di sdegno accesa,

il suo Cupìdo inetto a tanta impresa.

Cossì Venere bella

sta tutta intenta al suo futuro parto,

non sol contenta di sua chiara stella

alzar al cerchio quarto,

se pur sortisce effetto

il suo alto concetto;

rimira 'l fronte e l'arco excelso e raro,

e da l'altezza loro

perde la speme di sì bel lavoro,

né sa pigliar riparo;

ma 'l suo desir ha in lei tanta possanza

ch'ancor de l'impossibile ha speranza.

Deh, cedan dunque omai

a questo novo, excelso e raro mostro

quantunque altri miracoli fur mai

o sono al secol nostro;

cedan le Grazie tutte

a parangon condutte:

e qual è tanto d'ogni error oppresso

che non dica 'l bel fronte

di tutte quante lor principio e fonte,

o chi non vede espresso

il bel rilevo e l'archeggiate ciglia

esser spetacol d'ogni meraviglia?

Canzon, s'alcun s'ammira

d'il tuo parlar, rispondi: – O che faresti

se quel che ti si cela conoscesti? –