Capitolo 27
Chi me darà giamai,
chi me darà la voce,
chi potrà darmi le parole e 'l canto
.............................. <ai>
con ch'io possa sfogare
l'ardor che 'l cor mi coce
e al mio desir in parte sodisfare?
Deh, che mi potrà dare
quel stil, quel ch'i' vorei,
che pareggiasse 'l stato degli dei,
acciò che quasi un uom del ciel favelli,
per dir le vostre lode, occhi miei belli?
Ciò c'ho detto finora
de l'alta donna mia
è men che nulla appo la vostra luce,
luce ch'ad ora ad ora
dal ciel tal lume prende
che mi mostra la via
di gir lassuso ove più chiaro rende
quel ben ch'in lei discende;
ma in uman stil non luce
quel ch'in voi e da voi nel ciel traluce,
e chi questo mortal non si disveste
non può dir quel ch'è in voi più che celeste.
Più che celeste è quello
ch'i' vedo col pensero,
quel certo non so che, ch'i' non so dire,
più che 'l sol vago e bello,
la cui beltà mirando
umanamente pero
et entro tutto di me stesso in bando;
né so come guardando,
fuor d'ogn'uman costume,
gli occhi miei tristi alor perdon il lume:
ma dentr'a me con mill'occhi la mente
a sostener Iddio si fa possente.
Cossì degli occhi privo
mirabilmente veggio
e nov'Argo celeste alor divento
morto ad un tratto e vivo,
perch'i', già fatto cieco,
la mente a mirar chieggio,
la mente, che, sdegnando di star meco,
si ritra' tutta seco
e quasi accesa drento
rimira gli occhi pur d'il mio contento,
nei quali vede, sotto un sottil velo,
quella pura beltà data dal cielo.
Quella beltà divina
che la mia donna informa
vede per gli occhi suoi chiari e lucenti;
e tutta a lei s'inchina
la mente mia, ch'in essa
conosce la sua forma;
cossì contempla et arde, e mi confessa
lei quasi esser sé stessa,
e piena d'alta voglia
a poco a poco nel penser la spoglia,
ond'in lei, nuda già d'ogni diffetto,
conosce 'l primo ben puro e perfetto.
Quel ben ignudo vede
la mente troppo ardita
di fissar la sua vista a tanti lumi:
vostra dolce mercede,
occhi leggiadri e santi,
ch'in ciò mi date aita,
guidando i lumi miei ciechi et erranti
a tanto ben davanti
ove 'l veder consumi
di tanta luce a duo sì larghi fiumi,
perché l'occhio mental mi s'assottiglie
ne l'alto fonte de le meraviglie.
Canzon, non t'avergogni
che 'n tanta impresa già la fin aggogni?
Pon fren dunque alla rozza tua favella,
mentre che parla l'altra tua sorella.