Capitolo 36
Fresche leggiadre rose,
tinte d'il sangue ben di quella dea
che 'l terzo ciel vagheggia,
e rari almi rubini
veramente divini,
ond'ogn'alma dolente si ricrea
di quanto mai fu mesta,
fan sì divina e sì superba vesta
a due labra amorose,
che pur ch'un uom le veggia
con ogni sua fatica
non potrà far che poi non giuri e dica.
– Altre labra che quelle
non son al mondo belle. –
Elle dunqu', elle ... o lasso!
s'i' potessi pur dir com'elle stanno
alquanto rilevate,
dolcemente ridenti
con le Grazie presenti
ch'intorno ad esse ogni lor sforzo fanno,
piene di meraviglia,
quanto ciascuna a lor si rassomiglia,
soltanto a suo compasso
tenendosi beate!
Esce di quelle fuore,
spirando, un sì celeste, grato odore
che l'Arabia l'agogna
né se lo tien vergogna.
Dentr'a sì bel lavoro
sedon dui vezzi di minute perle,
nate inseme et unite
per far d'invidia ardente
ben tutto l'Orïente,
fuor di speranza omai di possederle,
con che madonna suole
affrenar le dolcissime parole
che fan stupir coloro
da ch'elle son udite;
questa terza bellezza
non men che l'altre piena di vagezza
m'infiamma d'un desio
di rivolar a Dio.
Voi, voi, arbori ombrosi,
ch'a lei correte d'il suo canto ingordi,
e tu, fiume vicino,
fatene meco fede,
se pur qualcun nol crede,
che non seti però ciechi né sordi
quando sì fermi e 'ntenti
udite 'l suon de' suoi beati accenti,
e gli occhi desïosi
de l'aspetto divino
quasi mostrate agli atti,
e da le vaghe labra, stupefatti,
quand'avien ch'ella canti,
pendete tutti quanti.
O quante e quante volte
ho rimirato (e voi ben lo savete)
una turba di voi
a lei correndo gire
per la sua voce odire
e in atto desioso in voi quïete
tener le foglie, e i rami
piegar, com'uom che d'ascoltarla brami;
e l'acque in sé raccolte
colmar i liti suoi
assai più de l'usato,
e di parole ogni sasso atteggiato
star, quasi le dimandi:
– Perché non mi commandi? –
Fra tante cose belle,
sopra i rubini armati d'onestade
i risi hanno la stanza;
ivi zoioso tutto
tengon il suo ridutto;
ivi si vede un mondo di beltade
et ogni dolce riso
ha seco un mar del mel de paradiso;
ivi calde facelle
infiamman con speranza
ogn'anim'a vertute;
ivi desio movente uom a salute;
ivi (che vol più dire)
sta ciò che fa gioïre.
Canzon, per tante prove sei sicura
che ben narrar potevi
ciò ch'in animo avevi.