Capitolo 36

By Giovanni Muzzarelli

Fresche leggiadre rose,

tinte d'il sangue ben di quella dea

che 'l terzo ciel vagheggia,

e rari almi rubini

veramente divini,

ond'ogn'alma dolente si ricrea

di quanto mai fu mesta,

fan sì divina e sì superba vesta

a due labra amorose,

che pur ch'un uom le veggia

con ogni sua fatica

non potrà far che poi non giuri e dica.

– Altre labra che quelle

non son al mondo belle. –

Elle dunqu', elle ... o lasso!

s'i' potessi pur dir com'elle stanno

alquanto rilevate,

dolcemente ridenti

con le Grazie presenti

ch'intorno ad esse ogni lor sforzo fanno,

piene di meraviglia,

quanto ciascuna a lor si rassomiglia,

soltanto a suo compasso

tenendosi beate!

Esce di quelle fuore,

spirando, un sì celeste, grato odore

che l'Arabia l'agogna

né se lo tien vergogna.

Dentr'a sì bel lavoro

sedon dui vezzi di minute perle,

nate inseme et unite

per far d'invidia ardente

ben tutto l'Orïente,

fuor di speranza omai di possederle,

con che madonna suole

affrenar le dolcissime parole

che fan stupir coloro

da ch'elle son udite;

questa terza bellezza

non men che l'altre piena di vagezza

m'infiamma d'un desio

di rivolar a Dio.

Voi, voi, arbori ombrosi,

ch'a lei correte d'il suo canto ingordi,

e tu, fiume vicino,

fatene meco fede,

se pur qualcun nol crede,

che non seti però ciechi né sordi

quando sì fermi e 'ntenti

udite 'l suon de' suoi beati accenti,

e gli occhi desïosi

de l'aspetto divino

quasi mostrate agli atti,

e da le vaghe labra, stupefatti,

quand'avien ch'ella canti,

pendete tutti quanti.

O quante e quante volte

ho rimirato (e voi ben lo savete)

una turba di voi

a lei correndo gire

per la sua voce odire

e in atto desioso in voi quïete

tener le foglie, e i rami

piegar, com'uom che d'ascoltarla brami;

e l'acque in sé raccolte

colmar i liti suoi

assai più de l'usato,

e di parole ogni sasso atteggiato

star, quasi le dimandi:

– Perché non mi commandi? –

Fra tante cose belle,

sopra i rubini armati d'onestade

i risi hanno la stanza;

ivi zoioso tutto

tengon il suo ridutto;

ivi si vede un mondo di beltade

et ogni dolce riso

ha seco un mar del mel de paradiso;

ivi calde facelle

infiamman con speranza

ogn'anim'a vertute;

ivi desio movente uom a salute;

ivi (che vol più dire)

sta ciò che fa gioïre.

Canzon, per tante prove sei sicura

che ben narrar potevi

ciò ch'in animo avevi.