Capitolo 38
Ristretti in picciol loco,
divine rose, coralli e giacinto,
rubin, porpora et ostro
rilevatetti alquanto
copron con dolce manto
d'un color misto, incognito, indistinto
tutta la leggiadria
sopr'a' due labra de la donna mia,
ove si vede in gioco
ogni diletto nostro,
quanto piacer fu mai,
sì dolcemente, che son certe omai
altre labra che quelle
di più non esser belle.
Queste... che poss'io dire?
Perché non mi concede 'l ciel almeno,
perché non mi consente
ch'i' possa omai disfarmi
e tutto transformarmi
in chiara voce, in ragionar ameno
e con mill'altri canti
ispor al mondo in parte i suoi sembianti?
Deh, sazia 'l mio desire,
Amor, che sei possente,
mutami a parte a parte
e fa che parli in me ciascuna parte:
fa i pié, le man, le braccia
voce che mai non taccia.
Vaghe labra amorose,
voi (ma chi può ben dir quel ch'i' vorei?),
voi ritenete un mare
di non so che divino
che manten lieto 'l mondo
e pasce di meglior nectare i dei;
per voi sempre contenti
stan concordi in discordia gli elementi;
spira per voi di cose
che son lassù più rare
un odor grato, un'aura
che sempre 'l mondo e 'l ciel pasce e ristaura,
e tutti i dèi per forza
a desïarsi sforza.
Voi, che non sete avari
di mostrar a ciascun vostre richezze,
scoprite ben sovente
a chi brama vederle
assai minute perle
raccolte inseme, e strette alte bellezze
con non so che zoioso,
che fanno 'l paradiso invidïoso.
Dentr'ai vezzi sì rari
si move dolcemente
un nobile ametisto
cui non fu par già mai nel mondo visto,
con che madonna suole
formar le sue parole.
Chi vol stupirse, amanti,
e far ai sensi l'alma debitrice
di ciò che si può mai
con un obligo eterno,
perch'ella in sempiterno
sia poi la più beata e più felice
senza dolor patire,
le soavi parole venga a odire
de la mia donna e i canti,
ch'i' non sapre' già mai
con le rime imitare;
né so ben veramente altro che fare
se non, per vi ritrarla,
tacer com'ella parla.
Voi stessi ben vedrete,
se non state, 'l venir vostro tardando,
a le sue voci amene
odir, a i dolci accenti
correr i monti, i venti
fermarsi, 'l ciel in giù venir volando,
e di comun consenso
de l'altre parti, in su salir accenso
il mar con l'onde liete,
e colma d'ogni bene
la terra in ciel alzarsi,
e farsi un paradiso e rinovarsi,
poi c'ha finito 'l canto,
il mondo tutto quanto.
Non puoi con una voce et una lingua,
canzon, isprimer bene
quel che ti si convene.