Capitolo 38

By Giovanni Muzzarelli

Ristretti in picciol loco,

divine rose, coralli e giacinto,

rubin, porpora et ostro

rilevatetti alquanto

copron con dolce manto

d'un color misto, incognito, indistinto

tutta la leggiadria

sopr'a' due labra de la donna mia,

ove si vede in gioco

ogni diletto nostro,

quanto piacer fu mai,

sì dolcemente, che son certe omai

altre labra che quelle

di più non esser belle.

Queste... che poss'io dire?

Perché non mi concede 'l ciel almeno,

perché non mi consente

ch'i' possa omai disfarmi

e tutto transformarmi

in chiara voce, in ragionar ameno

e con mill'altri canti

ispor al mondo in parte i suoi sembianti?

Deh, sazia 'l mio desire,

Amor, che sei possente,

mutami a parte a parte

e fa che parli in me ciascuna parte:

fa i pié, le man, le braccia

voce che mai non taccia.

Vaghe labra amorose,

voi (ma chi può ben dir quel ch'i' vorei?),

voi ritenete un mare

di non so che divino

che manten lieto 'l mondo

e pasce di meglior nectare i dei;

per voi sempre contenti

stan concordi in discordia gli elementi;

spira per voi di cose

che son lassù più rare

un odor grato, un'aura

che sempre 'l mondo e 'l ciel pasce e ristaura,

e tutti i dèi per forza

a desïarsi sforza.

Voi, che non sete avari

di mostrar a ciascun vostre richezze,

scoprite ben sovente

a chi brama vederle

assai minute perle

raccolte inseme, e strette alte bellezze

con non so che zoioso,

che fanno 'l paradiso invidïoso.

Dentr'ai vezzi sì rari

si move dolcemente

un nobile ametisto

cui non fu par già mai nel mondo visto,

con che madonna suole

formar le sue parole.

Chi vol stupirse, amanti,

e far ai sensi l'alma debitrice

di ciò che si può mai

con un obligo eterno,

perch'ella in sempiterno

sia poi la più beata e più felice

senza dolor patire,

le soavi parole venga a odire

de la mia donna e i canti,

ch'i' non sapre' già mai

con le rime imitare;

né so ben veramente altro che fare

se non, per vi ritrarla,

tacer com'ella parla.

Voi stessi ben vedrete,

se non state, 'l venir vostro tardando,

a le sue voci amene

odir, a i dolci accenti

correr i monti, i venti

fermarsi, 'l ciel in giù venir volando,

e di comun consenso

de l'altre parti, in su salir accenso

il mar con l'onde liete,

e colma d'ogni bene

la terra in ciel alzarsi,

e farsi un paradiso e rinovarsi,

poi c'ha finito 'l canto,

il mondo tutto quanto.

Non puoi con una voce et una lingua,

canzon, isprimer bene

quel che ti si convene.