Capitolo 43

By Giovanni Muzzarelli

Entr'un pian di finissimo alabastro,

netto, sacro, amoroso,

divino, spazïoso,

sorgon duo colli e duo fonti di latte,

ove divinamente

tutte l'alte excellenze son ritratte,

mostrand'arditamente

infinita beltà non vista mai,

che 'l dir nostro e 'l pensar vince d'assai.

Sorge 'l ben pian, non però pian perfetto

ma poco rilevato,

di mille grazie ornato,

ove ciascun dei colli alta vaghezza

alzar tanto si vede

quanto possa mostrar la sua sodezza;

fra lor candida siede

e l'un da l'altro alquanto tien diviso

la via donde si scende al paradiso.

Perché non ho io almen, maligna stella,

perché non ho io almeno

un divin canto ameno?

Perché non sono queste mie parole,

cossì com'i' vorei,

di quel celeste mel che pascer suole

ne la lor patria i dei,

per poter ben narrar quanto diletto,

quanta dolcezza sia dentr'al bel petto?

Ma siami pur creduto in qualche parte

quel ch'i' dirò, ch'è poco,

appo 'l piacer, il gioco

di questa glorïosa altera donna.

Mondo, ti priego, vieni

et odi questo: i' dico che madonna

de tutti i maggior beni,

dei più dolci del ciel, dei più giocondi

ha nel bel petto suo ben mille mondi.

Quante volte dich'io,

per extremo piacer dei sensi privo:

– Io sento pur tanta dolcezza, e vivo! –