CAPITOLO I
Oltre non segue più la nostra luce
Fuor della superficie di quel primo
In qual natura, per poter, conduce
La forma intelligibil che divide
Noi da' animali per l'abito estrimo
Qual creatura mai tutto non vide.
Sopra ogni cielo sostanzïe nude
Stanno benigne per la dolce nota,
Ove la pïetà li occhi non chiude;
E per potenza di cotal virtute
Servano il giro di ciascuna rota
Onde di vita ricevem salute;
E l'arco dove son diversi lumi
Gira di sotto con soggette stelle
E lascia un grado ben con tardi tumi.
Le quattro qualità costui informa
Sì che il soggetto in atto vien da quelle
Perch'ei le stringe con sua dolce norma.
Di sotto luce quella trista stella,
Tarda di corso e di virtù nemica,
Che mai suo raggio non fè cosa bella.
Gelo con freddo fiato mette a terra,
E a chi non ha mercè, s'ella s'applica,
L'aere stridendo chiama «guerra, guerra».
È circoscritta la luce benigna
Nel sesto cielo, onde quello s'acquista
Che ben si prova là dove si signa.
Se l'alma gli occhi suoi belli non chiude
Stando ne l'ombra de l'umana vista,
Vuol ch'ella dorma in le sue braccia nude.
L'ignea stella che pietà non mira,
Ma sempre di mercè si mostra freda
A chi lei sturba, di sotto le gira,
E tal tempesta per l'aere despande
La sua potenzia, che per tutto preda
Al nostro tempo noi miriamo grande.
Poi gira il corpo de la nostra vita,
Agente universal d'ogni soggette;
E virtù pinge sì la sua ferita .
De li ferventi raggi onde si scalda
La grave qualità che in lei si flette,
Che ciò che vive lor potenzia salda.
D'amor la stella ne la terza rota
Allo spirto dà angoscia con sua luce
Di cosa bella, che non sta remota
Da lui se morte spenga sua figura.
In cui lo dolce raggio non riluce,
Non è animata cosa tal natura.
Gira il pianeta con la bina voglia
Per quella spera onde viene tal lume,
Qual tutta obscurità de l'alma spoglia.
La fredda stella in quel piccolo cerchio
Ultimo gira, e no è ver che consume
L'ombra per lo splendor che sia soverchio.
Anche ogni luce che possede il cielo
Vien da quel corpo qual natura prima
Ebbe formato d'amoroso zelo,
Sì ch'ogni stella per costui risplende.
Ma l'ultima si mostra più sublima;
Cessandosi da lui, luce non prende.
Ma quando infra li raggi ella si volve,
Attrista la virtù di ciò che vive
E l'aere per tempesta si dissolve,
Scema li fiumi ed ogni virtù sbada;
E chi le insegne in campo circoscrive,
D'onor si priva per contraria spada.
Se in orïente luce la sua stella
E nell'ottava parte ella si trova,
A tal potenzia non po' star rubella;
Se l'altra gira nel più alto punto,
Sarà da pinger l'aere questa prova
E far volare chi di piombo è unto.
Muove li corpi di minor ragione
E fuga ciò che non puo' lor natura
Assimigliare a sua perfezïone;
Lor viso bello turba al nostro aspetto,
Nel specchio pinge di nebbia figura
E toglie luce al figlio a gran diletto.
L'altri animali di vertude nudi
L'estremità possiedon di ciò sempre.
O gran virtù che tutte cose mudi!
O quanto il tuo valor fa bella mostra,
Che vuoi ogni natura che si tempre
Per più benigna far la vita nostra,
O tu che mostri il terzo in una forma
E accendi di pietà la spessa norma!