CAPITOLO XIV
O Roma, capo degli atti possenti,
Quando ritornerai nel primo stato
Sarà la borsa giunta a li bisenti.
Tenesti già lo fren dell'universo
Se ti ricordi del tempo passato,
Sì come del tuo segno dice il verso.
Ma conseguendo la superba vita
Li tuoi figliuoli t'han condotta a tanto
Che par la tua memorïa finita.
Non sarà boschi mai tua santa terra,
Sì bene sentirai l'amaro pianto:
Ciò mostra il ciel che suoi lumi disserra.
Per li peccati della tua Romagna
Bagnata dello sangue peregrino
Il giusto cerchio sopra voi si lagna.
Ma in poco tempo ne verrà il diviso
E caccerà il Francesco lo Latino
Per la superbia nota del suo viso.
L'uomo superbo non puo' abitare
In terra, e nel ciel non puo' salire:
Sempre dimora nel gravoso affare.
Consuma la superbia le persone,
Da lei procede il subito morire
Seguendo pur la prava opinïone.
Tre sono le persone da spiacere:
Lo povero superbo ed arrogante,
Lo matto vecchio senza senno e avere,
Bugiardo ricco con sua onesta vista
Che par che paternostri sempre cante.
A Dio dispiace troppo questa lista.
Questa è radice di tutti i peccati
Per cui del Primo vollero la sede
Quelli maligni spiriti dannati.
Poi piovve in terra questa iniqua setta
Da cui lo mal per inganno procede
E fa la vista dello ben sospetta.
Superbia non è altro che volere
Sopra di tutti essere tenuto
E quel che l'uom non è farsi tenere,
Entrando innanzi a ciascun uomo buono;
E pare a lui che ognun sia discaduto,
E tien per niente chi di grazia ha dono.
È differenza della gloria vana
Che questa dentro tien l'acerba norma,
Sopra di tutti tiensi la sovrana.
Ma questi che del van son glorïosi
Voglion di laude manifesta torma
Mostrando ciò di cui son desïosi.
Essere ingrato da superbia viene;
Per questo si distrugge pïetate,
Che non ha a mente lo passato bene.
L'uom ch'ha virtute, se nel cor ti poni,
Come si spoglia di sua libertate
Tenendo a mente li passati doni!
Oh quanto nasce mal dall'uomo ingrato
Che guasta per altrui l'uom liberale
E per disdegno fa cade' in peccato.
Questa è la pena a consanguineo dolo:
Quando per bene l'uom riceve male,
Il dolce padre parte dal figliuolo.
Ma l'altrui male lo tuo ben non guasti,
Nè il vizïo la tua virtù disperga
Quando tu senti li superbi tasti,
Chè combattendo l'uomo acquista onore.
O quanto è degno che il superbo merga
E senta pena del nuovo dolore!
Chè l'uom superbo devasta le terre:
Per lui vien piaga di dogliose guerre.