CARME TRIPARTITO
By Ugo Foscolo
Dite o garzoni a chi mortale, e voi
Donzelle dite a qual fanciulla un giorno
Più di quel mel le Dee furon cortesi.
N'ebbe primiero un cieco, e su lo scudo
Di Vulcano mirò moversi il mondo,
E l'alto Ilio diruto, e per l'ignoto
Pelago la solinga Itaca vela,
E tutto Olimpo gli s'aprì alla mente,
E Cipria vide e delle Grazie il cinto.
Ma quando quel sapor venne a Corinna
Sul labbro, vinse tra l'Elee quadrighe
Di Pindaro i destrier; benchè Elicona
Li dissetasse, e li pascea di foco
Eolo, e prenunzia un'aquila correa,
E de' suoi freni li adornava il Sole.
Su' vaghi fiori onde cingea la lira
Anacreonte un'ape sacra un giorno
S'assise; e tal n'uscia suon dalle fila
Che da Cupido avea baci soavi
Il vecchierello, nè ridar poi volle
La lira a Febo, e la recò all'Eliso.
Di quel mel la fragranza errò improvvisa
Sul talamo all'Eolia fanciulla
E il cor dal petto le balzò e la lira
Ed aggiogando i passeri scendea
Citerea dall'Olimpo e delle sue
Ambrosie dita le tergeva il pianto.
N'ebbe il cantor d'Aminta allor ch'errando
“Forsennato egli errò per le foreste
“Sì che insieme movea pietate e riso
“Nelle gentili ninfe e ne' pastori
“Nè già cose scrivea degne di riso
“Sebben cose facea degne di riso.