CCCIX
La prima legge, che dal ciel divino
non prese lume, sempre visse oscura:
chiamata fu quella della natura,
negl'idoli fermando ogni inteletto.
In Siria Bel fu pria, padre di Nino,
con molta reverenza a sua figura;
Saturno, Apollo e Iove in simil cura,
Marte e Mercurio e molti, in tale effetto,
ciascun da loro fu per Dio eletto,
e in fatto e in detto
sacrificando a lor si imolava;
e quando movean guerra,
d'aver vittoria ognun li pregava
per ben della sua terra.
La legge loro era far ad altrui
quel che volesse ciaschedun per lui.
La seconda fu poi la legge scritta,
che a Moisè fur le tavole date,
e questa assai con meno scuritate,
ma non sì che bastasse a nostra fede.
Molti con quella tennon la via dritta,
e chi ha preso sue voglie, dannat'è,
come i Iudei con menti ostinate,
che 'nfino a oggi chi vive lo vede.
E quanto vaglia quel che ciascun crede,
pur usan tal merzede,
che sempre tengon netti li lor templi,
nessun sputar non v'osa,
mai non bestemian Dio, perché sian empi,
non mercan niuna cosa
il sabato, se n'acquistasson Roma;
e di lor altre cose assai si noma.
La legge della grazia fu la terza,
dove il Signore con la scura morte
aluminò tutte finestre e porte
per darci il regno che possiede e' stesso;
mostraci gli Evangeli, e batte e sferza
con li dottori, e qual vie diritte e torte,
e al ben fare ci conforta forte,
dicendo: - Quel ch'è suo, lascia a esso,
e quello che è di Cesar dàgli -, apresso.
Ne' luoghi santi spresso
vuol che s'entri devoto per orare,
ogni maligna prova
in quelli non si debba mai usare:
di questo ne fa prova
quando scacciò del tempio chi cambiava,
e chi colombe o altro comperava.
Noi che facciamo, cristiani sanza Cristo,
fedeli sanza fede e sanza amore,
perfidi e crudi con maligno core,
e sanza creder nel male ostinati?
Popolo di Dio doloroso e tristo,
come osservi o porti dentro al core
la pace che ci diè nostro Signore,
faccendoci ognora amaestrati?
Iudei ed infedeli più riposati
stanno, e forse i dannati,
che que' che vivon sotto sì scura ombra!
Con vizii fra gli altari
bàrbera gente i luoghi santi aombra:
e questi frutti amari
la dispietata guerra al mondo aduce,
per oscurare Dio dove più luce.
Credesi che Pompeo quella morte
facesse, perché solo una volta
la gente sua dell'arme fe' racolta
nel tempio, e ciò santo Agostin raconta;
dunque, a noi quant'è più duro e forte,
quando a Colui che ci ha la morte tolta,
da tanti mali siam messi in vòlta,
che non curiàn farli vergogna ed onta!
Oh quanti vizi con la faccia pronta
ne' sacrilègi monta,
che 'l biastemar di Dio non vi si serba!
Così contra natura
lussuria cresce per più malign'erba:
non curan la figura
di Dio, né la sua legge né chi scrisse,
ma seguon Belzabù e Semiramisse.
Così li luoghi sacri brutte stalle
son divenuti, e di peccati scole;
quanto maggiore è 'l male, chi far lo vòle,
là corre a ordinarlo, ed ivi il giura.
Contratti e tradimenti d'ogni calle;
Saligia con li figli e con le mole
aruotan dentro contro al divin sole,
a ciò che quel sia pien d'ogni sozzura;
e le sfacciate che non han misura,
con dipinta figura
vanno con Venus là a infiamarsi
con gli amanti sfrenati,
al folle amore volendo acostarsi,
non pensando che, nati
come siamo, un fiore più di noi basta,
e se nostr'alma in etterno si guasta.