CCCVI

By Franco Sacchetti

Meglio serìa a stare tra le marmotte

o tra le zolle sempre come terchio,

o nella Magra o nell'onde del Serchio,

che voler trasandare con nostre Isotte.

Stando di sotto, dànno di gran botte;

dolc'è 'l veleno, ch'aesca spesso il verchio,

sì ch'ogni corpo ne divien gualerchio,

faccendo gambe e altre membra ciotte.

Così si perde l'alma e 'l corpo manca;

e niun di noi di ciò dé' esser ciullo,

ché ne possiam disputare alla banca.

E 'l vestir bianco non rileva un frullo:

se 'l core è nero ed è torta la zanca,

nel fine si ritruova tristo e brullo.

Però pensiamo al cielo ed alle stelle.

Mandar non posso, or che mi chiedi, quelle.