CCCXI

By Gaspara Stampa

Mesta e pentita de' miei gravi errori

e del mio vaneggiar tanto e sì lieve,

e d'aver speso questo tempo breve

de la vita fugace in vani amori,

a te, Signor, ch'intenerisci i cori,

e rendi calda la gelata neve,

e fai soave ogn'aspro peso e greve

a chiunque accendi di tuoi santi ardori,

ricorro; e prego che mi porghi mano

a trarmi fuor del pelago, onde uscire,

s'io tentassi da me, sarebbe vano.

Tu volesti per noi, Signor, morire,

tu ricomprasti tutto il seme umano;

dolce Signor, non mi lasciar perire!