CCCXLV

By Giovan Battista Strozzi il Vecchio

Tante negl'occhi fisse

mi rimasero spine acerbe e rie

di SMERALDO, quel die

ch'Amor nome sì dur nel cor mi scrisse,

che spaventosa eclisse

e notte ognor poi sopra

stanne, senza sperar che mai si scopra

lampo d'altro che d'empi

fulguri: or non più indugio, ultimi scempi.