CCCXXXV

By Domenico di Giovanni

La Mula bianca, che tu m'hai mandata,

Mi par che l'andar suo senta di gotte;

Va sempre saltellon come le botte,

È cieca, magra, vecchia, e mal trattata;

Per sua disgrazia, un qua l'ha cavalcata,

Ed hagli tutte le natiche rotte;

Halla accusata a gli Ufizial di notte,

Ed avvela trovata tamburata.

Io non posso con essa andare a spasso,

Che i corbi me la beccan per la via;

La pelle è fatta come un alto, e basso.

Tutti quanto gli spron di Lombardia

Non la potrebbon far muovere un passo,

Tant'è infigarda, viziata, e restia:

Ho questa fantasia

Che camminando, avendo al cul la briglia,

Andrebbe indietro il dì sessanta miglia;

Pel prezzo te la piglia,

E mandaci a ricontro due cavagli,

Ch'almen la pelle ci serva a far vagli.