CCII

By Berardino Rota

E piansi ed arsi, e non mai stanco e fioco,

e dirne la cagion lungo sarebbe;

e ben mi duol del duol, ch’a poco a poco

mi strugge, e strugger tosto egli devrebbe.

Non è schermirsi picciol tronco un gioco

da fiamma che gran selva arder potrebbe;

né può legno cui resta a mancar poco

onda schifar che scoglio rotto havrebbe.

Arbor ch’ira del ciel frange e percote

la speme del cultor rende men vera;

e s’arresta e vien pigro incantato angue.

Trovommi Morte, e sì mi scosse e scuote,

che, sterile e digiun, non son qual era.

Taccia dunque chi piange ed arde e langue.