CCII

By Francesco Beccuti

Padre del ciel, signor d'ogni signore,

bontate immensa e carità infinita,

che sopportasti con tanto dolore

morte per dare a noi l'eterna vita,

volgi i tuoi santi lumi a un peccatore

che genuflesso ti domanda aita:

come giusto, benigno, santo e pio,

sarà più tua pietà che 'l fallir mio.

Conosco veramente esser indegno

mirar l'immagin de la tua figura

chiodata e morta sopra 'l duro legno

per redenzion de l'umana natura;

ma la tua carità, che passa 'l segno,

m'apre la larga strada e mi assicura

ch'io venghi a te d'amor tutt'infiammato

a dimandar perdon del mio peccato.

Glorioso signor, tu perdonasti

al reo ladron che ti avea tant'offeso;

ne l'aspra tua passion ti smenticasti

di quei che te menâr legato e preso;

con la lingua e col cor poscia pregasti

per quei che in croce ti avean vilipeso:

perdona ancòra a me, ché a te s'aspetta,

come a Dio, 'l perdonar, non la vendetta

Scorgimi 'l bon cammin, ché sei mio duce,

che io teco venghi a la gloria superna:

tu sei via, vita, verità e luce

del mondo tutto, e per te si governa;

e poi, quando ti piaccia, mi conduce

per mostrar la pietà che in te s'interna

se mai fu prego alcun di grazia degno,

con gli altri eletti tuoi nel tuo bel regno.

Piacciati, signor mio, di prender cura

di questa in alto mar spalmata barca,

per accidente e poi per sua natura

di grave colpa e di peccati carca:

il mar rinforza e lei con gran paura

entro a Scilla e Cariddi errando varca

e teme che fortuna col suo orgoglio

non la sommerga o la percuota in scoglio.

Alzar le luci a gran fatica ardisco

per mirarti, Signor, in tanta pena,

confitto in questa croce, e ne nutrisco

dolor in me ch'a lacrimar mi mena,

e di novo il cor mio ti offerisco

come la tua divota Maddalena,

e piang'anch'io, come già pianse lei,

la morte tua e li peccati miei.

Signor, ch'in questo legno duro e grave

sopportasti, com'uom, figliol d'Iddio,

la morte, e così in man ti die' la chiave

del suo bel regno il tuo fattore e mio,

il perdonar ti fu dolce e soave

ogni ignominia, e così far vogl'io:

perdòno per tuo amor e non mi pesa

ogni ingiuria, ogni oltraggio ed ogni offesa.

Madre del redentor benigna e pia,

riposacol di Cristo sacro e santo,

perch'io ti veggio in così acerba e ria

pena, coperta di uno scuro manto,

qual servo vengo a farti compagnia

col dolor cordiale, col caldo pianto

per il tuo figlio, che battuto e morto

lo veggio in croce e veramente a torto.

Non niego in alcun modo, anzi confesso

di avere offesa la sua maestade

e che del mio peccato il grave eccesso

non meritava grazia né pietade;

però ricorro languido e difesso

a te, Maria, che sei somma bontade,

che tu impetre per me qualche perdono

dal tuo figliuol col qual piango e ragiono.