CCII
Padre del ciel, signor d'ogni signore,
bontate immensa e carità infinita,
che sopportasti con tanto dolore
morte per dare a noi l'eterna vita,
volgi i tuoi santi lumi a un peccatore
che genuflesso ti domanda aita:
come giusto, benigno, santo e pio,
sarà più tua pietà che 'l fallir mio.
Conosco veramente esser indegno
mirar l'immagin de la tua figura
chiodata e morta sopra 'l duro legno
per redenzion de l'umana natura;
ma la tua carità, che passa 'l segno,
m'apre la larga strada e mi assicura
ch'io venghi a te d'amor tutt'infiammato
a dimandar perdon del mio peccato.
Glorioso signor, tu perdonasti
al reo ladron che ti avea tant'offeso;
ne l'aspra tua passion ti smenticasti
di quei che te menâr legato e preso;
con la lingua e col cor poscia pregasti
per quei che in croce ti avean vilipeso:
perdona ancòra a me, ché a te s'aspetta,
come a Dio, 'l perdonar, non la vendetta
Scorgimi 'l bon cammin, ché sei mio duce,
che io teco venghi a la gloria superna:
tu sei via, vita, verità e luce
del mondo tutto, e per te si governa;
e poi, quando ti piaccia, mi conduce
per mostrar la pietà che in te s'interna
se mai fu prego alcun di grazia degno,
con gli altri eletti tuoi nel tuo bel regno.
Piacciati, signor mio, di prender cura
di questa in alto mar spalmata barca,
per accidente e poi per sua natura
di grave colpa e di peccati carca:
il mar rinforza e lei con gran paura
entro a Scilla e Cariddi errando varca
e teme che fortuna col suo orgoglio
non la sommerga o la percuota in scoglio.
Alzar le luci a gran fatica ardisco
per mirarti, Signor, in tanta pena,
confitto in questa croce, e ne nutrisco
dolor in me ch'a lacrimar mi mena,
e di novo il cor mio ti offerisco
come la tua divota Maddalena,
e piang'anch'io, come già pianse lei,
la morte tua e li peccati miei.
Signor, ch'in questo legno duro e grave
sopportasti, com'uom, figliol d'Iddio,
la morte, e così in man ti die' la chiave
del suo bel regno il tuo fattore e mio,
il perdonar ti fu dolce e soave
ogni ignominia, e così far vogl'io:
perdòno per tuo amor e non mi pesa
ogni ingiuria, ogni oltraggio ed ogni offesa.
Madre del redentor benigna e pia,
riposacol di Cristo sacro e santo,
perch'io ti veggio in così acerba e ria
pena, coperta di uno scuro manto,
qual servo vengo a farti compagnia
col dolor cordiale, col caldo pianto
per il tuo figlio, che battuto e morto
lo veggio in croce e veramente a torto.
Non niego in alcun modo, anzi confesso
di avere offesa la sua maestade
e che del mio peccato il grave eccesso
non meritava grazia né pietade;
però ricorro languido e difesso
a te, Maria, che sei somma bontade,
che tu impetre per me qualche perdono
dal tuo figliuol col qual piango e ragiono.