CCIII

By Gaspara Stampa

Ardente mio disir, a che, pur vago

de' nostri danni, in parte stendi l'ale,

ov'è cui de' miei strazi poco cale,

e del mio trar fuor di quest'occhi un lago?

Ben si può del mio stato esser presago

il partir de la speme fiacca e frale,

e la memoria, che sì poco assale

quel de le voglie mie tiranno e mago.

Egli a novi diletti aperto ha 'l seno,

e di me sì fedele ha quella cura,

che di chi non si vede e' si può meno.

Dunque tu di tornar a me procura,

ché 'l turbar la mia pace e 'l mio sereno

è troppo intempestiva cosa e dura.